Maria tu mi sostieni fin da piccolino, dammi forza e illuminami sempre, mio faro di luce
15 ottobre 2008
Primo impianto a energia solare nella Città del Vaticano
Un piccolo Stato con una grande sfida all'orizzonte: sfruttare quanto più possibile le fonti di energia rinnovabili per giungere, primo in Europa, all'obiettivo di utilizzarne almeno il 20% del consumo totale nel 2020. È il traguardo che i tecnici dello Stato della Città del Vaticano si sono posti da quando hanno iniziato a studiare il modo migliore di sfruttare tutto quanto è a disposizione sul suo territorio (o,44 chilometri quadrati di estensione) per ottenere energia. Prima fra tutte quella solare, praticamente inesauribile e gratuita, senza dimenticare altre alternative, quali la produzione di gas da biomasse e lo sfruttamento della potenza eolica.
Dalla teoria alla pratica: la Direzione dei servizi tecnici del Governatorato a breve avvierà il primo progetto di impianto ad alta tecnologia per lo sfruttamento dell'energia solare. L'installazione avverrà sulla copertura dell'Aula Paolo vi che, per la sua moderna struttura, si presta bene allo scopo. Ne parla, in questa intervista al nostro giornale, l'ingegner Mauro Villarini, responsabile dei progetti sulle fonti di energia rinnovabile.
La Direzione dei servizi tecnici del Governatorato ha accolto le sollecitudini di Benedetto XVI per la tutela dell'ambiente promuovendo il ricorso a fonti di energia rinnovabili. Ci parla del progetto?
Il progetto in questione nacque dopo una serie di discorsi di Benedetto XVI, nei quali si parlava dell'utilizzo delle risorse del pianeta, della sostenibilità ambientale e delle soluzioni tecnologiche adeguate. In particolare, fondamentali furono per noi le parole del Papa pronunciate il 1° gennaio 2007 in occasione della Giornata mondiale della Pace: "Di fronte al diffuso degrado ambientale l'umanità si rende ormai conto che non si può continuare ad usare i beni della terra come nel passato... Sta così formandosi una coscienza ecologica, che non deve essere mortificata, ma anzi favorita, in modo che si sviluppi e maturi trovando adeguata espressione in programmi ed iniziative concrete". Il progetto, promosso dalla Direzione dei servizi tecnici del Governatorato, prevede la produzione di energia elettrica da fonte solare. Si tratta dell'installazione di un impianto fotovoltaico sulla copertura dell'Aula Paolo vi. È stata scelta l'Aula Nervi perché è uno degli edifici più moderni e quindi più compatibili con tecnologie di questo tipo. Inoltre, vi era anche l'esigenza di rinnovare e di ristrutturare comunque la copertura del tetto. In un certo senso, l'architetto Nervi fece quasi una progettazione premonitrice, utilizzando delle tegole frangisole costituite da una metà rivolta perfettamente a sud e da una metà a nord. In pratica, noi non andiamo a fare altro che sostituire le tegole rivolte a sud con dei pannelli fotovoltaici. È importante sottolineare che le tegole fotovoltaiche sono state realizzate ad hoc sulla misura di quelle originali volute dal Nervi. I pannelli a nord saranno sostituiti con materiale altamente tecnologico, la cui peculiarità è di riflettere una parte della radiazione solare, aumentando così la produttività dell'impianto.
Ci offre qualche dato tecnico?
Della superficie complessiva dell'Aula Paolo vi, circa 5.000 metri quadrati, verranno coperti da moduli fotovoltaici circa 2.000 metri quadrati, mentre altri 2.000 metri quadrati sarebbero utilizzati da schermi, per aumentare la quantità di energia captata. La copertura infatti è costituita da 1.200 tegole frangisole a sud formate da 30 colonne per 40 righe. La potenza media dei quasi 2.400 moduli fotovoltaici sarà di poco meno di 100 watt per una potenza complessiva di circa 220 kilowattora. Tale potenza servirà l'Aula Paolo vi, pur non coprendone l'intero fabbisogno. Ci saranno momenti, però, nei quali l'Aula non assorbirà tutta l'energia prodotta e allora potremo immettere l'energia eccedente nella rete dello Stato della Città del Vaticano. Ci sarà così una gestione del flusso energetico tale che da soddisfare le utenze che lo richiedono dando la priorità all'Aula delle udienze Paolo vi. In media l'Aula assorbe sui 2.000 mwh (megawatt ora) all'anno. Attraverso i 220 kw installati arriveremo a produrre circa 300 mwh all'anno con i pannelli fotovoltaici. Per farci un'idea dell'entità della produzione, con quello che produrremo dall'impianto, andremmo a soddisfare i consumi annui equivalenti a quelli di un centinaio di famiglie. Con il nostro impianto, perciò, copriremo qualche punto percentuale dei consumi annui della Città del Vaticano. [leggi tutto]
10 ottobre 2008
Il presidente: "Le donne del Darfur mentono"
Londra, 9 ottobre 2008 - Lo stupro non esiste in Darfur. Le donne della provincia occidentale sudanese, devastata da una guerra civile che va avanti dal 2003, che sostengono di venire violentate dalle milizie arabe Janjaweed ("diavoli a cavallo") mentono.
Sono parole che fanno rabbrividire quelle pronunciate dal presidente sudanese Omar al Bashir, in un'intervista trasmessa dall'emittente britannica Channel 4.
Le denunce delle donne, ha dichiarato Bashir, tramite un interprete, sono false, perchè lo stupro è estraneo alla società del Darfur.
A luglio il procuratore della Corte penale internazionale, che ha sede all'Aia, Moreno Ocampo, ha chiesto di spiccare un mandato d'arresto internazionale contro Bashir con l'accusa di genocidio in Darfur, nel tentativo di scongiurare nuovi omicidi delle milizie arabe.
08 ottobre 2008
Sudan anticristiano
Khartoum - In Sudan una fatwa, un pronunciamento di un'autorità islamica, ha proibito ai musulmani di votare per un cristiano. Lo riferisce la rivista internazionale di studi mediorientali "Memri", ricordando che gli ex ribelli del Movimento di liberazione del popolo sudanese (Splm), al Governo in Sud Sudan e che partecipa al Governo centrale sudanese di Khartoum, hanno candidato il loro leader alle elezioni presidenziali.
Il periodico pubblica un articolo fortemente critico nei confronti della fatwa apparso sul quotidiano sudanese "Al Sahafa", nel quale si ricorda che gli accordi di pace, firmati il 9 gennaio 2005 fra il Governo di Khartoum e i ribelli del Sud Sudan, stabilirono il principio che un non islamico venisse eletto alla vicepresidenza della Repubblica. Secondo il giornale, la contraddizione fra il contenuto dell'accordo del 2005 e la fatwa è un tentativo del partito al potere a Khartoum, guidato dal presidente sudanese Omar el Bashir, "di sfruttare la religione per scopi politici".
29 settembre 2008
Giappone; Cattolico e campione tiro a volo: Paese riparte da Aso
Cattolico, nazionalista, ex sportivo, appassionato di manga, vanta una parentela con la famiglia imperiale e una lunga carriera politica. Questo l'identikit di Taro Aso, 68 anni, nuovo leader del partito liberaldemocratico (Pld) e, da mercoledì, primo ministro giapponese. L'assemblea dei grandi elettori del partito lo ha preferito largamente agli altri candidati, tra cui figurava anche Yuriko Koike. Ma se il Giappone dovrà aspettare per avere una donna alla sua guida, con Aso, invece, per la prima volta il Paese - a maggioranza buddista - avrà un cattolico come primo ministro. Aso è stato eletto con una chiara maggioranza, grazie al voto di 351 dei 527 membri del direttivo del partito. Prenderà il posto di Yasuo Fukuda, premier e leader del partito dimissionario. Aso, che ha partecipato alle Olimpiadi di Montreal 1976 nel tiro a volo, ha alle spalle una lunga carriera politica: tre anni dopo aver partecipato ai Giochi, la prima elezione in Parlamento; poi, ha ricoperto numerosi ruoli rilevanti nel partito - ma ha fallito la presidenza in due occasioni - e al governo, nel ruolo di ministro degli Interni, della Programmazione economica e, con Koizumi e Abe, degli Esteri. La passione per la politica è nel suo Dna: per via materna è pronipote di Toshimichi Okubo, uno dei padri della restaurazione imperiale, ed è nipote di un ex primo ministro, Shigeru Yoshida; è inoltre direttamente imparentato con la casa regnante, dal momento che sua sorella minore ha sposato il principe di Mikasa, primo cugino dell'imperatore. E' figlio del deputato e imprenditore Takakichi Aso, che gli ha lasciato in eredità l'Aso Group. Dal punto di vista ideologico è conservatore, dal punto di vista economico è moderatamente statalista, in controtendenza, dunque, con i neoliberisti Koizumi e Abe; una scelta mirata, l'unico modo, secondo il partito che guida il Giappone quasi ininterrottamente da 50 anni, per uscire dalla lunga crisi economica che attraversa il Paese, cui manca una guida politica stabile anche perché, alla Camera dei Consiglieri (la camera alta della Dieta giapponese), la maggioranza è detenuta dal partito democratico. [leggi tutto]
25 settembre 2008
La miglior macchina del mondo
Il sistema si basa su colonnette di ricarica, dove poter ricaricare le batterie elettriche della macchina. Queste aree sono predisposte in luoghi cruciali come posti di lavoro, parcheggi, ristoranti o abitazioni, in modo da garantire una costante ricarica per le batterie che hanno un’autonomia di circa 160 km.
Quando vengono effettuati viaggi più lunghi di 160 km apposite aree di servizio assicurano un cambio di batteria; queste aree, completamente automatizzate, assicurano un cambio di batteria rapido (più veloce di un normale pieno di benzina) e senza dover scendere dall’automobile.
Better Place cerca in questo modo anche di risolvere il problema dell’energia rinnovabile perduta in quanto non immagazzinata, sfruttando i momenti in cui vi è un surplus di produzione come nelle ore serali per accumulare l’energia nelle batterie.
Israele e Danimarca hanno già affermato che parteciperanno al progetto e sono le prime due nazioni ad aderire sebbene per motivi diversi: politici (non dipendenza dal petrolio nel primo caso) e di politica energetica (elevata dipendenza da energia eolica nel secondo). Ora sono ben accetti tutti gli altri paesi che vogliano fare parte di questo vantaggioso progetto nel quale sono direttamente coinvolte anche la Renault e la Nissan, che ovviamente forniranno le autovetture.
Naturalmente tutto ha un senso fino a quando l’elettricità viene prodotta con fonti rinnovabili ed è proprio questa la direzione – visto che per quanto riguarda la fase dell’uso una soluzione è stata ora trovata – che i vari governi dovrebbero seguire. [leggi tutto]
23 settembre 2008
Vendo sorellastra della Brompton
Pequenito allora contattò Calmera, questo rispose che le avrebbe fatte partire per l’Italia ciascuna al prezzo di 890 + 80 di trasporto. La cifra sembrò a Pequenito un po’ troppo alta, nonostante i suoi amici spagnoli parlavano molto bene delle sorelle Flamingo che sembravano avere addirittura qualcosa in più della Brompton, a motivo del loro cambio interno Nexus 7 rapporti.
Poi un bel giorno un fidato amico spagnolo disse a Pequenito:”Sabato vengo da Madrid a Roma in macchina con le gemelle che volevi tanto, te le affido al prezzo speciale di 750 euro l’una, se trovi altre persone interessate a loro ne posso fare arrivare altre direttamente da Taiwan e riportartele quando torno”.
Anastasia invece (nuova e semi imballata nella scatola) da oggi cerca su questo forum un principe azzurro, preferibilmente romano, che la voglia sposare per 750 euro. Per chi volesse venire prima a conoscerla contattate Pequenito che sarà felice di presentarvela di persona a Roma.
17 settembre 2008
Gli ebrei salvati da Pio XII
Ogni volta che riceveva il telegramma, monsignor Ferrofino si recava dall’ora Presidente della Repubblica Domenicana, il generale Rafael Trujillo, per chiedere a nome del Papa 800 visti. Questa procedura accadde per due volte all’anno dal 1939 fino al 1945. Questo significa che, grazie a Pio XII, almeno 11.000 ebrei vennero imbarcati in Portogallo e salvati nella Repubblica Domenicana.
Per questo motivo, in una intervista rilasciata a “Radio Vaticana” il 20 giugno scorso, dopo l’incontro con il Pontefice Benedetto XVI per presentare il simposio, Krupp ha detto che “Pio XII ha salvato nel mondo più ebrei di chiunque altro nella storia”. [leggi tutto]
11 settembre 2008
Con Robinik per non dimenticare
Non è semplice raccontare ad una bambina cosa sia stato l’11/9. Eppure tutto intorno qualcosa sembra già raccontarlo. Forse è solo un’impressione ma NY qui è meno caotica, sicuramente meno chiassosa. Le persone camminano con un modo di fare “più raccolto”, come è raccolto il modo in cui ci si avvicina ad un dolore così forte.
Giusto il tempo di girare sulla Fulton St. e quello che vedo mi lascia senza parole. La cosa che colpisce di più di Ground Zero è l’aria. L’enorme spazio d’aria lasciato dai giganti caduti.
Entriamo nel WTC Path Station ed anche i bimbi smettono di parlare. Non che ci sia nulla di particolare. Alla fine per una persona che non sa cosa sia successo tutto quello che ci circonda sembra solo un cantiere. Memorial WTCMa cè qualcosa nell’aria, il silenzio delle persone, cosa inimmaginabile nella grande mela, che fanno percepire che qualcosa è successo e che la gente non ha ancora dimenticato.
Le persone che si sono recate qui hanno perso le parole. Ci sono solo volti coperti di stupore e rammarico. Sono passati sette anni ma ancora una spiegazione non la si trova. [leggi tutto]
08 settembre 2008
Una santa cattolica per il Darfur
In una polverosa chiesa a Jeberona campo per sfollati nei pressi di Kartum, i fedeli battono le mani e cantano sotto un ritratto di una donna sorridente che è diventata un centro di speranza per un paese diviso.
Giuseppina Bakhita, ex schiava che morì nel 1947, è passato dall’anonimato a diventare il primo santo dal Darfur nel Sudan occidentale, una regione sconvolta dalla guerra negli ultimi cinque anni.
"Io direi che è stato un dono di Dio ... un'offerta da parte di Dio", ha detto Daniel Adwok, vescovo ausiliare della chiesa cattolica di Khartoum. "Lei è arrivata proprio per il conflitto in Sudan."
La Chiesa cattolica ha canonizzato S. Bakhita nel 2000, tre anni prima della data di inizio del conflitto nel Darfur. Allora nessuno ha dato molta attenzione alla sua città natale, un oscuro villaggio nella remota regione occidentale.
Qualcosa è cambiato quando è scoppiata la guerra intorno alla sua vecchia casa.
Da allora, le autorità della Chiesa dicono che i cattolici del Sudan hanno diretto le loro preghiere a lei per porre fine al conflitto nel Darfur.
In Jeberona, la chiesa parrocchiale è un susseguirsi di canti in onore di S.Bakira innalzata come un esempio di grazia e di perdono in questi tempi difficili.
Quasi tutti i membri della chiesa sono profughi della guerra civile tra nord e sud che ha infuriato per decenni fino al fragile accordo di pace nel 2005. Per loro, la donna che ha dato il suo nome alla loro parrocchia è stata fonte di conforto e di ispirazione.
"Eravamo appena arrivati qui tutti insieme," ha detto il quarantenne Carisio Yusuf Ugale. "Le condizioni erano terribili. Così ci siamo rivolti a lei e l’abbiamo invocata a causa delle sofferenze che aveva subito".
Mata Hassan, di 24 anni, fuggita dal Sudan centrale nei Monti Nuba, al centro di alcune dei più brutali combattimenti nel conflitto tra nord e sud: "Lei mi ha insegnato ad essere umile", ha detto. "Stiamo tutti pregando per la sua intercessione a Dio che ci dia la grazia per trovare il perdono per il Darfur e per tutti i conflitti in Sudan."
Al di fuori, i bambini giocano a calcio sotto un enorme murale del volto della santa accanto alle aule di calcestruzzo della scuola nella parrocchia di S. Bakhita.
Nell’ovest lontano, nella sua regione natale del Darfur, la popolazione nei campi di sfollamento è prevalentemente musulmana: pochi hanno sentito parlare della santa.
Tuttavia, la sua fama si è diffusa altrove.
A Juba, capitale del Sudan del sud, prevalentemente cristiana, il suo volto appare su cappelli, portachiavi, scudetti ed è stampata a colori vivaci vivaci sui panni indossati dalle donne del sud.
I missionari hanno dato il suo nome ad stazione radio e la libreria cattolica della citta vende DVD e libri sulla sua vita.
RAPITA DA COMMERCIANTI DI SCHIAVI -
Bakhita nacque nel 1869 da una importante famiglia di Ongolossa villaggio nella regione occidentale di Jabel Marra nel Darfur. All’età di sette anni fu rapita da commercianti di schiavi quando era giovane. Aveva avuto un susseguirsi di diversi padroni che la maltrattarono e marchiarono, fino a quando lei fu acquistata da Callisto Legnani un diplomatico italiano a Khartoum.
Egli la portò in Italia dove ha infine aderito ad comunità di suore, dove ha vissuto fino alla sua morte.
Documenti della Chiesa testimoniano che era famosa per la sua gentilezza e perdono, offrendosi a baciare le mani dei commercianti di schiavi che l’avevano catturata, se mai li avesse incontrati di nuovo.
I suoi devoti italiani iniziarono una campagna perché fosse riconosciuta come santa poco dopo la sua morte l’8 febbraio 1947.
Quando fu canonizzata, è diventata la prima santa nata in Sudan. Il papa Giovanni Paolo II l’ha definita "un brillante avvocato di vera e propria emancipazione" e una "sorella universale" di lei durante la beatificazione ha detto:” Elevata ora all’onore degli altari e posta come esempio davanti alla Chiesa intera, la beata Giuseppina Bakhita, nella sua umiltà e nel suo totale abbandono in Dio, ci insegna non soltanto a lavorare e a pregare, ma soprattutto a confidare. Dalle sue dolorose vicende aveva imparato, con la grazia di Dio, ad avere completa fiducia in Lui, che è presente sempre e dappertutto, e ad essere, pertanto, costantemente e con tutti buona e generosa. Sempre lieta e serena, compiva con gioia il suo dovere, accettando, infine, con coraggio e rassegnazione anche la lunga e penosa malattia, senza mai lamentarsi e senza mai parlare male di nessuno. Così essa diceva: “Se incontrassi quei negrieri che mi hanno rapita, e anche quelli che mi hanno torturata, mi inginocchierei a baciare le loro mani, perché se non fosse accaduto ciò, non sarei ora cristiana e religiosa”. Vedeva, cioè, la mano provvidenziale dell’Altissimo, che guida e sostiene la storia umana, non abbandonando mai chi a Lui si affida, anche se molte volte consente che egli passi attraverso avvenimenti oscuri e impenetrabili. Alla luce della Grazia, Suor Giuseppina Bakhita aveva scoperto che “non è importante quello che sembra tale, ma quello che vuole il Signore”. Ora la beata Giuseppina Bakhita ci sta ancora più vicino con il suo esempio e la sua intercessione. Quando a 78 anni, l’8 febbraio 1947, ella si spense, le sue ultime parole furono: “La Madonna! La Madonna!”, mentre sorridendo entrava nell’eternità. Seguendo l’esempio della sua devozione a Maria Santissima, invochiamo in modo speciale, durante il mese di maggio, l’aiuto della Nostra Madre celeste per rimanere fermi nella nostra fede e insieme operosi sempre nell’esercizio della bontà e della carità!”
Di lei parla ampiamente anche Benedetto XVI nell’enciclica Spe salvi:” “Per noi che viviamo da sempre con il concetto cristiano di Dio e ci siamo assuefatti ad esso, il possesso della speranza, che proviene dall'incontro reale con questo Dio, quasi non è più percepibile. L'esempio di una santa del nostro tempo può in qualche misura aiutarci a capire che cosa significhi incontrare per la prima volta e realmente questo Dio. Penso all'africana Giuseppina Bakhita, canonizzata da Papa Giovanni Paolo II. Era nata nel 1869 circa – lei stessa non sapeva la data precisa – nel Darfur, in Sudan. All'età di nove anni fu rapita da trafficanti di schiavi, picchiata a sangue e venduta cinque volte sui mercati del Sudan. Da ultimo, come schiava si ritrovò al servizio della madre e della moglie di un generale e lì ogni giorno veniva fustigata fino al sangue; in conseguenza di ciò le rimasero per tutta la vita 144 cicatrici. Infine, nel 1882 fu comprata da un mercante italiano per il console italiano Callisto Legnani che, di fronte all'avanzata dei mahdisti, tornò in Italia. Qui, dopo « padroni » così terribili di cui fino a quel momento era stata proprietà, Bakhita venne a conoscere un « padrone » totalmente diverso – nel dialetto veneziano, che ora aveva imparato, chiamava « paron » il Dio vivente, il Dio di Gesù Cristo. Fino ad allora aveva conosciuto solo padroni che la disprezzavano e la maltrattavano o, nel caso migliore, la consideravano una schiava utile. Ora, però, sentiva dire che esiste un « paron » al di sopra di tutti i padroni, il Signore di tutti i signori, e che questo Signore è buono, la bontà in persona. Veniva a sapere che questo Signore conosceva anche lei, aveva creato anche lei – anzi che Egli la amava. Anche lei era amata, e proprio dal « Paron » supremo, davanti al quale tutti gli altri padroni sono essi stessi soltanto miseri servi. Lei era conosciuta e amata ed era attesa. Anzi, questo Padrone aveva affrontato in prima persona il destino di essere picchiato e ora la aspettava « alla destra di Dio Padre ». Ora lei aveva « speranza » – non più solo la piccola speranza di trovare padroni meno crudeli, ma la grande speranza: io sono definitivamente amata e qualunque cosa accada – io sono attesa da questo Amore. E così la mia vita è buona. Mediante la conoscenza di questa speranza lei era « redenta », non si sentiva più schiava, ma libera figlia di Dio. Capiva ciò che Paolo intendeva quando ricordava agli Efesini che prima erano senza speranza e senza Dio nel mondo – senza speranza perché senza Dio. Così, quando si volle riportarla nel Sudan, Bakhita si rifiutò; non era disposta a farsi di nuovo separare dal suo « Paron ». Il 9 gennaio 1890, fu battezzata e cresimata e ricevette la prima santa Comunione dalle mani del Patriarca di Venezia. L'8 dicembre 1896, a Verona, pronunciò i voti nella Congregazione delle suore Canossiane e da allora – accanto ai suoi lavori nella sagrestia e nella portineria del chiostro – cercò in vari viaggi in Italia soprattutto di sollecitare alla missione: la liberazione che aveva ricevuto mediante l'incontro con il Dio di Gesù Cristo, sentiva di doverla estendere, doveva essere donata anche ad altri, al maggior numero possibile di persone. La speranza, che era nata per lei e l'aveva « redenta », non poteva tenerla per sé; questa speranza doveva raggiungere molti, raggiungere tutti” (Benedetto XVI, Spe salvi, n. 3).”
Anche se i musulmani potrebbe non conoscerla, lei potrebbe ancora avere un effetto positivo nella regione, ha detto Jangara.
"Il perdono è una cosa umana. Esso non è solo una cosa cristiana. La cosa importante è che la sua storia dovrebbe essere conosciuta nel Darfur", ha detto il sacerdote, che sta scrivendo un libro sulla sua vita.
"Finchè non torniamo a chiedere a Dio misericordia e perdono, così da poter toccare il nostro cuore a perdonarci a vicenda, non saremo in grado di trovare una soluzione per il problema del Darfur o del Sudan meridionale in generale."
Poteri di intercessione
Le stime sul numero di cattolici in un paese dominato musulmano vanno da meno di due milioni a più di cinque milioni su una popolazione totale di circa 40 milioni, la maggior parte di loro a sud.
Come con tutti i santi cattolici, vi è una forte convinzione nel suo potere di intercessione - la sua capacità di fare appello a Dio a nome di altri.
"Se vi sono buoni cambiamenti nel Darfur, è a causa della sua intercessione. Speriamo in lei per portare la pace sulla terra", ha detto il seminarista Giuseppe Okanyi.
I cattolici in tutto il Sudan la vedono come un modello per una generazione emergente da decenni di guerra civile. Recentemente, il conflitto nel Darfur si è aggiunto nelle loro preghiere a lei rivolte.
Il vescovo Adwok conferma non è un caso quanto ha fatto S.Bakhita.
"E 'provvidenza", egli ha detto, seduto nel suo ufficio sulle rive del Nilo a Khartoum, con un piccolo adesivo S. Bakhita sulla porta dietro di lui.
"Dobbiamo sempre pregare per la popolazione del Darfur. ... E sempre a lei, come una figlia del Darfur, una figlia del Sudan. Ci deve assistere nel tentativo di calmare i cuori di coloro che sono coinvolti in quel conflitto ".
04 settembre 2008
Sarah Palin: The "right" choice
Scritto da Cristoforo ZervosIl New York Times ha scritto pochi giorni fa: “Che succede ai repubblicani che candidano una donna? Sono usciti di senno?A che gioco stanno giocando? Cosa vogliono dimostrare?”. Le parole di Hillary Clinton (“Questa candidatura della Palin è storica”) ci hanno anche confermato – semmai ce ne fosse ancora bisogno – che la ritrovata unione dei democratici, tanto sbandierata durante la convention democratica, non esista. Troppe però le inesattezze ed i colpi bassi verso la governatrice dell'Alaska partiti dai media e dai bloggers democratici. Altro non è stato se non la riprova del disorientamento dei liberal, con Obama indaffarato a smentire le voci di un suo coinvolgimento nella diffusione delle voci contro la candidata di McCain . Sono state smentite, ad esempio, le insinuazioni che la Palin fosse iscritta al Partito Indipendentista alaskano. E come non evidenziare le falsità rispetto a presunti tagli fatti su fondi riservati alle donne incinta minorenni? I Gossip e le insinuazioni sulla dolce attesa della figlia; gli attacchi sul famigerato “bridge” - un finanziamento per un ponte considerato inutile verso un'isoletta dell'Alaska che due anni fa diventò simbolo degli sprechi del Congresso (votato da Obama e non dalla Palin come erroneamente scritto da alcuni media americani) – sono il simbolo di una campagna elettorale ormai entrata nel vivo, con i democratici sempre più in apprensione davanti alla nuova figura di Sarah. Serena e risoluta, la Palin è stata se stessa davanti ai delegati, presentando la sua splendida famiglia, sottolineando e rimandando al mittente gli attacchi gratuiti e studiati a tavolino di questi giorni.
Energia, tasse ed economia i suoi cavalli di battaglia, oltre ad un inaspettato ma efficace attacco ad Obama: “Il viaggio di Washington non deve essere un modo per affermare se stessi. Non si parla – ha detto La Palin - in un modo a Scranton e in un altro a San Francisco”, in riferimento ad una uscita infelice (non l’unica) di Obama di qualche tempo fa. Molte sono state anche le citazioni su John McCain, l’unico capace, secondo Sarah, di poter portare un reale cambiamento nel paese: "In politica, ci sono alcuni candidati – ha sottolineato la Palin – che sono soliti promuovere il cambiamento, più per far avanzare la loro carriera. E poi ci sono quelli, come John McCain, che utilizzano la loro carriera per promuovere il cambiamento. Ho imparato in fretta in questi giorni – ha continuato la Palin – che se non sei un membro in regola della élite di Washington hai poche possibilità di fare strada. Ma una cosa devo dire a tutti voi – ha concluso la governatrice – io non sto andando a Washington per chiedere il vostro supporto o per avere del tornaconto personale. Io vado a Washington per servire il popolo di questo paese.” Dopo i nomi dell'ex amministratore delegato di eBay, Meg Whitman e dopo l’ex Hewlett-Packard CEO, Carly Fiorina anche Sarah Palin entra di diritto, e dalla porta principale, a far parte del nuovo entourage di John McCain, il quale sta tingendo sempre più di “rosa” la sua corsa alla Casa Bianca, fino ad oggi – almeno a parole – caratteristica principale del partito democratico.
Anche in questo McCain ha dimostrato il suo essere sempre “sopra le righe” ed in grado, nonostante il partito, di essere un atipico in positivo. Novità importanti per un partito come quello repubblicano che di tutto aveva bisogno tranne che di ricordare il percorso degli otto anni di amministrazione Bush. Difficile dar torto alle parole di McCain, accorso sul palco alla fine dello speech: “Don’t you think we made the right choice for the next vice-president of the United States”? Probabilmente da oggi ne siamo tutti un po’ più convinti. Sul Wall Street Journal un lettore ha scritto questa lettera: “Meno di 45 anni, amante della vita all’aria aperta, riformatore repubblicano che s’è messo contro l’establishment del partito, con molti figli e un posto da candidato vicepresidente dopo solo due anni da governatore. Ecco descritti Theodore Roosevelt nel 1900 e Sarah Palin nel 2008”.[leggi tutto]
03 settembre 2008
Sudan: cresce la tensione nei Monti Nuba
Negli ultimi giorni e dopo un breve relativo periodo di calma le tensioni si sono riaccese. La minoranza araba, armata e finanziata da Khartoum, sta cercando con la violenza di espellere la maggioranza Nuba verso il sud, situazione questa che sembra la fotocopia di quanto sta avvenendo in Darfur. Di contro i Nuba, armati da Juba, rispondono alla violenza con la violenza, provocando così uno stillicidio di piccoli scontri armati che rischiano di far degenerare la situazione. Infatti Khartoum ha deciso di inviare i propri militari per difendere gli arabi che, a suo dire, vengono fatti segno di “pulizia etnica” da parte dei Nuba. Altrettanto, ma per motivazioni esattamente opposte, ha fatto Juba inviando i propri militari a difesa dei Nuba.
Il rischio concreto è che i due eserciti vengano a contatto come è successo poco tempo fa quando intorno alla città di Abyei ci fu una vera e propria battaglia che durò un paio di giorni, battaglia che fece pensare seriamente a una ripresa delle ostilità tra nord e sud e che provocò le momentanee dimissioni da vice presidente del Sudan di Salva Kiir e di tutti i deputati del sud dal Parlamento di Khartoum. Allora si riuscì a trovare un “momentaneo compromesso” che fece rientrare nei ranghi sia i due eserciti che i politici sud-sudanesi. Tuttavia quel momentaneo compromesso non chiarì lo status del Kordofan che al momento rimane sospeso tra nord e sud.
Ora la situazione sta di nuovo degenerando e il rischio di un nuovo Darfur è molto concreto. Solo che questa volta a contrapporsi ai militari di Khartoum e ai pastori nomadi arabi, cugini dei janjaweed, non ci sarebbero gruppi disorganizzati di ribelli, ma un vero e proprio esercito addestrato e ben armato. Sarebbe guerra totale come lo fu per oltre venti anni prima del 2005.
Proprio pochi giorni fa Andrea Pompei scriveva di come il Sud Sudan sia uscito dalla fase critica dell'emergenza post-bellica , per questo è necessario risolvere immediatamente e pacificamente la questione del Kordofan, mettendo il nord e il sud allo stesso tavolo e cercando di trovare un compromesso che accontenti tutte due le parti in causa. L'alternativa e la guerra con relativo annullamento di tutti i risultati conseguiti fino ad oggi nel Sud Sudan [leggi tutto]
26 agosto 2008
CINA CHIUDE OLIMPIADI E TORNA TERRORE
L'attacco di oggi in cui sono morte almeno 18 persone, per il missionario "e' la conferma che anche il mandato di cattura spiccato dall'Aja si e' tradotto in una bolla di sapone, e che l'incondizionato sostegno della Cina autorizza Khartum a fare quello che vuole, calpestando i diritti umani di milioni di civili inermi". Nonostante sulla crisi darfuriana ci sia stata "una discreta copertura mediatica", ha concluso Albanese, "la pace e' rimasta un traguardo assai lontano". Per questo, ha insistito, "e' venuto il momento di rilanciare il negoziato, ma anche di mettere Khartum con le spalle al muro e obbligare la Cina a farsi da parte". (AGI)
18 agosto 2008
Lavoro e vacanze in bici
Finalmente l'ho presa, la soluzione al caro petrolio è questa fantastica bicicletta elettrica della Microbike modello 26 Full Optional. Autonomia oltre i 20 Km, il che significa che mi basta ricaricare la batteria estraibile in ufficio e il gioco è fatto, abbattuti completamente i costi di trasporto, ci sarà solo da ammortizzare il costo della bici, in meno di un anno visto quello che spendevo di carburante.Le prime impressioni dopo 20 giorni di utilizzo sono ottime, in salita va alla grande, lo posso dire con sicurezza avendola testata a Roma e sopratutto sulle Dolomiti del Cadore! Sulle montagne venete mi sono divertito da matti. La ciclabile delle Dolomiti unita alla pista Cortina-Dobbiaco e alla S.Candido-Lienz fanno in totale oltre 100 km di piste ciclabili tutte collegate tra loro, fantastico no?
Sono molto contento dell'acquisto e anche i bambini sembrano esserlo, hanno ancora qualche reticenza ad indossare il caschetto, ma una volta in sella sembrano divertirsi molto, il seggiolino posteriore deve essere talmente comodo che spesso il bimbo ci si addormenta, il prossimo acquisito quindi sarà un seggiolino inclinabile per tale evenienza.
A settembre comincerà per il pequenito più grande la scuola materna che è stata appositamente scelta vicina all'ufficio di papà, cosi ogni mattina tutti in bici, 6 km all'andata, 6 km al ritorno alle ore 13, altri sei alle 14 per tornare in ufficio e gli ultimi 6 km per tornare a casa la sera. 24 km di divertimanto assicurato ogni giorno, ho gia avuto l'occasione di andare e tornare dall'ufficio in bici in questi giorni, la metà dei 6 km è su pista ciclabile, gli altre 3 su strade non particolarmente trafficate, ci impiego solo 18 minuti, meno che con la macchina quindi.Sulla scia dell'entusiasmo anche mia moglie si sta convincendo ad usare la bici per andare a lavoro, per lei però servirebbe una pieghevole da portare sul treno, stavamo pensando ad un Brompton da importare dall'Inghilterra e eventualmente da elettrificare. La Brompton è la bici pieghevole più leggera e più compatta al mondo, costa molto però, anche di seconda mano su ebay.co.uk ci sono prezzi altissimi per queste bici, le uniche Brompton economiche sono quelle vecchie di dieci anni, forse un pò troppi per una bici usata.
18 luglio 2008
Gino Strada in Darfur difende l’aguzzino
Come negazionista, Strada fa il paio con Ahmadinejad per il quale gli eccidi degli ebrei sono una balla. Un chiaro esempio di terzomondismo nostrano pronto a inveire contro l'Occidente più che a dare una mano a chi soffre. Per lui, Bush si occupa del Darfur per prepararne l'invasione poiché lì «c'è il petrolio». Tace però che i soli a sfruttare il greggio dei Fur siano oggi i comunisti cinesi. [leggi tutto]
16 luglio 2008
Toccare Caino oppure no?
Queste le dichiarazioni di Antonella Napoli apparentemente discordanti però da quelle di Elisa Arduini dell'assocoazione Secondo Protocollo, tanto di cappello comunque a queste due giovani donne così autorevoli in materia di Darfur e che meritano stima ed ammirazione più di qualsiasi altra figura femminile del panorama politico italiano.
Antonella chiede giustamente a gran voce la condanna di Bashir, Elisa invece ritiene che la diplomazia in questo modo fa un passo falso, dando a Bashir ed ai ribelli il pretesto per inasprire ancora di più i rapporti.
A chi dare ragione? Entrambe conoscono bene il Darfur, sono state lì ed hanno visto le conseguenze del genocidio, entrambe sperano in una risoluzione pacifica della crisi in Darfur. Elisa Arduini punta sulla diplomazia estrema, forse perché non vede altro modo finchè la Cina difende il governo sudanese. Antonella Napoli invece spera che questa condanna del TPI indebolisca Al-Bashir tanto da farlo indietreggiare nel suo dispotismo dittatoriale. Voglia il cielo che quella di entrambe non sia pura illusione, speriamo che non ci sia bisogno di un’azione di forza per fermare Al-Bashir. Nel caso si arrivasse ad un intervento armato di Francia o Usa, quale sarebbe la posizione di queste associazioni che si battono per il Darfur? In particolare come si porrebbe l’onnipresente D’Elia? Lascerebbe toccare Caino?
“Stop genocide in Darfur” gridava la comunita' darfuriana in Italia: “No Janjaweed, no Al-Bashir” questo l’appello di Abele a cui bisogna a tutti i costi dare risposta.
15 luglio 2008
Darfur - Bashir: la scelta giusta nel momento sbagliato
La decisione del Procuratore Generale del Tribunale Penale Internazionale, l'argentino Luis Moreno Ocampo, di chiedere l'arresto del presidente sudanese Omar Al-Bashir con l'accusa di genocidio, se sotto molti aspetti è condivisibile arriva in un momento in cui sarebbe stato meglio portare il dittatore sudanese al tavolo delle trattative piuttosto che innescare un braccio di ferro con lui che, volenti o nolenti, coinvolge 2,5 milioni di sfollati.
Infatti, il rischio concreto è che l'estroverso e irascibile Bashir reagisca con estrema violenza alla richiesta di Moreno Ocampo aumentando la tensione nella martoriata regione del Darfur invece che sedersi al tavolo delle trattative con i gruppi ribelli, cosa a cui ormai da mesi stavano lavorando le Nazioni Unite, l'Unione Africana e la Lega Araba con l'appoggio silenzioso di diversi Stati europei e della Libia.
A parte che non era mai accaduto che un Capo di Stato in carica venisse accusato dal Tribunale Penale Internazionale e che ne venisse chiesto l'arresto. Persino i gerarchi nazisti e gente come Slobodan Milosevic vennero arrestati e condannati solo dopo una guerra che ne decretò il rovesciamento. Come non pensare allora a una vera e propria forzatura, una indebita forzatura.
D'altro canto Moreno ci ha già abituati a queste forzature che piuttosto che favorire la pace fomentano o prolungano i conflitti. Basta lanciare l'occhio a quello che succede in Nord Uganda, dove i colloqui di pace tra Governo e ribelli del LRA sono fermi da mesi proprio per l'intransigenza del “procuratore di ferro” nel volere l'arresto di Joseph Kony.
Pretendere ora che Bashir si sieda a qualsiasi tavolo delle trattative diventa quindi quasi un eufemismo. Gli stessi gruppi ribelli, rinvigoriti dalla decisione del Tribunale Penale Internazionale, sono già ampiamente sul piede di guerra proprio mentre si intravvedeva un barlume di speranza nel portare almeno il loro gruppo maggiore (il JEM) a sedersi a un tavolo di discussione. [leggi tutto]
10 luglio 2008
Che la volontà di Eluana sia?
Secondo i criteri introdotti dalla Corte di Cassazione sarebbe invece da ritenere non solo che il “consenso” all’interruzione di un trattamento indispensabile per il mantenimento in vita possa considerarsi validamente espresso anche se intervenuto molto tempo prima del sopraggiungere dello stato di incoscienza, ma addirittura che sia possibile desumere tale consenso da elementi tutt’altro che oggettivi, quali la personalità e lo stile di vita.
Il che significa aprire il varco, in sede giudiziaria, ad interpretazioni soggettive dalle quali tuttavia dipendono la vita o la morte delle persone.
Da quanto emerge dallo stesso decreto della Corte d’Appello, prima di cadere in stato d’incoscienza Eluana non ha mai espresso il proprio “consenso preventivo” all’interruzione di un trattamento sanitario che le consentisse il mantenimento in vita qualora si fosse trovata in stato vegetativo (a prescindere da qualsiasi rilievo circa la validità di tale ipotetico “consenso”).
Gli elementi in base ai quali si è ricostruita l’ipotetica volontà di Eluana di non “essere curata per nulla nell’evenienza di uno stato di totale immobilità fisio-psichica” sono rappresentati da alcuni commenti che la stessa aveva espresso in occasione di gravi incidenti occorsi ad amici e ad altre persone, nonché “la straordinaria tensione del suo carattere verso la libertà”. Il che francamente non può non far rabbrividire. [leggi tutto]
09 luglio 2008
La palude degli anti-caimano a piazza navona
Io me lo guardo e gli ho detto: "... 'namo và batti er ciacke, va!". Mi butto dentro, premetto che l'acqua era marone, faceva schifo... come entro dentro vado giù a picco... immediatamente un tronco gelatinoso me sento che mi piglia il ginocchio e me lo porta giù, poteva esse de tutto! A un certo punto me sento na scarica de morsi... tatatatatatatatatatatata... poteva esse na Sabinaconda, un barracuda, un serpente ad acqua, che ne so poteva essere qualsiasi cosa... aò sò rimasto a fondo 3 minuti e mezzo a moro! Respiravo con una cannuccia de bambù, come il protagonista di piranhas... aò me sarò bevuto dai 6 ai 7 litri de merda come minimo... com'è ita a finì? Signori... è ita a fiì che mi hanno dovuto fare 12 sieri, dico 12! Perchè non si sapeva che bestia era, hai capito? Roba che uno al secondo siero entrava già in coma! Domanda... come ve la spiegate sta resistenza ai sieri? Dai come te la spieghi? Daje, te lo dico io, che c'ho gli anticorpi coi controguzzanti! Ma magari me venisse a me l'aids... ma magari me venisse, la sdereno in 2 ore! Che ore sò? Le 10 e mezza? A mezzogiorno e mezza l'ho sventrata!
08 luglio 2008
La tragedia nell'inferno di Lloret
Nella foto i genitori di Federica ritrovata morta a Lloret de Mar.Di seguito alcune testimonianze trovate in rete:
Bruna Bianchi:” Lloret de Mar non è un posto qualsiasi e non ci si va per fare una vacanza qualsiasi anche se durante l'anno si è bravi ragazzi agli occhi dei genitori, dei professori e dei datori di lavoro. Perchè è impossibile non sapere che in questa cittadina della Spagna, così come a Ibiza, la vita non è in albergo o in spiaggia ma è nei locali notturni che costano pochi euro e offrono anche consumazioni gratis. Quello che si paga invece è la droga che passa di mano in mano, sotto forma di pastiglie, fialette e polverine. A Lloret de Mar tutto è permesso, anche se illegale. I ragazzi consigliano di andarci: costa tutto poco, ci sono tantissime donne, si balla e si sballa fino all'alba passando da un pub a un bar, da una disco a un'altra disco. Si trovano italiani, tedeschi e inglesi, tutti coetanei, tutti sulla stessa lunghezza d'onda: divertirsi spendendo poco e senza nessuna possibilità di sfuggire all'ambiente creato appositamente per lo sballo. Il popper, l'exstasy, l'Mdma, la cocaina circolano liberamente e si mescolano all'alcool senza quasi accorgesene perchè così si fa, così fanno tutti. La polizia catalana non fa niente per fermare il "libero divertimento" dove tutti guadagnano e vivono delle vacanze pazze dei ragazzi fuori da ogni controllo e da ogni regola e anzi, se succede qualcosa, come la scomparsa di una ragazza al'uscita di un pub alle 2 e mezza di notte, se ne lava le mani. E' probabilissimo, come dicono i suoi genitori, che Federica fosse in compagnia di italiani, e non solo perchè non parla spagnolo, ma perchè gli spagnoli lì non ci sono. Internet è pieno di forum di ragazzi italiani che si scambiano consigli e spingono coetanei titubanti a conoscere il paese dei balocchi: cosa vuoi che un faccia un "beverone" o una fialetta di popper al'Hollywood di Lloret de Mar?”
Nickbreff: “D. - Sei stato in Costa Brava?
R. - Si
D. - Dove di preciso?
R. - A Lloret de Mar
D. - Allora non sei stato in Costa Brava!
Costa Brava infatti vuol dire:
- mare azzurrissimo in una natura spettacolare e incontaminata come a Cap de Creus
- gite in bici o a piedi nei boschi come a Mont Ras
- ristoranti dove la paella non è 'da fast food' e surgelata
- posti dove non si mangia solo paella, ma escalivada, pa' torrat, pernil d'anec, amanida d'embotits, canelons, escudella, olives amb anxoves de l'Escala, marisc etc ti danno l'idea della cultura catalana in cucina
- luoghi incantati come Port Lligat ove il tempo sembra essersi fermato
- pittoreschi sobborghi medievali come Pals, Palau Sator, il centro storico di Girona, Besalù, etc
- arte e cultura (l'arte di Dalì abita a Pubol, a Figueres e a Cadaques)
- bellissimi posti di montagna (Setcases, vall de Nuria, Sort)
- incantevoli laghi (Banyoles)
Se volete mangiare italiano, ballare dance o latinoamericano, vedere cioè una Spagna camuffata da villaggio vacanze, andate pure a Lloret ove la Costa Brava è un paese lontano.”
Ermac:”A livello artistico non ho visto praticamente nulla e anche se ci fosse stato non l'avrei visto comunque. Mi spiego: LLoret de Mar è la città in cui si vive di notte e di giorno si dorme quindi se volete fare una visita culturale non andateci”
Parione:”Ideale per una vacanza di plastica, vuota a perdere, e anche un po' cafona. Una vacanza perfetta per l'italiano medio, insomma.”
Nellaa: ”L 'alba sarebbe sprecata da trascorrerla in un letto d'hotel…va vissuta anche questa!Non vi dovrete nemmeno preoccupare di girare di notte per le vie del paese, perché sarete protetti ma non sorvegliati dalla policía che garantisce sicurezza ma non ti punta il dito contro se hai esagerato con qualche bicchierino di alcool in più”
Manuel620: ”Fate molta attenzione per strada!! è facile infatti trovarsi nel bel mezzo di una rissa tra italiani e francesi ubriachi che pensano ancora alla testata di zidane a materazzi.”
MoryDV: ”La nota negativa su questo paese è che, essendo un luogo di 'divertimento' a 360 gradi, durante la notte girando per le strade non mancherà di vedere qualcuno disteso a terra un po' malandato.. soprattutto non mancano i suoni delle ambulanze..”
Mrmario: ”Verso le 5 del mattino, il corso principale era tutto 'addobbato' di ubriachi fradici e 'vomitio'!!!!!!”
Dracula73: ”I soliti che si ubriacano cantano l'inno nazionale e poi ho assistito ad una carica fatta dai poliziotti spagnoli verso questi che tiravano le bottiglie delle birre contro i locali tanto che appena usciti dalla porta secondaria del locale in cui mi trovavo mi sono trovato ad assistere confuso e spiazzato una scena da film dove tutti scappavano... ed io ho fatto lo stesso !!! cose dell'altro mondo !”
Quisquefaber: “Sono stato a lloret de mar la settimana dal 4 al 11 agosto... uno schifo!! Risse notturne tra italiani e francesi ogni notte con squdre anti sommossa pronte a manganellare chiunque a tiro... non potevo leggere qualche recensione prima... ?? io ve lo avevo detto..!!!!!!!!
Jerry79: ”Mi ricordo le scene della polizia coi manganelli ad arginare la situazione e affrontare gli ubriachi sparsi per strada con le bottiglie...si per carita\'..c\'è un casino...ma il livello sociale è molto basso..molto alcool..droga..a me una vacanza cosi\' non piace...ripeto è una mia personale opinione..ma non mi ci sono affatto divertito..fortuna che barcellona sta a due passi..racchiude molte piu\' sorprese..e interessi...oltre le ramblas..diffidate dai posti super affollati dai turisti...alberghi scadenti...servizi poco efficienti...cibo nella media ma niente di che..sembrava di stare a rimini...ma quella dei poveri pero'.. “
Matcv88: ”la vera vita a lloret inizia dopo cena...tt i ragazzi k sono pratici di lloret vanno a bere nei pub ke vendeno i cocktail al litro dove incontri moltissima gente ke si carica prima di ballare”Ste2479:” Come ho letto in altre opinioni non è vero che le disco chiudono alle 3 e dalle 2 non possono più servire alcolici. Sono uscito diverse volte alle 5.30 con la discoteca ancora mezza piena.”
Rere: ”Sulla spiaggia ci sono una serie di baretti dove si possono gustare degli ottimi cocktail in dei bicchieri giganteschi… La sangria non è buonissima anche se i prezzi sono molto abbordabili... in parole povere non ci vuole un capitale per ubriacarsi.”
Costozero:” Ci deve essere qualcosa di strano per le strade di Lloret de Mar. Qualcosa di tragico che sembra voler colpire i giovani che vengono qui per divertirsi e vivere lunghe notti da sballo. Mentre la polizia continua a cercare Federica Squarise, 23enne padovana scomparsa da sei giorni nella località della costa catalana, emergono dettagli inquietanti.La stessa notte in cui si sono perse le tracce di Federica, una giovane olandese 17 anni è morta in seguito alla caduta da un balcone dell'hotel Flamingo in cui alloggiò Federica. Stessa sorte qualche settimana fa per un ragazzo tedesco. (Repubblica, 7.7.08) E' emblematico che ci siano degli sprovveduti - e sono tanti - che si compiacciono della loro vita sballata facendone oggetto di orgogliosi post. Ragazzotti viziati da mammà e pappà, pieni di soldi e cianfrusaglie tecno. Pronti per conquistare il mondo e finire inevitabilmente sepolti dal loro superego. Per le loro 'bravate', come sempre, càpita che siano anche gli altri a pagare. ”
Tokyoo:”Di balcone in balcone un salto godurioso… Buon divertimento, e l'augurio di scavalcare i balconi, proprio come ho fatto io.”
Alex:“Per quanto riguarda le droghe, e tutte quelle sostanze non propriamente legali, Lloret come ormai tutto il mondo ne è fornito. Partiamo per la serata e andiamo giù pesanti al primo baretto del menga che troviamo. 1 litro di Sangira(logico no) a testa. Pagato 6 € a cranio ma devo dirvi che la Sangria è squisita! Provatela assolutamente se ci andate...(nn è cm qlll in Italia, nn è vino e frutta...)Poi incoraggiati dall'emozione partiamo per un altro giro...
Già belli carichi decidiamo di darci la botta finale con 1 bel litrozzo di birra(ah, le tradizioni sn pur sempre tradizioni...)
In stato quasi comatoso(nn sn se mi spiego...) facciamo tappa in disco(collossos discoteca) praticamente 1 discoteca di Italiani cn Dj che parla italiano e bariste che parlano anch'esse italiano: entrata 10 Euro con 3 consumazioni(mica male no!)
Dopo la seconda consumazione io nn mi reggevo più tanto bene in piedi ed ho deciso data la situazione di tornare in albergo.”
Nietta:"La colpa non e' di Federica,ma e'del benessere e di noi genitori,che permettiamo ai nostri figli di sodisfare ogni loro desiderio,anche per paura che se ne vadano di casa i vigliacchi siamo noi genitori che non sappiamo piu' educare i nostri figli."
Stefania l'amica di Federica: "Ci siamo divertite come tutti, era la nostra vacanza. Eravamo entusiaste del posto e dell’atmosfera. Ricordo che ci siamo guardate negli occhi e ci siamo dette: come ci stiamo divertendo"
Valentina, lavora in un pub a Lloret e assieme a Stefania si era messa a cercare Federica in quel pomeriggio del primo luglio, «circolano tipi strani, fantasmi della notte, gente strafatta... Non sai mai che cosa ti può capitare. Io non esco mai da sola»
Gabriele Villa: "Una perla, certo, Lloret de Mar. Ma una perla velenosa, malefica che, se non sei strano, ti mette addosso solo quella strana voglia di andar via in fretta... Lloret de Mar non è la Riccione spagnola come qualcuno sostiene. È invece un filotto imbarazzante di casermoni che chiamano hotel e di locali che si chiamano Dream o Hard. Non c’è nemmeno un viale Ceccarini ma, in compenso, ci sono tante strade senza uscita."
BlackPrince:"Do ragione a chi accusa di lassismo le autorità catalane... posto che sicuramente Federica era già morta la sera stessa della scomparsa, possibile che ci abbiano messo tanto a ritrovarla? Mica Lloret è una metropoli! Sapete cosa si è sentita dire l'amica quando è andata dalla polizia? "Qui sparisce tanta gente ma poi la si ritrova sulla spiaggia la mattina dopo"... adesso vedremo se continueranno a tollerare che delinquenti, spacciatori e maniaci girino liberamente per Lloret de Mar!"
Francesco:"Spero che questa tristissima storia sia di monito per le autorità catalane, che evidentemente preferiscono chiudere un occhio o tutti e due sono certe cose, in nome di un malinteso senso degli affari... pensare (come fanno anche in Grecia) di poter lucrare sulla voglia di divertimento a tutti i costi degli stranieri senza pagarne prima o poi le conseguenze, è una pericolosa illusione"
Rox:"Brutta storia..e pensare che devo andarci io tra circa un mese..ma ascoltando e vedendo tutto lo schifo che c è li' mi sta passando veramente la voglia!!"
02 luglio 2008
L’ostia sulla mano o sulla lingua?
La comunione sulla mano è pratica antica ma non in uso nella Chiesa, quanto nell’eresia araiana (non credevano nella divinità di Gesù) e nestoriana (non riconoscevano le due nature di Cristo). La convinzione della Chiesa, invece, è sempre stata la seguente: dalla cosciente certezza e dalla tangibile fede nella presenza di Cristo veramente in carne e ossa nascosto dietro i veli della materia, non può non nascere l’adorazione, e l’adorazione interiore non può e non deve rimanere intimistica sensazione, deve essere forma, esteriorità riempita dal cuore. Di qui il costante osteggiare il permesso di ricevere l’eucaristia sulla mano anche perché, come disse il Concilio di Trento, al di là di poche eccezioni, nella Chiesa di Dio fu consuetudine costante che i laici ricevessero la comunione dai sacerdoti, mentre i sacerdoti si comunicavano da sé.
Si tratta d’una consuetudine che spinse San Tommaso a scrivere: «Nessuno la tocchi (l’eucaristia), tranne chi è stato consacrato; dunque anche il corporale e il calice sono consacrati, e si necessita delle mani di un sacerdote per toccare questo sacramento»; e che venne inserita da san Pio X nel suo Catechismo. Nemmeno il Nuovo Messale Romano la abrogò, tanto che all’articolo 117 si legge che il comunicando «tenens patenam sub ore, sacramentum accipit».
Ancora oggi i semplici fedeli di queste difficoltà ne parlano sul web. Scrive un certo Lucio: «Nella festività del Corpus Domini il sacerdote ha somministrato la comunione sotto le due specie, intingendo l’ostia nel vino e distribuendola a tutti i fedeli in modo tradizionale (non nella mano). Perchè? È ovvio! Per evitare che tracce del Sangue di Cristo restassero nella mano. Perchè allora non c’è la stessa preoccupazione per il corpo di Cristo quando viene distribuito solo sotto la specie dell’ostia? È vero che il rischio è più remoto, ma non è nullo».
Dunque i fedeli ne parlano, anche se la possibilità che tutti tornino (almeno in Italia) al passato non sembra oggi possibile. Benedetto XVI ha lanciato durante la festa del Corpus Domini e nel viaggio in Puglia due piccoli segnali. I sacerdoti di tutto il mondo possono trarne esempio, se vogliono. [leggi tutto]