29 novembre 2006

Benedetto XVI ad Efeso

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...Cari fratelli e sorelle, con questa visita ho voluto far sentire l’amore e la vicinanza spirituale non solo miei, ma della Chiesa universale alla comunità cristiana che qui, in Turchia, è davvero una piccola minoranza ed affronta ogni giorno non poche sfide e difficoltà. Con salda fiducia cantiamo, insieme a Maria, il "magnificat" della lode e del ringraziamento a Dio, che guarda l’umiltà della sua serva (cfr Lc 1,47-48). Cantiamolo con gioia anche quando siamo provati da difficoltà e pericoli, come attesta la bella testimonianza del sacerdote romano Don Andrea Santoro, che mi piace ricordare anche in questa nostra celebrazione. Maria ci insegna che fonte della nostra gioia ed unico nostro saldo sostegno è Cristo, e ci ripete le sue parole: "Non temete" (Mc 6,50), "Io sono con voi" (Mt 28,20). Al suo braccio potente noi ci affidiamo (cfr Lc 1,51). E tu, Madre della Chiesa, accompagna sempre il nostro cammino! Santa Maria Madre di Dio prega per noi! Aziz Meryem Mesih’in Annesi bizim için Dua et".

Amen.

28 novembre 2006

27 novembre 2006

Darfur e Ciad: ultime notizie

Medici Senza frontiere ci aggiorna sulla situazione in Ciad e la bravissima Elisa Arduini ci spiega che il governo sudanese ha definitivamente bocciato la nuova proposta dell'ONU.
Intanto dalla Libia arrivano due sconcertanti dichiarazioni : Gheddafi giustifica l'ostinazione del governo fondamentalista di Khartoum mentre D'Alema da Tripoli in perfetto stile "visita di cortesia" traccia un profilo del colonello libanese che è completamente lontano dalla realtà. Ma tanto chi potrà contraddire il nostro ministro degli esteri? Non di certo i TG nostrani, a meno che non scoprano qualche filmatino su Google.

17 novembre 2006

Darfur: governo sudanese tra massacri e diplomazia

Un gruppo ribelle sudanese ha accusato i soldati del governo e le milizie alleate di aver attaccato le sue aree di controllo nel Darfur settentrionale, uccidendo oltre 50 persone. Un portavoce dell'esercito ha respinto le accuse. Abdel Wahed al-Nur, capo di una fazione dell'esercito ribelle di Liberazione del Sudan (Sla), ha raccontato che l'esercito, appoggiato dalle milizie filogovernative janjaweed, ha lanciato ieri un'offensiva nell'area di Deir Mazza. "Fra le vittime dell'attacco ci sono circa tre uomini armati del movimento. Fra i cittadini innocenti rimasti uccisi ci sono donne e bambini", ha detto Nur ieri sera, aggiungendo che nel condurre l'operazione il governo ha impiegato caccia da combattimento.Nur ha detto che l'attacco è il segnale di "una escalation massiccia del governo", aggiungendo che gli uomini dello Sla risponderanno all'offensiva.

La via d'uscita al braccio di ferro tra comunità internazionale e Sudan è stata individuata ieri ad Addis Abeba nel corso di un incontro tra il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ed esponenti della Lega Araba e dell'Unione africana
I rappresentanti del Sudan, che hanno preso parte ad un incontro con altri leader africani, arabi e europei e dell'Onu, hanno affermato però che il via libero definito deve arrivare dal governo. La forza di interposizione dovrebbe essere formata da 27mila soldati, inclusi i 7mila dell'Unione africana già dispiegati in Darfur. Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha precisato che il personale supplementare comprenderà 17mila soldati e 3mila poliziotti. I leader non hanno ancora fissato una data per il dispiegamento della nuova forza, in parte perché il Sudan ha espresso le sue riserve.

Annan ha spiegato ai giornalisti che l'allargamento dell'esistente forza di peacekeeping dell'UA in Darfur avrà luogo in tre fasi su un periodo di tempo non specificato. Il primo punto del piano prevede un rafforzamento sostanziale della missione militare dell'Unione Africana (Ua), con l'aggiunta di 4000 soldati ai 7000 già presenti in Darfur. Il nuovo contingente verrà rifornito di equipaggiamento adeguato, visto che la mancanza di mezzi ha impedito finora alle truppe di interposizione di vigilare sulla tregua fra ribelli e governo di Karthoum (che controlla anche le milizie arabe janjaweed).

Il secondo punto del piano Onu prevede un finanziamento della missione pari a un totale di 77 milioni di dollari, diviso in due tranche e la proposta dell'Onu di affiancare alle truppe della missione dell'Unione africana, "diverse centinaia" tra polizziotti e militari delle Nazioni Unite. Un passo che dovrebbe poi portare, in una terza fase, alla creazione di una forza ibrida Onu-Ua, le cui "strutture di comando e controllo saranno affidate all'Onu” e dovrà avere “movimento libero e illimitato in Darfur” si legge nel comunicato reso pubblico dal segretario generale dell'Onu, dopo le lunghe consultazioni di ieri ad Addis Abeba con la stessa Unione Africana (Ua), Lega Araba e governo del Sudan.

L'ambasciatore sudanese in Etiopia Abu-Zaid al-Hassan ha dichiarato stamani all'agenzia statale ‘Suna'che le parti hanno per ora concordato solo due dei tre punti del piano. In particolare, le cosiddette fasi 1 e 2, che prevedono lo stanziamento di una prima trance 22 milioni di dollari a sostegno dell'attuale missione di pace dell'Unione Africana in Darfur (conosciuta con l'acronimo Amis) e di ulteriori 55 milioni, con un maggiore appoggio logistico dell'Onu.

La cosiddetta ‘fase tre' che contempla la creazione della forza ibrida Ua-Onu, che secondo Kofi Annan “avrà carattere prevalentemente africano” non è ancora stata accettata ufficialmente dal governo del Sudan. Tutte le parti – afferma il comunicato – hanno comunque concordato “sull'urgenza di ampliare la capacità” dell'attuale missione dell'Ua, che con i suoi circa 7.700 ‘caschi verdi' non è riuscita in oltre due anni a fermare le violenze in Darfur.

Secondo l’ambasciatore sudanese presso l’ONU Abdulhaleem, la nuova proposta potrebbe essere accettata dal Sudan, di fatto sarebbe un'operazione di pace “molto speciale”, con l'Onu che paga l'Unione Africana per svolgere il lavoro ed ha subito chiarito: "Se c’è una predominanza delle forze africane, allora ci si aspetta che siano coordinate da un responsabile Africano." Egli ha infatti espresso il suo disaccordo sul numero del contingente: "L’ONU dice 17,000 (truppe), ma a noi sembrano un numero molto alto. Noi pensiamo tra 11,000 e 12,000." Ieri in giornata il ministro degli esteri sudanese Lam Akol aveva confermato che il suo governo è disposto ad accettare un sostegno logistico internazionale ma non il comando Onu della missione. Il governo sudanese ha affermato che darà una risposta definitiva su questa proposta prima della riunione del Consiglio di Pace e di Sicurezza delle Unione Africana del 24 novembre, dedicata alla crisi del Darfur.

16 novembre 2006

Vergonosa la Rai Uno contro tutti

L’uno contro tutti messo in atto ieri sera a “porta a porta” è quanto di più falso e lontano dalla realtà abbia mai visto in tv. L’argomento erano i PACS ai quali si è dichiarato contrario solo Rocco Buttiglione con una Prestigiacomo molto disinvolta nel tenere il piede in due staffe e una Rosi Bindi arrampicata sugli specchi nel tentativo disperato di trovarsi d’accordo sia con il Papa sia con Grillini. Tutti gli altri ospiti invece favorevoli ai PACS, pubblico compreso, un Buttiglione contro tutti che non rispecchia affatto la realtà italiana dove l’ottanta per cento la pensa grosso modo come il presidente dell’UDC. Apriamo e chiudiamo subito la parentesi religiosa: il Papa e la Chiesa non discriminano nessuno ma dicono no ai comportamenti omosessuali come dicono no ad una serie di altri comportamenti e altre cose, ma ripeto senza mai discriminare nessuno. Chiuso il discorso religioso resta il fatto che l’ottanta per cento degli italiani, cattolici e no, sono contrari al riconoscimento delle coppie omosessuali da parte dello Stato, e sottolineo anche qui, solo da parte dello Stato, senza nessuna discriminazione. L’ottanta per cento degli italiani non ha nessun problema ad avere coppie omosessuali come amici e vicini di casa, il problema nasce quando si vuole dar loro gli stessi diritti della famiglia. Dove sta scritto che una coppia di amici che si vogliono bene e convivono, ma non fanno sesso, debbano essere considerati dallo Stato in modo diverso da una coppia omosessuale? Fare sesso vuole forse dire avere più diritti? Ovviamente no, solo iniziare un progetto di famiglia tra uomo e donna da più diritti da parte dello Stato ed è giusto che sia così. Ma insomma stiamo qui inebetiti da Lino Banfi a parlare di PACS e intanto chi ci pensa alle nostre famiglie? Chi ci pensa ai nostri figli? Chi ci pensa a chi non li fa per paura di non poterli mantenere? Chi ci pensa al crollo demografico della nostra Italia e della nostra Europa? Senza fare figli la nostra civiltà muore!

Questi sono i veri problemi delle coppie che lo Stato deve tutelare, non l’omofobia inesistente a cui si aggrappa Costanzo. Durante la trasmissione vengono presentati due casi tra il pubblico, il primo è quello di una madre che ha avuto il “coraggio” di accettare un figlio gay, come se l’omosessualità fosse l’unica cosa che i genitori non accettano. Diciamo le cose come stanno, oggi è più facile che un genitore accetti una figlia lesbica piuttosto che un figlia suora di clausura o peggio ancora un figlio down. Tra le varie diversità di vivere la vita non mi sembra che quella gay sia la meno accettata in famiglia. Il secondo caso preso tra il pubblico di “porta a porta” e decisamente più grave, si tratta di una ragazza lesbica che ha subito violenze da un fanatico nazista. Non capisco però cosa centri il fatto di essere lesbica, i mostri che in ogni modo usano violenza sulle donne indifese purtroppo lo fanno anche con l’ebrea e l’extracomunitaria di colore, come con la propria madre e la moglie se queste non gli preparano e servono la colazione. Quando una donna viene picchiata e stuprata in famiglia non fa scalpore, non fa audience, se invece è lesbica cambia tutto, si parla subito di omofobia e chi ci specula sopra l’applaude e le va a stringere la mano come ha fatto Maurizio Costanzo.

14 novembre 2006

Darfur: nuovi attacchi che si estendono in Ciad

Mentre viene denunciato un nuovo massacro della milizia araba "janjaweed", il vicino Ciad ha proclamato lo stato di emergenza in quasi tutto il Paese. Lo stato di emergenza, afferma il comunicato del governo ciadiano, «è stato istituito nelle tre regioni attualmente colpite dalle violenze, Uaddai, Wadi Fira (Biltin) e Salamat», nell'Est del Paese. La misura èstata inoltre estesa "in via preventiva alle regioni di Hadjer Lamis (Shari Baguirmi, a Ovest), di Bet (Borku, Ennedi, Tibesti, a Nord), di Moyen Shari (Sud) e nella città di N'djamena».
Il provvedimento, annunciato da una riunione straordinaria del consiglio dei ministri, è stato preso dopo i violenti scontri dei giorni scorsi fra comunità arabe e non arabe nel Ciad orientale, al confine con il Darfur, nei quali secondo stime provvisorie sono morte oltre 300 persone. Il governo di N'djadema, già impegnato a fronteggiare una ribellione interna che sostiene sia appoggiata dal Sudan, ha accusato una milizia araba sudanese di aver provocato gli scontri etnici con frequenti incursioni nel Ciad a partire dalla regione confinante sudanese del Darfur, a sua volta in preda a un analogo sanguinoso conflitto etnico in cui imperversano le bande a cavallo dei janjaweed. Proprio ieri fonti militari dell'Unione Africana (Ua) hanno denunciato un nuovo attacco della milizia in un villaggio del Darfur, Sirba, 45 chilometri a nord di El Geneina, capitale del Darfur occidentale, nel quale sono stati uccisi almeno 30 civili, e feriti una quarantina. "Hanno saccheggiato il villaggio radendone al suolo la meta'".
Secondo il capo dei ribelli del National Redemption Front, Bahr Idriss Abu Garda, all'attacco di Sirba, durato quattro ore, hanno partecipato anche truppe dell'esercito nazionale di Khartoum, da sempre sospettato di essere mandante delle stragi di civili in Darfur. Fonti del governo hanno subito smentito.

Proprio oggi ad Addis Abeba, sede del quartier generale dell'Ua,l'Unione Africana, si e' svolto un vertice sul Darfur tra Unione africana, governo sudanese e Onu in cui e' stato deciso di finanziare con altri 77 milioni di dollari la missione Ua. I soldi permetteranno alla forza di interposizione africana di concludere il mandato a fine anno con un incremento di truppe e nuove attrezzature.

Da oggi e per tutta la settimana RaiNews24 si occuperà di Darfur. E lo farà mandando in onda il reportage "Darfur Africa. L'ultima ferita" di Riccardo Frugone e una puntata di "Atlante" e mettendo sul sito uno speciale dedicato al Sudan, per raccontare cosa sta succedendo in Darfur e cercare di capire le cause di questa ennesima crisi africana. Il reportage e la puntata di "Atlante" saranno visibili anche online, dalla pagina dello speciale Darfur pubblicata sul sito di RaiNews24. Di seguito, invece, gli orari dei passaggi in video:
REPORTAGE "Darfur Africa. L' ultima ferita"; Mercoledì 15 alle 4,17 in chiaro su raitre . Altri passaggi Lun 13 1.47 e 13.17, Mart 14 8.47 e 23.17, merc 15 4.17 e 15.47, giov 16 9.47 ven 17 12.17 e 17.47, sab 18 8.17 e 21.30
ATLANTE "Darfur Africa. L'ultima emergenza": in chiaro su raitre Giovedì 16 alle ore 4.17. Altri passaggi Lun 13 0.17, 4.47 e 11.47, mart 14 1.47, merc 15 14.17, giovedì 16 14.17 e 17.47, ven 17 8.47, sab 18 7.47 e 21.13, dom 19 11.17

06 novembre 2006

Nadia Cortassa campionessa straordinaria

L’Italia è campione del mondo nella stafetta femminile di Triathlon.
Nadia Cortassa, Beatrice Lanza e Daniela Chmet hanno tagliato il traguardo in 1h5'11", davanti alle statunitensi con 52 secondi di vantaggio. La squadra femminile italiana si è aggiudicata il primo posto al secondo Campionato Mondiale di Triathlon a squadre Elite che si è disputato a Cancun in Messico. Il tracciato di gara si compone di 250 metri a nuoto, 6,6 chilometri in bicicletta e 1.600 metri di corsa a piedi che ognuna delle tre atlete doveva percorrere prima di passare il testimone alla compagna di squadra.

Prima delle italiane a partire è stata Daniela Chmet, che nei 250 metri a nuoto è uscita dall'acqua terza, alle spalle delle canadesi e delle statunitensi. La Chmet ha mantenuto per il resto della sua prestazione la terza posizione, con un distacco minimo di 8" dalla seconda ed ha passato il testimone alla sua compagna di squadra, Beatrice Lanza.

la Lanza, nella conclusione del nuoto era già seconda, attaccata all'avversaria statunitense, proseguendo così per tutta la durata anche della prova di ciclismo. Con la corsa è poi passata in testa raccogliendo vantaggio utile per l'ultima azzurra, l’atleta di punta del nostro Triathlon, la straordinaria Nadia Cortassa.

La Cortassa ha gestito il vantaggio nel nuoto, si è manteneta davanti a tutte nei 6,5 km in bici, per prendere il volo nella corsa verso il traguardo iridato, lasciandosi alle spalle la medaglia d'argento USA e la Spagna, medaglia di bronzo.

Al termine di una gara durissima sotto la pioggia battente Nadia ha dichiarato: “Devo ringraziare Daniela e Beatrice perché mi hanno reso la gara molto facile, hanno lavorato duro prima di me e a quel punto io ho dovuto solo stare attenta a non farmi prendere”. A dir la verità Nadia è stata sin troppo modesta perché riuscire a tenere dietro di se una come la statunitense Michelle Linsey è stata un'impresa straordinaria quanto quella delle sue compagne che l’avevano portata in testa. Nadia Cortassa arriva a questo successo dopo aver sfiorato il podio più volte con tre quinti posti prestigiosi, uno alle olimpiadi di Atene nel 2004 e due ai mondiali 2005 e 2006. La Cortessa si conferma leader mondiale delle multidiscipline vincendo il secondo oro in meno di un mese dopo il successo conquistato insieme a Charlotte Bonin nella staffetta di duathlon durante i campionati mondiali di Rimini all'inizio ottobre.

03 novembre 2006

Darfur: continuano gli attacchi del governo potretto dalla Cina

Attacchi di milizie contro campi di rifugiati nel Darfur, nell'Ovest del Sudan, hanno causato, questa settimana, molte vittime, fra cui 27 bambini di meno di 12 anni. Lo hanno rivelato le Nazioni Unite.
Le milizie hanno attaccato otto campi, fra cui uno grande che ospita circa 3.500 rifugiati. Gli attacchi si sono verificati lunedì e martedì nell'area di Jebel Moon. Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha sollecitato tutte le parti in causa a cessare le azioni ostili e ha lanciato un appello al governo del Sudan perché faccia tutto quanto in suo potere per proteggere i civili. Gli attacchi nel Darfur occidentale hanno ucciso almeno 63 persone, metà delle quali bambini, mentre i ribelli accusano Khartoum di rimobilitare le milizie tribali "arabe" dopo aver subito due sconfitte militari al confine fra Sudan e Chad.
"Il governo ha iniziato a mobilitare ampliamente la Janjaweed, sopratutto nel Darfur occidentale, perché vogliono ripulire l'area e muoversi a nord verso il confine e sconfiggerci", ha detto Bahr Idriss Abu Garda, uno dei leader del Fronte Nazionale di Redenzione (Nrf).
La forza dell'Unione Africana, impegnata a far rispettare un trattato di pace che viene invece ignorato da governo sudanese e ribelli, ha reso noto che fino a 92 persone sarebbero morte nell'attacco dello scorso 29 ottobre condotto contro almeno quattro villaggi nell'area di Jabel Moun area, dove presenti le forze di entrambe le fazioni rivali.
I soldati dell'Ua hanno detto che il governo bombarda regolarmente l'area attorno e a nord della città di Tine, al confine Sudan-Chad. L'ultimo bombardamento era avvenuto il 23 ottobre.
I funzionari sudanesi respingono le accuse, dicendo di non aver mobilitato le milizie tribali "arabe". Dal canto suo l'esercito nega l'utilizzo di aeroplani Antonov, che rappresenterebbe una violazione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
Da Pechino il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir venerdì ha indicato che la questione del Darfur è stata esageratamente distorta, affermando poi che solo 10 mila persone sono morte nella regione, e continua ad opporsi alle forze dell’ONU. "Pensiamo che con un intervento ONU di ventimila uomini che si muovono sul nostro territorio, la situazione diventerebbe simile all’Iraq," ha detto Bashir inventando un paragone totalmente inadeguato tra due situazioni totalmente differenti.

La Cina, che ha stretto rapporti diplomatici ed economici con il Sudan, è uno dei membri che ha posto il veto al Consiglio di Sicurezza ed è stata accusata da vari gruppi umanitari di proteggere il governo del Sudan contro qualsiasi azione della forza internazionale nel Darfur. Amnesty International ha fatto appello al governo cinese affinchè verifichi che i suoi profitti economici dal Sudan non debbano essere sviluppati sulle uccisioni e deportazioni. Human Rights Watch ha detto in una dichiarazione giovedì che la Cina dovrebbe usare la sua crescente influenza economica in Africa per spingere i paesi quali il Sudan e lo Zimbabwe a migliorare i diritti dell'uomo. “La Cina insiste che non interferirà negli affari interni di altri paesi, ma inoltre sostiene di essere grande amica della gente africana” ha detto Sophie Richardson di Human Rights Watch. “Ma questo non quadra col rimanere in silenzio mentre le uccisioni di massa continuano in Darfur” ha aggiunto Richardson. Le politiche della Cina a detta del gruppo hanno sostenuto i governi africani responsabili di alcune delle peggiori violazioni di diritti umani sul continente.

Nel frattempo l’amministrazione statunitense ha rinnovato di un altro anno le sanzioni contro il governo sudanese, sottolineando la possibilità di nuove misure particolari dirette contro coloro che verranno identificati come responsabili delle violenze commesse in Darfur.
Nel rinnovare le misure restrittive imposte a Khartoum nove anni fa, il presidente Usa ha spiegato che la decisione è legata alle politiche e alle azioni del governo sudanese, “contrarie agli interessi Usa, rappresentando una minaccia straordinaria e inusuale alla sicurezza nazionale e alla politica estera del nostro paese”. Il portavoce del dipartimento della sicurezza nazionale ha poi precisato che sanzioni mirate (congelamento di fondi e divieto di ingresso negli Usa) potranno essere introdotte in un secondo momento per gli individui che verranno considerati da Washington “responsabili di nuove violenze in Darfur” o per coloro che “ostacoleranno il processo di pace” nella regione sudanese teatro dal febbraio 2003 di un conflitto interno.
Le sanzioni nei confronti del Sudan, imposte per la prima volta il 3 novembre del 1997, impediscono le importazioni negli Stati Uniti di merci sudanesi e prevedono per ogni cittadino statunitense il divieto di commercio con il governo di Khartoum, limitando così la presenza Usa nel business del petrolio. Dopo alcuni segnali di riavvicinamento, le relazioni tra Washington e Khartoum sono tornate nell’ultimo anno a farsi estremamente tese.

02 novembre 2006

Darfur: dichiarazione di Bush e accuse di Bondi

WASHINGTON - Il presidente statunitense George W. Bush ha sollecitato il governo del Sudan ad agire in fretta per porre termine al conflitto nel Darfur. Il presidente ha detto: "Il governo del Sudan deve capire che siamo seri e sinceri quando parliano della necessità che si diano da fare e collaborino con la comunità internazionale". Per Bush, una forza di pace internazionale "credibile ed efficace" è cruciale: "Gli Stati Uniti lavoreranno insieme alla comunità internazionale - ha concluso - per produrre un piano su come affrontare la questione e salvare vite umane".

Intanto in Italia polemiche sull'articolo pubblicato ieri sul quotidiano L'Unita' sul ruolo dell'Italia nel Darfur. 'E' ignobile e indecente - sottolinea Bondi - il tentativo di strumentalizzare per fini politici interni una situazione drammatica come quella del Darfur, cosi' come e' ignobile e indecente sollevare dubbi e insinuazioni sull'operato del governo Berlusconi e soprattutto nei confronti della dottoressa Barbara Contini, come fa l'Unita' e una trasmissione di Rai 3 in onda questa sera, che dovrebbe essere elevata da tutti a simbolo dell'impegno della comunita' italiana nell'ambito della cooperazione umanitaria internazionale e verso la quale dovremmo esprimere tutti, indistintamente, sentimenti di gratitudine e di ammirazione'.
'Mi rivolgero' percio' immediatamente al presidente e al direttore generale della Rai - conclude Bondi - per chiedere conto di una trasmissione infamante su Raitre e chiedero' nel medesimo tempo al ministro degli esteri di rispondere ad una interrogazione urgente su tale questione'.

Obsession: la guerra dell'islam radicale contro l'occidente