13 novembre 2009

L’Universo dal Big Bang a Dio

intervista a John Barrow

L’universo ha bisogno di noi? John Barrow, 53 anni, astrofisico di fama internazionale e docente a Cambridge, ha una sola risposta: SI. E giustifica la sua idea con una teoria fisica che concilia la scienza e la fede, il Big Bang e Dio.
Barrowvuole trovare una risposta scientifica alla domanda fondamentale che l’uomo si è posto da sempre:”Perché esistiamo?” Una domanda che fino a ora ha trovato numerose risposte, ma o esclusivamente materialistiche (il Big Bang e la casualità) o esclusivamente di fede(Dio creatore).
Per la maggior parte degli scienziati credenti, religione e scienza possono coesistere, ma separate, senza che nessuno spieghi le ragioni dell’altra. Barrow va oltre questa convivenza da “separati in casa”, e ha sviluppato una teoria scientifica che giustifica la presenza dell’uomo in un universo regolato solo da leggi fisiche, nel quale l’uomo ha sempre avuto un ruolo marginale, casuale, sicuramente non indispensabile. Invece per lo scienziato inglese non è necessariamente così.
E se non siamo qui per caso, qualcuno deve averlo voluto.

Barrow, autore di oltre 400 articoli scientifici e di 18 libri per il grande pubblico tradotti in 27 lingue, proprio per le sue ricerche al confine tra Dio e il Big Bang ha appena vinto il premio Templeton, che assegna ogni anno 1,6 milioni di dollari (il più sostanzioso premio al mondo) a chi fornisce “contributi eccezionali all’avanzamento della conoscenza nel mondo spirituale e nei rapporti tra religione e scienza” .

Un premio visto però, da molti ricercatori con diffidenza e ironia, atteggiamenti che testimoniano la tensione esistente tra il mondo scientifico e quello religioso, tra la ricerca razionale e la fede.
Barrow non è mai stato turbato dalle reazioni dei suoi colleghi.
Con il suo stile tipicamente inglese, calmo, pacato e determinato, continua le sue ricerche scientifiche sul rapporto tra vita, universo e conoscenza umana.
In questo campo è nato il suo fondamentale lavoro sul principio antropico, una controversa teoria che spiega i più profondi misteri dell’universo, collegandoli all’esistenza stessa dell’uomo.

Le più avanzate ricerche cosmologiche dimostrano come le caratteristiche che rendono il nostro universo adatto alla vita siano in realtà estremamente improbabili da realizzare. Tali che nessuno scienziato scommetterebbe mai sulla formazione di un universo come il nostro.

Eppure, nonostante le probabilità avverse, noi siamo qui.
Quindi, dice Barrow, nello studio delle leggi che regolano il cosmo e per capire perché, tra tutti gli universi possibili, si sia sviluppato proprio il nostro,, così particolare, non si può prescindere dal fatto che noi esistiamo. Potrebbe essere una questione di pura fortuna, ma questa è solo una delle risposte possibili.
Una seconda attribuisce all’uomo un ruolo attivo nella determinazione delle leggi dell’universo..
Lo afferma la stessa fisica quantistica, secondo la quale ogni fenomeno fisico avviene solo se c’è qualcuno ad osservarlo.
Oppure, ancora, potrebbe essere valida la risposta religiosa, e l’uomo sarebbe davvero un essere privilegiato messo al centro di un universo creato a sua misura.

Al di là delle infinite discussioni tra fede e scienza, Barrow, con il suo principio antropico, ha lanciato ai cosmologi di tutto il mondo una sfida: trovare la ragione scientifica della nostra presenza nel cosmo.
Oppure, spiegare perché, tra tutti gli universi possibili, si è sviluppato proprio il nostro.
Una sfida razionale che la scienza non può non cogliere.

Il principio antropico e la fede di Barrow
Di Roberto Trotta, astrofisico dell’Università di Oxford

Professor Barrow, lei è famoso per il suo lavoro sul principio antropico. Di cosa si tratta esattamente?

- Le leggi della Natura, come noi le conosciamo, permettono l’esistenza di molti universi differenti, che si distinguono l’uno dall’altro per il fatto di avere avuto inizio in condizioni solo leggermente diverse.
Secondo questa teoria, chiamata “inflazione eterna”, in ogni punto dello spazio potrebbe nascere un nuovo sub-universo. Ogni sub-universo si espanderebbe molto velocemente e costituirebbe una bolla all’interno della quale le costanti della natura (per esempio, la costante di gravità o la velocità della luce, ndr) potrebbero essere differenti da quelle del nostro universo.
Il cosmo che conosciamo sarebbe in effetti una sola di queste bolle. Ma la generazione delle bolle, e anche del nostro universo, ha un aspetto casuale dovuto al fatto che segue le leggi della fisica quantistica. Nella meccanica quantistica, infatti, le leggi fisiche sono probabilistiche, e quindi legate al caso. Possono solo fornire la probabilità e non la certezza che un certo fenomeno si verifichi.
Tra gli universi possibili, il nostro è eccezionale, perché è adatto alla vita. Il principio antropico è un modo di interpretare questo fatto straordinario, e spiegare scientificamente la nostra stessa esistenza nell’universo.

Come può una teoria scientifica giustificare la presenza di vita intelligente nel cosmo?

- La domanda che dobbiamo porci è: “quale probabilità di esistere ha un universo che abbia determinate proprietà, per esempio l’esistenza di forme di vita in grado di osservarlo? “
Consideriamo per esempio la costante cosmologica, detta Lambda, che indica la densità dell’energia oscura presente nell’universo e il cui valore è stato determinato solo sperimentalmente.
Possiamo ipotizzare che esista una teoria in grado di determinare in maniera precisa il valore di tale costante. Purtroppo al momento non disponiamo di tale teoria e, per quanto ne sappiamo, può anche darsi che la quantità di energia oscura presente nel nostro universo, pari al settanta per cento dell’universo stesso, sia semplicemente il risultato di un processo casuale.
Se però Lambda avesse un valore più grande di quello che effettivamente osserviamo, allora non ci potrebbe essere la vita come noi la conosciamo.
Nelle leggi della fisica oggi utilizzate per descrivere il cosmo, infatti, ci sono degli elementi casuali.
Un altro per esempio è rappresentato dall’asimmetria tra materia e antimateria. Il nostro universo è costituito da materia, e non da antimateria. E questo è il risultato di un processo casuale, che avrebbe potuto dare anche un esito diverso.
Dal punto di vista statistico, il nostro universo, fatto di materia, e dove Lambda ha il valore che effettivamente osserviamo, ha una bassa probabilità di esistere.
Altri universi, più probabili, sarebbero però del tutto impossibili da osservare, per il semplice fatto che le condizioni al loro interno non permetterebbero affatto l’evoluzione della vita.
Il principio antropico introduce la certezza che noi esistiamo nel calcolo delle probabilità dell’esistenza del nostro universo.

Secondo molti suoi colleghi, il principio antropico è solo una scorciatoia per aggirare la nostra ignoranza delle leggi fondamentali della natura. Come ribatte?

- Ancora non sappiamo come le varie leggi della natura siano scaturite da un’origine comune, fossero cioè unificate quando l’universo ha avuto inizio. E’ certo però che in futuro faremo ulteriori passi lungo la strada della loro unificazione. E secondo me il principio antropico è una parte fondamentale e irrinunciabile di questo processo. Non si può fare a meno dei principi della fisica quantistica, che determinano solo la probabilità che accada un fenomeno. E in fisica quantistica la presenza di un osservatore, cioè dell’uomo, è necessaria alla determinazione delle leggi fisiche, quindi della struttura dell’universo.

Non si rischia di scivolare nella filosofia, senza alcuna possibilità di verifica scientifica?

- La cosmologia è unica tra le scienze, perché non è possibile fare esperimenti, ma solo raccogliere osservazioni e cercare correlazioni fra di esse. Se, per esempio, una certa teoria predice che le galassie più massicce devono essere più blu, i cosmologi per provarla non possono fare altro che osservare un gran numero di galassie e verificare se effettivamente quelli più massicce sono più blu. Si tratta di un surrogato del metodo sperimentale, il quale richiederebbe di creare apposta in laboratorio una galassia massiccia e osservare se effettivamente sia blu.
Cosa che chiaramente non possiamo fare in pratica!
Il principio antropico rimane per me una parte fondamentale della nostra indagine sul cosmo, perché lega la nostra esistenza, i limiti della nostra indagine scientifica, alle caratteristiche che effettivamente osserviamo nell’universo che viviamo.
Trovo straordinario che l’universo sia così semplice che noi riusciamo capirlo e interpretarlo.
L’universo è molto più semplice del cervello umano, o persino della società umana”

Il principio antropico ha una forte connotazione religiosa. Da scienziato, come concilia la prospettiva spirituale con l’indagine razionale del cosmo?

- Molti dei recenti sviluppi nella scienza hanno avuto un forte impatto culturale e suscitato un grande interesse da parte di teologi e filosofi. Questo è particolarmente vero nel campo della cosmologia, perché in un certo senso si occupa di un progetto sovraumano.
Gli eventi cosmologici procedono molto lentamente e si sviluppano su enormi scale spaziali e temporali, dimensioni che li rendono fisicamente intoccabili, inattaccabili dall’influsso umano.
In confronto, tutta la biologia è un processo estremamente complesso e molto più disordinato.
Esiste una lunga tradizione di ispirazione reciproca tra il pensiero religioso e la ricerca astronomica.
Quando la scienza arriva a porsi domande fondamentali, come la nascita dell’universo, si crea una profonda risonanza con il pensiero religioso.

Quali sono, secondo lei, i rapporti tra scienza e fede?

- Penso che un approccio maturo permetta di riconoscere che entrambi gli aspetti sono importanti. Sono contrario a una materializzazione della scienza, del tipo sostenuto, per esempio, dal biologo Richard Dawkins. Si slitta nell’ideologia, che quando diventa fondamentalista è estremamente insoddisfacente, sia nell’ambito religioso che in quello scientifico.

Lei è una persona religiosa?

- Direi che sono una persona con una forte prospettiva religiosa, che però non è in contrasto con la mia attività di scienziato.

27 ottobre 2009

Gesù e Salvatore

Si chiama Salvatore il mendicante che tutte le mattine incontro dentro la chiesa di SS. Pietro e Paolo, la sua è una vita straordinaria quanto incredibile e piena di sofferenza. Nato a Lampedusa 61 anni fa è rimasto orfano da piccolino, lasciata l’isola natale a 15 anni ha cominciato la sua vita sulla strada, girando l’Italia in lungo e in largo fino ad arrivare a Roma dove vagando da un centro Caritas all’altro riesce a mangiare solo quando la fila dei poveri davanti alla mensa non è troppo lunga, spesso infatti rischia di arrivare che è già finito tutto. Quest’estate si è beccato un’intossicazione per aver mangiato un panino raccolto per strada, lo sapeva che non doveva farlo, il medico glielo aveva detto, ma lui quel giorno aveva troppa fame. Si può lavare solo una volta ogni venti giorni a Lepanto, anche lì in fila insieme a tanti italiani e stranieri, di questi ultimi invidia addirittura i centri di accoglienza e i campi periferici adibiti per i rom, per lui invece che è italiano e solo non c’è posto da nessuna parte. Dorme al freddo, nel parcheggio sotto la strada sopraelevata dello Sheraton Hotel, dove in modo beffardo si confrontano il lusso degli altri e la sua povertà. Ora per lui inizia il periodo peggiore perché la temperatura scende e i suoi reumatismi alle gambe lo aspettano al varco. Ne ha visti tanti morire di freddo, anche più giovani di lui, come quel tale che veniva da Barcellona ed è morto di notte dormendo su un cartone a stazione Ostiense. Se le ricorda bene Salvatore quelle nottate di ghiaccio, quando i poliziotti del turno di notte gli dicevano di alzarsi e muoversi, altrimenti rimanendo fermi rischiavano di morire. Non si poteva dormire in quelle notti, se non ti uccideva il freddo rimanevi sfigurato per le secchiate di acido tirate da giovani delinquenti che fanno il “barbon tour” notturno, divertendosi a torturare i poveracci. Dopo le notti insonni spesso Salvatore crollava di botto alle 6 di mattina distrutto dal sonno, oggi indossa un bel giacchetto di montone usato che gli ha portato un signore qualche giorno fa: “Il mio cane mangia e dorme meglio di te” ha dovuto amaramente ammettere il benefattore di turno, realizzando che gli esseri umani sono spesso trattati peggio delle bestie. Ma Salvatore ha una grande forza spirituale che lo sostiene e me lo testimonia raccontandomi che un anno fa stava come tutte le mattine davanti alla Chiesa quando è crollata una parte molto pesante delle statue di marmo proprio sopra l’entrata. I viglili sopraggiunti si sono stupiti di come Salvatore sia potuto sopravvivere a quel crollo, lui ha spiegato che a salvarlo è stato Sant’Antonio a cui si affida nelle sue preghiere ogni giorno. La sua fede è incrollabile e lo sostiene, ne trova riscontro anche nelle persone che lo aiutano, le suore e i volontari delle mense e soprattutto Don Matteo della comunità di Sant’Egidio a trastevere. Quando parla di loro è l’unico momento in cui Salvatore sorride, con loro passa ogni anno il Natale a Santa Maria in Trastevere, l’unico momento veramente sereno di ogni anno che passa tra enormi difficoltà e sofferenza. Gli offro qualche euro e lui mi ringrazia benedicendomi, i suoi occhi risplendono della luce di Cristo e io guardandolo mi vergogno dei miei problemi piccoli, piccoli e ringrazio Dio di avermi fatto incontrare questo umile gigante solitario. Sono le persone come lui che ci fanno rendere conto di come la nostra vita sia piena di cose e problematiche vane, Salvatore molto più che della mia elemosina aveva bisogno di qualcuno che lo ascoltasse, la sua solitudine lo porta spesso a parlare da solo, mentre mi dice questo è l’unico momento in cui il pianto gli si strozza in gola, la freddezza di tanta gente che avvicina lo attanaglia più del freddo della notte e il vuoto della solitudine più del vuoto allo stomaco. Quante cose avrebbe da testimoniare come maestro di fede e di vita questo “Povero Cristo” se solo qualcuno si fermasse cinque minuti ad ascoltarlo. La solitudine di Salvatore è quella di Gesù nel tabernacolo, entrambi ci aspettano ogni giorno dentro quella chiesa, soli e abbandonati.

06 ottobre 2009

Un master plan per la via Francigena

FIRENZE. La Regione Toscana vuole realizzare infrastrutture ad impatto ambientale zero lungo i 400 chilometri di via Francigena, l'antico sentiero di pellegrinaggio, e per questo ha elaborato un vero e proprio Master Plan, approvato nei giorni scorsi dalla Giunta regionale su iniziativa dell'assessorato al turismo, cultura e commercio.

L'operazione, se le parole hanno un senso, non è semplice dato che il Master Plan individua in parallelo e talvolta intersecato con quello a piedi, un percorso per le macchine da utilizzare al minimo come "by-pass". In ogni modo almeno in alcuni tratti all'impatto zero ci si potrà davvero avvicinare.

«Da tempo - ha dichiarato l'assessore al Turismo Paolo Cocchi - la Regione Toscana ha assunto come priorità cultural-turistica la valorizzazione di un itinerario che attraversa da nord a sud il suo territorio, toccando la Toscana più medievale, immerso in un paesaggio di straordinario fascino che niente ha da invidiare al più celebre Cammino di Santiago. Un itinerario che può veramente, per bellezza e capacità di evocazione, essere preso come paradigma del nuovo modo di viaggiare slow, facendo del viaggio - a piedi, a cavallo, in bici o anche in macchina - un viaggio interiore, un percorso dello spirito, religioso o laico che sia, che arricchisce la storia e l'esperienza personale».

Al piano stanno lavorando da due mesi Regione, province e comuni per definire entro il 30 settembre un quadro complessivo e cantierabile degli interventi necessari per poi trasferire ai comuni interessati i finanziamenti regionali per le realizzazioni. Tre milioni saranno destinati alla realizzazione di segnaletica, arredo urbano, restauri e messa in sicurezza dei percorsi, attrezzature delle aree di sosta e punti di informazione secondo le modalità e la scelta dei materiali prevista nel Master Plan, secondo le caratteristiche ambientali e storiche delle diverse zone della Toscana.

«In termini di sviluppo economico sostenibile - ha continuato Cocchi - la Francigena ha tutte le potenzialità per divenire un formidabile volano per il turismo. Per poter competere con l'omologo Cammino di Santiago, che vede transitare ogni anno centinaia di migliaia di pellegrini-turisti-escursionisti, è però necessario che il percorso sia ben segnalato, a partire dalla grande viabilità fino al percorso escursionistico, percorribile in sicurezza, attrezzato con punti di sosta, informazione e accoglienza e con strutture ricettive adatte ai pellegrini e ai turisti slow. Questi interventi di carattere generale daranno omogeneità al percorso». Il metodo di lavoro adottato dalla Regione, sarà proposto dalla Toscana, che è capofila del progetto interregionale "Via Francigena", anche alle altre Regioni che fanno parte del progetto per realizzare una Via Francigena italiana.

21 settembre 2009

Beati quelli che si adoperano per la pace



perché saranno chiamati figli di Dio.

15 settembre 2009

Mariologia

Già i primi Padri della Chiesa e cristiani ne parlano.

Nella tradizione degli Ortodossi e anche dei Cattolici, alcune immagini bizantine della Vergine Maria sono addirittura attribuite a S. Luca, l'evangelista. Una trentina di COPIE di questo ritratto lucano di Maria si trova a Roma (cf. Martigny, Dict. des antiq. chrét., Paris, 1877, p. 792). Agostino però afferma che non ci è tramandato e dato di sapere la vera immagien della Vergine (de Trinit. VIII, 5, P.L., XLII, 952).

St Ignazio di Antiochia (50-98 (o 117) d.C.) scrive agli Efesini (capitoli XVIII-XIX), ancora in tempi apostolici (ovvero quando gli apostoli, o alcuni di loro, erano ancora vivi), dove spiega loro la connessione tra i misteri della vita di nostro signore Gesù Cristo e i misteri della vita di Maria vergine (come la nascita verginale e la annunziazione).

Della venerazione di Maria ne parla già S. Ireneo (II secolo, nato tra il 115 e il 125 d.C.), discepolo di Policarpo (64-155 d.C.) che fu discepolo diretto di Giovanni Apostolo l'Evangelista. S. Ireneo già nella metà del II secolo sulla venerazione di Maria vergine (adv. haer., V, 17, P.G. VIII, 1175)

La lettera sub-apostolica "Epistola ad Diognetum", di autore sconosciuto ma che fa riferimento al vangelo e alle lettere Paoline, di Giovanni e di Pietro, parla di Maria come la anti-tesi di Eva. La lettera fu scritta tra il 250 e il 300 d.C. (anche se alcuni la collocano anche al 170 d.C.)

S. Giustino (100-130 d.C.) e Tertulliano (ca. 160-ca. 225 d.C.) parlano entrambi estensivamente su Maria e la vita di questa.

Molti altri Padri della Chiesa parlano di venerazione Mariana, tra cui S. Agostino, S. Jerome, S. Giovanni Damasceno, etc, etc...

S. Agostino (354-430 d.C.) in particolare parla di hyperdulia ('dulia' è venerazione ed onore rivolti ad un santo, contrapposto a 'latria' adorazione dovuta a Dio solo) ovvero la speciale venerazione che va offerta a Maria vergina (De Civ. Dei, X, ii, 1)


Dagli scritti, sia della Sacra Scrittura (in particolare gli Atti degli Apostoli e le lettere Paoline) che quelli dei Padri della Chiesa dei primi secoli, si può supporre, quasi con certezza, che la venerazione della beata vergine Maria era già presente al tempo degli apostoli.

11 settembre 2009

NEVER FORGET



FIREFIGHTER'S PRAYER

When I'm called to duty God wherever flames may rage
grant me the strength to save a life whatever be its age

Help me to embrace a little child before it is too late
or save an older person from the horror of that fate

Enable me to be alert to hear the weakest shout
and quickly and efficiently put the fire out

I want to fill my calling Lord and give the best in me
to guard my every neighbor and protect his property

And if according to your will I am to lose my life
God bless with your protecting hand my children and my wife

from FDNY LODD Memorial

01 agosto 2009

Trentino coast to coast



il viaggio che sognavo da mesi finalmente oggi è iniziato,mia moglie sulla microbike, io e i bimbi sulla gazelle cabby con kit microbike.

Partenza da villabassa dove lasciamo la macchina, scarichiamo le bici e partiamo sulla ciclabile direzione brunico, la pista è stupenda viaggiamo con il sole in faccia e il sorriso stampato di chi sta facendo la vacanza perfetta, ma dopo soli quattro km sulla prima salitA di rilievo... [leggi tutto]