Maria tu mi sostieni fin da piccolino, dammi forza e illuminami sempre, mio faro di luce
24 agosto 2010
SUDAN: CHIESA PROMUOVE 101 GIORNI PREGHIERA PER RICONCILIAZIONE
Mons.
Mazzolari e' appena rientrato a Rumbek, dopo aver compiuto una visita in varie zone del Sudan, dove probabilmente a gennaio (ma la data non e' ancora stata ufficializzata), si terra' un referendum importante per l'indipendenza del Sud Sudan. Si tratta di un passaggio delicato per l'equilibrio politico-sociale della nazione, un passo in avanti decisivo verso la democratizzazione, dopo un lunghissimo periodo di conflitto. Gli stessi vescovi, in una recente nota, hanno definito l'attuale situazione ''un momento storico di cambiamento'' che fara' si' che il Sudan ''non sia piu' quello di prima''.
''La Chiesa cattolica - spiega al quotidiano della Santa Sede il presule - e' impegnata al massimo per garantire che il processo di democratizzazione avvenga in maniera pacifica, evitando ulteriori sofferenze alla popolazione. Dal 21 settembre al primo gennaio, in coincidenza con la Giornata mondiale della pace in tutte le diocesi del Sudan si svolgeranno momenti di preghiera e altre iniziative, per esortare governanti e cittadini a promuovere il bene comune e a rendere il referendum un momento di maturita' democratica e non pretesto di conflittualita' e di divisione''.
Il Sudan conta circa quaranta milioni di abitanti, di cui l'80 per cento sono musulmani e il 17 per cento cristiani.
Mons.
Mazzolari non nasconde le difficolta' per la comunita' cristiana, in particolare nel nord del Paese, governato dalla legge islamica: ''Nel nord - ricorda - i cristiani soffrono e non c'e' rispetto per i diritti religiosi. C'e' molta intolleranza verso i non musulmani''.
20 gennaio 2010
Sud Sudan: patto segreto tra Joseph Kony e Al Bashir
Che Joseph Kony, capo del Lord’s Resistence Army (Lra), e Al Bashir, presidente dittatore del Sudan, fossero in combutta da almeno 20 anni lo sanno tutti, che i due sono ricercati dal Tribunale Penale Internazionale (TPI) per crimini di guerra è un’altra notizia nota, ma che si accordassero per boicottare la secessione del Sud Sudan in un momento in cui tutto il mondo guarda a quanto avviene nella regione meridionale sudanese è davvero troppo.
La cosa è molto grave, perché il Sudan People Liberation Movement che amministra il Sud Sudan, pur di ottenere l’indipendenza da Khartoum, sarebbe disposto alle estreme conseguenze, che detto in parole povere significa scendere in guerra. Una nuova guerra tra il Sud Sudan e il Sudan incendierebbe tutta la regione dei Grandi Laghi. Questo a causa di una serie di alleanze regionali, a volte trasversali, che metterebbero diversi paesi uno contro l’altro. Di sicuro l’Uganda scenderebbe in campo al fianco del Splm, mentre la il Congo RDC potrebbe passare dalla parte sudanese, così come la Repubblica Centrafricana (c’è un trattato di mutuo soccorso tra i tre). Di sicuro lo faranno i gruppi ribelli che operano in quelle aree. Questo potrebbe provocare la reazione del Rwanda che da anni rivendica alcune terre congolesi. [leggi tutto]
21 settembre 2009
23 giugno 2009
Iran: Onu troppo prudente e tardivo
11 dicembre 2008
Presa in giro universale dei diritti dell'uomo
L'assemblea dell'Onu è controllata dal G77, il gruppo di 130 Paesi ritenuti “in via di sviluppo”, che comprende l’intero “Who’s who” delle peggiori dittature del pianeta: Iran, Siria, Pakistan, Corea del Nord, Cuba… Queste nazioni rappresentano la larghissima maggioranza dei membri dell’organizzazione e, votando in blocco, tengono in pugno l’assemblea. La posizione di leadership nel G77 appartiene agli stati arabo-musulmani, che hanno così un mezzo efficace per orientare a loro favore qualunque decisione debba essere presa a maggioranza.
E questo spiega pure perché il curriculum in materia di diritti umani dell'Onu sia così aberrante. Anche lasciando perdere le patologie del sistema, che certo non sono eccezioni (chessò: gli stupri dei caschi blu in Congo e Sudan), gli organismi dell'Onu riescono a fare schifo anche quando si muovono secondo le regole. Tipo la Commissione Onu per i diritti umani, che come scrisse il New York Times era composta da «alcuni dei regimi del modo più impegnati a violare questi diritti» (tanto che ha dovuto dichiarare fallimento per indegnità politica e morale nel 2006), la cui unica unica preoccupazione era quella di condannare Israele qualunque cosa facesse. Oppure la Commissione per lo Status delle Donne, tra i cui membri figurano stati islamici nei quali la lapidazione delle adultere, le mutilazioni genitali femminili e il divieto alle donne di guidare un’automobile sono prassi corrente.
O, ancora, la Unfpa (United nation population fund), l’agenzia Onu che ha per scopo la diffusione del controllo delle nascite. Dispone di un bilancio da 6 miliardi di dollari, con il quale interviene in 140 Paesi. Gli Stati Uniti le tolsero i finanziamenti dopo che questa aveva appoggiato la politica cinese di riduzione delle nascite. Politica che il libro "Contro il cristianesimo - L’Onu e l’Unione europea come nuova ideologia", scritto da Eugenia Roccella, Lucetta Scaraffia e Assuntina Morresi, descrive così: «Dopo il primo figlio alla donna viene imposto l’inserimento di uno Iud, Intra uterine device (la spirale, ndr), e, se rimane ancora incinta, è costretta ad abortire». Per chi sgarra sono previsti «distruzione della casa, totale isolamento sociale, talvolta uccisione dei neonati; più spesso i bambini nati contro la legge sono sottratti alle famiglie e abbandonati negli orfanotrofi». Di tutto questo, ricorda il libro, la Unfpa è stata complice: ha «fortemente contribuito a finanziare la politica coercitiva cinese, le ha garantito supporti tecnici e ha collaborato fornendo le proprie competenze, per esempio nell’organizzazione e nell’analisi dei dati. Ma, peggio di tutto, non ha mai denunciato i responsabili di questa gigantesca violazione dei diritti umani, anzi li ha coperti fin quando è stato possibile».[leggi tutto]
21 ottobre 2008
Aumenta l'esodo dei cristiani nel nord dell'Iraq
L'ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite ha affermato che sarebbero 1.560 le famiglie che hanno abbandonato la città di Mosul nell'ultima settimana, mentre gli evacuati sarebbero circa 9.400 persone.
Secondo una nota distribuita dalle autorità locali, si tratterebbe di quasi la metà di tutta la comunità cristiana della città.
Attualmente migliaia di uomini, donne e bambini hanno bisogno di cibo, vestiario e medicinali, sostiene l'emittente pontificia.
“Le persecuzioni contro i cristiani hanno anche un valore altamente simbolico”, ha spiegato monsignor Raymond Moussalli, vicario del vescovado caldeo in Giordania, che si occupa da tempo dei rifugiati cristiani iracheni nel regno hashemita.
“Stiamo assistendo ad una vera e propria guerra ai cristiani, bisogna rendersene conto, prima che sia troppo tardi – avverte –. Un Iraq senza cristiani sarà un Paese più povero e ciò avrà ripercussioni negative sui cristiani di tutto il Medio Oriente”.
Nel frattempo, continuano le operazioni di polizia a Mosul per porre fine agli attacchi.
Nelle ultime 24 ore sono stati eseguiti dieci arresti. Il Ministro della Difesa iracheno Abdul Qader al-Ubeidi ha definito domenica gli attacchi contro i cristiani una “campagna di minacce organizzata”.
08 ottobre 2008
Sudan anticristiano
Khartoum - In Sudan una fatwa, un pronunciamento di un'autorità islamica, ha proibito ai musulmani di votare per un cristiano. Lo riferisce la rivista internazionale di studi mediorientali "Memri", ricordando che gli ex ribelli del Movimento di liberazione del popolo sudanese (Splm), al Governo in Sud Sudan e che partecipa al Governo centrale sudanese di Khartoum, hanno candidato il loro leader alle elezioni presidenziali.
Il periodico pubblica un articolo fortemente critico nei confronti della fatwa apparso sul quotidiano sudanese "Al Sahafa", nel quale si ricorda che gli accordi di pace, firmati il 9 gennaio 2005 fra il Governo di Khartoum e i ribelli del Sud Sudan, stabilirono il principio che un non islamico venisse eletto alla vicepresidenza della Repubblica. Secondo il giornale, la contraddizione fra il contenuto dell'accordo del 2005 e la fatwa è un tentativo del partito al potere a Khartoum, guidato dal presidente sudanese Omar el Bashir, "di sfruttare la religione per scopi politici".
11 settembre 2008
Con Robinik per non dimenticare
Non è semplice raccontare ad una bambina cosa sia stato l’11/9. Eppure tutto intorno qualcosa sembra già raccontarlo. Forse è solo un’impressione ma NY qui è meno caotica, sicuramente meno chiassosa. Le persone camminano con un modo di fare “più raccolto”, come è raccolto il modo in cui ci si avvicina ad un dolore così forte.
Giusto il tempo di girare sulla Fulton St. e quello che vedo mi lascia senza parole. La cosa che colpisce di più di Ground Zero è l’aria. L’enorme spazio d’aria lasciato dai giganti caduti.
Entriamo nel WTC Path Station ed anche i bimbi smettono di parlare. Non che ci sia nulla di particolare. Alla fine per una persona che non sa cosa sia successo tutto quello che ci circonda sembra solo un cantiere. Memorial WTCMa cè qualcosa nell’aria, il silenzio delle persone, cosa inimmaginabile nella grande mela, che fanno percepire che qualcosa è successo e che la gente non ha ancora dimenticato.
Le persone che si sono recate qui hanno perso le parole. Ci sono solo volti coperti di stupore e rammarico. Sono passati sette anni ma ancora una spiegazione non la si trova. [leggi tutto]
05 giugno 2008
Ahmadinejad e cultura Basiji, tra orrori del passato e apocalissi future
Ahmadinejad gongola della sua alleanza con i Basiji. Appare in pubblico indossando il foulard bianco e nero tipico del Basiji e, nei suoi discorsi, esprime costanti apprezzamenti nei confronti della “cultura Basiji” e “del potere Basiji”, attraverso il quale “l’Iran odierno fa sentire la sua presenza sulla scena diplomatica internazionale”. L’ascesa di Ahmadinejad con l’appoggio del Basiji significa che la Rivoluzione iraniana, lanciata quasi trent’anni fa, è entrata in una fase nuova e inquietante. Una generazione di iraniani più giovani, la cui visione del mondo fuplasmata durante le atrocità del conflitto fra Iran e Iraq, è giunta al potere, brandendo un’impostazione ideologica della politica più fervente rispetto a quella dei suoi predecessori.
I figli della Rivoluzione ne sono oggi diventati i capi.
I Basiji, un movimento di massa creato da Khomeini nel 1979 e militarizzato dopo lo scoppio della guerra al fine di integrare le fila del suo esercito assediato. I Basiji Mostazafan, o “mobilitazione degli oppressi”, erano una milizia volontaria, i cui membri erano ancora minorenni. Entusiasti e numerosi (a migliaia) marciavano verso la loro fine. I giovani sminavano i campi con i loro stessi corpi.
Il sacrificio dei giovani del Basiji era orrendo. Ma oggi non è motivo di onta per la nazione, bensì di orgoglio. Dalla cessazione delle ostilità contro l’Iraq nel 1988, i Basiji sono diventati sempre più numerosi e influenti. Sono stati utilizzati come squadra del buoncostume per far rispettare la legge religiosa, mentre le “unità speciali” del movimento sono state impiegate come truppe d’assalto contro le forze dell’opposizione. Nel 1999 e 2003 i membri del Basiji furono utilizzati per reprimere le proteste studentesche. Nel 2005 rappresentarono lo
zoccolo duro della base politica che portò alla presidenza Mahmoud Ahmadinejad, istruttore ai giovani Basiji durante il conflitto.
Questo “educatore speciale” visitava le scuole e sceglieva personalmente i martiri durante le esercitazioni paramilitari obbligatorie per tutti i giovani iraniani. I film propagandistici, come il film per la tv del 1986 intitolato “Un contributo alla guerra”, celebravano questa alleanza fra gli studenti e il regime e ostracizzavano i genitori che cercavano di salvare la vita dei propri figli. Alcuni genitori, tuttavia, erano invogliati con incentivi. L’arruolamento nei Basiji rappresentava per i più poveri un’opportunità di progresso sociale.
La principale tattica di combattimento adottata dalla milizia Basiji era l’attacco con l’onda umana: bambini e adolescenti poco armati avanzavano verso il nemico perfettamente allineati lungo righe continue. Poco importava se cadevano sotto il fuoco nemico o innescavano le mine con il loro corpo: la cosa essenziale era che i Basiji continuassero ad avanzare, calpestando i brandelli mutilati e lacerati dei compagni caduti, procedendo inesorabilmente verso la propria morte, come un’incessante onda umana. Una volta aperto un varco verso le forze irachene, i comandanti dell’esercito iraniano inviavano le loro truppe più addestrate e preziose, quelle della Guardia rivoluzionaria.
Ogni Basiji deve “comprendere che è un ‘guerriero di Dio’, per cui la gratificazione e il senso di realizzazione non vengono tanto dal risultato dello scontro, quanto dal fatto di parteciparvi”.
La figura misteriosa in grado di scatenare tante emozioni è quella dell’“imam nascosto”, un personaggio mitico che ancora oggi influenza i pensieri e le azioni di Ahmadinejad. Gli sciiti chiamano imam tutti i discendenti maschi di Maometto e attribuiscono loro una natura semidivina. Hussein, ucciso a Karbala da Yazid, fu il terzo imam. Suo figlio e suo nipote il quarto e il quinto. Alla fine della discendenza, c’è il “dodicesimo imam”, di nome Maometto. Alcuni lo chiamano Mahdi (“colui che è guidato da Dio”) mentre per altri è l’imam Zaman (da sahib-e zaman, “il guardiano del tempo”). Nato nell’anno 869, fu l’unico figlio dell’undicesimo
imam. Nell’874 scomparve senza lasciare traccia, ponendo termine alla discendenza di
Maometto. Secondo la mitologia, il dodicesimo imam sopravvisse. Gli sciiti credono che si sia ritirato dal mondo all’età di cinque anni, e che presto o tardi emergerà dal suo “nascondiglio”
per liberare il mondo dal male. Secondo la tradizione sciita, un governo islamico legittimo potrà esistere solo dopo che il dodicesimo imam sarà riapparso: fino a quel momento gli sciiti devono limitarsi ad attendere, mantenere la pace con il governo illegittimo e ricordare il nipote del Profeta, Hussein.
Ahmadinejad crede che questi eventi siano prossimi e che gli uomini che vivono attualmente sulla terra possano influenzare i tempi del piano divino.
La prospettiva di vedere armi nucleari in mano a quest'uomo è terrificante. La domanda non posta è la seguente: Ahmadinejad sta cercando lo scontro con l'Occidente perché si ritiene protetto dal ritorno imminente dell'Imam Nascosto? Oppure sta forse cercando di provocare il caos in modo da accelerare i tempi del suo ritorno? Il sospetto strisciante resta comunque che il Presidente iraniano voglia forzare lo scontro con l'Occidente per poter così ravvivare lo spirito della rivoluzione islamica ed allo stesso tempo accelerare i tempi del ritorno dell'Imam Nascosto."
Uno dei primi atti compiuti dal nuovo governo iraniano è stato quello di donare 10 milioni di sterline alla moschea di Jamkaran, una popolare meta di pellegrinaggio dove i fedeli lasciano in un luogo santo i propri messaggi diretti all'Imam Nascosto. Alcuni voci diffuse sostengono che Ahmadinejad e il suo governo abbiano siglato un "contratto" nel quale si impegnano a lavorare per il ritorno del Mahdi ed abbiano poi portato questo contratto alla Moschea di Jamkaran.
E’ stata questa la cultura che ha alimentato la visione del mondo di Mahmoud Ahmadinejad.. Dopo essere diventato sindaco di Teheran nell’aprile del 2003, Ahmadinejad ha sfruttato la sua posizione per costruire una rete di fondamentalisti islamici noti con il nome di “Promotori di un Iran islamico” (…). A novembre, il nuovo presidente iraniano ha aperto l’annuale “Settimana dei Basiji” nella quale si commemorano i martiri della guerra Iran-Iraq. Secondo quanto riportato da Kayan, pubblicazione fedele a Khamenei, circa nove milioni di Basiji (il 12 per cento della popolazione) hanno manifestato in favore del programma antiliberale di Ahmadinejad.
L’articolo raccontava che i dimostranti avevano “formato una catena umana lunga 8,7 km. Nella sola Teheran, circa 1.250.000 persone sono scese in strada”. Quasi nemmeno notata dai media occidentali, questa mobilitazione dimostra la determinazione con cui Ahmadinejad cerca di imporre la sua “seconda rivoluzione” e di spegnere le ultime scintille di libertà in tutto l’Iran. Alla fine del luglio 2005, il movimento Basiji ha annunciato un piano per portare il numero dei suoi membri da dieci a quindici milioni entro il 2010 (…). Che cosa questo significa è apparso chiaro a febbraio, quando i Basiji hanno attaccato il leader del sindacato degli autisti di mezzi pubblici, Massoud Osanlou. L’hanno tenuto prigioniero nel suo appartamento, e per convincerlo
a tenere la bocca chiusa gli hanno mozzato la punta della lingua. Nessun Basiji rischia di essere processato da un tribunale della legge per simili attacchi terroristici. La fiducia del movimento nel valore del autosacrificio violento rimane quella di sempre. Non esiste in Iran alcuna “commissione di indagine” per indagare sul suicidio collettivo pianificato dallo stato e durato dal 1980 al 1988. Al contrario, a ogni iraniano viene insegnato fin dall’infanzia il valore e la virtù del martirio.
Ahmadinejad è predisposto al pensiero apocalittico. A novembre, la nazione è rimasta scioccata da un video che mostrava Ahmadinejad mentre diceva ad un religioso di aver sentito la mano di Dio che ipnotizzava i leader mondiali durante il suo discorso alle Assemblee Generali dell'ONU.
Quando il mese scorso ci fu il crollo di un aereo a Teheran che ha provocato la morte di 108 persone, Ahmadinejad promise un'investigazione. Ma nel contempo aggiunse: "Ciò che importa è che essi hanno mostrato la via del martirio che dobbiamo seguire".
In una delle prime interviste tv dopo essere stato eletto presidente, si è mostrato entusiasta: “Esiste un’arte più bella, divina, eterna dell’arte del martirio?”. Nel settembre 2005, concluse il suo primo discorso all’Onu implorando Dio per il ritorno del dodicesimo imam. Finanzia un istituto di ricerca a Teheran il cui unico scopo è
studiare e, se possibile, accelerare, la venuta dell’imam. A una conferenza di teologia nel novembre 2005, ha sottolineato: “Il compito più importante della nostra Rivoluzione è preparare la via del ritorno del dodicesimo imam”. Una politica perseguita in alleanza con una forza sovrannaturale è imprevedibile. Perché un presidente iraniano dovrebbe impegnarsi in una politica pragmatica quando la sua presupposizione è che, tra tre o quattro anni, comparirà
il salvatore? Per questo Ahmadinejad ha perseguito una politica del confronto con evidente piacere. La storia dei Basiji prova che dobbiamo aspettarci mostruosità dall’attuale regime iraniano (…). I Basiji che una volta si aggiravano nel deserto armato soltanto di un bastone da passeggio oggi lavorano come chimici in stabilimenti per l’arricchimento dell’uranio.
25 marzo 2008
Apologia di una conversione
Articolo di Giuliano FerraraLa conversione al cattolicesimo del laico musulmano Magdi Allam, il suo battesimo come Cristiano, è stata un grande fatto pubblico, amministrato con coraggiosa saggezza dalla chiesa e dal suo nuovo fedele. Spero che le eventuali ripercussioni polemiche (non voglio pensare adesso a un sovraccarico di violenza intollerante contro l’apostasia) saranno fronteggiate con altrettanta saggezza e altrettanto coraggio.
Un pregiudizio secolarista vuole che la conversione, come la fede, debba restare un fatto privato, che in questo si esprima la sua sincerità. Ma è falso. I laici veri conoscono la storia della spiritualità umana e sanno che l’interiorità può essere solo il primo nucleo di una conversione o addirittura il suo esito finale quando il vaglio pubblico di un nuovo modo di vedere il mondo, e di essere nel mondo, approdi alla certezza di fede che la creatura umana appartiene alla terra che abita e al cielo che non conosce. Tutto sta alla libertà e all’inclinazione dell’individuo. Un catecumeno non è prigioniero della trasfigurazione radicale del suo animo, è un uomo libero che liberamente si mette alla sequela di Cristo in comunione con un popolo credente e con i suoi pastori. [leggi tutto]
20 marzo 2008
Diceva il vescovo di Mosul
A Mosul la situazione non migliora, come invece a Baghdad. È evidente che le forze della coalizione, guidate dagli Usa, hanno cominciato a “ripulire” il Paese dal sud, dove forti sono le influenze di Iran e Siria: Basra, Ramadi, Baquba e Baghdad. Man mano che procedevano gli Usa, i terroristi si sono spostati a nord, concentrandosi a Mosul. In questo modo l’America si è assicurata che i terroristi non vadano oltre, senza doversi scontrarsi con i curdi, alleati di Washington. Ma a questo punto la domanda urgente da porsi è: riusciranno mai a ripulire Mosul? Al momento non sembra ci sia una vero e proprio piano d’azione per normalizzare la città, ormai abbandonata a se stessa.
A Mosul la persecuzione religiosa è più evidente ed accentuata che altrove perché la città è divisa su linee appunto di appartenenza religiosa. A differenza di Kirkuk, che è divisa per linee etniche: qui curdi, turcomanni e arabi si contendono i cristiani e cercano di portarli dalla loro parte in diversi modi. A Mosul la divisione tra cristiani e musulmani è molto più netta. Di questa guerra è inutile dire che soffriamo tutti, al di là dell’appartenenza religiosa, ma sta di fatto che i cristiani a Mosul vengono messi ancora davanti a scelte ben precise, oltre alla fuga: la conversione all’islam; il pagamento della jizya - la tassa di "compensazione" chiesta dal Corano ai sudditi non-musulmani; o la morte. I responsabili di tali azioni e intimidazioni sono i terroristi, ma anche gruppi di semplici criminali che si approfittano dell’Islam per trovare modo di arricchirsi. Intanto a Mosul sono rimasti un terzo dei cristiani.
Questo piano è in atto anche nel resto dell’Iraq: medici, avvocati, professori, giornalisti sono presi nel mirino degli attentati. Il progetto è ideato da chi gestisce la politica internazionale e dai Paesi vicini all’Iraq. Nessuno di loro vuole un Iraq libero e indipendente, perché sarebbe troppo forte: possedevamo, infatti, una grande forza intellettuale ed economica insieme. Tenendo il paese debole e diviso lo si domina meglio.
Tratto da un intervista di Asianews a Monsignor Raho nel novembre 2007
13 marzo 2008
Iraq, ucciso il vescovo di Mosul
Il vescovo era stato rapito lo scorso 29 febbraio. Due guardie di sicurezza e l'autista del Presule erano stati brutalmente uccisi a colpi di arma da fuoco dai sequestratori. La richiesta di un riscatto aveva fatto sperare che il rapimento potesse concludersi con il rilascio dell'arcivescovo.
03 luglio 2007
Intervista a Loretta Napoleoni, esperta di terrorismo
"Più che parlare di Al Qaeda, come era prima dell'undici settembre e cioè l'organizzazione verticale controllata da Osama Billaden, io parlerei più dell'Alqaedismo, questa nuova ideologia antimperialista che oramai ha preso piede non solamente in Inghilterra ma direi un pò in tutto il mondo."
24 aprile 2007
Mons. Rabban: “la Chiesa in Iraq è in grande pericolo"
Erbil (AsiaNews) – Ci sono numerosi bambini e due suore domenicane tra i 140 feriti del kamikaze di ieri a Tell-el-skop, villaggio cristiano a nord-est di Mosul. La diffusione di attacchi suicida anche al nord dell’Iraq fa salire l’allarme tra i responsabili religiosi, che chiedono l’aiuto della Santa Sede. “Trovate una via, un modo per salvarci, la Chiesa in tutto l’Iraq è in grande pericolo, supplichiamo il Vaticano di muoversi e portare la nostra voce al mondo”. Sembra un ultimatum quello di mons. Rabban al Qas, vescovo caldeo di Amadiyah ed Erbil, che rilancia così tramite AsiaNews l’appello diffuso ieri dalle Chiese cattoliche irachene, allarmate per la feroce persecuzione dei cristiani in atto nel Paese.[leggi tutto]
Di seguito approfondimenti indispensabili per capire cosa sta succedendo tra tra Kurdistan, Iraq e Turchia:
Via crucis curda
L'esercito turco entra in Iraq
Turchia, assalto a editore cristiano: 3 morti
Appello dei vescovi: Salvate i cristiani irakeni
16 gennaio 2007
Piccole dittature crescono
Per ogni dittatura che finisce ne spuntano fuori tante altre nuove. Il Venezuela è pronta a raccogliere l’eredità cubana nel promuovere una nuova dittatura mascherata da socialismo.Intanto sul fronte africano Elisa Arduini ci illumina sulle vere intenzioni dittatoriali del governo sudanese.
Con la stessa ferocia nel nostro continente, proprio nella capitale dell’Unione Europea, un nuovo tipo di tirannia da parte della dittatura relativista si prepara ad attuare nuove forme di sterminio.
15 novembre 2006
Dossier Turchia amichevole

Visto che stasera si giocherà la partita amichevole tra Italia-Turchia ho preparato un dossier su questa nazione che si dice "moderata". Il dossier per essere appunto "amichevole" è suddiviso in egual numero di notizie buone e cattive.
GOOD NEWS:
1)Efeso: festa dell'Immacolata a casa di Maria
2)I piccoli straordinari miracoli del Natale ad Antiochia
3)Un piccolo frutto del martirio
4)Il miracolo della Casa di Maria ad Efeso, risparmiata dalle fiamme
5)La Turchia comincia ad ammettere l’esistenza della questione armena
6)In Turchia 16mila agenti saranno mobilitati per la sicurezza del Papa
7)La Turchia approva una nuova legge per i beni delle minoranze religiose
BAD NEWS:
1)Ucciso don Andrea Santoro a Trebisonda
2)Quando sul Mar Nero si insegna ai ragazzi ad odiare i preti
3)Cipro. Ritratto di una cristianità cancellata
4)Turchia, aggredito sacerdote cattolico
5)Turchia protesta e parla di boicottaggio per la legge francese sul genocidio armeno
6)Un uomo spara di fronte al consolato italiano per protestare contro la visita del Papa
7)L'Islam e le chiese cristiane: dossier fotografico dalla zona turca di Cipro
02 novembre 2006
24 ottobre 2006
La storia che si ripete da deumila anni.
Un processo farsa che porta ad un'ingiusta sentenza di morte preceduta da orrende torture, mentre chi si era macchiato di terribili crimini viene incredibilmente liberato.Tutto questo non è una favola ma è accaduto realmente 1970 anni fa, ed è continuato ad accadere nel corso di due millenni di storia, in modo particolarmente cruento nel secolo scorso.
Ma la lezione del novecento non ci è servita a nulla, la stessa storia accade ancora ai giorni nostri in Indonesia.
"Cristo durante i suoi 33 anni ha vissuto la vita di tutti gli uomini di tutti i tempi" questa frase non è irrazionale, ma verificabile secondo una perfetta logica, per chi provasse per una volta a leggere gli avvenimenti storici con la mente libera da qualsiasi pregiudizio anticattolico.
25 settembre 2006
Brutto sogno

Ho fatto un sogno. Un brutto sogno. Mi sono trovato in un mondo dove le vittime erano costrette a chiedere scusa ai carnefici.[...leggi tutto]
Vergognosa la Rai Tre-rrorista

Ieri sera nella trasmissione Report su Rai Tre è andato in scena il documentario sul fantomatico complotto americano dell’undici settembre. La tv spazzatura che propaganda l’antiamericanismo tocca il suo apice, mostrando una bufala che su internet è stata smascherata ormai da anni, come si può leggere (ora anche in italiano) in questo sito, in questo approfondito dossier, inoltre su questo blog e ancora su quest’altro sito. Purtroppo però non tutti vanno ad approfondire su internet e la gente che guarda solo la tv (o ancora peggio solo rai tre) si beve tutto dando credito a queste assurdità. Pochi giorni fa allusioni a queste teorie complottistiche sono state fatte anche da Canale5 e La7, ma ieri sera a Report si sono veramente superati, arrivando persino a dire che 6 dei presunti attentatori sarebbero ancora vivi!
La disonestà degli ideatori di Report è vergognosa, alla gente comune si può dare l’attenuante di credere ai complotti per colpa della disinformazione televisiva, ma a giornalisti della Rai no, la loro malafede e il loro tentativo di distorcere la realtà per fini propagandistici sono ingiustificabili. Intanto il terrorismo fondamentalista ringrazia, mentre le tombe dei 3000 morti americani vengono profanate dal solito revisionismo romanzato e relativista. Ormai si riesce sempre a inventare una realtà parallela, ad uso e consumo di chi si arricchisce spacciando overdosi di favole, abilmente tagliate con visioni soggettive degli avvenimenti. La storia, quella vera, viene sistematicamente trasformata in una delle tante ipotesi, che diventa di conseguenza solo un'opinione relativa.