18 dicembre 2006

Difendiamo la storicità del Natale


Ricostruzioni storiche dimostrano che il 25 dicembre è la data esatta in cui è nato Gesù. In un momento in cui molti vorrebbero far sembrare il Natale tutt'altra festa è giusto che noi cattolici cominciamo a puntare i piedi e dire le cose come stanno realmente. Basta con le scuole che fanno canti natalizi senza citare la nascita di Gesù, basta con il Babbo Natale che rinnega San Nicola, basta con la Befana che sostituisce i Re Magi, basta con il natale consumistico, basta con il pretesto delle altre religioni per togliere il presepe ovunque, Gesù bambino è nato in una stalla e ora c'è anche chi vorrebbe cacciarlo pure da lì. Se il mondo vuole farsi la sua "festa dell'inverno" per laicisti e pagani faccia pure ma si scelga almeno un altro giorno e un altro nome, lasciando in pace le NOSTRE tradizioni cristiane.

08 dicembre 2006

Giorno dell'Immacolata nasce il nuovo pechenito


Benvenuto al secondogenito della famiglia!!!!

Nato in questo giorno per noi così importante, da oggi e per sempre, sotto la protezione dell'Immacolata Vergine Maria

Angelus dell'Immacolata

Angelus del (08 dicembre 2006)
Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Cari fratelli e sorelle!

Quest’oggi celebriamo una delle feste della Beata Vergine più belle e popolari: l’Immacolata Concezione. Maria non solo non ha commesso alcun peccato, ma è stata preservata persino da quella comune eredità del genere umano che è la colpa originale. E ciò a motivo della missione alla quale da sempre Dio l’ha destinata: essere la Madre del Redentore. Tutto questo è contenuto nella verità di fede dell’"Immacolata Concezione". Il fondamento biblico di questo dogma si trova nelle parole che l’Angelo rivolse alla fanciulla di Nazaret: "Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te" (Lc 1,28). "Piena di grazia" – nell’originale greco kecharitoméne – è il nome più bello di Maria, nome che Le ha dato Dio stesso, per indicare che è da sempre e per sempre l’amata, l’eletta, la prescelta per accogliere il dono più prezioso, Gesù, "l’amore incarnato di Dio" (Enc. Deus caritas est, 12).

Possiamo domandarci: perché, tra tutte le donne, Dio ha scelto proprio Maria di Nazaret? La risposta è nascosta nel mistero insondabile della divina volontà. Tuttavia c’è una ragione che il Vangelo pone in evidenza: la sua umiltà. Lo sottolinea bene Dante Alighieri nell’ultimo Canto del Paradiso: "Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, / umile ed alta più che creatura, / termine fisso d’eterno consiglio" (Par. XXXIII, 1-3). La Vergine stessa nel "Magnificat", il suo cantico di lode, questo dice: "L’anima mia magnifica il Signore… perché ha guardato l’umiltà della sua serva" (Lc 1,46.48). Sì, Dio è stato attratto dall’umiltà di Maria, che ha trovato grazia ai suoi occhi (cfr Lc 1,30). E’ diventata così la Madre di Dio, immagine e modello della Chiesa, eletta tra i popoli per ricevere la benedizione del Signore e diffonderla sull’intera famiglia umana. Questa "benedizione" non è altro che Gesù Cristo stesso. E’ Lui la Fonte della grazia, di cui Maria è stata colmata fin dal primo istante della sua esistenza. Ha accolto con fede Gesù e con amore l’ha donato al mondo. Questa è anche la nostra vocazione e la nostra missione, la vocazione e la missione della Chiesa: accogliere Cristo nella nostra vita e donarlo al mondo, "perché il mondo si salvi per mezzo di Lui" (Gv 3,17).

Cari fratelli e sorelle, l’odierna festa dell’Immacolata illumina come un faro il tempo dell’Avvento, che è tempo di vigilante e fiduciosa attesa del Salvatore. Mentre avanziamo incontro a Dio che viene, guardiamo a Maria che "brilla come segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio in cammino" (Lumen gentium, 68). Con questa consapevolezza vi invito a unirvi a me quando, nel pomeriggio, rinnoverò in Piazza di Spagna il tradizionale atto di omaggio a questa dolce Madre per grazia e della grazia. A Lei ci rivolgiamo ora con la preghiera che richiama l’annuncio dell’Angelo.

07 dicembre 2006

IBD4 a "Piu libri più liberi"



Presentazione di Serena S. durante l'incontro "Blog e Informazione" a cura di "Più Blog" e "Piu libri più liberi"

05 dicembre 2006

Darfur: le bugie di Bashir e la carta straccia ONU

KHARTOUM - Il presidente sudanese Omar al Bashir ha sostenuto che il conflitto nel Darfur ha fatto, dal 2003, meno di 9.000 morti, e non i 200.000 di cui si parla. "La cifra di 200.000 morti è falsa, il numero delle vittime non ha raggiunto 9.000", ha detto Bashir rispondendo alle domande di giornalisti.
"Tutte le statistiche sono false" ha aggiunto il presidente sudanese, accusando i mezzi di informazione occidentali di gonfiare le cifre delle perdite umane per giustificare un intervento internazionale nel Paese.
Bashir ha negato di aver accettato il dispiegamento nel Darfur di una forza di pace mista Onu-Unione africana (Ua), ed ha ribadito il suo rifiuto della risoluzione del Consiglio di sicurezza che l'autorizza. "E' chiaro che qualsiasi forza che venga in Sudan in base alla risoluzione 1706 è una forza di colonizzazione", ha detto.
Sfumata ogni possibilità di intervento da parte dell'Onu-solo-chiacchiere-e-pezzi-di-carta qualcosa speriamo si muova da Washington dove il premier britannico Tony Blair sara' accolto il 7 dicembre dal Presidente George W. Bush . I due leader discuteranno su varie questioni internazionali, quali il rafforzamento della democrazia in Iraq ed in Afghanistan, l'avanzamento della pace e sicurezza in medioriente e nel Darfur, ed il problema nucleare iraniano.

29 novembre 2006

Benedetto XVI ad Efeso

[Leggi tutto]
...Cari fratelli e sorelle, con questa visita ho voluto far sentire l’amore e la vicinanza spirituale non solo miei, ma della Chiesa universale alla comunità cristiana che qui, in Turchia, è davvero una piccola minoranza ed affronta ogni giorno non poche sfide e difficoltà. Con salda fiducia cantiamo, insieme a Maria, il "magnificat" della lode e del ringraziamento a Dio, che guarda l’umiltà della sua serva (cfr Lc 1,47-48). Cantiamolo con gioia anche quando siamo provati da difficoltà e pericoli, come attesta la bella testimonianza del sacerdote romano Don Andrea Santoro, che mi piace ricordare anche in questa nostra celebrazione. Maria ci insegna che fonte della nostra gioia ed unico nostro saldo sostegno è Cristo, e ci ripete le sue parole: "Non temete" (Mc 6,50), "Io sono con voi" (Mt 28,20). Al suo braccio potente noi ci affidiamo (cfr Lc 1,51). E tu, Madre della Chiesa, accompagna sempre il nostro cammino! Santa Maria Madre di Dio prega per noi! Aziz Meryem Mesih’in Annesi bizim için Dua et".

Amen.

27 novembre 2006

Darfur e Ciad: ultime notizie

Medici Senza frontiere ci aggiorna sulla situazione in Ciad e la bravissima Elisa Arduini ci spiega che il governo sudanese ha definitivamente bocciato la nuova proposta dell'ONU.
Intanto dalla Libia arrivano due sconcertanti dichiarazioni : Gheddafi giustifica l'ostinazione del governo fondamentalista di Khartoum mentre D'Alema da Tripoli in perfetto stile "visita di cortesia" traccia un profilo del colonello libanese che è completamente lontano dalla realtà. Ma tanto chi potrà contraddire il nostro ministro degli esteri? Non di certo i TG nostrani, a meno che non scoprano qualche filmatino su Google.

17 novembre 2006

Darfur: governo sudanese tra massacri e diplomazia

Un gruppo ribelle sudanese ha accusato i soldati del governo e le milizie alleate di aver attaccato le sue aree di controllo nel Darfur settentrionale, uccidendo oltre 50 persone. Un portavoce dell'esercito ha respinto le accuse. Abdel Wahed al-Nur, capo di una fazione dell'esercito ribelle di Liberazione del Sudan (Sla), ha raccontato che l'esercito, appoggiato dalle milizie filogovernative janjaweed, ha lanciato ieri un'offensiva nell'area di Deir Mazza. "Fra le vittime dell'attacco ci sono circa tre uomini armati del movimento. Fra i cittadini innocenti rimasti uccisi ci sono donne e bambini", ha detto Nur ieri sera, aggiungendo che nel condurre l'operazione il governo ha impiegato caccia da combattimento.Nur ha detto che l'attacco è il segnale di "una escalation massiccia del governo", aggiungendo che gli uomini dello Sla risponderanno all'offensiva.

La via d'uscita al braccio di ferro tra comunità internazionale e Sudan è stata individuata ieri ad Addis Abeba nel corso di un incontro tra il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ed esponenti della Lega Araba e dell'Unione africana
I rappresentanti del Sudan, che hanno preso parte ad un incontro con altri leader africani, arabi e europei e dell'Onu, hanno affermato però che il via libero definito deve arrivare dal governo. La forza di interposizione dovrebbe essere formata da 27mila soldati, inclusi i 7mila dell'Unione africana già dispiegati in Darfur. Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha precisato che il personale supplementare comprenderà 17mila soldati e 3mila poliziotti. I leader non hanno ancora fissato una data per il dispiegamento della nuova forza, in parte perché il Sudan ha espresso le sue riserve.

Annan ha spiegato ai giornalisti che l'allargamento dell'esistente forza di peacekeeping dell'UA in Darfur avrà luogo in tre fasi su un periodo di tempo non specificato. Il primo punto del piano prevede un rafforzamento sostanziale della missione militare dell'Unione Africana (Ua), con l'aggiunta di 4000 soldati ai 7000 già presenti in Darfur. Il nuovo contingente verrà rifornito di equipaggiamento adeguato, visto che la mancanza di mezzi ha impedito finora alle truppe di interposizione di vigilare sulla tregua fra ribelli e governo di Karthoum (che controlla anche le milizie arabe janjaweed).

Il secondo punto del piano Onu prevede un finanziamento della missione pari a un totale di 77 milioni di dollari, diviso in due tranche e la proposta dell'Onu di affiancare alle truppe della missione dell'Unione africana, "diverse centinaia" tra polizziotti e militari delle Nazioni Unite. Un passo che dovrebbe poi portare, in una terza fase, alla creazione di una forza ibrida Onu-Ua, le cui "strutture di comando e controllo saranno affidate all'Onu” e dovrà avere “movimento libero e illimitato in Darfur” si legge nel comunicato reso pubblico dal segretario generale dell'Onu, dopo le lunghe consultazioni di ieri ad Addis Abeba con la stessa Unione Africana (Ua), Lega Araba e governo del Sudan.

L'ambasciatore sudanese in Etiopia Abu-Zaid al-Hassan ha dichiarato stamani all'agenzia statale ‘Suna'che le parti hanno per ora concordato solo due dei tre punti del piano. In particolare, le cosiddette fasi 1 e 2, che prevedono lo stanziamento di una prima trance 22 milioni di dollari a sostegno dell'attuale missione di pace dell'Unione Africana in Darfur (conosciuta con l'acronimo Amis) e di ulteriori 55 milioni, con un maggiore appoggio logistico dell'Onu.

La cosiddetta ‘fase tre' che contempla la creazione della forza ibrida Ua-Onu, che secondo Kofi Annan “avrà carattere prevalentemente africano” non è ancora stata accettata ufficialmente dal governo del Sudan. Tutte le parti – afferma il comunicato – hanno comunque concordato “sull'urgenza di ampliare la capacità” dell'attuale missione dell'Ua, che con i suoi circa 7.700 ‘caschi verdi' non è riuscita in oltre due anni a fermare le violenze in Darfur.

Secondo l’ambasciatore sudanese presso l’ONU Abdulhaleem, la nuova proposta potrebbe essere accettata dal Sudan, di fatto sarebbe un'operazione di pace “molto speciale”, con l'Onu che paga l'Unione Africana per svolgere il lavoro ed ha subito chiarito: "Se c’è una predominanza delle forze africane, allora ci si aspetta che siano coordinate da un responsabile Africano." Egli ha infatti espresso il suo disaccordo sul numero del contingente: "L’ONU dice 17,000 (truppe), ma a noi sembrano un numero molto alto. Noi pensiamo tra 11,000 e 12,000." Ieri in giornata il ministro degli esteri sudanese Lam Akol aveva confermato che il suo governo è disposto ad accettare un sostegno logistico internazionale ma non il comando Onu della missione. Il governo sudanese ha affermato che darà una risposta definitiva su questa proposta prima della riunione del Consiglio di Pace e di Sicurezza delle Unione Africana del 24 novembre, dedicata alla crisi del Darfur.

16 novembre 2006

Vergonosa la Rai Uno contro tutti

L’uno contro tutti messo in atto ieri sera a “porta a porta” è quanto di più falso e lontano dalla realtà abbia mai visto in tv. L’argomento erano i PACS ai quali si è dichiarato contrario solo Rocco Buttiglione con una Prestigiacomo molto disinvolta nel tenere il piede in due staffe e una Rosi Bindi arrampicata sugli specchi nel tentativo disperato di trovarsi d’accordo sia con il Papa sia con Grillini. Tutti gli altri ospiti invece favorevoli ai PACS, pubblico compreso, un Buttiglione contro tutti che non rispecchia affatto la realtà italiana dove l’ottanta per cento la pensa grosso modo come il presidente dell’UDC. Apriamo e chiudiamo subito la parentesi religiosa: il Papa e la Chiesa non discriminano nessuno ma dicono no ai comportamenti omosessuali come dicono no ad una serie di altri comportamenti e altre cose, ma ripeto senza mai discriminare nessuno. Chiuso il discorso religioso resta il fatto che l’ottanta per cento degli italiani, cattolici e no, sono contrari al riconoscimento delle coppie omosessuali da parte dello Stato, e sottolineo anche qui, solo da parte dello Stato, senza nessuna discriminazione. L’ottanta per cento degli italiani non ha nessun problema ad avere coppie omosessuali come amici e vicini di casa, il problema nasce quando si vuole dar loro gli stessi diritti della famiglia. Dove sta scritto che una coppia di amici che si vogliono bene e convivono, ma non fanno sesso, debbano essere considerati dallo Stato in modo diverso da una coppia omosessuale? Fare sesso vuole forse dire avere più diritti? Ovviamente no, solo iniziare un progetto di famiglia tra uomo e donna da più diritti da parte dello Stato ed è giusto che sia così. Ma insomma stiamo qui inebetiti da Lino Banfi a parlare di PACS e intanto chi ci pensa alle nostre famiglie? Chi ci pensa ai nostri figli? Chi ci pensa a chi non li fa per paura di non poterli mantenere? Chi ci pensa al crollo demografico della nostra Italia e della nostra Europa? Senza fare figli la nostra civiltà muore!

Questi sono i veri problemi delle coppie che lo Stato deve tutelare, non l’omofobia inesistente a cui si aggrappa Costanzo. Durante la trasmissione vengono presentati due casi tra il pubblico, il primo è quello di una madre che ha avuto il “coraggio” di accettare un figlio gay, come se l’omosessualità fosse l’unica cosa che i genitori non accettano. Diciamo le cose come stanno, oggi è più facile che un genitore accetti una figlia lesbica piuttosto che un figlia suora di clausura o peggio ancora un figlio down. Tra le varie diversità di vivere la vita non mi sembra che quella gay sia la meno accettata in famiglia. Il secondo caso preso tra il pubblico di “porta a porta” e decisamente più grave, si tratta di una ragazza lesbica che ha subito violenze da un fanatico nazista. Non capisco però cosa centri il fatto di essere lesbica, i mostri che in ogni modo usano violenza sulle donne indifese purtroppo lo fanno anche con l’ebrea e l’extracomunitaria di colore, come con la propria madre e la moglie se queste non gli preparano e servono la colazione. Quando una donna viene picchiata e stuprata in famiglia non fa scalpore, non fa audience, se invece è lesbica cambia tutto, si parla subito di omofobia e chi ci specula sopra l’applaude e le va a stringere la mano come ha fatto Maurizio Costanzo.

14 novembre 2006

Darfur: nuovi attacchi che si estendono in Ciad

Mentre viene denunciato un nuovo massacro della milizia araba "janjaweed", il vicino Ciad ha proclamato lo stato di emergenza in quasi tutto il Paese. Lo stato di emergenza, afferma il comunicato del governo ciadiano, «è stato istituito nelle tre regioni attualmente colpite dalle violenze, Uaddai, Wadi Fira (Biltin) e Salamat», nell'Est del Paese. La misura èstata inoltre estesa "in via preventiva alle regioni di Hadjer Lamis (Shari Baguirmi, a Ovest), di Bet (Borku, Ennedi, Tibesti, a Nord), di Moyen Shari (Sud) e nella città di N'djamena».
Il provvedimento, annunciato da una riunione straordinaria del consiglio dei ministri, è stato preso dopo i violenti scontri dei giorni scorsi fra comunità arabe e non arabe nel Ciad orientale, al confine con il Darfur, nei quali secondo stime provvisorie sono morte oltre 300 persone. Il governo di N'djadema, già impegnato a fronteggiare una ribellione interna che sostiene sia appoggiata dal Sudan, ha accusato una milizia araba sudanese di aver provocato gli scontri etnici con frequenti incursioni nel Ciad a partire dalla regione confinante sudanese del Darfur, a sua volta in preda a un analogo sanguinoso conflitto etnico in cui imperversano le bande a cavallo dei janjaweed. Proprio ieri fonti militari dell'Unione Africana (Ua) hanno denunciato un nuovo attacco della milizia in un villaggio del Darfur, Sirba, 45 chilometri a nord di El Geneina, capitale del Darfur occidentale, nel quale sono stati uccisi almeno 30 civili, e feriti una quarantina. "Hanno saccheggiato il villaggio radendone al suolo la meta'".
Secondo il capo dei ribelli del National Redemption Front, Bahr Idriss Abu Garda, all'attacco di Sirba, durato quattro ore, hanno partecipato anche truppe dell'esercito nazionale di Khartoum, da sempre sospettato di essere mandante delle stragi di civili in Darfur. Fonti del governo hanno subito smentito.

Proprio oggi ad Addis Abeba, sede del quartier generale dell'Ua,l'Unione Africana, si e' svolto un vertice sul Darfur tra Unione africana, governo sudanese e Onu in cui e' stato deciso di finanziare con altri 77 milioni di dollari la missione Ua. I soldi permetteranno alla forza di interposizione africana di concludere il mandato a fine anno con un incremento di truppe e nuove attrezzature.

Da oggi e per tutta la settimana RaiNews24 si occuperà di Darfur. E lo farà mandando in onda il reportage "Darfur Africa. L'ultima ferita" di Riccardo Frugone e una puntata di "Atlante" e mettendo sul sito uno speciale dedicato al Sudan, per raccontare cosa sta succedendo in Darfur e cercare di capire le cause di questa ennesima crisi africana. Il reportage e la puntata di "Atlante" saranno visibili anche online, dalla pagina dello speciale Darfur pubblicata sul sito di RaiNews24. Di seguito, invece, gli orari dei passaggi in video:
REPORTAGE "Darfur Africa. L' ultima ferita"; Mercoledì 15 alle 4,17 in chiaro su raitre . Altri passaggi Lun 13 1.47 e 13.17, Mart 14 8.47 e 23.17, merc 15 4.17 e 15.47, giov 16 9.47 ven 17 12.17 e 17.47, sab 18 8.17 e 21.30
ATLANTE "Darfur Africa. L'ultima emergenza": in chiaro su raitre Giovedì 16 alle ore 4.17. Altri passaggi Lun 13 0.17, 4.47 e 11.47, mart 14 1.47, merc 15 14.17, giovedì 16 14.17 e 17.47, ven 17 8.47, sab 18 7.47 e 21.13, dom 19 11.17

06 novembre 2006

Nadia Cortassa campionessa straordinaria

L’Italia è campione del mondo nella stafetta femminile di Triathlon.
Nadia Cortassa, Beatrice Lanza e Daniela Chmet hanno tagliato il traguardo in 1h5'11", davanti alle statunitensi con 52 secondi di vantaggio. La squadra femminile italiana si è aggiudicata il primo posto al secondo Campionato Mondiale di Triathlon a squadre Elite che si è disputato a Cancun in Messico. Il tracciato di gara si compone di 250 metri a nuoto, 6,6 chilometri in bicicletta e 1.600 metri di corsa a piedi che ognuna delle tre atlete doveva percorrere prima di passare il testimone alla compagna di squadra.

Prima delle italiane a partire è stata Daniela Chmet, che nei 250 metri a nuoto è uscita dall'acqua terza, alle spalle delle canadesi e delle statunitensi. La Chmet ha mantenuto per il resto della sua prestazione la terza posizione, con un distacco minimo di 8" dalla seconda ed ha passato il testimone alla sua compagna di squadra, Beatrice Lanza.

la Lanza, nella conclusione del nuoto era già seconda, attaccata all'avversaria statunitense, proseguendo così per tutta la durata anche della prova di ciclismo. Con la corsa è poi passata in testa raccogliendo vantaggio utile per l'ultima azzurra, l’atleta di punta del nostro Triathlon, la straordinaria Nadia Cortassa.

La Cortassa ha gestito il vantaggio nel nuoto, si è manteneta davanti a tutte nei 6,5 km in bici, per prendere il volo nella corsa verso il traguardo iridato, lasciandosi alle spalle la medaglia d'argento USA e la Spagna, medaglia di bronzo.

Al termine di una gara durissima sotto la pioggia battente Nadia ha dichiarato: “Devo ringraziare Daniela e Beatrice perché mi hanno reso la gara molto facile, hanno lavorato duro prima di me e a quel punto io ho dovuto solo stare attenta a non farmi prendere”. A dir la verità Nadia è stata sin troppo modesta perché riuscire a tenere dietro di se una come la statunitense Michelle Linsey è stata un'impresa straordinaria quanto quella delle sue compagne che l’avevano portata in testa. Nadia Cortassa arriva a questo successo dopo aver sfiorato il podio più volte con tre quinti posti prestigiosi, uno alle olimpiadi di Atene nel 2004 e due ai mondiali 2005 e 2006. La Cortessa si conferma leader mondiale delle multidiscipline vincendo il secondo oro in meno di un mese dopo il successo conquistato insieme a Charlotte Bonin nella staffetta di duathlon durante i campionati mondiali di Rimini all'inizio ottobre.

03 novembre 2006

Darfur: continuano gli attacchi del governo potretto dalla Cina

Attacchi di milizie contro campi di rifugiati nel Darfur, nell'Ovest del Sudan, hanno causato, questa settimana, molte vittime, fra cui 27 bambini di meno di 12 anni. Lo hanno rivelato le Nazioni Unite.
Le milizie hanno attaccato otto campi, fra cui uno grande che ospita circa 3.500 rifugiati. Gli attacchi si sono verificati lunedì e martedì nell'area di Jebel Moon. Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha sollecitato tutte le parti in causa a cessare le azioni ostili e ha lanciato un appello al governo del Sudan perché faccia tutto quanto in suo potere per proteggere i civili. Gli attacchi nel Darfur occidentale hanno ucciso almeno 63 persone, metà delle quali bambini, mentre i ribelli accusano Khartoum di rimobilitare le milizie tribali "arabe" dopo aver subito due sconfitte militari al confine fra Sudan e Chad.
"Il governo ha iniziato a mobilitare ampliamente la Janjaweed, sopratutto nel Darfur occidentale, perché vogliono ripulire l'area e muoversi a nord verso il confine e sconfiggerci", ha detto Bahr Idriss Abu Garda, uno dei leader del Fronte Nazionale di Redenzione (Nrf).
La forza dell'Unione Africana, impegnata a far rispettare un trattato di pace che viene invece ignorato da governo sudanese e ribelli, ha reso noto che fino a 92 persone sarebbero morte nell'attacco dello scorso 29 ottobre condotto contro almeno quattro villaggi nell'area di Jabel Moun area, dove presenti le forze di entrambe le fazioni rivali.
I soldati dell'Ua hanno detto che il governo bombarda regolarmente l'area attorno e a nord della città di Tine, al confine Sudan-Chad. L'ultimo bombardamento era avvenuto il 23 ottobre.
I funzionari sudanesi respingono le accuse, dicendo di non aver mobilitato le milizie tribali "arabe". Dal canto suo l'esercito nega l'utilizzo di aeroplani Antonov, che rappresenterebbe una violazione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
Da Pechino il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir venerdì ha indicato che la questione del Darfur è stata esageratamente distorta, affermando poi che solo 10 mila persone sono morte nella regione, e continua ad opporsi alle forze dell’ONU. "Pensiamo che con un intervento ONU di ventimila uomini che si muovono sul nostro territorio, la situazione diventerebbe simile all’Iraq," ha detto Bashir inventando un paragone totalmente inadeguato tra due situazioni totalmente differenti.

La Cina, che ha stretto rapporti diplomatici ed economici con il Sudan, è uno dei membri che ha posto il veto al Consiglio di Sicurezza ed è stata accusata da vari gruppi umanitari di proteggere il governo del Sudan contro qualsiasi azione della forza internazionale nel Darfur. Amnesty International ha fatto appello al governo cinese affinchè verifichi che i suoi profitti economici dal Sudan non debbano essere sviluppati sulle uccisioni e deportazioni. Human Rights Watch ha detto in una dichiarazione giovedì che la Cina dovrebbe usare la sua crescente influenza economica in Africa per spingere i paesi quali il Sudan e lo Zimbabwe a migliorare i diritti dell'uomo. “La Cina insiste che non interferirà negli affari interni di altri paesi, ma inoltre sostiene di essere grande amica della gente africana” ha detto Sophie Richardson di Human Rights Watch. “Ma questo non quadra col rimanere in silenzio mentre le uccisioni di massa continuano in Darfur” ha aggiunto Richardson. Le politiche della Cina a detta del gruppo hanno sostenuto i governi africani responsabili di alcune delle peggiori violazioni di diritti umani sul continente.

Nel frattempo l’amministrazione statunitense ha rinnovato di un altro anno le sanzioni contro il governo sudanese, sottolineando la possibilità di nuove misure particolari dirette contro coloro che verranno identificati come responsabili delle violenze commesse in Darfur.
Nel rinnovare le misure restrittive imposte a Khartoum nove anni fa, il presidente Usa ha spiegato che la decisione è legata alle politiche e alle azioni del governo sudanese, “contrarie agli interessi Usa, rappresentando una minaccia straordinaria e inusuale alla sicurezza nazionale e alla politica estera del nostro paese”. Il portavoce del dipartimento della sicurezza nazionale ha poi precisato che sanzioni mirate (congelamento di fondi e divieto di ingresso negli Usa) potranno essere introdotte in un secondo momento per gli individui che verranno considerati da Washington “responsabili di nuove violenze in Darfur” o per coloro che “ostacoleranno il processo di pace” nella regione sudanese teatro dal febbraio 2003 di un conflitto interno.
Le sanzioni nei confronti del Sudan, imposte per la prima volta il 3 novembre del 1997, impediscono le importazioni negli Stati Uniti di merci sudanesi e prevedono per ogni cittadino statunitense il divieto di commercio con il governo di Khartoum, limitando così la presenza Usa nel business del petrolio. Dopo alcuni segnali di riavvicinamento, le relazioni tra Washington e Khartoum sono tornate nell’ultimo anno a farsi estremamente tese.

02 novembre 2006

Darfur: dichiarazione di Bush e accuse di Bondi

WASHINGTON - Il presidente statunitense George W. Bush ha sollecitato il governo del Sudan ad agire in fretta per porre termine al conflitto nel Darfur. Il presidente ha detto: "Il governo del Sudan deve capire che siamo seri e sinceri quando parliano della necessità che si diano da fare e collaborino con la comunità internazionale". Per Bush, una forza di pace internazionale "credibile ed efficace" è cruciale: "Gli Stati Uniti lavoreranno insieme alla comunità internazionale - ha concluso - per produrre un piano su come affrontare la questione e salvare vite umane".

Intanto in Italia polemiche sull'articolo pubblicato ieri sul quotidiano L'Unita' sul ruolo dell'Italia nel Darfur. 'E' ignobile e indecente - sottolinea Bondi - il tentativo di strumentalizzare per fini politici interni una situazione drammatica come quella del Darfur, cosi' come e' ignobile e indecente sollevare dubbi e insinuazioni sull'operato del governo Berlusconi e soprattutto nei confronti della dottoressa Barbara Contini, come fa l'Unita' e una trasmissione di Rai 3 in onda questa sera, che dovrebbe essere elevata da tutti a simbolo dell'impegno della comunita' italiana nell'ambito della cooperazione umanitaria internazionale e verso la quale dovremmo esprimere tutti, indistintamente, sentimenti di gratitudine e di ammirazione'.
'Mi rivolgero' percio' immediatamente al presidente e al direttore generale della Rai - conclude Bondi - per chiedere conto di una trasmissione infamante su Raitre e chiedero' nel medesimo tempo al ministro degli esteri di rispondere ad una interrogazione urgente su tale questione'.

Obsession: la guerra dell'islam radicale contro l'occidente

24 ottobre 2006

La storia che si ripete da deumila anni.

Un processo farsa che porta ad un'ingiusta sentenza di morte preceduta da orrende torture, mentre chi si era macchiato di terribili crimini viene incredibilmente liberato.

Tutto questo non è una favola ma è accaduto realmente 1970 anni fa, ed è continuato ad accadere nel corso di due millenni di storia, in modo particolarmente cruento nel secolo scorso.

Ma la lezione del novecento non ci è servita a nulla, la stessa storia accade ancora ai giorni nostri in Indonesia.

"Cristo durante i suoi 33 anni ha vissuto la vita di tutti gli uomini di tutti i tempi" questa frase non è irrazionale, ma verificabile secondo una perfetta logica, per chi provasse per una volta a leggere gli avvenimenti storici con la mente libera da qualsiasi pregiudizio anticattolico.

Janjaweed a cavallo tra film e realtà



Tratto dal film The Constant Gardener - La cospirazione

23 ottobre 2006

Darfur: cacciato l'inviato dell'Onu

(22/10/2006) I ribelli del National Redemption Front hanno accusato le milizie Janjaweed di aver attaccato ieri alcuni villaggi nell'area di Nena, nel Darfur settentrionale, uccidendo numerosi civili e stuprando due ragazze di 16 e 18 anni. Numerose fonti hanno confermato a PeaceReporter l'arrivo nella regione di contingenti armati di Janjaweed e truppe governative, che si teme possano lanciare un'offensiva su larga scala nei confronti dei due gruppi ribelli, unitisi nel Nrf, che lo scorso maggio hanno rifiutato di firmare gli accordi di pace. Secondo l'ultimo rapporto dell'ICG (International Crisis Group) sul Darfur l'ONU, gli Stati Uniti e l'Unione Europea devono, lavorando insieme o separatamente, sanzionare i membri chiave dell'NCP (National Congress Party), partito dominante nel Paese, che sono stati nominati nelle investigazioni promosse dall'ONU per il coinvolgimento nelle atrocità.

La timida ed inefficace missione ONU in Sudan, nata per garantire una pace che è ancora lontana, deve considersi finita. Ne ha sancito la fine oggi il governo sudanese, che non vuole intralci nella sua operazione di pulizia etnica in Darfur. L'inviato ONU Jan Pronk è stato cosi' invitato a fare le valigie e ad andarsene entro 3 giorni.
Pronk ha già avuto problemi con il governo per i suoi commenti sul suo blog. Nell'ultimo aggiornamento, Pronk ha scritto che il morale delle truppe del governo sudanese è basso e i soldati si rifiutano di andare a combattere nel Darfur. Il portavoce del ministero degli Esteri Ali al-Sadig ha detto che Pronk ha tempo fino a mezzogiorno di mercoledì per lasciare il Paese. "La ragione sono le recenti critiche fatte dal signor Pronk sul suo sito internet riguardo alle forze armate sudanesi e al fatto che le autorità del Sudan non starebbero rispettando gli accordi di pace nel Darfur", ha detto al-Sadig. L'annuncio arriva al termine di una visita al ministero di Pronk al quale è stata consegnata una lettera per il Segretario generale delle Nazioni Unite in cui si afferma che la missione Onu in Sudan che si occupa del mantenimento della pace siglata dal governo con l'SPLM (Movimento popolare di liberazione del Sudan) e della questione del Darfur, la regione occidentale del Paese, funestata dai massacri di civili degli scorsi anni) è finita, mentre si sollecita una persona ''più giusta e realista'' quale prossimo inviato speciale del Palazzo di vetro nel paese africano. ''Il governo sudanese sarà pronto a cooperare con qualsiasi rappresentante dell'Onu nominato dal Segretario generale al posto di Pronk'', ha chiarito il portavoce del ministero Ali Sadeq, secondo il quale Pronk è ''andato oltre il suo mandato''. Già nei giorni scorsi lo Stato maggiore sudanese aveva
dichiarato Jan Pronk "persona non grata". Secondo il comando generale dell'esercito del Sudan, il rappresentante del segretario generale dell'Onu Kofi Annan "ha intrapreso una guerra contro le forze armate" e si è "apertamente intromesso negli affari" militari del paese. La presenza di Pronk in Sudan è considerata "una minaccia dal punto di vista militare" dal momento che "influisce negativamente sul lavoro delle forze armate ed è dunque diventato persona non grata".
L'inviato dell'Onu è finito sotto accusa per avere visitato diverse località del Sudan senza il permesso del governo e trattato con i ribelli che combattono l'esercito regolare nella regione occidentale del Darfur. Pronk, inoltre, "avrebbe intrapreso una guerra psicologica" diffondendo "informazioni sbagliate che mettono in dubbio la capacità delle forze armate di mantenere la sicurezza e di difendere il paese". Dietro a tutto questo c'e' pero' l'opposizione di Khartoum alla decisione del Consiglio di sicurezza di inviare i caschi blu in Darfur, dove e' in atto una crisi umanitaria e non si riesce a giungere al cessate il fuoco.
Non ci sono per ora reazioni da parte degli uffici dell'Onu a Khartoum dove si troverebbe Pronk, e non è chiaro se il governo, sotto pressione internazionale perché accetti caschi blù nel Darfur, seguirà l'esercito. Questa misura adottata dal governo sudanese nei confronti dell’inviato dell’Onu, ha generato le reazioni sdegnate da parte della Gran Bretagna, uno dei maggior sostenitori delle risoluzioni ONU contro il governo di Khartoum.

18 ottobre 2006

Darfur: Janjaweed istruiti dal governo

Le milizie Janjaweed in Darfur stanno combattendo con l’aiuto e gli ordini direttamente dal governo sudanese, un uomo che ne ha fatto parte come combattente lo ha detto alla BBC.

Alì ha detto di aver preso parte agli attacchi sui villaggi del Darfur dopo che erano stati bombardati dalla forza aerei sudanese. Egli ha detto di aver visto dei ministri al campo di addestramento per le milizie arabe pro-governative.

Khartoum ha sempre negato ogni collegamento con i Janjaweed che sono stati accusati di crimini di guerra contro i civili in Darfur. Ma un uomo identificato solo con il nome di Alì ha detto ad un programma serale della BBC che ministri sudanesi davano espressamente gli ordini per le attività della sua unità, inclusi stupri e uccisioni di bambini.

“I Janjaweed non prendono decisioni. Gli ordini vengono sempre dal governo” ha detto.“Loro ci davano gli ordini e dicevano che dopo il nostro addestramento ci avrebbero dato armi e munizioni”.

Alì che ora sta chiedendo asilo in Gran Bretagna, ha detto che gli uomini che li addestravano indossavano le uniformi militari sudanesi, aggiungendo che il ministro degli interni Abdul Rahim Muhammad Hussein era un visitatore abituale del campo di addestramento.

Il combattente ha detto che la maggior parte delle vittime erano civili, soprattutto donne ed ha anche parlato di diversi stupri commessi dai Janjaweed. “In qualunque villaggio andavamo e trovavamo resistenza uccidevamo tutti” egli ha detto, ma ha negato di aver personalmente ucciso e stuprato civili.

Hilary Benn, un ministro del governo britannico che ha visitato il Darfur lunedì, ha detto che le prove fornite dall’uomo sono chiaramente molto serie. Khartoum ha sempre negato di dare ordini alle milizie arabe dicendo che il problema in queste regioni ribelli del Darfur è stato esageratamente ingrandito per motivi politici. Dopo una forte pressione internazionale e la minaccia di sanzioni, il governo ha promesso di disarmare i Janjaweed. Ma è ancora lontana la prova che questo disarmo sia stia realmente effettuando.
(BBC)

17 ottobre 2006

Darfur: politici no perditempo

Dopo il cordiale “tè con pasticcini” consumato da Patrizia Sentinelli a Khartoum, finalmente un politico di polso Hilary Benn, alza la voce nella capitale sudanese: “Nel Darfur c'e l'urgente necessita di dislocare una forza Onu” lo ha detto ieri sera a Khartoum il ministro britannico per la cooperazione internazionale, a colloquio con il presidente sudanese Omar el- Beshir. Quest'ultimo oppone resistenza all'ingresso di una forza militare, benche' rientri nelle disposizioni di una risoluzione delle Nazioni Unite, ed e' d'accordo solo su un eventuale rafforzamento delle truppe africane impegnate nella regione teatro della guerra civile.
Inoltre il Sudan ha deplorato oggi la decisione del presidente americano George W. Bush di inasprire le sanzioni contro il governo di Khartoum, definendole "Ingiuste”. In particolare, il decreto firmato da Bush conferma il blocco di tutte le proprietà del governo sudanese negli Stati Uniti imposto il 3 novembre 1997 dall'allora presidente Bill Clinton. Il decreto menziona "le politiche e le azioni del governo del Sudan che violano i diritti dell'uomo, in particolare in Darfur", regione del Sudan devastata dalla guerra civile.Bush ha deciso di aggiungere alle precedenti sanzioni anche l'interdizione di qualsiasi transazione legata all'industria petrolifera e petrolchimica in Sudan, compresi le attività relative ai giacimenti petroliferi, ai gasdotti e agli oleodotti.La decisione sulle sanzioni arriva poche ore dopo che il governo sudanese ha snobbato l'arrivo a Khartoum del nuovo inviato di Bush per il Darfur, Andrew Natsios.
Contemporaneamente, l'International Crisis Group il think-tank con sede a Bruxelles, ha chiesto l'imposizione di un embargo sulle esportazioni di petrolio per il Sudan, a causa del ruolo dell'esercito nella persecuzione delle popolazioni darfurine. Secondo un rapporto dell'International Crisis Group delle Nazioni Unite, incaricato di monitorare la situazione in Darfur, non inviare forze d'interposizione nella regione sudanese equivale a dare 'carta bianca' al governo di Karthum, con il rischio che la crisi umanitaria in atto peggiori irrimediabilmente.

Intanto continuano gli scontri al confine con il Ciad, confine che ormai sembra non esistere più. Sempre più frequenti le accuse vicendevoli di sostegno ai ribelli tra i governi di Sudan e Ciad, che tra aprile e agosto hanno interrotto i rapporti diplomatici.

Per fortuna arriva anche una buona notizia sul fronte orientale del Mar Rosso.

13 ottobre 2006

Darfur: arriva il programma della pupa e il secchione

Peggiora la situazione in Darfur dal punto di vista della guerra e della carestia.
Allarme dal rapporto bimensile della Fao 'Prospettive dei raccolti e situazione alimentare', per il quale "la gia' precaria situazione alimentare in Darfur potrebbe peggiorare ancora se venissero a mancare le condizioni di sicurezza durante il raccolto, previsto per le prossime settimane".
Sul fronte della guerra l’America tuona:"La diplomazia della pazienza e la fiducia nella buona fede di Khartum si sono rivelate un fallimento patente... la comunita' internazionale non puo' fare altro che mettere in atto un piano di sanzioni economiche, legali e di limitate misure militari"
Intanto (la pupa) il vice ministro degli esteri Patrizia Sentinelli è stata a Khartoum, dove ha incassato l’interesse del governo sudanese a un ruolo maggiore dell’Italia nella ricerca di una soluzione negoziale. “Dell’Italia ci fidiamo”, ha detto (il secchione) il ministro degli esteri sudanese Lam Akol, “perché sappiamo che non ha nessuna agenda politica nascosta che la porta qui in Sudan”. Gli interessi economici dell’Italia invece ci sono eccome.

11 ottobre 2006

Darfur: il diavolo è arrivato a cavallo


Brian Steidle, capitano dei marines degli Stati Uniti, ha fatto monitoraggio con l’Unione Africana in Darfur. Egli ha avuto accesso ad aree in cui nessun giornalista poteva penetrare. Questo video è il suo racconto.

Video di George Clooney dal Sudan

08 ottobre 2006

Rue du Bac

Il posto più bello e suggestivo visto a Parigi è sicuramente la Cappella della Medaglia Miracolosa a Rue du Bac. Al numero 140 di questa famosa via parigina vi si trova un luogo sconosciuto a molti ma che racchiude un tesoro spirituale immenso. Qui nel 1830 cominciano le apparizioni mariane dell’epoca moderna, qui come a Lourdes e Fatima si respira un atmosfera di grande spiritualità e devozione, non si tratta solo di suggestione come molti pensano, la vicinanza dell’uomo con Dio in questi posti è palpabilmente forte. Le sensazioni che ho provato non sono facili da descrivere, quindi lascio la parola a Suor Caterina Labouré la veggente che qui ebbe le apparizioni.
"Alle undici e mezzo mi sento chiamare per nome: ‘Suor Labouré! Suor Labouré!’ Svegliatami, guardo dalla parte da dove proveniva la voce, che era dal lato del passaggio del letto. Tiro la tenda e vedo un bambino vestito di bianco, dai quattro ai cinque anni, il quale mi dice: ‘Venite in cappella, la Santa Vergine vi aspetta’. Immediatamente mi viene da pensare: ‘mi sentiranno!’ Ma quel fanciullo mi risponde: ‘State tranquilla: sono le undici e mezzo e tutti dormono profondamente. Venite che vi aspetto’. Mi affrettai a vestirmi e seguii il bambino che era restato in piedi senza spingersi oltre la spalliera del letto.
Il fanciullo mi seguì - o meglio, io seguii lui dovunque passava - tenendosi sempre alla mia sinistra. I lumi erano accesi dappertutto dove noi passavamo, il che mi sorprendeva molto. Rimasi però assai più meravigliata all'ingresso della cappella, quando la porta si aprì, appena il bambino l'ebbe toccata con la punta di un dito. La meraviglia poi fu ancora più completa quando vidi tutte le candele e tutte le torce accese, come alla Messa di mezzanotte. Però non vedevo ancora la Madonna.
Il bambino mi condusse nel presbiterio, accanto alla poltrona del Signor Direttore, dove io mi posi in ginocchio, mentre il bambino rimase tutto il tempo in piedi. Poiché mi sembrava che passasse molto tempo, ogni tanto guardavo per timore che le suore vegliatrici passassero dalla tribuna.
Finalmente giunse il momento. Il fanciullino mi avvertì, dicendomi: ‘Ecco la Santa Vergine, eccola!’. Sentii un rumore, come il fruscio di vesti di seta, venire dalla parte della tribuna, presso il quadro di San Giuseppe, e vidi la Santa Vergine che venne a posarsi sui gradini dell'altare dal lato del Vangelo. Era la Santa Vergine, ma a me sembrava Sant'Anna, solo il volto non era lo stesso. Io non ero certa se si trattasse della Madonna, ma il bambino mi disse ‘Ecco la Madonna!’.
Dire ciò che provai in quel momento e ciò che succedeva in me, mi sarebbe impossibile. Mi sembrava di non riconoscere la Santa Vergine. Fu in quel momento che quel bambino mi parlò, ma non più con voce da bambino, ma come un uomo… Io, guardando la Santissima Vergine, spiccai allora un salto verso di Lei, ed inginocchiatami sui gradini dell'altare, appoggiai le mani sulle ginocchia della Santa Vergine. Quello fu il momento più dolce della mia vita. Dire tutto ciò che provai mi sarebbe impossibile. La Madonna mi spiegò come dovevo comportarmi col mio direttore e parecchie cose che non debbo dire. Mi insegnò il modo di regolarmi nelle mie pene e mostrandomi con la sinistra i piedi dell'altare, mi disse di andarmi a gettare ai piedi dell'altare ad espandervi il mio cuore, aggiungendo che là avrei ricevuto tutti i conforti di cui ho bisogno. La Madonna mi disse: ‘Figlia mia, il Buon Dio vuole incaricarvi di una missione. Essa sarà per voi fonte di molte pene, ma le supererete pensando che sono per la gloria del Buon Dio. Avrete la grazia; dite tutto quanto in voi succede, con semplicità e confidenza. Vedrete certe cose, sarete ispirata nelle vostre preghiere; riferitele a chi è incaricato di guidarvi’.
Io allora chiesi alla Santa Vergine la spiegazione delle cose che mi erano state mostrate (Caterina si riferisce ad alcune visioni avute precedentemente). E la Madonna rispose: ‘I tempi sono cattivi. Gravi sciagure stanno per abbattersi sulla Francia. Il trono sarà rovesciato. Tutto il mondo sarà sconvolto da disgrazie d'ogni specie (la Santa Vergine, dicendo questo aveva l'aspetto molto addolorato). Ma venite ai piedi di questo altare. Qui le grazie saranno sparse sopra tutte le persone che le chiederanno con fiducia e fervore: grandi e piccoli.
Figlia mia, io mi compiaccio di spandere le mie grazie sulla Comunità. Io l'amo molto, ma provo pena. Ci sono degli abusi: la regola non è osservata. Vi è una grande rilassatezza nelle due comunità. Dillo a colui che è incaricato di voi, benché non sia ancora superiore. Egli fra qualche tempo sarà incaricato in modo speciale della Comunità. Egli deve fare tutto il possibile per rimettere la regola in vigore, diteglielo da parte mia. Che egli vegli sulle cattive letture, sulla perdita di tempo e sulle visite. Quando la regola sarà rimessa in vigore, vi sarà una Comunità che verrà ad unirsi alla vostra.
Sopraggiungeranno grandi mali. Il pericolo sarà grande. Ma non temete, la protezione di Dio è sempre là in una maniera particolare e San Vincenzo proteggerà la Comunità. Io stessa sarò con voi, ho sempre vegliato su di voi. Vi accorderò molte grazie. Arriverà un momento in cui il pericolo sarà grande e tutto sembrerà perduto, ma io sarò con voi. Abbiate fiducia. Avrete prove evidenti della mia visita e della protezione di Dio e di quella di San Vincenzo sulle due Comunità.
Ma non sarà lo stesso per le altre comunità. Ci saranno vittime (dicendo questo la Santa Vergine aveva le lacrime agli occhi). Ci saranno vittime nel clero di Parigi: l’Arcivescovo morirà (di nuovo la Madonna versò lacrime). Figlia mia, la Croce sarà disprezzata…Scorrerà il sangue. Apriranno di nuovo il costato di Nostro Signore…(Qui la Santa Vergine non poteva più parlare, un gran dolore le era dipinto sul volto). Figlia Mia,…il mondo intero sarà nell'afflizione’.

Quanto tempo restai con la Madonna, non saprei dirlo. Tutto quello che so è che se ne andò scomparendo come un ombra che svanisce, io mi accorsi solo di qualcosa che si spegneva, e poi solo un’ombra che si dirigeva verso la tribuna, dalla parte da cui era venuta.
Alzatami dai gradini dell'altare, mi accorsi del bambino, là dove l'avevo lasciato, il quale mi disse ‘Se ne è andata!’. Rifacemmo la stessa strada, trovando sempre tutti i lumi accesi e avendo quel bambino sempre alla mia sinistra.
Credo che quel bambino fosse il mio angelo custode, resosi visibile per farmi vedere la Santa Vergine, perché io infatti l'avevo molto pregato di ottenermi un tal favore. Era vestito di bianco e portava con sé una luce miracolosa, ossia era sfolgorante di luce, dell'età dai quattro ai cinque anni.
Tornata a letto, sentii suonare le due e non ripresi più sonno".
La seconda apparizione ebbe luogo nel settembre successivo e la terza, la più importante, il 27 novembre. Suor Caterina era in chiesa e stava meditando quando le apparve la Vergine vestita di bianco. Caterina descrive così la Madonna: "Stava in piedi, la sua veste era di seta e di color bianco aurora... Dal capo le scendeva un velo bianco sino ai piedi. Aveva i capelli spartiti e una specie di cuffia con un merletto di circa tre centimetri di larghezza, leggermente appoggiato sui capelli. Il viso era abbastanza scoperto; i piedi poggiavano sopra un globo, o meglio, sopra un mezzo globo, o almeno io non ne vidi che una metà (in seguito Caterina dirà di aver visto anche un serpente di colore verdastro e chiazzato di giallo, sotto i piedi della Vergine).
Le sue mani, elevate all'altezza della cintura, mantenevano in modo naturale un altro globo più piccolo che rappresentava l'universo. Ella aveva gli occhi rivolti al cielo e il suo volto diventò risplendente, mentre presentava il globo a Nostro Signore.
Tutto ad un tratto le sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di pietre preziose, le une più belle delle altre, le une più grosse e le altre più piccole, le quali gettavano dei raggi gli uni più belli degli altri, questi raggi partivano dalle pietre preziose; le più grosse mandavano raggi più grandi, e le più piccole raggi meno grandi, sicché tutta se ne riempiva la parte inferiore, e io non vedevo più i suoi piedi...Alcune pietre preziose non mandavano raggi…‘Queste pietre che restano in ombra rappresentano le grazie che ci si dimentica di chiedermi’ mi disse la Vergine.
Mentre io ero intenta a contemplarla, la Santissima Vergine abbassò gli occhi verso di me e intesi una voce che mi disse queste parole ‘Questo globo che vedete rappresenta tutto il mondo, in particolare la Francia ed ogni singola persona’... E la Vergine Santissima aggiunse ‘Sono il simbolo delle grazie che io spargo sulle persone che me le domandano’…In quel momento… ecco formarsi intorno alla Santissima Vergine un quadro piuttosto ovale, sul quale in alto, a modo di semicerchio dalla mano destra alla sinistra di Maria, si leggevano queste parole scritte a lettere d'oro ‘O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi’.

Allora si fece sentire una voce che mi disse: ‘Fate coniare una medaglia su questo modello. Tutte le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie, specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia’. All'istante mi parve che il quadro si voltasse e io vidi il rovescio della Medaglia. Vi era la lettera M sormontata da una croce senza crocifisso che aveva come base la lettera I. Più sotto poi vi erano due cuori, uno circondato da spine, l'altro trapassato da una spada. Dodici stelle infine circondavano il tutto. Poi tutto scomparve, come qualcosa che si spegne, ed io sono rimasta ripiena non so di che, di buoni sentimenti, di gioia, di consolazione".
Questi simboli della medaglia hanno ovviamente un significato ben preciso: la lettera M è l’iniziale del nome Maria, la lettera I è l’iniziale del nome Iesus (Gesù). Il cuore circondato da spine è quello di Gesù; l'altro, trapassato da una spada, è quello di Maria.
Caterina obbedendo alla richiesta della Madonna di far coniare la medaglia ne parlò con i suoi superiori, ma questi inizialmente non la presero sul serio.
Nel dicembre successivo, nel corso di un’altra apparizione, Caterina ricevette nuovamente l’ordine di far coniare la medaglia, cosa che avvenne due anni dopo, quando l’arcivescovo di Parigi, Monsignor De Quelen, ne diede l’autorizzazione. I primi 1500 esemplari furono coniati il 30 giugno 1832 e i prodigi ottenuti furono subito così numerosi che la medaglia fu detta "miracolosa".

26 settembre 2006

Oggi si parla di eutanasia

L’argomento del giorno, portato alla ribalta dall’ennesimo caso estremo strumentalizzato dai radicali, sta provocando un nuovo attacco della dittatura relativista nei confronti dei cristiani. Come nel caso del referendum sulla legge 40, vorrebbero farci credere che solo i cattolici siano contrari alla cultura della morte, fortunatamente non è così, non ci sono solo motivazioni religiose per dire no all’eutanasia.

La paura della sofferenza è diventata una fobia che attanaglia la nostra società, ma fino a che punto? Fino al gesto estremo di gettarsi da un ponte? Fino al gesto estremo di sparare in testa a chi soffre?
Siamo veramente pronti, con i fatti e non solo a parole, a compiere questi gesti disperati? O forse abbiamo bisogno di immolare sull’altare prima Terry Schiavo e adesso Piergiorgio Welby per riuscire a credere veramente nel “dio ideologico e nichilista” professato dalla setta di Pannella.

I radicali sostengono appunto che il corpo di un malato a cui non è permessa l’eutanasia è come se fosse sequestrato da proprietari diversi da sé stesso. L’errore di fondo di questo ragionamento è che la vita e il corpo non sono “nostri” in ogni caso, che si creda in Dio oppure no, la vita ci è stata comunque donata, il donatore chiamatelo come volete: chiamatelo “Dio”, chiamatela “madre natura”, chiamatelo “caso” oppure chiamatelo “amore di una madre che partorisce con dolore”. Comunque vogliate chiamarlo è pur sempre un immenso dono d’Amore, come tale richiede in cambio il nostro attaccamento alla vita, non si può buttarla via, anche se non rispecchia gli standard esistenziali senza sofferenze che ci eravamo stupidamente imposti.

Non è solo una questione di prospettiva cristiana, dal punto di vista non credente ci sono due diversi modi di vivere la sofferenza: rifiutarla in ogni modo anche rinunciando alla vita stessa, oppure affrontare il dolore cercando di aggrapparsi alla vita fino all’ultimo. Per il cristiano invece il dolore dovrebbe essere qualcosa di diverso, la sofferenza diventa anch’essa un dono, un insegnamento difficile ma efficace per imparare ad amare, il malato infatti riceve amore da chi lo assiste e allo stesso tempo ridona amore in eguale misura. Non è raro sentirsi dire da un infermiere o da un volontario che è più l’amore che ricevono rispetto a quello che danno.

Mettiamo queste tre tipologie di reazione al dolore su tre letti vicini in una stanza di ospedale. Il primo non credente si chiuderà in se stesso maledicendo tutto e tutti e lasciandosi morire, il secondo non credente combatterà attaccandosi alla vita, stringendo i denti e cercando conforto nello sguardo amico del terzo che (grazie all’insegnamento cristiano) trasformerà la sofferenza in amore e riuscirà a creare un rapporto di reciproco sostegno con il suo vicino di letto.

Non sforzatevi per capire quale dei tre sia l’atteggiamento ideale, la risposta è scritta in una situazione analoga accaduta realmente 1970 anni fa, dove tre uomini erano bloccati con i loro corpi immobili nella sofferenza, non su tre letti di ospedale, ma su tre croci di legno.

25 settembre 2006

Brutto sogno


Ho fatto un sogno. Un brutto sogno. Mi sono trovato in un mondo dove le vittime erano costrette a chiedere scusa ai carnefici.[...leggi tutto]

Vergognosa la Rai Tre-rrorista



Ieri sera nella trasmissione Report su Rai Tre è andato in scena il documentario sul fantomatico complotto americano dell’undici settembre. La tv spazzatura che propaganda l’antiamericanismo tocca il suo apice, mostrando una bufala che su internet è stata smascherata ormai da anni, come si può leggere (ora anche in italiano) in questo sito, in questo approfondito dossier, inoltre su questo blog e ancora su quest’altro sito. Purtroppo però non tutti vanno ad approfondire su internet e la gente che guarda solo la tv (o ancora peggio solo rai tre) si beve tutto dando credito a queste assurdità. Pochi giorni fa allusioni a queste teorie complottistiche sono state fatte anche da Canale5 e La7, ma ieri sera a Report si sono veramente superati, arrivando persino a dire che 6 dei presunti attentatori sarebbero ancora vivi!

La disonestà degli ideatori di Report è vergognosa, alla gente comune si può dare l’attenuante di credere ai complotti per colpa della disinformazione televisiva, ma a giornalisti della Rai no, la loro malafede e il loro tentativo di distorcere la realtà per fini propagandistici sono ingiustificabili. Intanto il terrorismo fondamentalista ringrazia, mentre le tombe dei 3000 morti americani vengono profanate dal solito revisionismo romanzato e relativista. Ormai si riesce sempre a inventare una realtà parallela, ad uso e consumo di chi si arricchisce spacciando overdosi di favole, abilmente tagliate con visioni soggettive degli avvenimenti. La storia, quella vera, viene sistematicamente trasformata in una delle tante ipotesi, che diventa di conseguenza solo un'opinione relativa.

Darfur: l’Unione Africana non basta

il governo sudanese ha accettato l'estensione della missione di peacekeeping dell'Unione africana (Ua), ma deve essre considerato solo il primo passo, da solo non può in nessun modo fermare il genocidio in atto.
“La popolazione del Darfur ha bisogno subito delle forze di pace dell'Onu” ha dichiarato Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International. “L'accettazione dell'estensione della missione dell'Ua non e' una concessione particolarmente rilevante, ma il minimo indispensabile di quello che dovrebbe essere fatto per proteggere i civili del Darfur. In ogni caso, le forze dell'Ua devono essere sostituite al più presto da quelle dell'Onu, dotate di un forte mandato”.
“Il governo sudanese ha fatto giochi politici per troppo tempo e per questi giochi hanno pagato, con la propria vita, uomini donne e bambini del Darfur” ha aggiunto Khan. “La comunità internazionale non può accettare compromessi quando si tratta di diritti umani. I diritti dei civili del Darfur non possono essere oggetto di mercanteggiamento per permettere sotterfugi politici. L'estensione del mandato dell'Amis non assolve in alcun modo la comunità internazionale dal dovere di continuare a premere sul Sudan perche' accetti la presenza della forza di pace dell'Onu”.

L’Onu ha approvato il 31 agosto l’invio in Darfur di ventimila Caschi blu destinati a sostituire i poco efficaci caschi verdi dell’Unione Africana attualmente presenti nella regione.
La risoluzione 1706, però, pone una condizione voluta da Russia e Cina: il governo sudanese deve dare il suo assenso prima che la nuova forza possa essere schierata.
E il governo sudanese, come era facile prevedere, il suo assenso si rifiuta di darlo.
Nascono da questo diniego e dal massacro che continua le pressioni sempre più forti che vengono esercitate su Omar al-Bashir, al punto che la Rice ha minacciato «misure unilaterali» se Karthoum non rinuncerà al suo veto.”Il tempo sta per scadere”ha affermato venerdi scorso il Segretario di Stato americano.

Intanto il governo sudanese sta bombardando indiscriminatamente i villaggi del nord del Darfur come ci riferisce Massimo Alberizzi sul Corriere.

20 settembre 2006

Il dio denaro di islamici e cattocomunisti

Curioso anticipo di incontri diplomatici prima del vertice delle Nazioni Unite tra i protagonisti della politica internazionale. Il leader iraniano Ahmadinejad è stato in Venezuela, un paese a maggioranza cattolica guidato da un leader comunista e anti americano come Hugo Chavez, che osa paragonare Bush al diavolo. A Caracas Ahmadinejad è stato molto diplomatico parlando del papa, ma solo per risultare ben accetto al popolo cattocomunista venezuelano e per dimostrarsi moderato alla vigilia del vertice di New York. Cosa non si farebbe per denaro e potere! Ovviamente nessuno ha creduto veramente alle sue dichiarazioni a cominciare da Bush e Chirac che hanno ribadito un secco no al programma nucleare iraniano. Bush ha accusato Ahmadinejad di sperperare la ricchezza del suo paese finanziando i terroristi e le ricerche per la costruzione di un arsenale nucleare. Di diverso avviso invece altri due membri permanenti del Consiglio di sicurezza, sia Cina che Russia sono infatti riluttanti all'idea di imporre sanzioni e si chiedono se veramente Teheran rappresenti una minaccia nucleare per il mondo come credono Stati Uniti e Unione Europea. Il motivo è ovvio: l'Iran fornisce alla Cina oltre l'11% delle sue importazioni di petrolio.
Forte dell’appoggio della Cina è anche un altro leader politico islamico: Omar Hassan Bashir il presidente sudanese coccolato dai fratelli Castro all’Avana durante il summit del Mnoal. Curiosamente il summit si svolge a Cuba che come il Venezuela propaganda l’ideologia comunista, antiamericana e filoislamica, senza disdegnare poi di mostrarsi anche un’isola di cattolici come in occasione della visita di Giovanni Paolo II. Bashir preso coraggio dal sostegno cinese e dall’asse cattocomunista del sudamerica, non sembra temere possibili sanzioni ONU per il genocidio in Darfur, che a detta del presidente sudanese è addirittura un’invenzione di gruppi sionisti. Questi fantomatici gruppi a detta di Bashir vogliono smembrare il Sudan per proteggere Israele. Bashir conclude il suo delirio minacciando di attaccare le forze ONU che venissero eventualmente stanziate in Darfur. Intanto il ministro degli esteri cinese ha dichiarato che la Cina appoggerà l’intervento dei caschi blu in Darfur solo dopo che questi saranno autorizzati anche dal governo di Khartoum , altrimenti manterra il suo veto sulla missione. Il motivo è ovvio la Cina si muove in questo quadrante per necessità: nel 2020 importerà il 60% dell'energia necessaria allo sviluppo del suo miracolo economico e dall'Africa già oggi proviene il 25% delle sue necessità. La maggiore compagnia petrolifera cinese, la CNPC, investe da otto anni nei giacimenti sudanesi e vede come sabbia negli occhi la ribellione nel Darfur. A Pechino non interessano né le ideologie né i fatti privati dei partner. La Cina preferisce lavarsi le mani dai più scottanti dossier internazionali, dal genocidio in Darfur all'atomica iraniana alla repressione della giunta militare birmana. Il principio è quello della "non interferenza" portato avanti sotto le insegne di un eterno "dialogo"; così Pechino non esita a sabotare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza, che si tratti delle sanzioni contro Teheran o dell'intervento di Caschi blu in Sudan. Del resto con Teheran sono in ballo accordi energetici da 100 miliardi di dollari e Khartoum rappresenta il cuore dell'espansione cinese in Africa. Secondo le statistiche doganali Onu (Comtrade), nel 2002 il primo acquirente del petrolio sudanese è la Cina: Pechino, per sostenere la propria economia galoppante, ha acquistato petrolio per ben 940 milioni di dollari, oltre i due terzi di tutta la produzione sudanese. La Russia, invece, rifornisce di armi Khartoum: nel 2001, oltre agli Antonov usati dall’aviazione sudanese per bombardare i villaggi del Darfur e sostenere le incursioni dei Janjaweed, sono arrivati in Sudan dalla Federazione Russa, via Bielorussia, 20 carri armati T-55M, mentre sempre nel 2002 tra Sudan e Russia sarebbe stato siglato un accordo di cooperazione militare. Russia e Cina non sono le uniche due nazioni con cui il Sudan fa affari per quanto riguarda armi e petrolio: l’Italia risulta il terzo cliente della produzione petrolifera sudanese, mentre la joint venture italo-britannica Alenia Marconi Systems fornisce a Khartoum sistemi radar per il controllo del traffico aereo. Apparecchiature da 22 milioni di euro installate in aeroporti che sono anche militari. Inoltre l’Italia è diventato il terzo cliente della produzione petrolifera sudanese. Secondo i dati Istat sul commercio con l’estero, l’Italia ha acquistato tra il 1999 e il 2003 petrolio da Khartoum per oltre 144 milioni di euro: 24,6 milioni nel ’99, 14,4 milioni nel 2000, 13,2 milioni nel 2001, 54,8 milioni nel 2002 e 37,1 milioni nel 2003. Il Sudan è entrato tra i primi venti fornitori del nostro paese. Non c’è poi tanto da meravigliarsi se in Italia non si parla mai del genocidio in Darfur! La ciliegina sulla torta di questo enorme giro di affari sull’asse islamico-cattocomunista è la visita del premier Prodi in Cina da dove si è addirittura permesso di chiedere la fine dell’embargo sulle importazioni di armi, come se le numerose violazioni dei diritti umani da parte del governo cinese non fossero mai esistite. Durante il suo soggiorno a Pechino dove sarà andato a messa Romano Prodi? In una chiesa patriottica cinese ostile al vaticano o in una chiesa clandestina fedele al papa e perseguitata dal governo? Forse ha evitato l’imbarazzo non andando a messa punto e basta, tanto per definizione il cattocomunista adulto non deve andarci tutte le domeniche.

19 settembre 2006

Darfur: appelli all’intervento ONU da ogni parte del mondo

Grande partecipazione da tutto il mondo per la giornata mondiale per il Darfur organizzata domenica 17 settembre. La data è stata scelta non a caso, segna infatti il primo anniversario della revisione della legge internazionale che stabilisce come prioritario l'intervento da parte della comunità internazionale di fronte a violenze come genocidio e pulizia etnica. La norma «Responsabilità di Proteggere» afferma che gli stati membri devono condividere la «responsabilità di lanciare un'azione collettiva in tempi rapidi e in maniera appropriata».
Numerose manifestazioni dal Canada, Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Cambogia e Ruanda hanno chiamato le Nazioni Unite ad intervenire con i fatti nella crisi del Darfur. I manifestanti hanno simbolicamente indossato dei cappellini azzurri, simbolo delle forze di pace, chiamate a fermare il genocidio in atto.
Particolarmente significativa la manifestazione in Cambogia, dove gruppi di studenti hanno acceso delle candele per ricordare le vittime del Darfur: “Come nazione vittima di un genocidio, vogliamo far sentire la nostra voce uniti al resto del mondo, nel chiedere a tutte le parti coinvolte nel conflitto in Sudan di fermare questo massacro” ha detto Ly Sok Kheang, una ricercatrice cambogiana incaricata di portare alla luce i crimini contro l’umanità che si sono verificati in Cambogia sotto il regime comunista.”Da quando iniziò il genocidio in Cambogia, per più di tre anni lo stato commise omicidi tra la sua stessa gente, mentre la comunità internazionale, incluse le Nazioni Unite, non intervenne per fermare tutto questo” Ly Sok Kheang teme che oggi in Darfur si possano ripetere gli stessi errori.
In Ruanda scene del genocidio del 1994 sono state paragonate alla crisi del Darfur, i sopravvissuti ai 100 giorni di guerra che hanno causato 800 mila morti, hanno invocato l’intervento:”Quando penso alla gente in Darfur oggi, sento stringermi lo stomaco, perché so cosa vuol dire veder andar via chi dovrebbe proteggerti, conosco la sofferenza di aspettare aiuti che non arriveranno mai” ha detto il sopravvissuto Didier Sagashya ”Nel 1994 il mondo ha lasciato il Ruanda al suo destino e un milione di persone sono state uccise. Oggi il mondo deve fermare il genocidio in Darfur” ha affermato un altro sopravvissuto Freddy Umutanguha.
A Londra manifestanti cristiani, musulmani ed ebrei hanno pregato insieme:” Il Darfur non sarà un altro Ruanda, dobbiamo agire ora per scongiurare la catastrofe” ha affermato il ministro britannico Tony Blair "La crisi in Darfur si sta aggravando rapidamente - afferma il premier - la violenza è in aumento, con esiti devastanti. Quasi due milioni di persone sono fuggiti dalle proprie case, tre milioni dipendono dagli aiuti umanitari. I campi profughi non garantiscono un rifugio sicuro dagli attacchi, con stupri e rapimenti continui. Tutto questo avviene nonostante gli sforzi dei peacekeeper dell'Unione africana, che hanno combattuto con coraggio contro le enormi difficoltà incontrate per garantire la sicurezza". Blair afferma che è giunto il momento che il mondo si assuma le proprie responsabilità", indicando nella risoluzione 1706 approvata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite lo strumento per intervenire nella regione occidentale sudanese. "E' giunto il momento per un'iniziativa comune della comunità internazionale che faccia cambiare idea e atteggiamento al governo sudanese - conclude Blair - noi presenteremo, ai più alti livelli, gli aiuti che il Sudan può attendersi se rispetterà i propri obblighi e cosa può accadere in caso contrario. Deve accettare la missione Onu e consentire alle forze UA di rimanere. Dobbiamo fare pressioni su tutte le organizzazioni ribelli coinvolte perchè accettino e applichino l'accordo di pace, in modo da garantire gli aiuti umanitari alla popolazione del Darfur. Bisogna soprattutto dimostrare che teniamo fede a quanto promesso, di far rispettare i valori di giustizia, tolleranza e libertà nel mondo. Lo dobbiamo al popolo del Darfur e alla memoria di quanti persero la vita in Ruanda".
A Parigi gli attivisti di “Urgence Darfur” hanno spinto il presidente Jacques Chirac a lanciare un appello per lo stanziamento delle forze ONU in Darfur. A New York in Central Park, c'erano 30.000 persone secondo gli organizzatori. Fra i presenti, l'ex segretario di Stato americano Madeleine Albright, insieme a personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, esponenti religiosi e, soprattutto, gente comune, che reclamava maggiori iniziative dell'Onu e della comunità internazionale.
A Toronto il senatore Romeo Dallaire ha guidato la marcia di sensibilizzazione per la situazione in Darfur. L'ex generale ha lanciato un appello affinché «il Canada si metta alla guida degli sforzi della comunità internazionale al fine di garantire aiuti economici ed umanitari alla popolazione civile». Purtroppo nello stesso giorno a Khartoum dozzine di attivisti pro-governativi hanno organizzato una marcia di protesta contro l’invio delle forze ONU, dichiarando che una forza internazionale aggiungerebbe solo maggiore complessità ad una situazione già abbastanza volatile. Intanto il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir ha detto di non volere in alcun caso una forza di peacekeeping Onu In una conferenza stampa in occasione del vertice dei Paesi non allineati tenuto a Cuba, Bashir ha affermato: “Non vogliamo che l’Onu torni in Sudan ad alcuna condizione. Abbiamo incontrato Kofi Annan e abbiamo chiarito in dettaglio che respingiamo la decisione del Consiglio di sicurezza”.

18 settembre 2006

IL CONFLITTO IRRAGIONEVOLE TRA ISLAM E RELATIVISMO

Ciò che la dittatura relativista prima e la dittatura islamica poi, sono riuscite a tirar fuori riguardo al discorso del papa, dimostra che i dittatori del nostro tempo non accettano nessun tipo di dialogo e che con inaudita violenza pretendono anche le scuse da chi la pensa diversamente da loro.

Guai a chi dice che l’occidente senza Dio fa paura e che l’Islam senza la ragione è contrario a Dio stesso. Il papa è ormai l’unico punto di riferimento del nostro mondo, come diceva la straordinaria Oriana Fallaci, ma l’occidente vuole invece essere il solo punto di riferimento di se stesso, senza radici cristiane, non esitando ad accendere la miccia fondamentalista, travisando il pensiero del pontefice nei confronti di Maometto.

“L’occidente dovrebbe vergognarsi di chiedere spiegazioni al papa” fatta eccezione per Casini e un pugno di giornalisti seri (Carioti, Allam, Magister, Ferrara) per il resto stampa e politici, da Di Pietro alle testate giornalistiche delle lobby gay (El Pais, New York Times, Repubblica) tutti a richiedere le scuse del papa, tutti a inventarsele dopo l’Angelus in cui il pontefice ha fatto chiarezza e si è detto rammaricato, ma giustamente non ha chiesto scusa a nessuno. Scusa di cosa poi? Di quello che i mass media relativisti hanno fatto credere ai mass media islamici, che poi a loro volta hanno riportato in modo inesatto al mondo musulmano. Eppure il discorso di Ratisbona lo possono leggere tutti, il chiarimento di Bertone pure, il riferimento fatto dal papa stesso prima dell’Angelus anche. E allora? Per cosa è stata uccisa la povera suora missionaria a Mogadiscio? Per colpa del discorso di Benedetto XVI? Perché il pontefice non si è prontamente scusato? O forse per colpa delle due dittature predominanti, quella islamica e quella relativista, per le quali ogni occasione è buona per farsi la guerra, il pretesto possono essere delle stupide vignette o uno straordinario discorso accademico, non fa differenza, basta che a pagare siano sempre i cristiani, sacerdoti e suore missionarie a costo della vita, perché quando due stupidi elefanti si danno battaglia è sempre e solo l’erba ad essere calpestata.

Darfur, prigione a cielo aperto

Centotrentamila profughi abbandonati agli squadroni della morte

Di fatto, al di fuori dei grandi agglomerati, spesso tenuti dalle forze governative, la maggior parte della provincia è stata dichiarata, con il motivo della crescente insicurezza, off limits alle organizzazioni umanitarie. Dopo che i raid janjawid li hanno privati dei loro campi, centinaia di migliaia di sudanesi ora sono privati di ogni soccorso. Il governo intende inviare ingenti rinforzi militari a Nyala e, soprattutto, a El Fasher. La decisione prelude forse a nuovi massacri che, potrebbero, stavolta, essere perpetrati su più ampia scala e a porte chiuse? Le minacce alla stampa straniera e le sanzioni recentemente decise da Khartoum contro le ong possono lasciarlo credere.[leggi tutto]

15 settembre 2006

Le reazioni alla morte di Oriana Fallaci

NANCINI: «MI DISSE CHE VOLEVA MORIRE A FIRENZE»
Oriana Fallaci «voleva morire a Firenze, come lei stessa, nella sua ultima uscita pubblica, nel febbraio scorso, a New York, mi aveva confidato. Così è stato». Riccardo Nencini, presidente del Consiglio Regionale della Toscana, parla così della scrittirce scomparsa stamattina all'età di 77 anni. «Oriana Fallaci ci ha lasciato - ha affermato Nencini - non sarà facile dimenticare, per me, ma credo per tutti i fiorentini e i toscani, la donna dura, combattiva e contrastata, che amava la sua Firenze di un amore sconfinato».
Il presidente del parlamento regionale ha spiegato che «la medaglia del Consiglio regionale della Toscana, consegnatale a New York, dove ormai viveva da tanti anni, ha voluto essere un omaggio a lei, alla sua opera di grande giornalista e scrittrice, alla donna di ferro, forgiata giovanissima nella lotta per la resistenza e membro del corpo dei volontari della libertà, ma soprattutto alla testimone dei nostri tempi per la quale 'la libertà era un dovere prima che un dirittò. A Firenze è morta, guardando dal suo letto di ospedale la sua amata città, la cupola di Santa Maria del Fiore, il campanile di Giotto, Palazzo Vecchio, Firenze tutta, con gli occhi, fin dove poteva, e poi, come lei stessa ha confidato ad un amico negli ultimi istanti di vita cosciente, con il cuore».

IL CORDOGLIO DELLA FNSI
Il Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana(Fnsi), Paolo Serventi Longhi, in una nota esprime il cordoglio per la morte di Oriana Fallaci. «Nell'esprimere cordoglio per la scomparsa di Oriana Fallaci - dice Serventi Longhi - ricordo la grande giornalista, coraggiosa e attenta, ma anche l'intellettuale le cui più recenti opinioni giudico non condivisibili e per molti versi pericolose. Oriana Fallaci ha rischiato di persona per raccontare da inviata alcuni degli episodi più significativi della storia contemporanea».
«Una carriera giornalistica brillante e aggressiva - aggiunge - mai banale e disinformata. Occorre anche ricordare la sensibilità umana della Fallaci, i drammi di madre mancata e la grave malattia. Non ho condiviso però il giudizio radicale, sbagliato e pericoloso, che ha raffigurato un debole occidente vittima dell'aggressione delle altre culture, specie dell'Islam. Una difesa talvolta violenta della civiltà occidentale che non ha aiutato a combattere il terrorismo e gli integralismi».
Per il segretario della Fnsi «il rifiuto della tolleranza e del rispetto reciproco tra culture diverse, valori allo stesso tempo laici e religiosi, ha portato Oriana Fallaci a concepire l'informazione come un veicolo per l'affermazione delle opinioni più radicalmente filo occidentali. Una posizione non omogenea all'esigenza di pluralismo e di libera circolazione delle notizie che la gran parte delle donne e degli uomini di tutto il mondo esprimono con sempre maggiore convinzione».


ROTONDI: «ERA LA COSCIENZA CRITICA DELL'OCCIDENTE»
«Con Oriana Fallaci se ne va una grande scrittrice; se ne va la coscienza critica di un Occidente piegato su se stesso; se ne va il coraggio di una donna che, con le sue battaglie, ha scosso gli animi dell'Europa; se ne va una persona per bene che ha avuto sempre la forza di chiamare le cose con il loro nome, una delle sensibilita' piu' anticonformiste del nostro tempo. A Oriana Fallaci vanno la mia preghiera e il mio pensiero».
Cosi' il segretario della Democrazia Cristiana, Gianfranco Rotondi, ricorda Oriana Fallaci.

IADL: «E' AL COSPETTO DI HALLAH, DOVREBBE PREOCCUPARSI»
«La Fallaci è al cospetto di Allah. Dovrebbe preoccuparsi»: è il commento di Dacia Valent portavoce della Islamic Antidefamation League (IADL). quasi impossibile manifestare pietà per un personaggio come Oriana Fallaci« dice Valent che definisce la Fallaci »una dei più attivi araldi dell odio razziale e religioso«. Secondo Valent »una vita spesa nell odio, difficilmente produce amore e solidarietà« e il suo »odio per le minoranze etniche e religiose, il suo disprezzo per neri, semiti e musulmani, ora che vede la morte e vede Dio, deve essere un peso intollerabile, dal quale non può più nascondersi o fuggire. Ora che è al cospetto di Allah, se fossimo in lei saremmo molto, ma molto preoccupati».

CALDEROLI: «PIANGO IL SIMBOLO DI CULTURA E LIBERTA'»
«Piango la morte di un simbolo della cultura, dell'onestà intellettuale e della liberta». Così Roberto Calderoli vuole ricordare Oriana Fallaci, morta nella notte.«Piango chi, nonostante la propria malattia, ha previsto e denunciato i rischi del diffondersi del fondamentalismo islamico in mezzo a un mare di omertà e silenzio vigliacco. Oriana Fallaci - continua Calderoli - ha dato lezioni al mondo e li ha dati anche ai Capi di Stato, dimostrando la tempra di una donna indomita: ma resta il rammarico che chi avrebbe potuto nominarla senatore a vita, per ben altri meriti rispetto ad altri nominati, non lo abbia fatto e di aver privato quindi il Senato della possibilità della sua presenza a Palazzo Madama, anche se per un breve tempo».

CASINI: «SUOI SCRITTI SIANO ANCORA MOTIVO DI RIFLESSIONE»
«Oriana Fallaci è stata la più grande giornalista italiana dell'ultimo secolo. Una donna straordinaria, una scomoda testimone dell'Occidente e dei suoi valori, uno spirito critico implacabile davanti alle nostre timidezze e pavidità». Così il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini commenta la scomparsa della giornalista. «Oriana Fallaci e i suoi scritti - conclude Casini - dovranno ancora per lungo tempo essere motivo di riflessione per tutti noi».

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Medici Senza Frontiere in Darfur

Dall'inizio del 2004, Medici Senza Frontiere (MSF) gestisce In Darfur diversi progetti di assistenza ed è presente con uno staff di 123 operatori internazionali e 2233 operatori nazionali nelle tre province (Darfur settentrionale, Darfur meridionale e Darfur occidentale). Con un budget totale, per il 2006, di circa 20 milioni di euro, è una delle operazioni più importanti di MSF a livello mondiale.[leggi tutto]