01 settembre 2006

Nuovo talento italiano

«Vinco con l’Under e poi vado al Newcastle»
Giuseppe Rossi, italiano d’America che gioca in Inghilterra, è stato ceduto in prestito dal Manchester United: «Ma ora segno all’Islanda»

Dall’inviato
Rinaldo Boccardelli
REYKJAVIK - Ironia della sorte, Giusep­pe Rossi ha saputo di essere stato ceduto in prestito al Newcastle dentro il piccolo aereo dell’Under 21 fermo a far riforni­mento nell’aeroporto di... Newcastle, pri­ma di riprendere il volo per Reykjavik ( «dove ho firmato e rispedito per fax il contratto»
ammette divertito). Di Pablito ha l’aria tranquilla e la stazza fisica non certo trascendenta­le. Ma anche gli occhi furbi e veloci di chi è rapido di pen­siero, soprattutto in zona gol.
Ecco un altro signor Rossi che si profila nella storia del calcio italiano. Un ragazzo di 19 anni dalla vicenda uma­na curiosa e affascinante, che di Paolo Rossi sa solo (ma lo sa molto bene) che è passato come un uragano sui mondiali dell’82 vincendoli da capocannoniere, con 6 gol in 3 partite. Lui, Giuseppe, di gol in Premier League ne ha segnato solo uno, ma già fanno 4 se ci mettiamo quelli nelle coppe. Perchè il giovane signor Giuseppe Rossi fino all’altro giorno ha giocato nel Manchester United, non in una squadra qualsiasi, ed ora minaccia una marea di gol accanto a Martins nel Newcastle, ce­duto in prestito con la benedizione di Fer­guson che lo adora ( «almeno potrà gioca­re con continuità, ma poi torna qui» ) e con la clausola scritta, riservata solo ai big, che quando il Newcastle calerà all’Old Trafford, Rossi non sia in campo da av­versario. E perchè sia finito lì fa parte di una storia che inizia molto lontano: in America.

Diciannove anni ma già tanto da rac­contare.

«Sono nato nel New Jersey, Stati Uniti, ma papà Fernando è di Chieti e mamma Cleonilde di Isernia. Si sono conosciuti negli States e nell’87 sono arri­vato anch’io.

Dunque, primi calci a stelle e strisce.

«Sì, praticamente da subito, nei Clifton Stallions, suona be­ne, anche se nessuno li conosce».
Poi il Parma. Come è successo?
«Che tornando in estate per le vacanze, ho frequentato una scuola calcio estiva. Qualcuno mi ha notato e segnalato al Par­ma. Mi hanno chiamato per un provino. Preso».

Cinque anni e 205 gol dopo (tante sono le reti messe a segno da Rossi nelle giova­nili del Parma fino alla primavera), si pre­senta qualcuno del Manchester United.

«Sembrava uno scherzo e invece era ve­ro. Mi avevano visto negli europei under 17 e fatto seguire a Parma. L’offerta per la società gialloblù era buona e così a soli 17 anni mi sono trasferito a Manchester».

E con la famiglia?
«Io e mio padre siamo diventati dei tra­svolatori, mia madre e mia sorella Tina so­no rimaste in America, ma ogni volta che è possibile ci riuniamo».

Calcio inglese e calcio italiano.
«Quello british è più veloce, più atletico. Quello italiano più tecnico e tattico».
L’impatto con gli inglesi, i giocatori che ha più ammirato.
«L’Old Trafford ti dà una ca­rica eccezionale, Scholes e Giggs due fenomeni, ho cerca­to di rubare loro qualche se­greto. Scholes mette la palla dove vuole, Giggs ha un drib­bling ubriacante».
E del signor Paolo Rossi co­sa sa?
«Molto, ho visto in televisione i suoi gol mondiali, mio padre mi ha raccontato ab­bastanza. Sarebbe fantastico seguire le sue orme».

Qualcuno è perplesso. Questo Giusep­pe Rossi è bravino ma troppo piccolo, esi­le.

«Rispondo che nel mondo ci sono cam­pioni acclarati di ogni dimensione. E alla fine i più forti di tutti sono i più piccoli: Maradona, Messi, lo stesso Del Piero non è così alto».

L’obiettivo inglese.
«Giocare tanto e segnare altrettanto».
E quello italiano.
«Vincere l’europeo con la maglia del­l’Under 21 e sognare in grande, la maglia della nazionale maggiore, poter giocare in­sieme a gente cone Totti e Pirlo, Gattuso».
Tifoso del...
«Milan. Sono cresciuto a pane, Gullit e Van Basten. Ero in America e la domeni­ca mattina, per via del fuso orario, io e mio padre non ci perdevamo una partita del campionato italiano. Milan soprattutto».

Un paio di gol sfiorati nell’a­michevole dell’Under a Gros­seto.

«Almeno uno dovevo met­terlo dentro. Forse l’ho con­servato per l’Islanda».

Ma quando pensa in campo, lo fa in inglese o in italiano?

«Curiosamente, quando gio­co in Inghilterra penso in ita­liano e quando gioco in Italia ragiono in inglese. Ma quando c’è da esultare o da sfogare qualche malumore mi esce in ita­liano ».
Oltre il calcio?
«La famiglia, qualche bel film, una man­giata con gli amici».
In Inghilterra?
«Sì, ma rigorosamente in ristoranti ita­liani doc, testati in precedenza».
Tutti gli ingredienti giusti per decolla­re nel calcio che conta in questo concen­trato di Abruzzo-Molise, Usa, Parma e Manchester. A 19 anni il signor Rossi ne ha già fatta di strada, in tutti i sensi. Ma­gari è anche fidanzato.

«Certo, si chiama Maria e sta a Parma. Baci».

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