15 settembre 2006

ISLAM, MAURO: DIFENDIAMO IL PAPA SENZA SE E SENZA MA

"Difendiamo il Papa senza se e senza ma, difendiamo la ragione": lo afferma, in una nota, l'on. Mario Mauro, Vice Presidente del Parlamento europeo, commentando le reazioni al discorso tenuto da Papa Benedetto XVI in Germania. "Il mostruoso tentativo da parte di molte realtà islamiche, anche cosiddette moderate, di trasformare la mano tesa di Benedetto XVI in un'occasione per scagliarsi contro i cristiani e l'occidente ci fornisce la misura di quanto grave sia il pericolo che corriamo" continua Mauro, sottolineando come "l'ideologia islamo-nazista che permea il pensiero dei fondamentalisti rappresenta la più drammatica mistificazione dell'uso della ragione".

"Si prende Dio a pretesto per un progetto di potere - prosegue Mauro - è questo che il Papa ha colpito difendendo così la libertà di tutti, in primis, dei musulmani che guardano alla religione come esperienza di senso della vita e non come scorciatoia per il potere politico. "Fa specie - conclude Mauro - che manchi all'appello dei difensori delle parole del Vicario di Cristo il nome di tanti, troppi, che hanno responsabilità politiche. Quasi che la politica si vergognasse o fosse vigliacca nel difendere la ragione e la libertà".

13 settembre 2006

Darfur: Onu, Situazione In ''Caduta Libera''

(ASCA-AFP) - Nairobi, 12 set - Il Darfur e' in ''caduta libera'', e per questo motivo le potenze mondiali devono insistere nello schieramento di caschi blu per evitare un collasso della regione: questa la valutazione del coordinatore capo per gli aiuti umanitari delle Nazioni Unite Jan Egeland. A meno che il Sudan non abbia obiezioni circa l'invio di una forza di pace, con Khartoum che comunque ha gia' rifiutato il passaggio delle operazioni di pace dall'Unione Africana all'Onu, la maggior parte se non tutte le organizzazioni di aiuto straniero sarebbero pronte all'abbandono della regione se venisse a mancare la protezione dei caschi blu: cosa, questa, che lascerebbe la popolazione esposta ad ulteriori rischi . ''In Darfur - ha affermato Egeland - siamo in caduta libera. Le organizzazioni sono in procinto di andarsene. Se se ne vanno, sara' come mettere un tappo e non effettueremmo alcun servizio sul territorio, lasciando cosi' cenitinaia di migliaia di persone senza assistenza. Abbiamo bisogno che le forze Onu evitino il collasso''. (Piu'Europa).

12 settembre 2006

Darfur: Annan, "Situazione ha raggiunto punto critico"

NEW YORK -Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha avvertito che i dirigenti sudanesi ''saranno ritenuti collettivamente e individualmente responsabili di cio' che avverra' alla popolazione del Darfur'', se continueranno a impedire l'arrivo di caschi blu. Annan ha poi definito il recente dispiegamento di migliaia di militari sudanesi nel Nord del Darfur una chiara violazione degli Accordi di Pace. ''Condanno con forza questa escalation. Il governo dovrebbe fermare questa offensiva immediatamente ed astenersi da altre azioni analoghe''. "La tragedia in Darfur ha raggiunto un momento critico. Merita la piu' grande attenzione di questo consiglio e un'azione urgente". Lo ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan di fronte ai membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite parlando della situazione della martoriata regione occidentale del Sudan.

Centinaia di migliaia di persone in Darfur - la martoriata regione occidentale del Sudan - hanno un sempre più disperato bisogno di cibo in quanto i combattimenti e gli atti di banditismo hanno sostanzialmente impedito la distribuzione degli aiuti seppur essenziali. Lo riferisce un comunicato del Programma alimentare mondiale dell'ONU (PAM).

Kenro Oshidari, responsabile del PAM in Sudan, precisa che i problemi di mancanza di sicurezza hanno completamente impedito da agosto la distribuzione di cibo a circa 335.000 persone nel Nord del Darfur, e a 120.000 nel Sud.

Una situazione definita "critica e disperata", considerando che in Darfur quasi tre milioni di civili dipendono interamente dagli aiuti umanitari sia per il cibo che per la sanità.

11 settembre 2006

08 settembre 2006

Così Beshir approfitta del vuoto di potere internazionale in Darfur

Il presidente sudanese contro le forze dell’Onu. Annan denuncia il pericolo. La strategia della Casa Bianca

L’intransigenza del regime sudanese mette in pericolo un intervento sul Sudan che il presidente americano, George W. Bush, ha sviluppato subito dopo l’11 settembre all’insegna del più corretto multilateralismo con l’Onu e con l’Unione europea, rifuggendo dalla logica dell’intervento militare. Smentendo le analisi della sinistra europea e anche la politica “muscolare” dell’Amministrazione Clinton – che bombardò per due giorni, con risultati risibili, Khartoum dopo gli attentati del 1998 in Kenya e Tanzania – Bush ha sempre agito in Sudan in raccordo stretto con le istituzioni internazionali, puntando soprattutto sulla forza di persuasione degli incentivi economici. E’ stata un’esperienza quinquennale, incentrata sul multilateralismo – che non è certo una “scoperta” odierna dell’Amministrazione americana – e oggi in grande difficoltà. Il Sudan è uno dei centri principali del fondamentalismo e del terrorismo islamico. Il regime militare al potere dal 30 giugno 1989 nacque per imporre la sharia anche alle popolazioni cristiane e animiste (scatenando così una guerra civile), è stato spalleggiato dai Fratelli musulmani e dal fondamentalista Hassan al Turabi, ha ospitato Osama bin Laden, si è alleato con Saddam Hussein e ha anche tentato di costruire una sua “internazionale fondamentalista”.[leggi tutto]

Darfur: il grido d'allarme dell'Acnur

L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, António Guterres, ha oggi messo in guardia la comunità internazionale sul fatto che il deteriorarsi della situazione nella regione sudanese del Darfur rischia di innescare un'altra ondata di esodi forzati, suscettibile di destabilizzare l'intera regione.

"Le Agenzie umanitarie si stanno già adoperando in tutti i modi per far fronte agli ingenti bisogni dei circa 2 milioni di sfollati interni in Darfur e degli oltre 200mila rifugiati che si trovano in 12 campi gestiti dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) al di là del confine con il Ciad", ha detto Guterres. "Il deteriorarsi della situazione della sicurezza ci impedisce di fornire aiuti in vaste aree del Darfur, mentre nel confinante Ciad le nostre risorse si stanno esaurendo. La situazione, già molto grave, sta peggiorando giorno dopo giorno".[leggi tutto]

05 settembre 2006

Darfur: Gli osservatori di pace si ritireranno a fine settembre

L’Unione Africana (Ua) ha deciso di ritirare dal Darfur il suo contingente di circa 7.700 osservatori alla fine del mese, come previsto dalla scadenza del mandato: lo ha comunicato stasera il rappresentante dell’organizzazione in Sudan, Baba Gana Kingibe.

“Il Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione Africana si è riunito oggi ad Addis Abeba e ha deciso di riconfermare che la sua missione in Darfur terminerà il 30 settembre”. In giornata il governo del Sudan – che si oppone all’invio in Darfur della missione di pace approvata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu la scorsa settimana – aveva detto all’Ua che un prolungamento della sua presenza era possibile, ma non sotto l’egida delle Nazioni Unite.

Beata Teresa di Calcutta (Agnes Gonxha Bojaxiu)


“Chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti” (Mc 10,44).

Queste parole di Gesù ai discepoli, risuonate poc’anzi in questa Piazza, indicano quale sia il cammino che conduce alla “grandezza” evangelica. E' la strada che Cristo stesso ha percorso fino alla Croce; un itinerario di amore e di servizio, che capovolge ogni logica umana. Essere il servo di tutti!

Da questa logica si è lasciata guidare Madre Teresa di Calcutta, Fondatrice dei Missionari e delle Missionarie della Carità, che oggi ho la gioia di iscrivere nell’Albo dei Beati. Sono personalmente grato a questa donna coraggiosa, che ho sempre sentito accanto a me. Icona del Buon Samaritano, essa si recava ovunque per servire Cristo nei più poveri fra i poveri. Nemmeno i conflitti e le guerre riuscivano a fermarla.

Ogni tanto veniva a parlarmi delle sue esperienze a servizio dei valori evangelici. Ricordo, ad esempio, i suoi interventi a favore della vita e contro l’aborto, anche in occasione del conferimento del Premio Nobel per la pace (Oslo, 10 dicembre 1979). Soleva dire: “Se sentite che qualche donna non vuole tenere il suo bambino e desidera abortire, cercate di convincerla a portarmi quel bimbo. Io lo amerò, vedendo in lui il segno dell’amore di Dio”.[leggi tutto]

Darfur, Sudan a Ua: sì a truppe, ma niente Onu

KARTUM (Reuters) - Il Sudan permetterà alle forze dell'Unione Africana di rimanere a monitorare la fragile tregua nella regione del Darfur solo a patto che queste non vengano inglobate in una missione delle Nazioni Unite e che il loro mandato sia esteso oltre il 30 settembre.

Lo ha annunciato oggi un consigliere del presidente sudanese.

Ieri un portavoce del ministro degli Esteri aveva chiesto che le truppe dell'Ua fossero ritirate alla scadenza del loro mandato. Oggi, però, il governo di Kartum sembra aver cambiato idea, e ha avvertito che nella turbolenta zona occidentale potrebbe svilupparsi una vera guerra in caso fossero ritirati tutti i soldati.[leggi tutto]

Darfur: Commissione Europea Invita Sudan Ad Accettare Caschi Blu

ASCA-AFP) - Bruxelles, 4 set - La Commissione europea ha esortato nuovamente il Sudan ad accettare il dispiegamento di Caschi blu nella regione del Darfur, mentre Khartum ha appena chiesto all'Unione Africana di ritirare la sua forza di mantenimento della pace. ''Speriamo che le autorita' sudanesi comprendano che questa missione (dell'Onu - ndr) e' importante, che questa missione aiutera' la popolazione a tornare a casa e a riprendere la propria vita'', ha dichiarato Amadeu Altafaj, portavoce del commissario europeo all'Aiuto umanitario Louis Michel. Giovedi', l'Onu ha votato una risoluzione che prevede la sostituzione della missione dell'Unione Africana (Amis), mal equipaggiata e con pochi finanziamenti, da parte dei Caschi blu. Khartum, pero', che denuncia un ''intervento straniero'', vi si oppone con fermezza e il presidente Omar el-Beshir ha presentato da parte sua un piano che prevede il dspiegamento di 10.5000 soldati sudanesi per ristabilire la sicurezza nella provincia. Khartum oggi ha anche confermato di aver chiesto all'Ua il ritiro della sua forza di pace entro la fine di settembre. ''E' necessario passare dall'Amis a una missione dell'Onu con un mandato che le dia piu' capacita' per agire sul terreno'', ha ripetuto Altafaj. I sudanesi ''devono essere essere rassicurati sul fatto che non ci sara' alcun cambiamento importante tra la missione attuale e quella che sara' condotta dall'Onu, che sara' principalmente una missione africana'', ha aggiunto, precisando che Bruxelles continua i contatti con Khartum per convincerla ad accettare la nuova forza. ''Speriamo che il dialogo sia produttivo, non e' concluso'', ha affermato. La regione del Darfur, nell'ovest del Sudan, dal febbraio del 2003 e' in preda a una guerra civile e a una crisi umanitaria che hanno fatto tra i 180.000 e i 300.000 morti e almeno 2,4 milioni di rifugiati . (Piu' Europa).

04 settembre 2006

Sudan: Darfur, ripresi gli scontri

KHARTOUM (Sudan) - La missione dell'Unione Africana nel Darfur ha confermato che sono ripresi i combattimenti nella regione del Sudan occidentale. "Informazioni del comando delle forze africane in Darfur parlano di combattimenti che continuano dal 28 agosto nel settore di Koukoul, Sayah, Abousakeri e Gabr al Kafoud, nel Darfur settentrionale", ha detto Noureddin Mezni, portavoce della missione dell'Ua a Khartoum. "La tensione e' continua". (Agr)

SUDAN: KHARTUM CHIEDE RITIRO FORZA UNIONE AFRICANA

Il governo del Sudan ha chiesto al contingente dell'Unione africana, dispiegato nel Darfur per monitorare la fragile tregua, di lasciare la regione allo scadere del mandato il 30 settembre. Lo ha reso noto il portavoce del ministero degli Esteri sudanese, Jamal Ibrahim. "Chiediamo loro di andarsene, giacche' hanno lasciato intendere di non essere in grado di continuare la loro missione. Questa e' la decisione definitiva", ha detto il portavoce. Nei giorni scorsi il Consiglio di sicurezza ha approvato l'invio di 'caschi blu' dell'Onu per rilevare il mandato del contingente dell'Unione africana, formalmente non piu' in grado di sostenere i costi della missione nella regione in cui si sta consumando una catastrofe umanitaria. Ma il governo di Khartum ha respinto la decisione del Palazzo di Vetro definendola "illegale".
La guerra civile in Darfur inizio' a febbraio del 2003, quando alcuni gruppi guerriglieri vicini alle comunita' animistiche e cristiane, di etnia non araba, si ribellarono alle autorita' di Khartum. Queste ultime in risposta mobilitarono le milizie filo-arabe e musulmane dei Janjaweed, oggi accusate di uccisioni in massa, stupri, torture e saccheggi.
Ibrahim ha fatto presente che il governo di Khartum non ha gradito l'approvazione data dall'Unione Africana al passaggio delle consegne ai 'caschi blu' delle Nazioni Unite. "A nostro avviso non hanno il diritto di trasferire il loro compito ad altri. Siamo noi che decidiamo se l'Unione Africana puo' continuare o meno la missione", ha detto il portavoce nel sottolineare che il governo e' ancora impegnato al rispetto degli accordi di pace sottoscritto lo scorso maggio soltanto da una delle tre fazioni ribelli che hanno accettato di negoziare. Quell'accordo e' stato respinto da decine di migliaia di abitanti del Darfur e non sono mancati attacchi alla forza africana giudicata non piu' imparziale. Ibrahim ha detto anche che il governo applichera' il suo piano per il Darfur sottoposto al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, che prevede, tra l'altro, l'invio di 10.500 uomini dell'esercito governativo nella regione. (AGI)

Sudan: Lega Araba, precipitosa decisione ONU invio forze

IL CAIRO - La Lega araba considera "precipitosa" la decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di inviare una forza di pace internazionale in Sudan. La situazione in Sudan è sempre più complicata, ha detto oggi al Cairo Hisham Youssef, della segreteria generale della Lega.

L'organizzazione ha convocato per mercoledì una riunione dei ministri degli Esteri del Comitato per il Sudan per esaminare la decisione dell'ONU di inviare truppe nel Darfur.

La missione, 22'600 soldati che dovranno proteggere i civili nella regione del Sudan occidentale dopo tre anni di guerra, è stata approvata giovedì dal Consiglio di sicurezza, con un costo previsto di 1,7 miliardi di dollari l'anno.

02 settembre 2006

Il governo sudanese respinge il dispiegamento dei Caschi Blu nel Darfur, ma la stampa locale è più conciliante

Khartoum (Agenzia Fides)- “All’inizio ero anch’io titubante sull’intervento delle truppe ONU nel Darfur perché conoscevo la contrarietà del governo e di una parte della popolazione sudanese. Poi però di fronte al deterioramento della situazione umanitaria mi sono convinto che occorreva un’azione più energica di quella finora condotta” dice all’Agenzia Fides Mons. Antonio Menegazzo, Amministratore Apostolico della diocesi di El Obeid, in Sudan, all’indomani dall'adozione di una risoluzione che prevede il dispiegamento di una forza ONU rafforzata in Darfur.
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Darfur: rischio guerra nel giro di giorni, dice inviato Ue

HELSINKI (Reuters) - Il conflitto in Darfur, la regione occidentale del Sudan scossa da anni di violenze, potrebbe conoscere un'escalation sfociando in combattimenti diffusi entro poche settimane o addirittura pochi giorni: lo ha detto oggi l'inviato speciale dell'Unione europea.[leggi tutto]

Darfur: a Mornay arriva il colera dopo la riduzione negli aiuti

Nelle ultime due settimane otto persone, tra cui un bambino di cinque anni, hanno perso la vita a causa del colera a Mornay, nel Darfur occidentale. Il team di Medici Senza Frontiere (MSF) ha già trattato oltre 60 pazienti. La situazione si prospetta ancora più tragica dopo il ritiro da parte di alcune agenzie umanitarie dei programmi di assistenza per le persone che vivono nei campi sfollati in Darfur.[leggi tutto]

01 settembre 2006

Nuovo talento italiano

«Vinco con l’Under e poi vado al Newcastle»
Giuseppe Rossi, italiano d’America che gioca in Inghilterra, è stato ceduto in prestito dal Manchester United: «Ma ora segno all’Islanda»

Dall’inviato
Rinaldo Boccardelli
REYKJAVIK - Ironia della sorte, Giusep­pe Rossi ha saputo di essere stato ceduto in prestito al Newcastle dentro il piccolo aereo dell’Under 21 fermo a far riforni­mento nell’aeroporto di... Newcastle, pri­ma di riprendere il volo per Reykjavik ( «dove ho firmato e rispedito per fax il contratto»
ammette divertito). Di Pablito ha l’aria tranquilla e la stazza fisica non certo trascendenta­le. Ma anche gli occhi furbi e veloci di chi è rapido di pen­siero, soprattutto in zona gol.
Ecco un altro signor Rossi che si profila nella storia del calcio italiano. Un ragazzo di 19 anni dalla vicenda uma­na curiosa e affascinante, che di Paolo Rossi sa solo (ma lo sa molto bene) che è passato come un uragano sui mondiali dell’82 vincendoli da capocannoniere, con 6 gol in 3 partite. Lui, Giuseppe, di gol in Premier League ne ha segnato solo uno, ma già fanno 4 se ci mettiamo quelli nelle coppe. Perchè il giovane signor Giuseppe Rossi fino all’altro giorno ha giocato nel Manchester United, non in una squadra qualsiasi, ed ora minaccia una marea di gol accanto a Martins nel Newcastle, ce­duto in prestito con la benedizione di Fer­guson che lo adora ( «almeno potrà gioca­re con continuità, ma poi torna qui» ) e con la clausola scritta, riservata solo ai big, che quando il Newcastle calerà all’Old Trafford, Rossi non sia in campo da av­versario. E perchè sia finito lì fa parte di una storia che inizia molto lontano: in America.

Diciannove anni ma già tanto da rac­contare.

«Sono nato nel New Jersey, Stati Uniti, ma papà Fernando è di Chieti e mamma Cleonilde di Isernia. Si sono conosciuti negli States e nell’87 sono arri­vato anch’io.

Dunque, primi calci a stelle e strisce.

«Sì, praticamente da subito, nei Clifton Stallions, suona be­ne, anche se nessuno li conosce».
Poi il Parma. Come è successo?
«Che tornando in estate per le vacanze, ho frequentato una scuola calcio estiva. Qualcuno mi ha notato e segnalato al Par­ma. Mi hanno chiamato per un provino. Preso».

Cinque anni e 205 gol dopo (tante sono le reti messe a segno da Rossi nelle giova­nili del Parma fino alla primavera), si pre­senta qualcuno del Manchester United.

«Sembrava uno scherzo e invece era ve­ro. Mi avevano visto negli europei under 17 e fatto seguire a Parma. L’offerta per la società gialloblù era buona e così a soli 17 anni mi sono trasferito a Manchester».

E con la famiglia?
«Io e mio padre siamo diventati dei tra­svolatori, mia madre e mia sorella Tina so­no rimaste in America, ma ogni volta che è possibile ci riuniamo».

Calcio inglese e calcio italiano.
«Quello british è più veloce, più atletico. Quello italiano più tecnico e tattico».
L’impatto con gli inglesi, i giocatori che ha più ammirato.
«L’Old Trafford ti dà una ca­rica eccezionale, Scholes e Giggs due fenomeni, ho cerca­to di rubare loro qualche se­greto. Scholes mette la palla dove vuole, Giggs ha un drib­bling ubriacante».
E del signor Paolo Rossi co­sa sa?
«Molto, ho visto in televisione i suoi gol mondiali, mio padre mi ha raccontato ab­bastanza. Sarebbe fantastico seguire le sue orme».

Qualcuno è perplesso. Questo Giusep­pe Rossi è bravino ma troppo piccolo, esi­le.

«Rispondo che nel mondo ci sono cam­pioni acclarati di ogni dimensione. E alla fine i più forti di tutti sono i più piccoli: Maradona, Messi, lo stesso Del Piero non è così alto».

L’obiettivo inglese.
«Giocare tanto e segnare altrettanto».
E quello italiano.
«Vincere l’europeo con la maglia del­l’Under 21 e sognare in grande, la maglia della nazionale maggiore, poter giocare in­sieme a gente cone Totti e Pirlo, Gattuso».
Tifoso del...
«Milan. Sono cresciuto a pane, Gullit e Van Basten. Ero in America e la domeni­ca mattina, per via del fuso orario, io e mio padre non ci perdevamo una partita del campionato italiano. Milan soprattutto».

Un paio di gol sfiorati nell’a­michevole dell’Under a Gros­seto.

«Almeno uno dovevo met­terlo dentro. Forse l’ho con­servato per l’Islanda».

Ma quando pensa in campo, lo fa in inglese o in italiano?

«Curiosamente, quando gio­co in Inghilterra penso in ita­liano e quando gioco in Italia ragiono in inglese. Ma quando c’è da esultare o da sfogare qualche malumore mi esce in ita­liano ».
Oltre il calcio?
«La famiglia, qualche bel film, una man­giata con gli amici».
In Inghilterra?
«Sì, ma rigorosamente in ristoranti ita­liani doc, testati in precedenza».
Tutti gli ingredienti giusti per decolla­re nel calcio che conta in questo concen­trato di Abruzzo-Molise, Usa, Parma e Manchester. A 19 anni il signor Rossi ne ha già fatta di strada, in tutti i sensi. Ma­gari è anche fidanzato.

«Certo, si chiama Maria e sta a Parma. Baci».

Darfur, via libera ai caschi blu

L’Onu attende il sì del Sudan per inviare altri 12.500 uomini[leggi tutto]

29 agosto 2006

La nuova tecnica di prelievo delle cellule non salva gli embrioni.


Dal Corriere della Sera del 27-8-2006

Accuse alla prestigiosa rivista scientifica
Staminali, falsa la svolta di «Nature»
La nuova tecnica di prelievo delle cellule non salva gli embrioni.


ROMA — È forse destinato ad allungarsi il già nutrito elenco di false scoperte scientifiche. L'ultimo caso è clamoroso e riguarda un annuncio che pochi giorni fa ha fatto il giro del mondo. La creazione di linee di staminali ottenute con una tecnica nuova e senza distruggere embrioni nei laboratori dell'Advanced Cell Technology (Act), società privata con sede a Worcester. La ricerca anticipata da Nature in versione elettronica ha acceso gli entusiasmi di chi già prevedeva la risoluzione dei dilemmi etici sull'uso degli embrioni umani come sorgenti di cellule bambine.

A gettare ombra sul presunto scoop scientifico le obiezioni rilanciate per email dal leader degli attivisti americani Pro Life, Richard Doerflinger. Che ha contestato in tre punti i risultati di Robert Lanza, primo firmatario del lavoro, sostenendo che il suo gruppo ha mistificato i dati e che cioè, a leggere tra le righe, nessuno degli embrioni è sopravvissuto agli esperimenti. Particolare chiave che invece il comunicato iniziale con cui Nature ha anticipato la notizia non aveva evidenziato facendo intendere il contrario e autorizzando i media mondiali ad annunciare in prima pagina la rivoluzione. Sia lo studio uscito il 24 agosto sia il comunicato seguente parlavano della possibilità di non danneggiare gli embrioni sottoposti alla biopsia per il prelievo della cellula. Alle critiche dell'esponente della Conferenza statunitense dei vescovi cattolici ha risposto a distanza di pochi giorni lo stesso Lanza sempre sulle pagine online della rivista, iniziativa inusuale, ammettendo apertamente che gli embrioni «did not remain intact», non sono rimasti intatti e che la vera novità consisteva nel fatto di aver ottenuto staminali non da un grumo di cellule ma da un singolo blastomero, ovvero da una sola di esse.

Se così è davvero andata, diverse figure hanno giocato la loro parte in questa presunta farsa scientifica. Non solo Robert Lanza, nome di prestigio, staminalista di indiscusse capacità che tra l'altro ha scritto i volumi sulle Stem Cells, vera e propria bibbia per gli uomini di laboratorio. Ma anche gli stessi editorialisti di Nature che non più di qualche settimana fa avevano lanciato l'allarme sulle ricerche «taroccate» e sull'intraprendenza dei ricercatori bugiardi come Woo Suik hwang, il coreano autore della balla più celebre: la clonazione di staminali da cellule adulte. Gli unici vantaggi dell'ultimo pasticcio per il momento non sono di ordine etico ma economico. Dopo l'anteprima di Nature le azioni dell'Act devono essere volate alle stelle. Nella sua email Doerflinger ha contestato anche l'uso non appropriato delle foto unite all'articolo del gruppo americano. Angelo Vescovi, San Raffaele, è scandalizzato: «Di sicuro in quest'affare molti hanno voluto fare i furbi. Non so se c'è stato dolo o è stata una involontaria mancanza di chiarezza. Ma certo se le cose stanno così e gli embrioni non sono preservati la ricerca non meritava di comparire su Nature perché non aggiunge molto a quello che già si sapeva». Carlo Alberto Redi invece difende Lanza: «Non paragoniamolo per favore a Hwang. È un vero maestro, escludo che possa avere interessi mercantili e che sia autore di un broglio».

Margherita De Bac
27 agosto 2006

24 agosto 2006

I veri laici dialogano con la fede

Della laicità ci sono due versioni. Una sostiene che la religione deve essere separata dalla politica, e perciò la Chiesa deve essere separata dallo Stato. L’altra sostiene che la politica, e perciò lo Stato, deve essere gestita secondo criteri soltanto profani. Sembrano due versioni simili, ma non lo sono. Benché entrambe partano dalla distinzione tra «sfera pubblica» e «sfera privata», la concepiscono in modo diverso. Nella prima versione, la sfera pubblica è una libera arena in cui tutte le professioni religiose sono libere di giocare un ruolo. Nella seconda versione, la sfera pubblica è invece uno spazio vuoto in cui a nessuna professione religiosa è consentito di esprimersi. Di conseguenza, la prima versione consente che la politica sia orientata dalla religione. La seconda versione no: per essa qualunque elemento religioso trasferito nella vita politica è - come dicono i nostri laici - un’interferenza inammissibile.Per distinguerle e intenderci, conviene chiamare queste due versioni con nomi diversi. Diciamo allora che la prima versione è quella americana, in cui vale la socializzazione della religione come diritto delle varie comunità dei credenti ad esprimersi nella vita politica. La seconda versione è quella francese, in cui vale invece la privatizzazione della religione, o il suo confinamento nel «ghetto della soggettività», come si espresse a suo tempo il cardinale Ratzinger. Sempre nel tentativo di usare parole appropriate, possiamo dire che la prima versione è quella laica, la seconda è quella laicista. È mia opinione che il modello laicista francese abbia ormai conquistato l’Europa. È inoltre mia opinione che questo laicismo scavi, anche in Italia, nel tessuto della nostra tradizione come una malattia devastante. [leggi tutto]