Maria tu mi sostieni fin da piccolino, dammi forza e illuminami sempre, mio faro di luce
24 aprile 2007
Mons. Rabban: “la Chiesa in Iraq è in grande pericolo"
Erbil (AsiaNews) – Ci sono numerosi bambini e due suore domenicane tra i 140 feriti del kamikaze di ieri a Tell-el-skop, villaggio cristiano a nord-est di Mosul. La diffusione di attacchi suicida anche al nord dell’Iraq fa salire l’allarme tra i responsabili religiosi, che chiedono l’aiuto della Santa Sede. “Trovate una via, un modo per salvarci, la Chiesa in tutto l’Iraq è in grande pericolo, supplichiamo il Vaticano di muoversi e portare la nostra voce al mondo”. Sembra un ultimatum quello di mons. Rabban al Qas, vescovo caldeo di Amadiyah ed Erbil, che rilancia così tramite AsiaNews l’appello diffuso ieri dalle Chiese cattoliche irachene, allarmate per la feroce persecuzione dei cristiani in atto nel Paese.[leggi tutto]
Di seguito approfondimenti indispensabili per capire cosa sta succedendo tra tra Kurdistan, Iraq e Turchia:
Via crucis curda
L'esercito turco entra in Iraq
Turchia, assalto a editore cristiano: 3 morti
Appello dei vescovi: Salvate i cristiani irakeni
23 aprile 2007
Cina, il governo costringe all'aborto forzato 61 donne, anche incinte al nono mese
18 aprile 2007
Darfur bombardato da finti aerei ONU
Il 17 aprile 2007 (NAZIONI UNITE) - Un rapporto non pubblicato delle Nazioni Unite rivela che il governo del Sudan sta trasportando in volo armi ed attrezzature militari pesanti in Darfur in violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza e gli aerei militari sudanesi sono pitturati bianchi per travestirli come le Nazioni Unite o velivoli dell’Unione Africana. In un caso, che il rapporto illustra con immagini in primo piano, le lettere “U.N.„ sono state applicate sull'ala di un aereo delle forze armate sudanesi, riverniciato di bianco che è parcheggiato su una pista militare in un aeroporto di Darfur. Le bombe custodite vicino da soldati, sono presenti nella foto a lato del velivolo. Il rapporto afferma che al contrario delle smentite dal governo sudanese, tali aerei di recente stanno partendo da tutti e tre egli aeroporti principali del Darfur e sono usati per sorveglianza e bombardamento aereo dei villaggi oltre che per il trasporto di armi. Il rapporto è stato compilato da una squadra di cinque persone responsabili di aiutare il comitato di sanzioni del Consiglio di sicurezza nel controllo della conformità alle risoluzioni per il Darfur. È stato reso disponibile da un diplomatico di una delle 15 nazioni del Consiglio di sicurezza, che crede che i risultati dovrebbero essere resi pubblici. Mentre il rapporto focalizza molto la sua attenzione sul governo sudanese, asserisce che il governo di Khartoum è inoltre colpevole di violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza, gli accordi di trattato di pace e dei diritti umanitari. Suggerisce un fissaggio dell'embargo di armi e di altre limitazioni su tutte le attività che coinvolgono le armi illecite. Il rapporto riguarda il periodo dal settembre 2006 al 12 marzo 2007. Il governo di Khartoum ha detto lunedì che accosentirebbe ad una forza di 3.000 ufficiali di polizia militare con sei elicotteri di attacco e l'altro supporto di logistica e di aeronautica. Incerto è se il Sudan alla fine farà cadere la sua resistenza ad una forza UN-Unione Africana di 21.000 unità per sostituire la forza africana dei 7.000 membri che non può porre freno alla violenza continua.
13 aprile 2007
PIO XII benefattore degli Ebrei
Sulla questione Pio XII e Olocausto, distorta da 60 anni di marxismo e riesplosa in questi giorni, evito commenti personali, perché ritengo assurdo che ci siano pareri personali su una vicenda storica documentata. Lascio appunto che sia la storia, l’unica ad averne diritto, a commentare di seguito gli avvenimenti:
«L'elezione del cardinale Pacelli non è accettata con favore dalla Germania perché egli si è sempre opposto al nazismo»
Berliner Morgenpost (organo del movimento nazista), 3 marzo 1939.
«In una maniera mai conosciuta prima il papa ha ripudiato il Nuovo Ordine Europeo Nazionalsocialista. È vero che il papa non ha mai fatto riferimento al Nazionalsocialismo germanico per nome, ma il suo discorso è un lungo attacco ad ogni cosa che noi sosteniamo ed in cui crediamo ... Inoltre egli ha parlato chiaramente in favore degli ebrei»
Rapporto della Gestapo riportato nel servizio "Judging Pope Pius XII", Inside the Vatican, giugno 1997, p. 12.
«Essendo un amante della libertà, quando avvenne la rivoluzione in Germania, guardai con fiducia alle università sapendo che queste si erano sempre vantate della loro devozione alla causa della verità. Ma le università vennero zittite. Allora guardai ai grandi editori dei quotidiani che in ardenti editoriali proclamavano il loro amore per la libertà. Ma anche loro, come le università vennero ridotti al silenzio, soffocati nell'arco di poche settimane.
Solo la Chiesa rimase ferma in piedi a sbarrare la strada alle campagne di Hitler per sopprimere la verità.
Io non ho mai provato nessun interesse particolare per la Chiesa prima, ma ora provo nei suoi confronti grande affetto e ammirazione, perché la Chiesa da sola ha avuto il coraggio e l'ostinazione per sostenere la verità intellettuale e la libertà morale. Devo confessare che ciò che io una volta disprezzavo, ora lodo incondizionatamente».
Dichiarazione di Albert Einstein pubblicata da Time magazine, 23 dicembre 1940, p.40.
«Il Congresso dei delegati delle comunità israelitiche italiane, tenutosi a Roma per la prima volta dopo la liberazione, sente imperioso il dovere di rivolgere reverente omaggio alla Santità Vostra, ed esprimere il più profondo senso di gratitudine che anima gli ebrei tutti, per le prove di umana fratellanza loro fornite dalla Chiesa durante gli anni delle persecuzioni e quando la loro vita fu posta in pericolo dalla barbarie nazifascista».
Attestato delle Comunità israelitiche italiane che si trova al Museo della Liberazione in Via Tasso a Roma.
«Il clero italiano aiutò numerosi israeliti e li nascose nei monasteri e il Papa intervenne personalmente a favore di quelli arrestati dai nazisti».
Gideon Hausner procuratore Generale israeliano nel processo contro Eichmann, il 18 ottobre 1961.
«I ripetuti interventi dei Santo Padre in favore delle comunità ebraiche in Europa evocano un profondo sentimento di apprezzamento e gratitudine da parte degli ebrei di tutto il mondo".
Rabbino Maurice Perizweig, direttore del World Jewish Congress
«Quando il terribile martirio si abbattè sul nostro popolo, la voce dei Papa si elevò per le sue vittime. La vita dei nostro tempo fu arricchita da una voce che chiaramente parlò circa le grandi verità morali. ( ... ) Piangiamo un grande servitore della pace».
Golda Meir, 8 ottobre 1958
«Il mio parere è che il pensare che Pio XII potesse esercitare un influsso su un minorato psichico qual era Hitler poggi sulla base di un malinteso. Se il Papa avesse solo aperto bocca, probabilmente Hitler avrebbe trucidato molti di più dei sei milioni di ebrei che eliminò, e forse avrebbe assassinato centinaia di milioni di cattolici, solo se si fosse convinto di aver bisogno di un tale numero di vittime. Siamo prossimi al 9 novembre, giorno in cui ricorre il venticinquesimo anniversario della Notte dei Cristalli; in tal giorno noi ricorderemo la protesta fiammeggiante che Pio XII elevò a suo tempo. Egli divenne intercessore contro gli orrori che a quel tempo commossero il mondo intero»
Dichiarazione del gran Rabbino di Danimarca, dott. Marcus Melchior, riportata da KNA (agenzia di stampa danese), dispaccio n. 214, 5 novembre 1963
dossier: FAQ su PIO XII
Video intervista e appello di Suliman
Appello Urgente alla Stampa per il Darfur: uccisi a Khartum dieci uomini del Sudan Liberation Mouvement (SLM) – la situazione è drammatica.
Il 24 marzo 2007 la polizia di Beshir ha ucciso dieci uomini del Sudan Liberation Mouvement (SLM) che si trovavano a Khartum per curarsi di gravi ferite della recente (e non ancora finita) guerra del Darfur ed alloggiavano in un appartamento nel quartiere di Omdurman (vicino a cui si trova un importante ospedale, il più grande ospedale militare del Sudan).
Il tutto era iniziato il giorno prima (23/3/07) quando due poliziotti per ordine del Ministro degli Interni si erano recati davanti al palazzo dove –suddivisi in più appartamenti- abitano diverse decine di militanti dell’SLM, confluiti nella capitale sudanese dopo gli accordi di pace di Abuja del 5 maggio 2006, con lo scopo –come detto sopra- di curarsi. I poliziotti avevano aggredito verbalmente i due militanti che stavano di guardia al caseggiato dicendo loro che persone del Darfur non potevano vivere in un quartiere così benestante e che avrebbero dovuto sgombrare entro 24 ore! Passate le 24 ore, a mezzogiorno del 24 marzo, sono arrivate decine e decine di carri armati (sembra fossero 100, o forse addirittura più di 100; qualcuno ha detto che quel giorno Ondurman sembrava la Somalia) e dopo aver ucciso uno dei due uomini di guardia hanno attaccato l’intero caseggiato radendolo al suolo. Il tragico bilancio di questa vigliacca aggressione (dentro gli appartamenti c’erano uomini feriti, alcuni dei quali impossibilitati a muoversi) è stato di dodici morti, dieci militanti dell’SLM e due poliziotti, e decine e decine di feriti.
Il Presidente dell’SLM, Minni Minnawi, avvertito della strage che era avvenuta, ha subito cercato di mettersi in contatto con il Ministro degli Interni (dal momento che il presidente Beshir si trovava a Ryad per un incontro dei paesi arabi) ma non è stato possibile reperire né il Ministro né alcun altro.
Nei giorni seguenti ci sono state le retate: tutti i militanti dell’SLM -tranne il Presidente suddetto e pochissimi suoi collaboratori- sono stati incarcerati e tenuti dentro per una settimana dopo la quale una parte di loro è stata liberata, ma rimangono ancora in carcere circa 30 persone. Tutte le case del militanti dell’SLM sono state circondate da cordoni di polizia. Fra le persone ancora prive di libertà c’è il portavoce dell’SLM a Khartum, Al-Fadil Al-Tiyani, che si trova in questo momento con una gamba fratturata. Fra i militanti che sono al momento fuori del carcere lasciamo il recapito del Presidente degli studenti del Darfur nell’Università di Khartum, Mohammed ‘Abdurahman: 00249911632500.
Al momento la situazione è molto incerta e pericolosa per i militanti dell’SLM che si trovano a Khartum: quelli che non sono stati colpiti temono per la loro sorte prossima. Dopo questa strage a tradimento la “pace” che era stata stipulata circa otto mesi fa è ormai compromessa per sempre. E nel Darfur stesso la situazione è tragica e in progressivo peggioramento: dal maggio 2006 non è stato fatto assolutamente niente per i! milioni di persone che hanno riparato nei campi del Ciad (circa 400.000 famiglie) né per quelli che si trovano nei campi dentro al territorio stesso del Darfur: nel solo campo di Kalma, vicino a Nyala, ci sono più di 800.000 persone, e poche meno nei due campi vicino alla città di Al Fashir –Abushuk e Zamzam- ; oltre a diversi altri campi più piccoli raccolti intorno alle altre grandi città del Darfur. Degli 8 milioni di abitanti che il Darfur raggiungeva prima della guerra circa 5 milioni si trovano nei campi profughi fuori e dentro il Sudan, o sono espatriati o sono morti. Nei villaggi del Darfur non ancora rasi al suolo dalla violenza janjaweed unita ai bombardamenti non c’è tuttora alcuna sicurezza dal momento che ancora avvengono incursioni da parte degli stessi janjaweed che compiono razzie, violenze e assassinii. E negli stessi campi profughi –sia in Darfur che in Ciad- arrivano anche lì gli orrendi janaweed ad aggredire e violentare le donne che si allontanano per fare legna.
Così stanno le cose, e sono molto gravi. Il mondo non ne parla (c’è stata un’apertura di interesse due anni fa ma è durata poco e poi tutto ha taciuto). La notizia della strage di Ondurman l’ha data solo Al-Jezzira, e nessuna televisione occidentale l’ha ripresa. Io chiedo ai giornalisti italiani che si occupano delle notizie estere che diano ogni mese almeno due notizie sul nostro paese, il Darfur. Lo chiedo come rifugiato che ha avuto asilo politico in Italia nonché come Presidente dell’SLM in Italia e della Comunità Zagawa in Italia. Lo chiedo anche perché l’Italia –fra tutti i paesi d’Europa- è quello con il più alto numero di rifugiati politici provenienti dal nostro martoriato paese. Dò a mia volta la disponibilità ad incontrare il vostro giornale per interviste, approfondimenti, recapiti di persone più informate sulle notizie dell’ultim’ora:
Suliman Ahmed:
cell: 3487937982 e-mail: kois2778@maktoob.com
Fonte: Flipnews
PIANETTA (FI), BENE BAYROU "LA CINA RISPETTI L'ONU"

(AGI) - Roma, 12 apr. - Il candidato alle presidenziali Francois Bayrou "ha fatto bene a chiedere il boicottaggio dei giochi di Pechino 2008 nel caso la Cina non riveda le sue posizioni verso il Sudan, che sta perpetrando un genocidio in Darfur".
Lo ha detto il senatore di Forza Italia e segretario della commissione esteri del Senato, Enrico Pianetta, che ha lanciato un appello alla societa' civile e alla politica italiana affinche' si facciano "promotrici di un'azione ferma e decisa verso Pechino e i suoi governanti". "Anche oggi", ha continuato il senatore, "abbiamo letto che in quell'area vi sono sistematici attacchi da parte delle bande armate da Khartum, che bruciano interi villaggi". (AGI)
11 aprile 2007
Mappa delle atrocità nel Darfur

WASHINGTON (Reuters) - Il motore di ricerca Google e l'Holocaust Memorial Museum americano hanno lanciato ieri un progetto di mappatura online per fornire quelle che il museo definisce prove delle atrocità commesse nella regione del Darfur, nel Sudan occidentale.
Oltre 200.000 persone sono state uccise nel Darfur dal 2003 e parte di questa carneficina, definita dagli Stati Uniti il primo genocidio del secolo, è stata monitorata da Google Earth, il servizio di mappatura del motore di ricerca (http://earth.google.com).
Utilizzando immagini ad alta risoluzione, gli utenti possono zoomare sul Darfur per vedere oltre 1.600 villaggi distrutti o danneggiati, fornendo quella che l'Holocaust Museum dice essere una prova del genocidio . Il governo del Sudan nega che questo genocidio sia stato compiuto.
Inoltre, il sistema rende visibili i resti di oltre 100.000 case, scuole, moschee ed altre strutture distrutte dalla milizia janjaweed nel Darfur, dalle forze sudanesi ed altri gruppi.
"Quando si tratta di rispondere di genocidio, la documentazione nel mondo è terribile. Speriamo che questa importante iniziativa con Google renda molto più difficile ignorare chi ha più bisogno di noi", ha detto in una dichiarazione la direttrice dell'Holocaust Museum Sara Bloomfield.
"Crisi nel Darfur" è la prima delle "Iniziative di mappatura di prevenzione genocidi" del museo, che punta a fornire informazioni sui potenziali genocidi in anticipo nella speranza che governi ed altri possano agire tempestivamente per prevenirli.In questa immagine tratta da Google Earth sono mappati alcuni villaggi distrutti ognuno dei quali è contrassegnato da una fiammella rossa.
Per scaricare dal sito dell'Holocaust Memorial Museum il software che permette di vedere tale mappatura clicca qui.
10 aprile 2007
Messaggio pasquale del Papa: richiamo al Darfur
[leggi tutto]
03 aprile 2007
La Cina offre al Sudan legami militari più forti.

Purtroppo la Cina, che compra molto petrolio del Sudan e controlla il veto sulle risoluzioni dell’ONU, ha rifiutato l’intervento dei caschi blu senza il permesso di Khartoum. Intanto il ministro della difesa cinese Cao Gangchuan lunedì ha dichiarato:“I rapporti militari fra la Cina ed il Sudan si stanno sviluppando uniformemente a lungo” Cao ha inoltre aggiunto che la Cina vuole sviluppare ulteriormente la cooperazione militare fra i due paesi in ogni sfera. Washington ha lungamente criticato la Cina che come membro permanente del Consiglio di sicurezza non sta usando il suo influsso economico per premere il Sudan affinché permetta lo schieramento delle forze ONU in Darfur. Un'agenzia di U.N. la scorsa settimana ha segnalato che il Sudan è l'obiettivo più grande per l'investimento cinese in Africa.
02 aprile 2007
Verso la santità
"È stata come una seconda nascita": con queste parole Marie-Simon-Pierre, la suora francese miracolosamente guarita dal morbo di Parkinson grazie all'intercessione di Giovanni Paolo II ha raccontato la sua esperienza, in una conferenza stampa svoltasi ieri ad 'Etoile a Puyricard, una cittadina vicina ad Aix en Provence. Sorridente, un pò emozionata, la religiosa è uscita oggi allo scoperto dopo che due giorni fa i giornali francesi avevano pubblicato il suo nome, finora tenuto segreto.[leggi tutto]
27 marzo 2007
DI.CO.? Lo dice la legge!
>>>
>>> Signora: "Di.Co.".
>>>
>>> "Dica, dica pure!".
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>>> "Gliel'ho detto: Dico!".
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>>> "Che fa, la spiritosa? Io sto 'a lavora' Signora... che deve fa'?".
>>>
>>> "La Dichiarazione di Convivenza".
>>>
>>> "Ah, si, il PACS".
>>>
>>> "... DICO".
>>>
>>> "Dica...".
>>>
>>> "Dico, non Pacs: si chiama DICO!!!".
>>>
>>> "Ah, pensa te... Eccole il modulo.".
>>>
>>> "E dopo che l'ho compilato che devo fa'?".
>>>
>>> "Vediamo un po'... ecco: articolo 3, deve darne comunicazione all'altro convivente".
>>>
>>> "E che cosa gli comunico, scusi? Che conviviamo? Credo lo sappia già..."
>>>
>>> "Signora mia cara, mica l'ho fatta io la Legge. Qui c'è scritto chiaramente che glielo deve comunicare. Legga: 'mediante raccomandata con avviso di ricevimento'. La legge parla chiaro!".
>>>
>>> "Cioè, mi faccia capire bene: io devo andare alla posta e spedire una raccomandata a casa mia?".
>>>
>>> "Si, al suo convivente".
>>>
>>> "E se lui non c'è, quando viene il postino?".
>>>
>>> "Beh, lei è la convivente, no?".
>>>
>>> "Certo!".
>>>
>>> "E allora può firmare lei la ricevuta".
>>>
>>> "Cioè io firmo di ricevere una lettera spedita da me al mio indirizzo. Ma non le pare assurdo?".
>>>
>>> "Signora mia bella, quello che pare a me non conta niente...".
>>>
>>> "E la ricevuta che ho firmato?".
>>>
>>> "Quella se la riprende il postino. Poi gliela rispediscono al suo indirizzo".
>>>
>>> "Così io ricevo una ricevuta firmata da me in cui io dichiaro di aver ricevuto una lettera che mi sono spedita io al mio indirizzo... e se non arriva la ricevuta di ritorno?".
>>>
>>> "Può fare reclamo dichiarando di non aver mai ricevuto la ricevuta che lei ha firmato per una lettera raccomandata che si è spedita al suo indirizzo.......... ma intanto compili il modulo che la fila è lunga...
>>>
>>> Avanti il prossimo!
>>>
>>> Dica, signore.".
>>>
>>> "Dico!".
>>>
>>> "Aridaje...."
22 marzo 2007
Per l’Onu l’aborto selettivo delle femmine non va condannato
Riunita a New York per la propria sessione annuale dal 26 febbraio al 9 marzo, con all’ordine del giorno l’“eliminazione di tutte le forme di discriminazione e violenza contro giovani donne e bambine”, la Commissione ha bocciato la richiesta avanzata dalla delegazione americana perché fosse inserito nel documento finale un chiaro divieto di infanticidio e di aborto finalizzato alla selezione del sesso del nascituro.
È bastato che alcune delegazioni occidentali manifestassero la preoccupazione che il divieto di aborto per la selezione del sesso potesse introdurre limiti nelle pratiche di fecondazione assistita e nell’interruzione volontaria di gravidanza...[leggi tutto]
19 marzo 2007
12/5 "Più Famiglia" in piazza S. Giovanni a Roma

ROMA - Sabato 12 maggio: è questa la data del Family day, la giornata della mobilitazione cattolica per la famiglia. La scelta del mese di maggio, che a qualcuno potrebbe sembrare troppo lontana, non è affatto casuale: infatti, tra la Pasqua e il ponte del 25 il mese di aprile sembra «inutilizzabile» e così i movimenti, anche per prendersi il tempo necessario a mobilitare più di centomila persone da portare in piazza, hanno scelto maggio. Un appuntamento che sottolineerebbe, nelle intenzioni degli organizzatori del Family day, l'universalità e la laicità dell'iniziativa del cattolicesimo italiano. Al punto che già negli anni scorsi il Forum delle associazioni familiari aveva proposto che venisse istituzionalizzata come festività nazionale. La metà di maggio avrebbe anche il vantaggio di tenere il Family day al riparo dalla concorrenza mediatica (nonché dal rischio di strumentalizzazione politica) delle elezioni amministrative e, in particolare, del ballottaggio. Il 24 e il 25 maggio, inoltre, si svolgerà a Firenze una conferenza promossa dal Governo per varare un piano nazionale per la famiglia.
La notizia, è stata ufficializzata da Daniele Nardi, il portavoce del Forum delle Associazioni Familiari. I rappresentanti delle associazioni cattoliche - da Azione cattolica a Comunione e liberazione, dalle Acli a Rinnovamento nello Spirito, da Sant’Egidio ai Neocatecumenali - hanno anche approvato un manifesto a sostegno della famiglia che comincia con le parole “Il bene della famiglia è il bene del Paese”. Scopo primario della convocazione - arrivata nei giorni scorsi ai vertici dei movimenti - è l'approvazione della bozza del Manifesto stilata da un gruppo ristretto di giuristi capitanati da Giuseppe D'Agostino, il quale ha fatto capire che la macchina organizzativa è pronta per entrare in azione a pieno regime: «Il testo del manifesto è già stato mandato in giro agli altri colleghi - ha spiegato -. Domani (oggi, n.d.r.) si apporteranno, come si prevede, eventuali aggiustamenti e inserimenti. Il Manifesto deve tenere conto delle sensibilità diverse esistenti tra i movimenti». Ma cosa c’è scritto nella bozza del documento? Il testo, particolarmente sobrio, ribadisce che la famiglia è un bene «umano universale», non «specificamente religioso». Va da sé che la difesa della cellula fondamentale della società spetta a tutti «gli uomini di buona volontà». Trasversalmente. Il giurista cattolico non ha mancato di richiamare alla mente la Carta: «I riferimenti alla Costituzione, all'articolo 29, sono di una chiarezza cristallina. La famiglia è una ed è formata da un padre, una madre e dei figli. Ha ragione Cacciari quando dice che dietro ai Dico c'è solo un obiettivo ideologico, vale a dire il riconoscimento del matrimonio omosessuale». E la Cei? Dalle retrovie, i vertici della Conferenza Episcopale Italiana vedono di buon occhio la manifestazione di piazza San Giovanni anche se preferiscono lasciare il campo libero ai laici ai quali spetta l'organizzazione del «Family day». Il neo-presidente dell’Episcopatoa Cei, monsignor Angelo Bagnasco, in una intervista a Famiglia Cristiana aveva messo in luce che le «manifestazioni pacifiche e rispettose, per affermare pacificamente le proprie convinzioni, qualunque esse siano, costituiscono il sale della democrazia. Ma, ripeto, ci si deve comportare in modo assolutamente sereno e non aggressivo, senza portare in piazza uno stile da guerra fredda».
La manifestazione si intitolerà «Più famiglia» e si svolgerà nel pomeriggio del 12 maggio a piazza San Giovanni a Roma. La coreografia ipotizzata è un'allegra invasione di palloncini e passeggini in piazza San Giovanni, a Roma, all'insegna ovviamente della difesa della famiglia.
“Speriamo di riempire piazza San Giovanni”. E’ questo l’auspicio del presidente del Forum delle famiglie Giovanni Giacobbe.
“La nostra sarà una manifestazione laica di promozione della famiglia - ha scandito Giacobbe, auspicando la presenza di almeno centomila persone in piazza - il manifesto che abbiamo approvato oggi sulla famiglia ha dei richiami espliciti agli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione e la nostra posizione è una posizione laica di ancoraggio alla Costituzione”. Per il presidente del Forum delle associazioni familiari «non si tratta di una manifestazione spettacolare, ma di una occasione per chiedere politiche a sostegno della famiglia».
Giacobbe precisa inoltre che «il family day non è una risposta né alla manifestazione gay di piazza Farnese e nemmeno al ddl sui Dico. La famiglia - ha aggiunto - è una e una soltanto ed è un valore universale». Alla domanda se il family day è stato incoraggiato anche dal Vaticano, Giacobbe ha risposto: «Non c'è nessun intervento diretto ma siamo lieti se la nostra azione incontrerà l'appoggio anche del Papa». Infine il presidente del Forum ha escluso la partecipazione di vescovi e in questo ha sottolineato che si tratta di una «manifestazione diversa da quella avvenuta in Spagna» perché «non è una questione politica, il Governo non c'entra nulla; la nostra azione - ha concluso - propone la difesa della famiglia».
Ieri, davanti a Benedetto XVI in visita al carcere minorile di Casal del Marmo, il Guardasigilli Clemente Mastella (che nei giorni scorsi aveva annunciato la sua partecipazione ad un eventuale Family day) aveva parlato proprio della famiglia come “pietra angolare della società, niente affatto superata da una malintesa modernità e soprattutto valore comune tra Stato e Chiesa”.
Poi, ritornando più tardi sulla questione Dico, durante il pomeriggio di ‘Domenica In’ Mastella aveva addirittura rilanciato l’ultimatum: “Se il Governo dovesse porre la fiducia sul disegno di legge sulle coppie di fatto, ma mi pare non lo faccia, io voterei contro e mi dimetterei per motivi di coerenza”.
15 marzo 2007
Le cover di John Lennon per la popolazione del Darfur

Si intitolerà "Instant Karma: The Campaign to Save Darfur", l'album che verrà pubblicato il prossimo 12 giugno e i cui ricavati andranno in favore dei progetti che Amnesty International sta portando avanti a sostegno della popolazione del Darfur (Sudan). La compilation conterrà varie cover di canzoni di John Lennon eseguite da artisti del calibro di REM, Aerosmith, The Cure e Green Day.
Gli U2 saranno presenti con la cover proprio del pezzo che da il titolo all'interno album, Istant Karma.
Lo slogan di questo disco è appunto "compra un disco, salva una vita!". Il sito di riferimento è 'Instantkarma.org'.
12 marzo 2007
Gli assassini di Careggi
dobbiamo chiarire bene la questione del bimbo sopravvissuto all'aborto all'ospedale di Careggi, a Firenze, e spiegare perchè ci sono gli estremi per un'azione penale.
1. Leggiamo sui giornali che il piccolo è stato assistito solo dopo venti minuti dalla nascita. E' omissione di soccorso? Spieghiamo.
Come avviene un aborto dopo i primi 90 giorni? Come un parto indotto. Vengono provocate le contrazioni, c'è il travaglio e la donna partorisce. Il feto, immaturo, non sopravvive al parto, e nasce morto, oppure muore subito dopo la nascita. Sì, perchè se viene espulso vivo, non si può più parlare di aborto, ma di nascita. Di grande prematuro.
Cosa succede quando nasce un grande prematuro? Succede che il medico non può perdere tempo a cercare il battito o a vedere se respira. Quando i grandi prematuri nascono sono ovviamente piccolissimi, i loro polmoni sono chiusi, il battito cardiaco può essere molto lento e difficile da trovare. Si potrebbero perdere minuti preziosi: intanto che cerchi il battito, il cervello non si ossigena e si danneggiano irreparabilmente centinaia di migliaia di neuroni. Allora il neonatologo dovrebbe rianimare di prassi, in questi casi. Se la rianimazione non dà effetti, allora non c'è niente da fare, e si lascia che muoia, o si verifica che sia già morto.
Nel caso del Careggi, invece il piccolo non solo non è stato rianimato, ma non ha avuto assistenza per venti, lunghissimi e decisivi minuti dopo la nascita: se lo avessero assistito, visto che si è dimostrato tanto forte da sopravvivere per altri sei giorni, sarebbe sopravvissuto?
"Siamo stati chiamati dall'ostetrica 20 minuti dopo la nascita del bambino e solo allora siamo intervenuti. Il piccolo fino a quel momento è rimasto senza assistenza. Forse se non avessimo tardato sarebbe potuto sopravvivere". Lo dichiara Firmino Rubaltelli, che dirige il reparto di terapia intensiva neonatale del Careggi, lo ha detto al Corriere e al Foglio. "Fino a quando il piccolo è rimasto fra noi, prima del trasporto al Meyer dovuto alla mancanza di posto nel nostro reparto, ha ricevuto cure normali, non straordinarie. Solo farmaci per aprire i polmoni e facilitare la respirazione. Non so per quale motivo hanno aspettato prima di chiamarci". (dal Corriere di oggi).
Si dice che non si vuole che nascano bambini handicappati. Cioè noi abbiamo deciso che gli handicappati è meglio che non ci siano, che non vivano. Allora decidiamo di non rianimare più chiunque abbia un ictus, un'ischemia o un infarto. Ma anche i sopravvissuti ad incidenti stradali, per esempio. Lasciamo crepare tutti quelli che stanno in coma (chissà come staranno quando si risveglieranno), e via dicendo.
Noi vogliamo sapere cosa succede nei reparti di neonatologia degli ospedali italiani. E vogliamo sapere come viene applicata la 194. Perchè da tempo si dice che i sopravvissuti agli aborti tardivi (non chiamiamoli terapeutici, per favore) vengono lasciati morire senza assistenza. Sono voci, racconti, che nessuno si è preso la briga di andare a verificare. Ma che sono trapelati anche dagli articoli di questi giorni, per esempio dall'iniziativa del San Camillo a Roma, in cui la ginecologa Scassellati ha dichiarato che nel suo reparto chi fa un aborto tardivo firma un "consenso informato" per non far rianimare il piccolo, qualora sopravvivesse. Sia chiaro: qua non c'entra l'autodeterminazione della donna o la 194. Questa è storia da codice penale.
In questo modo, con un "consenso informato" di questo tipo, si scarica tutto il peso sulla donna, senza darle il tempo di essere informata come potrebbe. E infatti leggiamo oggi sul Corriere che l'iniziativa della Scassellati non era stata approvata da nessun comitato etico dell'ospedale, e che "E' un infanticidio. Staccare la spina a un neonato malformato che sopravvive a un aborto terapeutico non è altro: un infanticidio.", lo dichiara Claudio Donadio, direttore del dipartimento materno-infantile del San Camillo. Leggiamo sul Corriere che la direzione dell'ospedale definisce l'iniziativa della Scassellati "di particolare gravità" e annuncia l'apertura di un'inchiesta interna.
2. Bisogna verificare se c'è stata una violazione della 194. Vediamo perchè.
Per la legge nei primi 90 giorni di gravidanza non è reato abortire se lo si fa per motivi di salute della donna, motivi economici, sociali, etc. Dopo i primi 90 giorni lo si può fare in caso di pericolo per la vita della madre, oppure se il feto ha malformazioni tali da mettere in pericolo la salute fisica o psichica della madre (non si fa se il feto è malformato, ma se la malformazione del feto mette in pericolo la salute della madre. Può sembrare un giro di parole, ma non lo è. La legge non è eugenetica). Ma se il feto ha possibilità di vita autonoma, allora la donna può abortire solo se c'è pericolo per la sua vita, e non per la sua salute.
Ad esempio: se la donna ha un'ipertensione che le fa rischiare la vita (pericolo di vita) , allora può abortire, ma se scopre che il figlio è handicappato e va in depressione (pericolo per la salute) non può abortire. Non solo: in questi casi si ha il dovere di rianimare il feto, se sopravvive. Nel caso del bambino del Careggi c'era possibilità di vita autonoma (22 settimane di gravidanza, la possibilità c'è, lo si sa a priori) e secondo la 194 si poteva procedere con l'aborto solo se fosse stata in pericolo di vita la madre.
Quando il feto ha possibilità di vita autonoma? Questo la legge non lo dice. Perchè non c'è un termine che si possa stabilire per legge, anche se è ovvio che a tredici settimane non sopravvive, mentre a 30 si. Di fatto, adesso il 40% dei nati a 23 settimane sopravvive. E sopravvivono anche a 22, chiaramente in percentuale minore.
Possibilità di vita autonoma significa che la gravidanza è a un punto tale che il feto può nascere vivo. La 194, in pratica, dice che a una donna che rischia la vita si può indurre il parto a qualsiasi settimana di gestazione, per salvarla, e si deve far di tutto per salvare anche il bambino.
Su Il Foglio troverete tutto. Entro domani manderemo i links agli articoli illustrativi.
Faremo a stretto giro una "e-campagna". Vogliamo che siano rispettate le leggi dello stato (la 194 in particolare e il codice penale in genere), e vogliamo sapere cosa succede negli ospedali italiani.
Buona giornata
Assuntina Morresi
http://www.stranau.it
15 febbraio 2007
RAPPORTO SULLE CRISI DIMENTICATE 2006
Per quanto riguarda la stampa gli articoli inerenti a tematiche e contesti geografici relativi a crisi umanitarie sono stati classificati in relazione alla testata di pubblicazione
Osservando le tabelle 2 e 3, salta all’occhio il primato della stampa cattolica, Avvenire e Famiglia Cristiana, quanto ad attenzione alle tematiche umanitarie. Per quanto riguarda i quotidiani, Avvenire ha il maggior numero assoluto di uscite (2035) Tra i periodici, Famiglia Cristiana, Panorama, L’Espresso e Il Venerdì di Repubblica sono i più attenti alle crisi umanitarie. Se si considerano solo gli articoli veri e propri, Famiglia Cristiana (137) è al primo posto, seguita da Panorama (109), L’Espresso (97) e Il Venerdì di Repubblica (62).
Si è poi proceduto a un confronto tra i primi dieci quotidiani, ovvero quelli più attenti alle crisi umanitarie in generale, e tra i tredici periodici pesi in considerazione, in base all’effettiva copertura delle “crisi dimenticate”.
Osservando le tabelle 4 e 5, si può notare come,tra i dieci quotidiani, il più attento alle crisi dimenticate risulta essere Avvenire, seguito, a distanza, da Il Manifesto. Tra i periodici, i più sensibili alle “crisi dimenticate” risultano essere Famiglia Cristiana, L’Espresso e Panorama.
Per quanto riguarda in particolare il Sudan e il Darfur il rapporto evidenzia che una nuova escalation di violenza da parte di tutti i gruppi armati nei confronti della popolazione civile e degli operatori umanitari ha ulteriormente peggiorato la situazione in Darfur. Due milioni di persone sono costrette a vivere nei campi sfollati, in condizioni di vita estremamente precarie, mentre il peggioramento delle condizioni di sicurezza da diversi mesi a questa parte (con numerosi attacchi alle organizzazioni umanitarie) ha reso di fatto impossibile l’accesso ad alcune popolazioni. La stampa italiana ha dedicato al Sudan, in particolare al Darfur, 255 articoli (di cui ben 93 si limitavano a trafiletti o brevi), ma meno della metà analizzano specificamente le condizioni di vita della popolazione, le cause del conflitto e le violenze nei confronti dei civili. Leggermente più numerosi sono gli articoli riconducibili al dibattito internazionale e in particolare al dibattito sull’invio di una forza ONU. Infine, molti articoli (48) analizzano le dinamiche degli aiuti italiani al paese, confermando una certa tendenza da parte dei media nazionali a parlare di contesti di crisi solo laddove riconducibili a eventi e / o personaggi italiani.
Per quanto riguarda i network televisivi nel confronto tra Rai e Mediaset, il network che risulta aver dedicato più notizie a eventi/contesti di crisi nel corso del 2006 è la Rai. I principali notiziari del servizio pubblico hanno dedicato il 13,4% delle loro notizie complessive (titoli esclusi) alle Crisi, così come intese in questo rapporto, mentre Mediaset nel 2006 ha messo in onda il 7,9% di “notizie Crisi”.
Un confronto più articolato ci viene consentito dal dato per rete (Tabella 3). Se consideriamo i dati aggregati per le singole reti, si vede come Rai Tre, con il 16,2% delle notizie, è l’emittente che dedica un maggior numero di servizi a eventi e situazioni di crisi, seguita da Rai Uno con il 13,4% e da Rai Due con l’11,2%.Le reti Mediaset, come già osservato nella distribuzione per network, fanno registrare valori più bassi, con una differenza minima nel dato che riguarda Rete 4 e Canale 5, rispettivamente il 9,5% e il 9,2%, e con Studio Aperto fanalino di coda con il 5,5% di servizi dedicati alle Crisi.
Oltre alla top ten individuata da Médicins Sans Frontières, MSF Italia ha voluto volgere la sua attenzione ad altri contesti di crisi considerati dimenticati, in particolare l’Angola, il Ciad e il Darfur. L’attenzione dei principali tg italiani nel corso del 2006 su questi tre contesti si è così focalizzata: Angola 3 notizie, di cui 1 sul colera, 1 sull'uccisione di un missionario e 1 sullo sminamento.
Ciad 3 notizie, di cui 1 anticipazione di un TG2 Dossier dedicato alla guerra civile, 1 notizia sugli scontri tra ribelli e forze governative e 1 sui disordini e sull'apprensione per gli italiani che risiedono nel paese.
Darfur 12 notizie che vertono sulla malaria (1 sola), la fame, e in buona parte sul genocidio. Si dà anche visibilità alle iniziative dei volontari/delle agenzie che si impegnano per il paese.
A breve pubblicherò anche il video della presentazione.
08 febbraio 2007
STORIA DI TERESA BENEDETTA
STORIA DI TERESA BENEDETTA
Mi chiamo Elisabetta, sono sposata da quindici anni con Goffredo ed insieme abbiamo avuto nove figli, di cui quattro in cielo e cinque viventi.Posso dire che il Signore in quindici anni di matrimonio ci ha sempre sostenuti, protetti ed affiancati, ma nell’ultima gravidanza si è manifestato a noi e ai nostri figli veramente con “braccio potente”.
A luglio del 2002 ci trovavamo in vacanza al mare, quando trascorsa la prima settimana ho incominciato ad avere il sospetto di essere di nuovo incinta.
Velocemente ho fatto il test di gravidanza, ed ho potuto verificare che non mi ero sbagliata.
L’idea di poter abbracciare di nuovo un altro bambino mi riempiva di gioia, ma quella di dover aspettare nove mesi mi rattristava, perché nelle precedenti gravidanze avevo avuto sempre minacce di aborto; pensare di dover di nuovo mettermi in poltrona non mi piaceva affatto.
Dato che stavo al mare, ho incominciato a star ferma sotto l’ombrellone. Mio marito, che ama leggere i libri dei santi, presso la biblioteca comunale aveva preso un libro che raccontava la storia di Edith Stein, un’ebrea convertita al cristianesimo che è morta nei campi di concentramento ad Auschwitz.
Come potete immaginare, storia molto “allegra” e “divertente” che avrei voluto tranquillamente evitare di conoscere, ma mio marito ogni tanto mi riferiva qualche fatto accaduto nella vita di questa santa.
Per cui mi è rimata impressa in mente la foto della stessa vestita da suora che stava sulla copertina del libro. [leggi tutto]
30 gennaio 2007
Darfur: il presidente dell'UA non sarà il tiranno Bashir
27 gennaio 2007
Rai Due cosette contro l'eutanasia
Cinema, televisione, giornali e blogs, tutti parliamo solo di eutanasia ma dei malati che vogliono vivere e che non hanno l’assistenza adatta per farlo non parla mai nessuno, tranne in questo caso Rai Due. Una volta tanto la tv di stato ci sorprende positivamente, nella rubrica del tg2 dieci minuti, Mario Melazzini medico e malato di sclerosi laterale, dice chiaramente che l’eutanasia è abbandono e istigazione al suicidio.
Dossier Melazzini:
Intervista su Famiglia Cristiana
Lettera Melazzini16 gennaio 2007
Piccole dittature crescono
Per ogni dittatura che finisce ne spuntano fuori tante altre nuove. Il Venezuela è pronta a raccogliere l’eredità cubana nel promuovere una nuova dittatura mascherata da socialismo.Intanto sul fronte africano Elisa Arduini ci illumina sulle vere intenzioni dittatoriali del governo sudanese.
Con la stessa ferocia nel nostro continente, proprio nella capitale dell’Unione Europea, un nuovo tipo di tirannia da parte della dittatura relativista si prepara ad attuare nuove forme di sterminio.
04 gennaio 2007
Il dogma di Welby e il dogma di Saddam
A cavallo di Natale sono state compiute le due esecuzioni più eclatanti del 2006.Welby è stato giustiziato dal noto medico Mario Riccio con il bene placito del vuoto legislativo dello stato italiano. Saddam è stato giustiziato da un anonimo boia, secondo la sentenza di legge della cosiddetta “democrazia irachena”. Chi condanna entrambe le esecuzioni dimostra logica e coerenza a dispetto delle religioni ideologiche, chi invece ne rifiuta una sola e applaude l’altra dimostra tutta l’ipocrisia di chi riesce a piangere da un occhio solo, professando folli dogmi ideologici senza un minimo di razionalità. 1) non può essere ucciso nessuno anche se feroce dittatore
2) deve essere ucciso qualcuno se la sentenza arriva dalla libertà dell’individuo
3) anche se tale libertà individuale fosse negata con violenza da un feroce dittatore non gli si potrebbe dichiarare guerra e ucciderlo, a meno che non sia lui stesso a decidere di morire oppure sua madre durante i primi mesi del concepimento.
18 dicembre 2006
Difendiamo la storicità del Natale

Ricostruzioni storiche dimostrano che il 25 dicembre è la data esatta in cui è nato Gesù. In un momento in cui molti vorrebbero far sembrare il Natale tutt'altra festa è giusto che noi cattolici cominciamo a puntare i piedi e dire le cose come stanno realmente. Basta con le scuole che fanno canti natalizi senza citare la nascita di Gesù, basta con il Babbo Natale che rinnega San Nicola, basta con la Befana che sostituisce i Re Magi, basta con il natale consumistico, basta con il pretesto delle altre religioni per togliere il presepe ovunque, Gesù bambino è nato in una stalla e ora c'è anche chi vorrebbe cacciarlo pure da lì. Se il mondo vuole farsi la sua "festa dell'inverno" per laicisti e pagani faccia pure ma si scelga almeno un altro giorno e un altro nome, lasciando in pace le NOSTRE tradizioni cristiane.
08 dicembre 2006
Giorno dell'Immacolata nasce il nuovo pechenito
Benvenuto al secondogenito della famiglia!!!!
Nato in questo giorno per noi così importante, da oggi e per sempre, sotto la protezione dell'Immacolata Vergine Maria
Angelus dell'Immacolata
Angelus del (08 dicembre 2006)
Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
Cari fratelli e sorelle!
Quest’oggi celebriamo una delle feste della Beata Vergine più belle e popolari: l’Immacolata Concezione. Maria non solo non ha commesso alcun peccato, ma è stata preservata persino da quella comune eredità del genere umano che è la colpa originale. E ciò a motivo della missione alla quale da sempre Dio l’ha destinata: essere la Madre del Redentore. Tutto questo è contenuto nella verità di fede dell’"Immacolata Concezione". Il fondamento biblico di questo dogma si trova nelle parole che l’Angelo rivolse alla fanciulla di Nazaret: "Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te" (Lc 1,28). "Piena di grazia" – nell’originale greco kecharitoméne – è il nome più bello di Maria, nome che Le ha dato Dio stesso, per indicare che è da sempre e per sempre l’amata, l’eletta, la prescelta per accogliere il dono più prezioso, Gesù, "l’amore incarnato di Dio" (Enc. Deus caritas est, 12).
Possiamo domandarci: perché, tra tutte le donne, Dio ha scelto proprio Maria di Nazaret? La risposta è nascosta nel mistero insondabile della divina volontà. Tuttavia c’è una ragione che il Vangelo pone in evidenza: la sua umiltà. Lo sottolinea bene Dante Alighieri nell’ultimo Canto del Paradiso: "Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, / umile ed alta più che creatura, / termine fisso d’eterno consiglio" (Par. XXXIII, 1-3). La Vergine stessa nel "Magnificat", il suo cantico di lode, questo dice: "L’anima mia magnifica il Signore… perché ha guardato l’umiltà della sua serva" (Lc 1,46.48). Sì, Dio è stato attratto dall’umiltà di Maria, che ha trovato grazia ai suoi occhi (cfr Lc 1,30). E’ diventata così la Madre di Dio, immagine e modello della Chiesa, eletta tra i popoli per ricevere la benedizione del Signore e diffonderla sull’intera famiglia umana. Questa "benedizione" non è altro che Gesù Cristo stesso. E’ Lui la Fonte della grazia, di cui Maria è stata colmata fin dal primo istante della sua esistenza. Ha accolto con fede Gesù e con amore l’ha donato al mondo. Questa è anche la nostra vocazione e la nostra missione, la vocazione e la missione della Chiesa: accogliere Cristo nella nostra vita e donarlo al mondo, "perché il mondo si salvi per mezzo di Lui" (Gv 3,17).
Cari fratelli e sorelle, l’odierna festa dell’Immacolata illumina come un faro il tempo dell’Avvento, che è tempo di vigilante e fiduciosa attesa del Salvatore. Mentre avanziamo incontro a Dio che viene, guardiamo a Maria che "brilla come segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio in cammino" (Lumen gentium, 68). Con questa consapevolezza vi invito a unirvi a me quando, nel pomeriggio, rinnoverò in Piazza di Spagna il tradizionale atto di omaggio a questa dolce Madre per grazia e della grazia. A Lei ci rivolgiamo ora con la preghiera che richiama l’annuncio dell’Angelo.
07 dicembre 2006
IBD4 a "Piu libri più liberi"
Presentazione di Serena S. durante l'incontro "Blog e Informazione" a cura di "Più Blog" e "Piu libri più liberi"
05 dicembre 2006
Darfur: le bugie di Bashir e la carta straccia ONU
KHARTOUM - Il presidente sudanese Omar al Bashir ha sostenuto che il conflitto nel Darfur ha fatto, dal 2003, meno di 9.000 morti, e non i 200.000 di cui si parla. "La cifra di 200.000 morti è falsa, il numero delle vittime non ha raggiunto 9.000", ha detto Bashir rispondendo alle domande di giornalisti."Tutte le statistiche sono false" ha aggiunto il presidente sudanese, accusando i mezzi di informazione occidentali di gonfiare le cifre delle perdite umane per giustificare un intervento internazionale nel Paese.
Bashir ha negato di aver accettato il dispiegamento nel Darfur di una forza di pace mista Onu-Unione africana (Ua), ed ha ribadito il suo rifiuto della risoluzione del Consiglio di sicurezza che l'autorizza. "E' chiaro che qualsiasi forza che venga in Sudan in base alla risoluzione 1706 è una forza di colonizzazione", ha detto.
Sfumata ogni possibilità di intervento da parte dell'Onu-solo-chiacchiere-e-pezzi-di-carta qualcosa speriamo si muova da Washington dove il premier britannico Tony Blair sara' accolto il 7 dicembre dal Presidente George W. Bush . I due leader discuteranno su varie questioni internazionali, quali il rafforzamento della democrazia in Iraq ed in Afghanistan, l'avanzamento della pace e sicurezza in medioriente e nel Darfur, ed il problema nucleare iraniano.
29 novembre 2006
Benedetto XVI ad Efeso
[Leggi tutto]...Cari fratelli e sorelle, con questa visita ho voluto far sentire l’amore e la vicinanza spirituale non solo miei, ma della Chiesa universale alla comunità cristiana che qui, in Turchia, è davvero una piccola minoranza ed affronta ogni giorno non poche sfide e difficoltà. Con salda fiducia cantiamo, insieme a Maria, il "magnificat" della lode e del ringraziamento a Dio, che guarda l’umiltà della sua serva (cfr Lc 1,47-48). Cantiamolo con gioia anche quando siamo provati da difficoltà e pericoli, come attesta la bella testimonianza del sacerdote romano Don Andrea Santoro, che mi piace ricordare anche in questa nostra celebrazione. Maria ci insegna che fonte della nostra gioia ed unico nostro saldo sostegno è Cristo, e ci ripete le sue parole: "Non temete" (Mc 6,50), "Io sono con voi" (Mt 28,20). Al suo braccio potente noi ci affidiamo (cfr Lc 1,51). E tu, Madre della Chiesa, accompagna sempre il nostro cammino! Santa Maria Madre di Dio prega per noi! Aziz Meryem Mesih’in Annesi bizim için Dua et".
Amen.
28 novembre 2006
27 novembre 2006
Darfur e Ciad: ultime notizie
Medici Senza frontiere ci aggiorna sulla situazione in Ciad e la bravissima Elisa Arduini ci spiega che il governo sudanese ha definitivamente bocciato la nuova proposta dell'ONU.Intanto dalla Libia arrivano due sconcertanti dichiarazioni : Gheddafi giustifica l'ostinazione del governo fondamentalista di Khartoum mentre D'Alema da Tripoli in perfetto stile "visita di cortesia" traccia un profilo del colonello libanese che è completamente lontano dalla realtà. Ma tanto chi potrà contraddire il nostro ministro degli esteri? Non di certo i TG nostrani, a meno che non scoprano qualche filmatino su Google.
21 novembre 2006
17 novembre 2006
Darfur: governo sudanese tra massacri e diplomazia
La via d'uscita al braccio di ferro tra comunità internazionale e Sudan è stata individuata ieri ad Addis Abeba nel corso di un incontro tra il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ed esponenti della Lega Araba e dell'Unione africana
I rappresentanti del Sudan, che hanno preso parte ad un incontro con altri leader africani, arabi e europei e dell'Onu, hanno affermato però che il via libero definito deve arrivare dal governo. La forza di interposizione dovrebbe essere formata da 27mila soldati, inclusi i 7mila dell'Unione africana già dispiegati in Darfur. Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha precisato che il personale supplementare comprenderà 17mila soldati e 3mila poliziotti. I leader non hanno ancora fissato una data per il dispiegamento della nuova forza, in parte perché il Sudan ha espresso le sue riserve.
Annan ha spiegato ai giornalisti che l'allargamento dell'esistente forza di peacekeeping dell'UA in Darfur avrà luogo in tre fasi su un periodo di tempo non specificato. Il primo punto del piano prevede un rafforzamento sostanziale della missione militare dell'Unione Africana (Ua), con l'aggiunta di 4000 soldati ai 7000 già presenti in Darfur. Il nuovo contingente verrà rifornito di equipaggiamento adeguato, visto che la mancanza di mezzi ha impedito finora alle truppe di interposizione di vigilare sulla tregua fra ribelli e governo di Karthoum (che controlla anche le milizie arabe janjaweed).
Il secondo punto del piano Onu prevede un finanziamento della missione pari a un totale di 77 milioni di dollari, diviso in due tranche e la proposta dell'Onu di affiancare alle truppe della missione dell'Unione africana, "diverse centinaia" tra polizziotti e militari delle Nazioni Unite. Un passo che dovrebbe poi portare, in una terza fase, alla creazione di una forza ibrida Onu-Ua, le cui "strutture di comando e controllo saranno affidate all'Onu” e dovrà avere “movimento libero e illimitato in Darfur” si legge nel comunicato reso pubblico dal segretario generale dell'Onu, dopo le lunghe consultazioni di ieri ad Addis Abeba con la stessa Unione Africana (Ua), Lega Araba e governo del Sudan.
L'ambasciatore sudanese in Etiopia Abu-Zaid al-Hassan ha dichiarato stamani all'agenzia statale ‘Suna'che le parti hanno per ora concordato solo due dei tre punti del piano. In particolare, le cosiddette fasi 1 e 2, che prevedono lo stanziamento di una prima trance 22 milioni di dollari a sostegno dell'attuale missione di pace dell'Unione Africana in Darfur (conosciuta con l'acronimo Amis) e di ulteriori 55 milioni, con un maggiore appoggio logistico dell'Onu.
La cosiddetta ‘fase tre' che contempla la creazione della forza ibrida Ua-Onu, che secondo Kofi Annan “avrà carattere prevalentemente africano” non è ancora stata accettata ufficialmente dal governo del Sudan. Tutte le parti – afferma il comunicato – hanno comunque concordato “sull'urgenza di ampliare la capacità” dell'attuale missione dell'Ua, che con i suoi circa 7.700 ‘caschi verdi' non è riuscita in oltre due anni a fermare le violenze in Darfur.
Secondo l’ambasciatore sudanese presso l’ONU Abdulhaleem, la nuova proposta potrebbe essere accettata dal Sudan, di fatto sarebbe un'operazione di pace “molto speciale”, con l'Onu che paga l'Unione Africana per svolgere il lavoro ed ha subito chiarito: "Se c’è una predominanza delle forze africane, allora ci si aspetta che siano coordinate da un responsabile Africano." Egli ha infatti espresso il suo disaccordo sul numero del contingente: "L’ONU dice 17,000 (truppe), ma a noi sembrano un numero molto alto. Noi pensiamo tra 11,000 e 12,000." Ieri in giornata il ministro degli esteri sudanese Lam Akol aveva confermato che il suo governo è disposto ad accettare un sostegno logistico internazionale ma non il comando Onu della missione. Il governo sudanese ha affermato che darà una risposta definitiva su questa proposta prima della riunione del Consiglio di Pace e di Sicurezza delle Unione Africana del 24 novembre, dedicata alla crisi del Darfur.
16 novembre 2006
Vergonosa la Rai Uno contro tutti
L’uno contro tutti messo in atto ieri sera a “porta a porta” è quanto di più falso e lontano dalla realtà abbia mai visto in tv. L’argomento erano i PACS ai quali si è dichiarato contrario solo Rocco Buttiglione con una Prestigiacomo molto disinvolta nel tenere il piede in due staffe e una Rosi Bindi arrampicata sugli specchi nel tentativo disperato di trovarsi d’accordo sia con il Papa sia con Grillini. Tutti gli altri ospiti invece favorevoli ai PACS, pubblico compreso, un Buttiglione contro tutti che non rispecchia affatto la realtà italiana dove l’ottanta per cento la pensa grosso modo come il presidente dell’UDC. Apriamo e chiudiamo subito la parentesi religiosa: il Papa e la Chiesa non discriminano nessuno ma dicono no ai comportamenti omosessuali come dicono no ad una serie di altri comportamenti e altre cose, ma ripeto senza mai discriminare nessuno. Chiuso il discorso religioso resta il fatto che l’ottanta per cento degli italiani, cattolici e no, sono contrari al riconoscimento delle coppie omosessuali da parte dello Stato, e sottolineo anche qui, solo da parte dello Stato, senza nessuna discriminazione. L’ottanta per cento degli italiani non ha nessun problema ad avere coppie omosessuali come amici e vicini di casa, il problema nasce quando si vuole dar loro gli stessi diritti della famiglia. Dove sta scritto che una coppia di amici che si vogliono bene e convivono, ma non fanno sesso, debbano essere considerati dallo Stato in modo diverso da una coppia omosessuale? Fare sesso vuole forse dire avere più diritti? Ovviamente no, solo iniziare un progetto di famiglia tra uomo e donna da più diritti da parte dello Stato ed è giusto che sia così. Ma insomma stiamo qui inebetiti da Lino Banfi a parlare di PACS e intanto chi ci pensa alle nostre famiglie? Chi ci pensa ai nostri figli? Chi ci pensa a chi non li fa per paura di non poterli mantenere? Chi ci pensa al crollo demografico della nostra Italia e della nostra Europa? Senza fare figli la nostra civiltà muore!
Questi sono i veri problemi delle coppie che lo Stato deve tutelare, non l’omofobia inesistente a cui si aggrappa Costanzo. Durante la trasmissione vengono presentati due casi tra il pubblico, il primo è quello di una madre che ha avuto il “coraggio” di accettare un figlio gay, come se l’omosessualità fosse l’unica cosa che i genitori non accettano. Diciamo le cose come stanno, oggi è più facile che un genitore accetti una figlia lesbica piuttosto che un figlia suora di clausura o peggio ancora un figlio down. Tra le varie diversità di vivere la vita non mi sembra che quella gay sia la meno accettata in famiglia. Il secondo caso preso tra il pubblico di “porta a porta” e decisamente più grave, si tratta di una ragazza lesbica che ha subito violenze da un fanatico nazista. Non capisco però cosa centri il fatto di essere lesbica, i mostri che in ogni modo usano violenza sulle donne indifese purtroppo lo fanno anche con l’ebrea e l’extracomunitaria di colore, come con la propria madre e la moglie se queste non gli preparano e servono la colazione. Quando una donna viene picchiata e stuprata in famiglia non fa scalpore, non fa audience, se invece è lesbica cambia tutto, si parla subito di omofobia e chi ci specula sopra l’applaude e le va a stringere la mano come ha fatto Maurizio Costanzo.
15 novembre 2006
Dossier Turchia amichevole

Visto che stasera si giocherà la partita amichevole tra Italia-Turchia ho preparato un dossier su questa nazione che si dice "moderata". Il dossier per essere appunto "amichevole" è suddiviso in egual numero di notizie buone e cattive.
GOOD NEWS:
1)Efeso: festa dell'Immacolata a casa di Maria
2)I piccoli straordinari miracoli del Natale ad Antiochia
3)Un piccolo frutto del martirio
4)Il miracolo della Casa di Maria ad Efeso, risparmiata dalle fiamme
5)La Turchia comincia ad ammettere l’esistenza della questione armena
6)In Turchia 16mila agenti saranno mobilitati per la sicurezza del Papa
7)La Turchia approva una nuova legge per i beni delle minoranze religiose
BAD NEWS:
1)Ucciso don Andrea Santoro a Trebisonda
2)Quando sul Mar Nero si insegna ai ragazzi ad odiare i preti
3)Cipro. Ritratto di una cristianità cancellata
4)Turchia, aggredito sacerdote cattolico
5)Turchia protesta e parla di boicottaggio per la legge francese sul genocidio armeno
6)Un uomo spara di fronte al consolato italiano per protestare contro la visita del Papa
7)L'Islam e le chiese cristiane: dossier fotografico dalla zona turca di Cipro
14 novembre 2006
Darfur: nuovi attacchi che si estendono in Ciad
Il provvedimento, annunciato da una riunione straordinaria del consiglio dei ministri, è stato preso dopo i violenti scontri dei giorni scorsi fra comunità arabe e non arabe nel Ciad orientale, al confine con il Darfur, nei quali secondo stime provvisorie sono morte oltre 300 persone. Il governo di N'djadema, già impegnato a fronteggiare una ribellione interna che sostiene sia appoggiata dal Sudan, ha accusato una milizia araba sudanese di aver provocato gli scontri etnici con frequenti incursioni nel Ciad a partire dalla regione confinante sudanese del Darfur, a sua volta in preda a un analogo sanguinoso conflitto etnico in cui imperversano le bande a cavallo dei janjaweed. Proprio ieri fonti militari dell'Unione Africana (Ua) hanno denunciato un nuovo attacco della milizia in un villaggio del Darfur, Sirba, 45 chilometri a nord di El Geneina, capitale del Darfur occidentale, nel quale sono stati uccisi almeno 30 civili, e feriti una quarantina. "Hanno saccheggiato il villaggio radendone al suolo la meta'".
Secondo il capo dei ribelli del National Redemption Front, Bahr Idriss Abu Garda, all'attacco di Sirba, durato quattro ore, hanno partecipato anche truppe dell'esercito nazionale di Khartoum, da sempre sospettato di essere mandante delle stragi di civili in Darfur. Fonti del governo hanno subito smentito.
Proprio oggi ad Addis Abeba, sede del quartier generale dell'Ua,l'Unione Africana, si e' svolto un vertice sul Darfur tra Unione africana, governo sudanese e Onu in cui e' stato deciso di finanziare con altri 77 milioni di dollari la missione Ua. I soldi permetteranno alla forza di interposizione africana di concludere il mandato a fine anno con un incremento di truppe e nuove attrezzature.
Da oggi e per tutta la settimana RaiNews24 si occuperà di Darfur. E lo farà mandando in onda il reportage "Darfur Africa. L'ultima ferita" di Riccardo Frugone e una puntata di "Atlante" e mettendo sul sito uno speciale dedicato al Sudan, per raccontare cosa sta succedendo in Darfur e cercare di capire le cause di questa ennesima crisi africana. Il reportage e la puntata di "Atlante" saranno visibili anche online, dalla pagina dello speciale Darfur pubblicata sul sito di RaiNews24. Di seguito, invece, gli orari dei passaggi in video:
REPORTAGE "Darfur Africa. L' ultima ferita"; Mercoledì 15 alle 4,17 in chiaro su raitre . Altri passaggi Lun 13 1.47 e 13.17, Mart 14 8.47 e 23.17, merc 15 4.17 e 15.47, giov 16 9.47 ven 17 12.17 e 17.47, sab 18 8.17 e 21.30
ATLANTE "Darfur Africa. L'ultima emergenza": in chiaro su raitre Giovedì 16 alle ore 4.17. Altri passaggi Lun 13 0.17, 4.47 e 11.47, mart 14 1.47, merc 15 14.17, giovedì 16 14.17 e 17.47, ven 17 8.47, sab 18 7.47 e 21.13, dom 19 11.17
06 novembre 2006
Nadia Cortassa campionessa straordinaria
L’Italia è campione del mondo nella stafetta femminile di Triathlon.Nadia Cortassa, Beatrice Lanza e Daniela Chmet hanno tagliato il traguardo in 1h5'11", davanti alle statunitensi con 52 secondi di vantaggio. La squadra femminile italiana si è aggiudicata il primo posto al secondo Campionato Mondiale di Triathlon a squadre Elite che si è disputato a Cancun in Messico. Il tracciato di gara si compone di 250 metri a nuoto, 6,6 chilometri in bicicletta e 1.600 metri di corsa a piedi che ognuna delle tre atlete doveva percorrere prima di passare il testimone alla compagna di squadra.
Prima delle italiane a partire è stata Daniela Chmet, che nei 250 metri a nuoto è uscita dall'acqua terza, alle spalle delle canadesi e delle statunitensi. La Chmet ha mantenuto per il resto della sua prestazione la terza posizione, con un distacco minimo di 8" dalla seconda ed ha passato il testimone alla sua compagna di squadra, Beatrice Lanza.
la Lanza, nella conclusione del nuoto era già seconda, attaccata all'avversaria statunitense, proseguendo così per tutta la durata anche della prova di ciclismo. Con la corsa è poi passata in testa raccogliendo vantaggio utile per l'ultima azzurra, l’atleta di punta del nostro Triathlon, la straordinaria Nadia Cortassa.La Cortassa ha gestito il vantaggio nel nuoto, si è manteneta davanti a tutte nei 6,5 km in bici, per prendere il volo nella corsa verso il traguardo iridato, lasciandosi alle spalle la medaglia d'argento USA e la Spagna, medaglia di bronzo.
Al termine di una gara durissima sotto la pioggia battente Nadia ha dichiarato: “Devo ringraziare Daniela e Beatrice perché mi hanno reso la gara molto facile, hanno lavorato duro prima di me e a quel punto io ho dovuto solo stare attenta a non farmi prendere”. A dir la verità Nadia è stata sin troppo modesta perché riuscire a tenere dietro di se una come la statunitense Michelle Linsey è stata un'impresa straordinaria quanto quella delle sue compagne che l’avevano portata in testa. Nadia Cortassa arriva a questo successo dopo aver sfiorato il podio più volte con tre quinti posti prestigiosi, uno alle olimpiadi di Atene nel 2004 e due ai mondiali 2005 e 2006. La Cortessa si conferma leader mondiale delle multidiscipline vincendo il secondo oro in meno di un mese dopo il successo conquistato insieme a Charlotte Bonin nella staffetta di duathlon durante i campionati mondiali di Rimini all'inizio ottobre.
03 novembre 2006
Darfur: continuano gli attacchi del governo potretto dalla Cina
Attacchi di milizie contro campi di rifugiati nel Darfur, nell'Ovest del Sudan, hanno causato, questa settimana, molte vittime, fra cui 27 bambini di meno di 12 anni. Lo hanno rivelato le Nazioni Unite.Le milizie hanno attaccato otto campi, fra cui uno grande che ospita circa 3.500 rifugiati. Gli attacchi si sono verificati lunedì e martedì nell'area di Jebel Moon. Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha sollecitato tutte le parti in causa a cessare le azioni ostili e ha lanciato un appello al governo del Sudan perché faccia tutto quanto in suo potere per proteggere i civili. Gli attacchi nel Darfur occidentale hanno ucciso almeno 63 persone, metà delle quali bambini, mentre i ribelli accusano Khartoum di rimobilitare le milizie tribali "arabe" dopo aver subito due sconfitte militari al confine fra Sudan e Chad.
"Il governo ha iniziato a mobilitare ampliamente la Janjaweed, sopratutto nel Darfur occidentale, perché vogliono ripulire l'area e muoversi a nord verso il confine e sconfiggerci", ha detto Bahr Idriss Abu Garda, uno dei leader del Fronte Nazionale di Redenzione (Nrf).
La forza dell'Unione Africana, impegnata a far rispettare un trattato di pace che viene invece ignorato da governo sudanese e ribelli, ha reso noto che fino a 92 persone sarebbero morte nell'attacco dello scorso 29 ottobre condotto contro almeno quattro villaggi nell'area di Jabel Moun area, dove presenti le forze di entrambe le fazioni rivali.
I soldati dell'Ua hanno detto che il governo bombarda regolarmente l'area attorno e a nord della città di Tine, al confine Sudan-Chad. L'ultimo bombardamento era avvenuto il 23 ottobre.
I funzionari sudanesi respingono le accuse, dicendo di non aver mobilitato le milizie tribali "arabe". Dal canto suo l'esercito nega l'utilizzo di aeroplani Antonov, che rappresenterebbe una violazione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
Da Pechino il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir venerdì ha indicato che la questione del Darfur è stata esageratamente distorta, affermando poi che solo 10 mila persone sono morte nella regione, e continua ad opporsi alle forze dell’ONU. "Pensiamo che con un intervento ONU di ventimila uomini che si muovono sul nostro territorio, la situazione diventerebbe simile all’Iraq," ha detto Bashir inventando un paragone totalmente inadeguato tra due situazioni totalmente differenti.
La Cina, che ha stretto rapporti diplomatici ed economici con il Sudan, è uno dei membri che ha posto il veto al Consiglio di Sicurezza ed è stata accusata da vari gruppi umanitari di proteggere il governo del Sudan contro qualsiasi azione della forza internazionale nel Darfur. Amnesty International ha fatto appello al governo cinese affinchè verifichi che i suoi profitti economici dal Sudan non debbano essere sviluppati sulle uccisioni e deportazioni. Human Rights Watch ha detto in una dichiarazione giovedì che la Cina dovrebbe usare la sua crescente influenza economica in Africa per spingere i paesi quali il Sudan e lo Zimbabwe a migliorare i diritti dell'uomo. “La Cina insiste che non interferirà negli affari interni di altri paesi, ma inoltre sostiene di essere grande amica della gente africana” ha detto Sophie Richardson di Human Rights Watch. “Ma questo non quadra col rimanere in silenzio mentre le uccisioni di massa continuano in Darfur” ha aggiunto Richardson. Le politiche della Cina a detta del gruppo hanno sostenuto i governi africani responsabili di alcune delle peggiori violazioni di diritti umani sul continente.
Nel frattempo l’amministrazione statunitense ha rinnovato di un altro anno le sanzioni contro il governo sudanese, sottolineando la possibilità di nuove misure particolari dirette contro coloro che verranno identificati come responsabili delle violenze commesse in Darfur.
Nel rinnovare le misure restrittive imposte a Khartoum nove anni fa, il presidente Usa ha spiegato che la decisione è legata alle politiche e alle azioni del governo sudanese, “contrarie agli interessi Usa, rappresentando una minaccia straordinaria e inusuale alla sicurezza nazionale e alla politica estera del nostro paese”. Il portavoce del dipartimento della sicurezza nazionale ha poi precisato che sanzioni mirate (congelamento di fondi e divieto di ingresso negli Usa) potranno essere introdotte in un secondo momento per gli individui che verranno considerati da Washington “responsabili di nuove violenze in Darfur” o per coloro che “ostacoleranno il processo di pace” nella regione sudanese teatro dal febbraio 2003 di un conflitto interno.
Le sanzioni nei confronti del Sudan, imposte per la prima volta il 3 novembre del 1997, impediscono le importazioni negli Stati Uniti di merci sudanesi e prevedono per ogni cittadino statunitense il divieto di commercio con il governo di Khartoum, limitando così la presenza Usa nel business del petrolio. Dopo alcuni segnali di riavvicinamento, le relazioni tra Washington e Khartoum sono tornate nell’ultimo anno a farsi estremamente tese.
02 novembre 2006
Darfur: dichiarazione di Bush e accuse di Bondi
WASHINGTON - Il presidente statunitense George W. Bush ha sollecitato il governo del Sudan ad agire in fretta per porre termine al conflitto nel Darfur. Il presidente ha detto: "Il governo del Sudan deve capire che siamo seri e sinceri quando parliano della necessità che si diano da fare e collaborino con la comunità internazionale". Per Bush, una forza di pace internazionale "credibile ed efficace" è cruciale: "Gli Stati Uniti lavoreranno insieme alla comunità internazionale - ha concluso - per produrre un piano su come affrontare la questione e salvare vite umane".
Intanto in Italia polemiche sull'articolo pubblicato ieri sul quotidiano L'Unita' sul ruolo dell'Italia nel Darfur. 'E' ignobile e indecente - sottolinea Bondi - il tentativo di strumentalizzare per fini politici interni una situazione drammatica come quella del Darfur, cosi' come e' ignobile e indecente sollevare dubbi e insinuazioni sull'operato del governo Berlusconi e soprattutto nei confronti della dottoressa Barbara Contini, come fa l'Unita' e una trasmissione di Rai 3 in onda questa sera, che dovrebbe essere elevata da tutti a simbolo dell'impegno della comunita' italiana nell'ambito della cooperazione umanitaria internazionale e verso la quale dovremmo esprimere tutti, indistintamente, sentimenti di gratitudine e di ammirazione'.
'Mi rivolgero' percio' immediatamente al presidente e al direttore generale della Rai - conclude Bondi - per chiedere conto di una trasmissione infamante su Raitre e chiedero' nel medesimo tempo al ministro degli esteri di rispondere ad una interrogazione urgente su tale questione'.
