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03 aprile 2008

Bologna e tg contro la vita

Il direttore del Foglio si è buttato da un paio di mesi in politica lanciando la sua lista "Aborto, no grazie" che evidentemente fa una gran paura, se è vero che neanche può parlare. Eppure il suo è solo e soltanto un inno alla vita; è "per", non "contro". L'argomento fa così tremare noi "moderni" che viene continuamente censurato: ieri dalla piazza principale di Bologna, ma quotidianamente anche dai nostri cuori, dalle nostre teste, dai nostri governanti, dai nostri giornali, dalle nostre tivù. Fa scandalo Ferrara: e scandalo è una parola greca che vuol dire una pietra su una strada, un inciampo. Un impedimento a quello che vorremmo. L'inciampo nel cammino alla verità è una forma di menzogna, si chiama preconcetto: uno si è già fatto, si è già fabbricato il suo parere su di lui. Ferrara non deve parlare di aborto. Stop. Che tristezza!

Dicevamo della tivù. Dal 6 febbraio 2008 al 26 marzo 2008 (quindi 49 giorni, centinaia di telegiornali) sapete lo spazio che ha avuto Giuliano Ferrara negli otto principali tg d'Italia? (Tg1, Tg2, Tg3, Rainews, Tg4, Tg5, Studio Aperto e La 7)
114 secondi, cioè 1 minuto e 54 secondi. Nulla. "Boselli il piagnone" di secondi ne ha avuti 2845, cioè 24 volte più di Giulianone. Secondo voi, il Partito Socialista Italiano prenderà 24 volte i voti di Ferrara? Cioè, se Ferrara prenderà (esempio) 200mila voti, Boselli ne prenderà 4milioni e 800mila?
Vado avanti: De Vita premier ha avuto a disposizione 1283 secondi, Fiore 636, D'Angeli 527, Riboldi 520 , Montanari 433, Ferrando 307, De Luca 146. Sorpresa (per modo di dire): Ferrara è proprio fanalino di coda.

Ribadisco: questa è censura bella e buona. Vergognosa. E' Ferrara l'unico vero censurato d'Italia. In questo Paese che parla e sparla di tutto, è rimasto tabù solo l'aborto, cioè l'uccisione legalizzata di un qualcuno. E una volta anche tu che stai leggendo queste righe eri un qualcuno indifeso. Potevano farti fuori. Grazie al cielo i tuoi genitori non l'hanno fatto. Ci fa male dirci queste cose, lo so; ma è la realtà. La verità.

Durante la contestazione Giuliano Ferrara non si scompone, parla delle «donne che sono costrette ad abortire perché sono lasciate sole dal loro uomo e dalla società: chiedetelo a loro se abortire è una libertà o se è una schiavitù sociale». Ai manifestanti dice: «Andate a vedere il film Juno, dove c’è una splendida eroina materna». Ma non mancano gli strali: «Avete mai manifestato contro la strage delle bambine in Cina? No — tuona Ferrara — perché fate solo le cose conformiste. Vi hanno spiegato che l’aborto è moderno, ma è una cosa squallida, miserabile?».

«Questa non è democrazia, mi si impedisce di parlare – è stato commento di Ferrara, costretto a lasciare la piazza sotto scorta -. Domani sarete su tutti i giornali, contenti? Avete contestato il comizio ma non siete a riusciti a impedirci di parlare a Bologna».

“Sono qui con un uovo marcio sul taschino della giacca di velluto chiaro”, dirà Giuliano Ferrara pochi minuti prima di arrivare ad Imola, quell’uovo che a Bologna, sorridendo, aveva definito “una medaglia”.

«Sapevo che Bologna era una città difficile, dura — dice Ferrara —, è la città dove è stato ucciso Marco Biagi del resto, è una città dura. E conosco fior di intellettuali progressisti che abitavano in piazza Verdi e negli ultimi anni hanno traslocato perché non apprezzavano chi la frequentava e come la città era amministrata».

Ferrara alle contestazione ci ha fatto il callo: «Finché non degenera — dice —, la contestazione è lecita. Io parlerei volentieri con quelle persone, anche per ore, se si calmassero e si mettessero a sedere per discuterne con me».

Ferrara nega che parlare in piazza Maggiore sia stata una provocazione, una sfida: «Ho parlato dappertutto, e anche a Firenze ero stato contestato duramente. Ma siamo in campagna elettorale, avrò il diritto di parlare, esporre le mie idee?». Però la contestazione era stata annunciata: «Certo, me lo aspettavo, piazza Maggiore è una piazza difficile, che fa da calamita per questo tipo di contestazioni».
Ma il giornalista rivendica di avere vinto la sfida con i contestatori: «E’ molto importante precisarlo, Matilde Leonardi, Giovanni Salizzioni e io abbiamo parlato. Ho potuto parlare per mezz’ora esporre le mie idee nonostante la contestazione e i fischi. Donne? Io ho visto tanti, tanti maschietti». “Vi piace che ogni anno nel mondo ci siano 50 milioni di aborti? A me no! L’aborto è maschio, come voi che contestate”, dirà a fine giornata Ferrara.

Sembra di essere tornati indietro di trent’anni: stessa piazza, stessi slogan, stessi scontri, in gran parte anche stessa gente. Come in un’immensa macchina del tempo dove gli eterni replicanti di se stessi devono individuare il Nemico, il Cattivo, l’Orco, contro cui sfogare la propria rabbia e la propria intolleranza. Ovviamente, «democratica e antifascista», ça va sans dire.
Succede a Bologna, piazza Maggiore ieri pomeriggio. Dove Giuliano Ferrara ha in programma il suo comizio per presentare la lista sulla moratoria dell’aborto. Succede di tutto: bottiglie lanciate verso il palco, uova all’indirizzo di Giuliano, lattine usate come una sorta di tiro a segno da Luna Park, durissime contestazioni, cariche della polizia, Ferrara scortato all’uscita dagli agenti perché possa lasciare incolume piazza Maggiore.
Lui, Giuliano, un po’ se l’aspettava. E l’aveva raccontato ridendo anche l’altra sera a Enrico Mentana che lo intervistava a Matrix: «Domani sono a Bologna, dove so che mi aspettano... Ho anche chiamato Cofferati...». E quel «so che mi aspettano» era solo il preannuncio dell’ennesima contestazione nella campagna elettorale, dove la parziale riabilitazione di Berlusconi ha privato del Nemico quelli che hanno voglia sempre e comunque di menare le mani e di battere le lingue. E quindi si sono dovuti reinventare un nuovo Cattivo, un nuovo Orco.
E chi poteva essere il nuovo Nemico, il nuovo Cattivo, il nuovo Orco? A Genova qualcuno dei centri sociali ha tirato pietre a Francesco Storace e a Mario Borghezio, altrove c’è chi pensa che Daniela Santanchè sia la reincarnazione di Crudelia Demon, solo più elegante e spietata, ma l’unico che può aspirare davvero al titolo di Supercattivo della campagna elettorale, contestato dalle Alpi alle Piramidi, quasi a ogni comizio, è Giuliano Ferrara.

Quei ragazzi urlanti, quei lanciatori di bombe-macchia, somigliano terribilmente alle tifoserie calcistiche agguerrite: in grado di farci scappare il morto, ma incapaci di spiegare cosa cavolo stanno fancendo.
La violenza, sempre latente in una società umana, così come sempre latente nell’animo umano, non riesce più ad essere trattenuta, ma non sa trovarsi una ragione per scatenarsi. Così cerca occasioni, pretesti che non macerano un fine nascosto, ma nascondono l’inesistenza di un fine (per quanto bislacco o demenziale).
Quest’anno va di moda celebrare una finta rivoluzione di quaranta anni fa. Un gorgoglio borghesuccio che in Italia (ma anche in Germania e Francia) produsse rutti terroristici, al servizio di una guerra di cui non comprendevano neanche i contorni. Si celebra, così, il falso racconto di una falsa storia, lecchinando anche qualche falso protagonista e mettendo nel conto qualche tardiva, e ridicola, rivisitazione. Ma non si considera che l’avere bruciato un paio di generazioni nella combustione ideologica ha generato un successivo periodo in cui le ceneri hanno soffocato anche le idee. Così il poliziotto muore perché assaltato allo stadio, i tifosi si minacciano negli autogrill e un gruppo di cretinetti pensano di promuovere la libertà bersagliando il comizio di una minoranza.
Per queste ragioni la giornata bolognese ci riguarda tutti, e non possiamo cavarcela solo con il rito della superficialità.

“E’ inaccettabile che una piazza venga trasformata nel luogo dell’intolleranza. Tutti devono essere in condizione di poter sostenere pubblicamente le proprie tesi e le proprie opinioni e a nessuno deve essere impedito di parlare. Trasformare la campagna elettorale da confronto tra le idee in scontro è una responsabilità grave che si assumono tutti coloro che praticano intolleranza. Non condividere un’idea non deve mai diventare azione ostile contro chi la sostiene. Per questo quello che è capitato oggi a Bologna è un danno oggettivo per la città e la sua storia di democrazia e di tolleranza”. Così in serata il sindaco di Bologna Sergio Cofferati. La contestazione è stata organizzata dai centri sociali Tpo, Vag 61, Crash e XM24. Ora il sindaco farà seguire alle parole i fatti e prenderà provvedimenti contro i responsabili? Ovviamente no.

"La coraggiosa e nobile battaglia che Giuliano Ferrara combatte, del tutto disinteressatamente sull'aborto, va evidentemente a colpire in profondita'. Non si comprenderebbe, altrimenti, l'odio e la violenza cieca che si sta scatenando contro di lui". Lo afferma il leghista Mario Borghezio a proposito delle contestazioni a Bologna nei confronti di Giuliani Ferrara. "Resta comunque da rilevare -aggiunge Borghezio- che, forse, e' meglio per qualcuno che i ragazzi dei centri sociali si scaglino contro Ferrara, ma non contro i camerieri politici del vero potere".

03 luglio 2007

Intervista a Loretta Napoleoni, esperta di terrorismo







"Più che parlare di Al Qaeda, come era prima dell'undici settembre e cioè l'organizzazione verticale controllata da Osama Billaden, io parlerei più dell'Alqaedismo, questa nuova ideologia antimperialista che oramai ha preso piede non solamente in Inghilterra ma direi un pò in tutto il mondo."

31 maggio 2007

VIDEO BBC AD ANNO ZERO: "SCIACALLAGGIO IN TV"

"Il battage pubblicitario che ha preceduto la messa in onda, questa sera su Rai Due, del video 'Sex crimes and the Vatican' ha gia' fatto chiarezza sulle reali intenzioni della trasmissione: fare sciacallaggio mediatico contro la Chiesa e il Papa". Lo scrive il Servizio Informazione Religiosa in una nota a firma di Franco Mugerli, presidente del Copercom, il coordinamento di 23 associazioni per la comunicazione con oltre due milioni di iscritti. Secondo il Sir, "questo filmato della Bbc, piu' che un'inchiesta, in realta' e' un video a tesi, non credibile, con grandi falsita', pretestuoso e pregiudizialmente ostile. E' troppo - si domanda la nota - chiedere al servizio pubblico di aiutare a ristabilire la verita'?". "Noi - spiega Mugerli - non abbiamo paura della verita'. Riteniamo la pedofilia un grave crimine contro l'umanita' e la Chiesa. Ma facciamo nostro quanto richiamato da papa Giovanni Paolo II ai vescovi americani: 'pur riconoscendo il diritto alla dovuta liberta' d'informazione, non bisogna consentire che il male morale divenga occasione di sensazionalismo'. In questo modo non si aiuta la ricerca della verita', ma al contrario si contribuisce alla perdita del senso morale della societa'". Il Copercom, ricorda il Sir, ha contribuito alla legge contro la pedopornografia anche a mezzo Internet. Sulla decisione di mandare in onda il video, e' intervenuto nei giorni scorsi Massimo Introvigne, sociologo della religione, che ha smontato pezzo a pezzo tutte le accuse contro il Vaticano e il Papa. "Il documentario - ha scritto su Avvenire - e' merce avariata: quando usci' fu subito fatto a pezzi dagli specialisti di diritto canonico, in quanto confonde diritto della Chiesa e diritto dello Stato. La Chiesa ha anche un suo diritto penale, che si occupa tra l'altro delle infrazioni commesse da sacerdoti e delle relative sanzioni, dalla sospensione a divinis alla scomunica. Queste pene non c'entrano con lo Stato, anche se potra' capitare che un sacerdote colpevole di un delitto che cade anche sotto le leggi civili sia giudicato due volte: dalla Chiesa, che lo ridurra' allo stato laicale, e dallo Stato, che lo mettera' in prigione". Entrando nello specifico, il prof. Introvigne denuncia che "il documentario afferma tre volte il falso: presenta come segreto un documento del tutto pubblico e palese; dal momento che il "cattivo" del documentario dev'essere l'attuale Pontefice, Benedetto XVI (per i laicisti il Papa buono e' sempre quello morto), non spiega che la 'De delictis gravioribus' firmata dall'allora cardinale Joseph Ratzinger come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede il 18 maggio 2001 ha l'unico scopo di dare esecuzione pratica alle norme promulgate con la lettera apostolica Sacramentorum sanctitatis tutela, del precedente 30 aprile, che e' di Giovanni Paolo II; lascia intendere al telespettatore sprovveduto che quando la Chiesa afferma che i processi relativi a certi delicta graviora ('crimini piu' gravi'), tra cui alcuni di natura sessuale, sono riservati alla giurisdizione della Congregazione per la dottrina della fede, intende con questo dare istruzione ai vescovi di sottrarli alla giurisdizione dello Stato e tenerli nascosti". Per Introvigne, "al contrario, e' del tutto evidente che questi documenti si occupano del problema, una volta instaurato un giudizio ecclesiastico, a norma del diritto canonico, a chi spetti la competenza fra Congregazione per la dottrina della fede, che in questi casi agisce 'in qualita' di tribunale apostolico' (cosi' la Sacramentorum sanctitatis tutela), e altri tribunali ecclesiastici. Questi documenti, invece, non si occupano affatto - conclude il fondatore del Cesnur - delle denunzie e dei provvedimenti dei tribunali civili degli Stati". (AGI) - CdV, 31 mag.

04 maggio 2007

Terrorismo ripetuto e pianificato

”No ehm riferito al Papa visto che stiamo in guerra… un po’ con tutti… in battaglia un po’ con tutti e per evitare le guerre voi dovete capire che il funerale a Welby non lo potevano fare perché hanno dovuto fare il funerale a Pinochet e a quello della banda della Magliana, ma è giusto così, ma che applaudite non avete capito niente è giusto così, vicino a Gesù Cristo chi c’erano due ladroni no?”

Questo e altro nell’intervento di Andrea Rivera un mese fa, alla manifestazione promossa da Emergency in piazza Navona a Roma il 31 marzo scorso (qui il video).

Ora veniteci a dire che questo non è terrorismo anticlericale e che gli organizzatori del primo maggio non sapevano che tali battute da fondamentalista ideologico sono nel suo repertorio come cavallo di battaglia.

15 febbraio 2007

RAPPORTO SULLE CRISI DIMENTICATE 2006

Mercoledì 14 febbraio a Roma, Medici senza Frontiere ha presentato il rapporto annuale sulle crisi dimenticate, con un interessante analisi dello spazio dedicato da quotidiani, periodici e telegiornali italiani alle crisi umanitarie. Sono intervenuti Gianfranco De Maio (Direttore della comunicazione di MSF), Andrea Pontiroli (Ufficio stampa di MSF) e Mirella Marchese (Osservatorio di Pavia). De Maio ha illustrato una nuova iniziativa di MSF: “Dimmi di più” una newsletter per conoscere chi c'è dietro a guerre e povertà e chiedere ai direttori di quotidiani e TG un'informazione che sia più completa su questi temi. A questo riguardo Andrea Pontiroli e Mirella Marchese hanno illustrato l’attenzione dedicato nel 2006 da giornali e televisioni alle crisi umanitarie.
Per quanto riguarda la stampa gli articoli inerenti a tematiche e contesti geografici relativi a crisi umanitarie sono stati classificati in relazione alla testata di pubblicazione

Osservando le tabelle 2 e 3, salta all’occhio il primato della stampa cattolica, Avvenire e Famiglia Cristiana, quanto ad attenzione alle tematiche umanitarie. Per quanto riguarda i quotidiani, Avvenire ha il maggior numero assoluto di uscite (2035) Tra i periodici, Famiglia Cristiana, Panorama, L’Espresso e Il Venerdì di Repubblica sono i più attenti alle crisi umanitarie. Se si considerano solo gli articoli veri e propri, Famiglia Cristiana (137) è al primo posto, seguita da Panorama (109), L’Espresso (97) e Il Venerdì di Repubblica (62).
Si è poi proceduto a un confronto tra i primi dieci quotidiani, ovvero quelli più attenti alle crisi umanitarie in generale, e tra i tredici periodici pesi in considerazione, in base all’effettiva copertura delle “crisi dimenticate”.

Osservando le tabelle 4 e 5, si può notare come,tra i dieci quotidiani, il più attento alle crisi dimenticate risulta essere Avvenire, seguito, a distanza, da Il Manifesto. Tra i periodici, i più sensibili alle “crisi dimenticate” risultano essere Famiglia Cristiana, L’Espresso e Panorama.

Per quanto riguarda in particolare il Sudan e il Darfur il rapporto evidenzia che una nuova escalation di violenza da parte di tutti i gruppi armati nei confronti della popolazione civile e degli operatori umanitari ha ulteriormente peggiorato la situazione in Darfur. Due milioni di persone sono costrette a vivere nei campi sfollati, in condizioni di vita estremamente precarie, mentre il peggioramento delle condizioni di sicurezza da diversi mesi a questa parte (con numerosi attacchi alle organizzazioni umanitarie) ha reso di fatto impossibile l’accesso ad alcune popolazioni. La stampa italiana ha dedicato al Sudan, in particolare al Darfur, 255 articoli (di cui ben 93 si limitavano a trafiletti o brevi), ma meno della metà analizzano specificamente le condizioni di vita della popolazione, le cause del conflitto e le violenze nei confronti dei civili. Leggermente più numerosi sono gli articoli riconducibili al dibattito internazionale e in particolare al dibattito sull’invio di una forza ONU. Infine, molti articoli (48) analizzano le dinamiche degli aiuti italiani al paese, confermando una certa tendenza da parte dei media nazionali a parlare di contesti di crisi solo laddove riconducibili a eventi e / o personaggi italiani.


Per quanto riguarda i network televisivi nel confronto tra Rai e Mediaset, il network che risulta aver dedicato più notizie a eventi/contesti di crisi nel corso del 2006 è la Rai. I principali notiziari del servizio pubblico hanno dedicato il 13,4% delle loro notizie complessive (titoli esclusi) alle Crisi, così come intese in questo rapporto, mentre Mediaset nel 2006 ha messo in onda il 7,9% di “notizie Crisi”.



Un confronto più articolato ci viene consentito dal dato per rete (Tabella 3). Se consideriamo i dati aggregati per le singole reti, si vede come Rai Tre, con il 16,2% delle notizie, è l’emittente che dedica un maggior numero di servizi a eventi e situazioni di crisi, seguita da Rai Uno con il 13,4% e da Rai Due con l’11,2%.Le reti Mediaset, come già osservato nella distribuzione per network, fanno registrare valori più bassi, con una differenza minima nel dato che riguarda Rete 4 e Canale 5, rispettivamente il 9,5% e il 9,2%, e con Studio Aperto fanalino di coda con il 5,5% di servizi dedicati alle Crisi.
Oltre alla top ten individuata da Médicins Sans Frontières, MSF Italia ha voluto volgere la sua attenzione ad altri contesti di crisi considerati dimenticati, in particolare l’Angola, il Ciad e il Darfur. L’attenzione dei principali tg italiani nel corso del 2006 su questi tre contesti si è così focalizzata: Angola 3 notizie, di cui 1 sul colera, 1 sull'uccisione di un missionario e 1 sullo sminamento.
Ciad 3 notizie, di cui 1 anticipazione di un TG2 Dossier dedicato alla guerra civile, 1 notizia sugli scontri tra ribelli e forze governative e 1 sui disordini e sull'apprensione per gli italiani che risiedono nel paese.
Darfur 12 notizie che vertono sulla malaria (1 sola), la fame, e in buona parte sul genocidio. Si dà anche visibilità alle iniziative dei volontari/delle agenzie che si impegnano per il paese.

A breve pubblicherò anche il video della presentazione.

27 gennaio 2007

Rai Due cosette contro l'eutanasia


Cinema, televisione, giornali e blogs, tutti parliamo solo di eutanasia ma dei malati che vogliono vivere e che non hanno l’assistenza adatta per farlo non parla mai nessuno, tranne in questo caso Rai Due. Una volta tanto la tv di stato ci sorprende positivamente, nella rubrica del tg2 dieci minuti, Mario Melazzini medico e malato di sclerosi laterale, dice chiaramente che l’eutanasia è abbandono e istigazione al suicidio.

Dossier Melazzini:

Intervista su Famiglia Cristiana

Intervista a Tempi

Intervista Avvenire

Lettera Melazzini

16 novembre 2006

Vergonosa la Rai Uno contro tutti

L’uno contro tutti messo in atto ieri sera a “porta a porta” è quanto di più falso e lontano dalla realtà abbia mai visto in tv. L’argomento erano i PACS ai quali si è dichiarato contrario solo Rocco Buttiglione con una Prestigiacomo molto disinvolta nel tenere il piede in due staffe e una Rosi Bindi arrampicata sugli specchi nel tentativo disperato di trovarsi d’accordo sia con il Papa sia con Grillini. Tutti gli altri ospiti invece favorevoli ai PACS, pubblico compreso, un Buttiglione contro tutti che non rispecchia affatto la realtà italiana dove l’ottanta per cento la pensa grosso modo come il presidente dell’UDC. Apriamo e chiudiamo subito la parentesi religiosa: il Papa e la Chiesa non discriminano nessuno ma dicono no ai comportamenti omosessuali come dicono no ad una serie di altri comportamenti e altre cose, ma ripeto senza mai discriminare nessuno. Chiuso il discorso religioso resta il fatto che l’ottanta per cento degli italiani, cattolici e no, sono contrari al riconoscimento delle coppie omosessuali da parte dello Stato, e sottolineo anche qui, solo da parte dello Stato, senza nessuna discriminazione. L’ottanta per cento degli italiani non ha nessun problema ad avere coppie omosessuali come amici e vicini di casa, il problema nasce quando si vuole dar loro gli stessi diritti della famiglia. Dove sta scritto che una coppia di amici che si vogliono bene e convivono, ma non fanno sesso, debbano essere considerati dallo Stato in modo diverso da una coppia omosessuale? Fare sesso vuole forse dire avere più diritti? Ovviamente no, solo iniziare un progetto di famiglia tra uomo e donna da più diritti da parte dello Stato ed è giusto che sia così. Ma insomma stiamo qui inebetiti da Lino Banfi a parlare di PACS e intanto chi ci pensa alle nostre famiglie? Chi ci pensa ai nostri figli? Chi ci pensa a chi non li fa per paura di non poterli mantenere? Chi ci pensa al crollo demografico della nostra Italia e della nostra Europa? Senza fare figli la nostra civiltà muore!

Questi sono i veri problemi delle coppie che lo Stato deve tutelare, non l’omofobia inesistente a cui si aggrappa Costanzo. Durante la trasmissione vengono presentati due casi tra il pubblico, il primo è quello di una madre che ha avuto il “coraggio” di accettare un figlio gay, come se l’omosessualità fosse l’unica cosa che i genitori non accettano. Diciamo le cose come stanno, oggi è più facile che un genitore accetti una figlia lesbica piuttosto che un figlia suora di clausura o peggio ancora un figlio down. Tra le varie diversità di vivere la vita non mi sembra che quella gay sia la meno accettata in famiglia. Il secondo caso preso tra il pubblico di “porta a porta” e decisamente più grave, si tratta di una ragazza lesbica che ha subito violenze da un fanatico nazista. Non capisco però cosa centri il fatto di essere lesbica, i mostri che in ogni modo usano violenza sulle donne indifese purtroppo lo fanno anche con l’ebrea e l’extracomunitaria di colore, come con la propria madre e la moglie se queste non gli preparano e servono la colazione. Quando una donna viene picchiata e stuprata in famiglia non fa scalpore, non fa audience, se invece è lesbica cambia tutto, si parla subito di omofobia e chi ci specula sopra l’applaude e le va a stringere la mano come ha fatto Maurizio Costanzo.

25 settembre 2006

Vergognosa la Rai Tre-rrorista



Ieri sera nella trasmissione Report su Rai Tre è andato in scena il documentario sul fantomatico complotto americano dell’undici settembre. La tv spazzatura che propaganda l’antiamericanismo tocca il suo apice, mostrando una bufala che su internet è stata smascherata ormai da anni, come si può leggere (ora anche in italiano) in questo sito, in questo approfondito dossier, inoltre su questo blog e ancora su quest’altro sito. Purtroppo però non tutti vanno ad approfondire su internet e la gente che guarda solo la tv (o ancora peggio solo rai tre) si beve tutto dando credito a queste assurdità. Pochi giorni fa allusioni a queste teorie complottistiche sono state fatte anche da Canale5 e La7, ma ieri sera a Report si sono veramente superati, arrivando persino a dire che 6 dei presunti attentatori sarebbero ancora vivi!

La disonestà degli ideatori di Report è vergognosa, alla gente comune si può dare l’attenuante di credere ai complotti per colpa della disinformazione televisiva, ma a giornalisti della Rai no, la loro malafede e il loro tentativo di distorcere la realtà per fini propagandistici sono ingiustificabili. Intanto il terrorismo fondamentalista ringrazia, mentre le tombe dei 3000 morti americani vengono profanate dal solito revisionismo romanzato e relativista. Ormai si riesce sempre a inventare una realtà parallela, ad uso e consumo di chi si arricchisce spacciando overdosi di favole, abilmente tagliate con visioni soggettive degli avvenimenti. La storia, quella vera, viene sistematicamente trasformata in una delle tante ipotesi, che diventa di conseguenza solo un'opinione relativa.