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08 settembre 2010

L'Italia riposa in pace

Se la demografia rappresenta il destino di un Paese, l'Italia può ritenersi moribonda. Lo indica il Wall Street Journal in un editoriale dall'eloquente titolo "Italia, R.I.P." (Italia, riposa in pace), a firma del giornalista-scrittore Giulio Meotti che cita uno studio di James Vaupel direttore dell'Istituto di Ricerca Demografica tedesco, secondo il quale se continuerà l'attuale trend di denatalità, degli italiani oggi residenti e dei loro figli ne rimarranno tra 40 anni solo 10 milioni.

La maggior minaccia che gli abitanti del Bel Paese devono fronteggiare, si legge nell'articolo, è quella dell'autoimmolazione demografica. Dal 1994 - i dati citati - il numero delle nascite è sistematicamente superato da quello dei decessi; la fertilità è ai livelli minimi, 1,3 figli per donna. Negli anni Sessanta era di 2 bambini a coppia.

La crisi delle nascite, prosegue il WSJ, minaccia di avere conseguenze sociali ed economiche disastrose. Già oggi, il 22 per cento della popolazione italiana è in età pensionistica, uno dei tassi più elevati a livello mondiale. L'Italia destina inoltre alla previdenza il 15 per cento del pil (prodotto interno lordo), più di ogni altra nazione europea. L'Italia non è il solo Paese sull'orlo del suicidio demografico, sottolinea l'editoriale. Ma è il primo nel mondo che vive il cosiddetto "crossing over", dove ciò il numero degli under 20 è inferiore a quello degli over 60. Entro il 2050, annuncia il quotidiano, il 60 per cento degli italiani figli di vecchie generazioni non avrà fratelli, sorelle, cugini, zii o zie di primo grado.

Non certo il risultato che immaginavano gli scienziati e i premi Nobel del «Club di Roma» che nel ’68 denunciavano i pericoli di un possibile sovraffollamento, conseguenza del boom demografico. «Profeti laici» che auspicavano ad un’inversione di tendenza per fronteggiare un’eventuale crisi economica e si rifacevano alle tesi di Georgescu-Roegen, autore del saggio “Demain la décroissance” (Domani il decremento).


Una situazione paradossale è che i tassi più bassi di fertilità - si legge nell’editoriale - sono concentrati nei Paesi più religiosi d’Europa, fra cui la cattolica Italia. I tassi di natalità più alti si concentrano invece nel laico e secolare Nord d’Europa, specie in Scandinavia. E a poco sembrano essere servite le scelte del welfare: con cinque mesi di piena retribuzione e sei mesi di stipendio ridotto, ‘’la maternità in Italia ‘’è ben pagata’’ al confronto con gli Usa o Israele, i due Paesi industrializzati con i tassi di fertilità più alti’’.

L'ISTAT si limita a rispondere che secondo i suoi studi nel 2050 gli italiani residenti saranno 60 milioni, come è possibile questa differenza di cinquanta milioni tra le due stime? Probabilmente i 10 milioni di cui parla il WSJ si riferiscono ai cittadini nati in Italia e con antenati italiani, i residenti stimati dall'ISTAT probabilmente invece saranno per la stragrande maggioranza figli e nipoti di immigrati, ma questo l'ISTAT si guarda bene dal dirlo.

A questo punto risultano quindi indispensabili ed improcrastinabili politiche sociali di sostegno alla Famiglia, vero pilastro della società, centro nevralgico del consolidamento e del potenziamento della nostra Comunità. Contro il preoccupante calo di nascite devono essere assunti provvedimenti di incentivo e di sostegno delle Famiglie naturali e tradizionali. Tanto per cominciare ad esempio un assegno mensile alle casalinghe che preferiscono di rimanere a casa a svolgere un ruolo fondamentale a sostegno della famiglia e quindi della società

26 agosto 2010

Centenario nascita Madre Teresa di Calcutta

Oggi ore 19 a Roma nella chiesa di San Lorenzo in Damaso.

Di seguito alcuni scritti di Madre Teresa

Amore Reciproco

Se tra padre e madre c’è tanto affetto reciproco, i figli lo apprenderanno e lo stesso affetto si stabilirà in loro.
E se giunge anche per loro il momento di essere genitori, sapranno bene cosa fare e come farlo.
Per questo è realmente molto importante che in seno alla famiglia regni questo amore profondo degli uni per gli altri.
Insegnatelo ai vostri figli, perché oggi giorno molte scuole non insegnano loro queste cose.
Voi, padri e madri, siete gli unici in grado di aiutare i vostri figli a realizzare l’obiettivo fondamentale
- amare ed essere amati – per il quale sono stati creati.
Insegnate ai vostri figli a condividere:
è qualcosa di molto buono e vantaggioso.
Sapete che anche qui, nel vostro paese, proprio a fianco dove vivete, ci sono molte persone che non sono amate, che si sentono indesiderate, trascurate ?
Quotidianamente sono più di trecento quelli che si rivolgono a noi in cerca di un po’ di cibo, magari per sentire un po’ di calore umano, un sorriso, una stretta di mano, niente di più…
Lo sapete veramente?
Venite e ve ne renderete conto!
È possibile che nella vostra stessa famiglia ci sia qualcuno che si sente solo, non amato, malato …

Ho sentito

Ti ho trovato in tanti posti, Signore.
Ho sentito il battito del tuo cuore
nella quiete perfetta dei campi,
nel tabernacolo oscuro di una cattedrale vuota,
nell’unità di cuore e di mente
di un’assemblea di persone che ti amano.
Ti ho trovato nella gioia,
dove ti cerco e spesso ti trovo.

Ma sempre ti trovo nella sofferenza.
La sofferenza è come il rintocco della campana
che chiama la sposa di Dio alla preghiera.

Signore, ti ho trovato nella terribile grandezza
della sofferenza degli altri.
Ti ho visto nella sublime accettazione
e nell’inspiegabile gioia
di coloro la cui vita è tormentata dal dolore.

Ma non sono riuscito a trovarti
nei miei piccoli mali e nei miei banali dispiaceri.
Nella mia fatica
ho lasciato passare inutilmente
il dramma della tua passione redentrice,
e la vitalità gioiosa della tua Pasqua è soffocata
dal grigiore della mia autocommiserazione.

Signore io credo. Ma tu aiuta la mia fede. [leggi tutto]

22 giugno 2009

Buono-scuola, troppo bello per essere vero

di Fausto Carioti

...Se si vuole davvero riformare il sistema scolastico occorre dare il buono a tutte le famiglie, non solo a quelle più povere. In questo modo si metterebbero in concorrenza tra loro tutti gli istituti, sia che a gestirli siano le amministrazioni locali, il governo, imprese private, enti no-profit o ordini religiosi. Così i migliori istituti andrebbero avanti, i peggiori innalzerebbero i loro standard o chiuderebbero i battenti.

Proprio questo è il timore diffuso nella sinistra italiana: che le scuole statali non siano in grado di reggere la concorrenza ad armi pari con gli altri istituti, e che a pagarne il prezzo siano gli insegnanti di Stato. I quali, in certi ambienti, contano molto più degli alunni. La Cgil accusa infatti la Gelmini di voler «distruggere la scuola pubblica per far posto alle private». Mentre per il Pd, dove malgrado le ripetizioni serali sono ancora all’Abc del libero mercato, l’intento del ministro è quello di «realizzare quel dualismo nell’istruzione (scuole di serie A e scuole di serie B) che in Italia non si è mai attuato». Il che è pura ipocrisia, visto che è il sistema attuale ad essere classista ed antidemocratico. Oggi le famiglie abbienti, che possono permettersi la libertà di scegliere tra più istituti, iscrivono i figli alle scuole migliori, mentre per tutte le altre famiglie la scelta è obbligata. Il buono-scuola, invece, darebbe libertà di scelta a tutte. E a guadagnarci, ovviamente, sarebbe chi oggi questa libertà non ce l’ha.

Persino Antonio Gramsci aveva capito che la scuola libera sarebbe stato un potente fattore di mobilità sociale. Nel 1918 scriveva: «Noi socialisti dobbiamo essere propugnatori della scuola libera, della scuola lasciata all’iniziativa privata e ai Comuni. La libertà nella scuola è possibile solo se la scuola è indipendente dal controllo dello Stato». Novant’anni dopo, davanti alla scuola la sinistra italiana si rivela più statalista di allora. [leggi tutto]

04 dicembre 2008

Ennesima calunnia mediatica contro la Chiesa

Di cosa stiamo parlando? Di una bufala giornalistica basata sul no della Chiesa riguardo un documento che nessuno di noi in realtà ha mai letto.

La dichiarazione per la “depenalizzazione universale dell’omosessualità” che la Francia – a nome dell’Ue – presenterà all’Onu il 10 dicembre prossimo.

Quindi forse sarebbe meglio parlarne quando tutti potranno effettivamente constatare quello che la dichiarazione dice, a quel punto non sarebbe più possibile sostenere la bufala che i media anticattolici stanno portando avanti in questi gioni.

Purtroppo però i nemici della Chiesa hanno preso la palla al balzo facendo leva proprio su questo fatto e cioè che finchè la dichiarazione non viene resa pubblica la Chiesa può essere infamata facendo credere ciò che effettivamente non è.

Da qui il compito (di cattolici e non) di prendere con le molle tali accuse infamanti, cercando di capire dai frammenti del documento riportati quali siano i punti che la Chiesa non può assolutamente condividere tanto da non averlo voluto sottoscrivere.

La dichiarazione “per la depenalizzazione universale dell’omosessualità” comprende tredici punti, solo uno dei quali è la condanna delle esecuzioni e delle torture, assieme a molto altro. Non era necessario un documento concepito come una somma di temi diversi che si possono prestare ad ambiguità. C’è, tradotta nel solito gergo delle burocrazie internazionali euro-onusiane, la presa di posizione contro la “discriminazione, l’esclusione, la stigmatizzazione e il pregiudizio” antiomosessuale. Che ciascuno, teme il Vaticano, potrà tradurre come vorrà. In Svezia, in nome di un’analoga risoluzione approvata in Europa, un sacerdote è stato rinviato a giudizio dopo un’omelia critica nei confronti dell’omosessualità. La proposta Sarkozy, in altre parole, identifica omosessualità ed omosessuali, sostenendo che non si può essere contro l’omosessualità ma non contro gli omosessuali o, al contrario, che chiunque è contro l’omosessualità è anche contro gli omosessuali. Questa è invece la posizione della Chiesa e anche di tante persone che adoperano semplicemente la ragione. Si può sostenere che l’omosessualità è un “disordine”, come disse Benedetto XVI, e contemporaneamente affermare che gli omosessuali hanno tutta la dignità della persona umana e come tali meritano rispetto. L’omosessualità non è l’unico disordine perché tutti noi ne portiamo e sopportiamo qualcuno. Non è il disordine più grave. Ma è un disordine ed è doveroso per tutti non trasformare un disordine in un ordine. L’omosessualità non va quindi promossa o insegnata come una scelta sessuale indifferente, la coppia omosessuale non va equiparata giuridicamente alla famiglia tradizionale e non deve essere possibile per coppie gay adottare bambini. Ciò non contrasta con il chiedere rispetto per gli omosessuali e, dal punto di vista cristiano, con l’amarli come fratelli.

Nel 1986, da prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger scriveva nella lettera ai vescovi della chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali: “Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev’essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni”.

Purtroppo però la dichiarazione che arriverà non inciderà dove l’omosessualità è perseguita, mentre i veri destinatari del documento diventeranno i paesi dove atti persecutori potranno essere considerati, di volta in volta, l’ostacolo alle adozioni o il mancato riconoscimento delle nozze per le coppie gay.

Gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come ‘matrimonio’ verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni”. Queste perplessità non sembrano affatto infondate, a leggere il testo integrale della dichiarazione proposta dalla Francia. Alla ovvia condanna della negazione di basilari diritti umani si affiancano le solite, ambigue formulazioni fatte apposta per introdurre associazioni arbitrarie. Commetterà “violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali” il paese che non ammette il matrimonio gay? Sarà “discriminazione” da sanzionare l’opinione non “corretta” sull’omosessualità? Una volta lanciata, la dichiarazione francese nulla cambierà in Iran o in Egitto. Ma in altri contesti, per nulla persecutori contro i gay, la si potrà usare come una clava ideologica.

Quando si dice che tutti gli orientamenti sessuali devono essere considerati esattamente sullo stesso piano, si commette un gravissimo errore, si parla sempre di «orientamento sessuale» senza mai aver definito l’espressione, che in pratica potrebbe essere applicata anche ad altri orientamenti. Non bisogna infatti dimenticare che in Olanda esiste ufficialmente un partito dei pedofili.


Vogliamo approvare una dichiarazione che consideri tutti gli orientamenti sessuali sullo stesso piano? Anche l’orientamento del partito olandese? Pensiamoci bene.

04 settembre 2008

Sarah Palin: The "right" choice

Scritto da Cristoforo Zervos

Il New York Times ha scritto pochi giorni fa: “Che succede ai repubblicani che candidano una donna? Sono usciti di senno?A che gioco stanno giocando? Cosa vogliono dimostrare?”. Le parole di Hillary Clinton (“Questa candidatura della Palin è storica”) ci hanno anche confermato – semmai ce ne fosse ancora bisogno – che la ritrovata unione dei democratici, tanto sbandierata durante la convention democratica, non esista. Troppe però le inesattezze ed i colpi bassi verso la governatrice dell'Alaska partiti dai media e dai bloggers democratici. Altro non è stato se non la riprova del disorientamento dei liberal, con Obama indaffarato a smentire le voci di un suo coinvolgimento nella diffusione delle voci contro la candidata di McCain . Sono state smentite, ad esempio, le insinuazioni che la Palin fosse iscritta al Partito Indipendentista alaskano. E come non evidenziare le falsità rispetto a presunti tagli fatti su fondi riservati alle donne incinta minorenni? I Gossip e le insinuazioni sulla dolce attesa della figlia; gli attacchi sul famigerato “bridge” - un finanziamento per un ponte considerato inutile verso un'isoletta dell'Alaska che due anni fa diventò simbolo degli sprechi del Congresso (votato da Obama e non dalla Palin come erroneamente scritto da alcuni media americani) – sono il simbolo di una campagna elettorale ormai entrata nel vivo, con i democratici sempre più in apprensione davanti alla nuova figura di Sarah. Serena e risoluta, la Palin è stata se stessa davanti ai delegati, presentando la sua splendida famiglia, sottolineando e rimandando al mittente gli attacchi gratuiti e studiati a tavolino di questi giorni.

Energia, tasse ed economia i suoi cavalli di battaglia, oltre ad un inaspettato ma efficace attacco ad Obama: “Il viaggio di Washington non deve essere un modo per affermare se stessi. Non si parla – ha detto La Palin - in un modo a Scranton e in un altro a San Francisco”, in riferimento ad una uscita infelice (non l’unica) di Obama di qualche tempo fa. Molte sono state anche le citazioni su John McCain, l’unico capace, secondo Sarah, di poter portare un reale cambiamento nel paese: "In politica, ci sono alcuni candidati – ha sottolineato la Palin – che sono soliti promuovere il cambiamento, più per far avanzare la loro carriera. E poi ci sono quelli, come John McCain, che utilizzano la loro carriera per promuovere il cambiamento. Ho imparato in fretta in questi giorni – ha continuato la Palin – che se non sei un membro in regola della élite di Washington hai poche possibilità di fare strada. Ma una cosa devo dire a tutti voi – ha concluso la governatrice – io non sto andando a Washington per chiedere il vostro supporto o per avere del tornaconto personale. Io vado a Washington per servire il popolo di questo paese.” Dopo i nomi dell'ex amministratore delegato di eBay, Meg Whitman e dopo l’ex Hewlett-Packard CEO, Carly Fiorina anche Sarah Palin entra di diritto, e dalla porta principale, a far parte del nuovo entourage di John McCain, il quale sta tingendo sempre più di “rosa” la sua corsa alla Casa Bianca, fino ad oggi – almeno a parole – caratteristica principale del partito democratico.

Anche in questo McCain ha dimostrato il suo essere sempre “sopra le righe” ed in grado, nonostante il partito, di essere un atipico in positivo. Novità importanti per un partito come quello repubblicano che di tutto aveva bisogno tranne che di ricordare il percorso degli otto anni di amministrazione Bush. Difficile dar torto alle parole di McCain, accorso sul palco alla fine dello speech: “Don’t you think we made the right choice for the next vice-president of the United States”? Probabilmente da oggi ne siamo tutti un po’ più convinti. Sul Wall Street Journal un lettore ha scritto questa lettera: “Meno di 45 anni, amante della vita all’aria aperta, riformatore repubblicano che s’è messo contro l’establishment del partito, con molti figli e un posto da candidato vicepresidente dopo solo due anni da governatore. Ecco descritti Theodore Roosevelt nel 1900 e Sarah Palin nel 2008”.[leggi tutto]

08 luglio 2008

La tragedia nell'inferno di Lloret

Nella foto i genitori di Federica ritrovata morta a Lloret de Mar.

Di seguito alcune testimonianze trovate in rete:

Bruna Bianchi:” Lloret de Mar non è un posto qualsiasi e non ci si va per fare una vacanza qualsiasi anche se durante l'anno si è bravi ragazzi agli occhi dei genitori, dei professori e dei datori di lavoro. Perchè è impossibile non sapere che in questa cittadina della Spagna, così come a Ibiza, la vita non è in albergo o in spiaggia ma è nei locali notturni che costano pochi euro e offrono anche consumazioni gratis. Quello che si paga invece è la droga che passa di mano in mano, sotto forma di pastiglie, fialette e polverine. A Lloret de Mar tutto è permesso, anche se illegale. I ragazzi consigliano di andarci: costa tutto poco, ci sono tantissime donne, si balla e si sballa fino all'alba passando da un pub a un bar, da una disco a un'altra disco. Si trovano italiani, tedeschi e inglesi, tutti coetanei, tutti sulla stessa lunghezza d'onda: divertirsi spendendo poco e senza nessuna possibilità di sfuggire all'ambiente creato appositamente per lo sballo. Il popper, l'exstasy, l'Mdma, la cocaina circolano liberamente e si mescolano all'alcool senza quasi accorgesene perchè così si fa, così fanno tutti. La polizia catalana non fa niente per fermare il "libero divertimento" dove tutti guadagnano e vivono delle vacanze pazze dei ragazzi fuori da ogni controllo e da ogni regola e anzi, se succede qualcosa, come la scomparsa di una ragazza al'uscita di un pub alle 2 e mezza di notte, se ne lava le mani. E' probabilissimo, come dicono i suoi genitori, che Federica fosse in compagnia di italiani, e non solo perchè non parla spagnolo, ma perchè gli spagnoli lì non ci sono. Internet è pieno di forum di ragazzi italiani che si scambiano consigli e spingono coetanei titubanti a conoscere il paese dei balocchi: cosa vuoi che un faccia un "beverone" o una fialetta di popper al'Hollywood di Lloret de Mar?”

Nickbreff: “D. - Sei stato in Costa Brava?
R. - Si
D. - Dove di preciso?
R. - A Lloret de Mar
D. - Allora non sei stato in Costa Brava!
Costa Brava infatti vuol dire:
- mare azzurrissimo in una natura spettacolare e incontaminata come a Cap de Creus
- gite in bici o a piedi nei boschi come a Mont Ras
- ristoranti dove la paella non è 'da fast food' e surgelata
- posti dove non si mangia solo paella, ma escalivada, pa' torrat, pernil d'anec, amanida d'embotits, canelons, escudella, olives amb anxoves de l'Escala, marisc etc ti danno l'idea della cultura catalana in cucina
- luoghi incantati come Port Lligat ove il tempo sembra essersi fermato
- pittoreschi sobborghi medievali come Pals, Palau Sator, il centro storico di Girona, Besalù, etc
- arte e cultura (l'arte di Dalì abita a Pubol, a Figueres e a Cadaques)
- bellissimi posti di montagna (Setcases, vall de Nuria, Sort)
- incantevoli laghi (Banyoles)
Se volete mangiare italiano, ballare dance o latinoamericano, vedere cioè una Spagna camuffata da villaggio vacanze, andate pure a Lloret ove la Costa Brava è un paese lontano.”

Ermac:”A livello artistico non ho visto praticamente nulla e anche se ci fosse stato non l'avrei visto comunque. Mi spiego: LLoret de Mar è la città in cui si vive di notte e di giorno si dorme quindi se volete fare una visita culturale non andateci”

Parione:”Ideale per una vacanza di plastica, vuota a perdere, e anche un po' cafona. Una vacanza perfetta per l'italiano medio, insomma.”

Nellaa: ”L 'alba sarebbe sprecata da trascorrerla in un letto d'hotel…va vissuta anche questa!
Non vi dovrete nemmeno preoccupare di girare di notte per le vie del paese, perché sarete protetti ma non sorvegliati dalla policía che garantisce sicurezza ma non ti punta il dito contro se hai esagerato con qualche bicchierino di alcool in più”

Manuel620: ”Fate molta attenzione per strada!! è facile infatti trovarsi nel bel mezzo di una rissa tra italiani e francesi ubriachi che pensano ancora alla testata di zidane a materazzi.”

MoryDV: ”La nota negativa su questo paese è che, essendo un luogo di 'divertimento' a 360 gradi, durante la notte girando per le strade non mancherà di vedere qualcuno disteso a terra un po' malandato.. soprattutto non mancano i suoni delle ambulanze..”

Mrmario: ”Verso le 5 del mattino, il corso principale era tutto 'addobbato' di ubriachi fradici e 'vomitio'!!!!!!”

Dracula73: ”I soliti che si ubriacano cantano l'inno nazionale e poi ho assistito ad una carica fatta dai poliziotti spagnoli verso questi che tiravano le bottiglie delle birre contro i locali tanto che appena usciti dalla porta secondaria del locale in cui mi trovavo mi sono trovato ad assistere confuso e spiazzato una scena da film dove tutti scappavano... ed io ho fatto lo stesso !!! cose dell'altro mondo !”

Quisquefaber: “Sono stato a lloret de mar la settimana dal 4 al 11 agosto... uno schifo!! Risse notturne tra italiani e francesi ogni notte con squdre anti sommossa pronte a manganellare chiunque a tiro... non potevo leggere qualche recensione prima... ?? io ve lo avevo detto..!!!!!!!!

Jerry79: ”Mi ricordo le scene della polizia coi manganelli ad arginare la situazione e affrontare gli ubriachi sparsi per strada con le bottiglie...si per carita\'..c\'è un casino...ma il livello sociale è molto basso..molto alcool..droga..a me una vacanza cosi\' non piace...ripeto è una mia personale opinione..ma non mi ci sono affatto divertito..fortuna che barcellona sta a due passi..racchiude molte piu\' sorprese..e interessi...oltre le ramblas..diffidate dai posti super affollati dai turisti...alberghi scadenti...servizi poco efficienti...cibo nella media ma niente di che..sembrava di stare a rimini...ma quella dei poveri pero'.. “

Matcv88: ”la vera vita a lloret inizia dopo cena...tt i ragazzi k sono pratici di lloret vanno a bere nei pub ke vendeno i cocktail al litro dove incontri moltissima gente ke si carica prima di ballare”

Ste2479:” Come ho letto in altre opinioni non è vero che le disco chiudono alle 3 e dalle 2 non possono più servire alcolici. Sono uscito diverse volte alle 5.30 con la discoteca ancora mezza piena.”

Rere: ”Sulla spiaggia ci sono una serie di baretti dove si possono gustare degli ottimi cocktail in dei bicchieri giganteschi… La sangria non è buonissima anche se i prezzi sono molto abbordabili... in parole povere non ci vuole un capitale per ubriacarsi.”

Costozero:” Ci deve essere qualcosa di strano per le strade di Lloret de Mar. Qualcosa di tragico che sembra voler colpire i giovani che vengono qui per divertirsi e vivere lunghe notti da sballo. Mentre la polizia continua a cercare Federica Squarise, 23enne padovana scomparsa da sei giorni nella località della costa catalana, emergono dettagli inquietanti.La stessa notte in cui si sono perse le tracce di Federica, una giovane olandese 17 anni è morta in seguito alla caduta da un balcone dell'hotel Flamingo in cui alloggiò Federica. Stessa sorte qualche settimana fa per un ragazzo tedesco. (Repubblica, 7.7.08) E' emblematico che ci siano degli sprovveduti - e sono tanti - che si compiacciono della loro vita sballata facendone oggetto di orgogliosi post. Ragazzotti viziati da mammà e pappà, pieni di soldi e cianfrusaglie tecno. Pronti per conquistare il mondo e finire inevitabilmente sepolti dal loro superego. Per le loro 'bravate', come sempre, càpita che siano anche gli altri a pagare. ”

Tokyoo:”Di balcone in balcone un salto godurioso… Buon divertimento, e l'augurio di scavalcare i balconi, proprio come ho fatto io.”

Alex:“Per quanto riguarda le droghe, e tutte quelle sostanze non propriamente legali, Lloret come ormai tutto il mondo ne è fornito. Partiamo per la serata e andiamo giù pesanti al primo baretto del menga che troviamo. 1 litro di Sangira(logico no) a testa. Pagato 6 € a cranio ma devo dirvi che la Sangria è squisita! Provatela assolutamente se ci andate...(nn è cm qlll in Italia, nn è vino e frutta...)
Poi incoraggiati dall'emozione partiamo per un altro giro...
Già belli carichi decidiamo di darci la botta finale con 1 bel litrozzo di birra(ah, le tradizioni sn pur sempre tradizioni...)
In stato quasi comatoso(nn sn se mi spiego...) facciamo tappa in disco(collossos discoteca) praticamente 1 discoteca di Italiani cn Dj che parla italiano e bariste che parlano anch'esse italiano: entrata 10 Euro con 3 consumazioni(mica male no!)
Dopo la seconda consumazione io nn mi reggevo più tanto bene in piedi ed ho deciso data la situazione di tornare in albergo.”

Nietta:"La colpa non e' di Federica,ma e'del benessere e di noi genitori,che permettiamo ai nostri figli di sodisfare ogni loro desiderio,anche per paura che se ne vadano di casa i vigliacchi siamo noi genitori che non sappiamo piu' educare i nostri figli."

Stefania l'amica di Federica: "Ci siamo divertite come tutti, era la nostra vacanza. Eravamo entusiaste del posto e dell’atmosfera. Ricordo che ci siamo guardate negli occhi e ci siamo dette: come ci stiamo divertendo"

Valentina, lavora in un pub a Lloret e assieme a Stefania si era messa a cercare Federica in quel pomeriggio del primo luglio, «circolano tipi strani, fantasmi della notte, gente strafatta... Non sai mai che cosa ti può capitare. Io non esco mai da sola»

Gabriele Villa: "Una perla, certo, Lloret de Mar. Ma una perla velenosa, malefica che, se non sei strano, ti mette addosso solo quella strana voglia di andar via in fretta... Lloret de Mar non è la Riccione spagnola come qualcuno sostiene. È invece un filotto imbarazzante di casermoni che chiamano hotel e di locali che si chiamano Dream o Hard. Non c’è nemmeno un viale Ceccarini ma, in compenso, ci sono tante strade senza uscita."

BlackPrince:"Do ragione a chi accusa di lassismo le autorità catalane... posto che sicuramente Federica era già morta la sera stessa della scomparsa, possibile che ci abbiano messo tanto a ritrovarla? Mica Lloret è una metropoli! Sapete cosa si è sentita dire l'amica quando è andata dalla polizia? "Qui sparisce tanta gente ma poi la si ritrova sulla spiaggia la mattina dopo"... adesso vedremo se continueranno a tollerare che delinquenti, spacciatori e maniaci girino liberamente per Lloret de Mar!"

Francesco:"Spero che questa tristissima storia sia di monito per le autorità catalane, che evidentemente preferiscono chiudere un occhio o tutti e due sono certe cose, in nome di un malinteso senso degli affari... pensare (come fanno anche in Grecia) di poter lucrare sulla voglia di divertimento a tutti i costi degli stranieri senza pagarne prima o poi le conseguenze, è una pericolosa illusione"

Rox:"Brutta storia..e pensare che devo andarci io tra circa un mese..ma ascoltando e vedendo tutto lo schifo che c è li' mi sta passando veramente la voglia!!"

09 aprile 2008

Un fiore per Paola, mamma coraggio

di Antonino D’Anna




In questi giorni preelettorali in cui la commedia politica ha ormai disgustato un Paese intero, con prese di posizione su questo e quello, lettere e sparate varie, mentre ci si straccia le vesti sulla legge 194 trasformata in feticcio che nessuno deve osare toccare ad alcun costo e gente “pro life” si prende le uova in piazza, c’è una piccola grande storia d’amore per la vita che dovrebbe invitare tutti a riflettere. Perché mai come in questi mesi abbiamo visto un assalto alla dignità ed alla sacralità dei piccoli e dei deboli, senza che qualcuno – salvo il Papa - abbia preso con forza posizione per loro.

Vogliamo allora portare un fiore a “Mamma Coraggio”, Paola Breda. Una donna di Pieve di Soligo (Tv) morta a 38 anni lunedì scorso per un tumore al seno, scoperto al sesto mese di gravidanza, che non aveva voluto curare per salvaguardare la salute del bimbo che aspettava. Lascia altri due figli e un marito, più una lezione di amore per tutti noi. Come Santa Gianna Beretta Molla, canonizzata da Giovanni Paolo II nel 2004: anche lei, incinta dell’ultimo figlio, non volle curare il tumore all’utero di cui soffriva pur di salvare la vita della figlia, Gianna Emanuela.

Raccontare questo, ricordarlo qui non è fare un’agiografia di queste due madri. Il punto è che il messaggio resta uguale e viene da entrambe: c’è un’Italia, là fuori, che nonostante sondaggi e delicate analisi continua a lavorare duro, amare e difendere la vita. Anche a costo della propria. Un’Italia che non scade nel piagnone “tengo famiglia” ma nella dignità della vita di tutti i giorni che sa farsi eroismo, dai sacrifici per arrivare a fine mese fino alle morti bianche e quella di Paola. È l’Italia di mamme, papà, famiglie e dei bambini che umilmente, ogni giorno, permette a tutti l’esistenza di questa società, gente umile e coraggiosa oltre ogni limite.

È segno che non tutto è perduto, in questo Paese annoiato. E nel dolore di una famiglia, queste poche righe valgano una carezza, se possibile.

26 luglio 2007

Lo stato di sofferenza della famiglia

Le ultime statistiche confermano tendenze preoccupanti

Attualmente, una madre single che lavora 16 ore a settimana, al netto dei crediti d’imposta, guadagna 487 sterline a settimana (726,6 euro), ha spiegato Field. Per contro, una famiglia con due genitori, a reddito minimo, deve lavorare 116 ore per guadagnare la stessa cifra, in quanto il sistema fiscale non prevede esenzioni per il secondo adulto.

Gli effetti negativi di un simile sistema sulle famiglie sono stati confermati dai dati pubblicati qualche mese fa dal British Office for National Statistics (ONS). Secondo un servizio dell’11 aprile, pubblicato sul quotidiano Independent, il 24% dei bambini in Gran Bretagna ha vissuto, nel 2006, con un solo genitore, rispetto al 22% del 2001.

Questi bambini vivono solitamente in abitazioni in affitto e in condizioni “indecorose”, secondo l’ONS.

Il rapporto dell’ONS ha inoltre rilevato che sin dal 1971 la percentuale delle persone che vivono in famiglie tradizionali, composte da coppie con figli a carico, è crollata dal 52% al 37% della popolazione. Per contro, la percentuale delle persone che vivono insieme, ma senza figli, è aumentata dal 19% al 25%. [leggi tutto]

24 luglio 2007

Obblighi senza reciprocità


I Cus, ipotesi bislacca. Un atto a senso unico

Dai Dico ai Cus (Contratti di Unione Solidale) cambia il nome ma
non la sostanza: proprio mentre si afferma di voler eliminare le
discriminazioni verso i conviventi, in realtà la vera
discriminazione colpisce i coniugi. Infatti essi si assumono dei
doveri inderogabili, la cui trasgressione è sanzionata, talora
anche penalmente.

Per esempio gli obblighi di curarsi reciprocamente, di educare il
figlio anche se è «solo» del coniuge e non è proprio, di
contribuire alle necessità della famiglia, di versare gli
alimenti in caso di separazione o di divorzio, di coabitare.
Per limitarci solo all'obbligo di coabitazione, i coniugi non
possono lasciarsi da un momento all'altro senza conseguenze: se
uno dei due abbandona il tetto coniugale, può essergli addebitata
la separazione, il che può precludere l'assegno di mantenimento.
Invece nei Cus i conviventi non hanno nemmeno l'obbligo della
coabitazione e viene menzionato in modo molto generico solo il
dovere di aiutarsi reciprocamente e di contribuire alle necessità
della vita, ma con la clausola che "il contratto di unione
solidale può prevedere i tempi e i modi dell'attuazione" dei
doveri.

Quindi, non solo i coniugi hanno molti più doveri, ma hanno
inoltre degli obblighi definiti, diversamente dai conviventi che,
nei Cus mantengono un'autonomia molto ampia rispetto ai doveri.
Insomma, i conviventi, coi Cus, hanno diversi diritti, per
esempio il trasferimento di sede per i lavoratori, il diritto di
succedere nel contratto di locazione per l'alloggio comune,
quello di ereditare automaticamente (se sono passati nove anni
dalla registrazione del Cus) e quello di percepire (dopo il
riordino della normativa previdenziale) la pensione di
reversibilità.
Pertanto, se lo Stato istituisse i Cus, attuerebbe un atto
giuridico a senso unico, perché si assumerebbe degli obblighi nei
confronti dei conviventi, quando questi ultimi non se ne assumono
nessuno o quasi. E riconoscerebbe loro i diritti che abbiamo
menzionato, senza esigere in cambio i doveri che invece chiede ai
coniugi di assolvere.

Né si può parlare di discriminazione verso i conviventi in merito
ad alcuni diritti reclamati per i conviventi e contenuti nei Cus
(quello di prendere decisioni di carattere sanitario in favore
del convivente o quello di succedergli nel contratto di
locazione), dato che (Avvenire lo ha documentato varie volte)
essi sono già oggi garantiti dal nostro ordinamento.
Ma con la differenza (rispetto ai Cus) che essi sono attualmente
concessi ai singoli e non alle coppie, perché fino ad oggi lo
Stato ha conferito uno status speciale al matrimonio, laddove
invece i Cus li assegnerebbero alle coppie conviventi,
«avvicinandole» a quelle sposate.

Oltre che per quanto detto finora, contrapporsi ai Cus non
significa discriminare i conviventi: discriminare significa
trattare in modo diverso cose uguali.
Dunque è vero che ogni singolo uomo deve avere gli stessi
diritti; ma ci sono giustamente differenze nei diritti
particolari, legate alle funzioni delle persone (per esempio, un
parlamentare ha il diritto di votare le leggi, un semplice
cittadino no).
Ciò significa che le relazioni interpersonali devono essere
trattate dallo Stato in modo diverso quando sono tra loro
diverse.
Ora, la relazione dei conviventi è diversa da quella dei coniugi,
per lo meno perché i conviventi non si assumono le responsabilità
e gli obblighi a cui i coniugi si impegnano.

di Giacomo Samek Lodovici
(C) Avvenire 15 luglio 2007

06 luglio 2007

Le bugie della Turco e i catastrofisti battuti

di Eugenia Roccella

Tutti i commenti si appuntano sulla piccola riduzione di gravidanze: ecco, l'avevamo detto che sarebbe successo, e ora cambiamo la legge. Peccato che quella piccola percentuale anneghi nella voragine di un immenso buco nero: la mancanza di informazioni su circa la metà delle gravidanze. Le coppie infatti tendono a sfuggire al follow up, cioè ai controlli dopo i trattamenti, e del 47,8% delle gravidanze non si sa più niente. Un po' per la voglia di rimuovere l'idea di un figlio concepito in provetta, un po' per evitare viaggi e spostamenti, le mamme non tornano nei centri dove sono state sottoposte alla fecondazione assistita. Manca quindi all'appello la metà dei dati necessari a formulare qualunque ipotesi fondata, e sarebbe onesto avvertire che non si può arrivare a nessuna conclusione certa. Invece si parla di «correlazione» tra l'aumento di gravidanze finite male e l'obbligo di impiantare tutti gli embrioni (al massimo 3) contenuto nella legge. Mentre, come la Turco certamente sa, la legge non obbliga affatto a impiantare 3 embrioni: sono i medici che non si allineano alla tendenza internazionale, che è quella di impiantare un unico embrione per volta, magari congelando gli ovociti. Come si fa a stabilire correlazioni, per spiegare aumenti percentuali minimi, quando si possiede solo una metà delle informazioni? Nella relazione per la verità si accenna al problema che, secondo gli stessi estensori, rende impossibile «dare informazioni significative sulla sicurezza delle tecniche e sui loro esiti», ma quando, nell'introduzione, si traccia il bilancio della legge i dubbi e le cautele spariscono. Ieri il ministro Turco, dopo aver lodato il rigore e lo scrupolo con cui l'Istituto Superiore di Sanità ha raccolto ed elaborato i dati disponibili, si è augurata che «tutte le parti si misurino su quei dati, ne valutino il rigore, e a partire da quei dati il Parlamento valuti che fare». Siamo assolutamente d'accordo: purché lo si faccia con onestà, tenendo conto di quello che i dati effettivamente dicono, e soprattutto di quello che non dicono.[leggi tutto]

05 luglio 2007

Attuazione della legge 40: una lettura ideologica dei dati


Commenti alla relazione al Parlamento del Ministro della Salute

Questo lunedì il Ministro della Salute Livia Turco ha inoltrato ai Presidenti del Senato Franco Marini e della Camera Fausto Bertinotti la relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 40/2004 che regolamenta la procreazione medicalmente assistita (Pma).

Dai dati emerge un aumento nel numero dei centri per la procreazione assistita, così come dei trattamenti e delle donne che vi si sottopongono, e una diminuzione in percentuale dell'efficacia dei trattamenti stessi.

Nel 2005, le pazienti trattate sono state 27.254, contro le 17.125 del 2003, le percentuali di gravidanze sono passate dal 24,8% del 2003 al 21,2% del 2005, con una riduzione di 3,6 punti percentuali.

Ciononostante le donne che hanno fatto ricorso alla fecondazione in vitro (FIV) sono passate da 17.000 a 27.000; la FIV ha prodotto 6.200 gravidanze nel 2005 contro le 4.800 nel 2003. [leggi tutto]

28 giugno 2007

Il coraggio, le gioie e le rinunce delle famiglie numerose

Intervista con Regina Florio


ROMA, mercoledì, 27 giugno 2007 (ZENIT.org).- E’ appena uscito il libreria un volume controcorrente che ha per titolo “Tutti vostri? Viaggio nel mondo delle famiglie numerose”, scritto da Regina Florio, mamma a tempo pieno di quattro figli e giornalista per passione.

L’altro autore è Mario Sberna, tre figli naturali, uno adottato e uno in affido, amministratore del seminario vescovile della sua città. Nella sua diocesi si occupa anche di migranti, giustizia e pace. Nel 2004 ha fondato l’Associazione Nazionale Famiglie Numerose (www.famiglienumerose.org).

Per conoscere la storia e le avventure delle coraggiose famiglie numerose, ZENIT ha intervistato Regina Florio che, oltre ad essere coautrice del libro, insieme al marito Fabrizio Maroncelli cura la redazione del sito e del giornale dell’Associazione.

Qual è la vostra realtà di famiglie numerose, e perchè avete sentito il bisogno di fondare un’Associazione?
[leggi tutto]

11 maggio 2007

Family Day

piazza San Giovanni - Roma

sabato 12 maggio

dalle 15 alle 18

per tutti gli italiani
che credono nel ruolo sociale della famiglia

home page Family day

27 marzo 2007

DI.CO.? Lo dice la legge!

>>>L'usciere: "Dica".

>>>

>>> Signora: "Di.Co.".

>>>

>>> "Dica, dica pure!".

>>>

>>> "Gliel'ho detto: Dico!".

>>>

>>> "Che fa, la spiritosa? Io sto 'a lavora' Signora... che deve fa'?".

>>>

>>> "La Dichiarazione di Convivenza".

>>>

>>> "Ah, si, il PACS".

>>>

>>> "... DICO".

>>>

>>> "Dica...".

>>>

>>> "Dico, non Pacs: si chiama DICO!!!".

>>>

>>> "Ah, pensa te... Eccole il modulo.".

>>>

>>> "E dopo che l'ho compilato che devo fa'?".

>>>

>>> "Vediamo un po'... ecco: articolo 3, deve darne comunicazione all'altro convivente".

>>>

>>> "E che cosa gli comunico, scusi? Che conviviamo? Credo lo sappia già..."

>>>

>>> "Signora mia cara, mica l'ho fatta io la Legge. Qui c'è scritto chiaramente che glielo deve comunicare. Legga: 'mediante raccomandata con avviso di ricevimento'. La legge parla chiaro!".

>>>

>>> "Cioè, mi faccia capire bene: io devo andare alla posta e spedire una raccomandata a casa mia?".

>>>

>>> "Si, al suo convivente".

>>>

>>> "E se lui non c'è, quando viene il postino?".

>>>

>>> "Beh, lei è la convivente, no?".

>>>

>>> "Certo!".

>>>

>>> "E allora può firmare lei la ricevuta".

>>>

>>> "Cioè io firmo di ricevere una lettera spedita da me al mio indirizzo. Ma non le pare assurdo?".

>>>

>>> "Signora mia bella, quello che pare a me non conta niente...".

>>>

>>> "E la ricevuta che ho firmato?".

>>>

>>> "Quella se la riprende il postino. Poi gliela rispediscono al suo indirizzo".

>>>

>>> "Così io ricevo una ricevuta firmata da me in cui io dichiaro di aver ricevuto una lettera che mi sono spedita io al mio indirizzo... e se non arriva la ricevuta di ritorno?".

>>>

>>> "Può fare reclamo dichiarando di non aver mai ricevuto la ricevuta che lei ha firmato per una lettera raccomandata che si è spedita al suo indirizzo.......... ma intanto compili il modulo che la fila è lunga...

>>>

>>> Avanti il prossimo!

>>>

>>> Dica, signore.".

>>>

>>> "Dico!".

>>>

>>> "Aridaje...."

19 marzo 2007

12/5 "Più Famiglia" in piazza S. Giovanni a Roma


ROMA - Sabato 12 maggio: è questa la data del Family day, la giornata della mobilitazione cattolica per la famiglia. La scelta del mese di maggio, che a qualcuno potrebbe sembrare troppo lontana, non è affatto casuale: infatti, tra la Pasqua e il ponte del 25 il mese di aprile sembra «inutilizzabile» e così i movimenti, anche per prendersi il tempo necessario a mobilitare più di centomila persone da portare in piazza, hanno scelto maggio. Un appuntamento che sottolineerebbe, nelle intenzioni degli organizzatori del Family day, l'universalità e la laicità dell'iniziativa del cattolicesimo italiano. Al punto che già negli anni scorsi il Forum delle associazioni familiari aveva proposto che venisse istituzionalizzata come festività nazionale. La metà di maggio avrebbe anche il vantaggio di tenere il Family day al riparo dalla concorrenza mediatica (nonché dal rischio di strumentalizzazione politica) delle elezioni amministrative e, in particolare, del ballottaggio. Il 24 e il 25 maggio, inoltre, si svolgerà a Firenze una conferenza promossa dal Governo per varare un piano nazionale per la famiglia.
La notizia, è stata ufficializzata da Daniele Nardi, il portavoce del Forum delle Associazioni Familiari. I rappresentanti delle associazioni cattoliche - da Azione cattolica a Comunione e liberazione, dalle Acli a Rinnovamento nello Spirito, da Sant’Egidio ai Neocatecumenali - hanno anche approvato un manifesto a sostegno della famiglia che comincia con le parole “Il bene della famiglia è il bene del Paese”. Scopo primario della convocazione - arrivata nei giorni scorsi ai vertici dei movimenti - è l'approvazione della bozza del Manifesto stilata da un gruppo ristretto di giuristi capitanati da Giuseppe D'Agostino, il quale ha fatto capire che la macchina organizzativa è pronta per entrare in azione a pieno regime: «Il testo del manifesto è già stato mandato in giro agli altri colleghi - ha spiegato -. Domani (oggi, n.d.r.) si apporteranno, come si prevede, eventuali aggiustamenti e inserimenti. Il Manifesto deve tenere conto delle sensibilità diverse esistenti tra i movimenti». Ma cosa c’è scritto nella bozza del documento? Il testo, particolarmente sobrio, ribadisce che la famiglia è un bene «umano universale», non «specificamente religioso». Va da sé che la difesa della cellula fondamentale della società spetta a tutti «gli uomini di buona volontà». Trasversalmente. Il giurista cattolico non ha mancato di richiamare alla mente la Carta: «I riferimenti alla Costituzione, all'articolo 29, sono di una chiarezza cristallina. La famiglia è una ed è formata da un padre, una madre e dei figli. Ha ragione Cacciari quando dice che dietro ai Dico c'è solo un obiettivo ideologico, vale a dire il riconoscimento del matrimonio omosessuale». E la Cei? Dalle retrovie, i vertici della Conferenza Episcopale Italiana vedono di buon occhio la manifestazione di piazza San Giovanni anche se preferiscono lasciare il campo libero ai laici ai quali spetta l'organizzazione del «Family day». Il neo-presidente dell’Episcopatoa Cei, monsignor Angelo Bagnasco, in una intervista a Famiglia Cristiana aveva messo in luce che le «manifestazioni pacifiche e rispettose, per affermare pacificamente le proprie convinzioni, qualunque esse siano, costituiscono il sale della democrazia. Ma, ripeto, ci si deve comportare in modo assolutamente sereno e non aggressivo, senza portare in piazza uno stile da guerra fredda».
La manifestazione si intitolerà «Più famiglia» e si svolgerà nel pomeriggio del 12 maggio a piazza San Giovanni a Roma. La coreografia ipotizzata è un'allegra invasione di palloncini e passeggini in piazza San Giovanni, a Roma, all'insegna ovviamente della difesa della famiglia.
“Speriamo di riempire piazza San Giovanni”. E’ questo l’auspicio del presidente del Forum delle famiglie Giovanni Giacobbe.
“La nostra sarà una manifestazione laica di promozione della famiglia - ha scandito Giacobbe, auspicando la presenza di almeno centomila persone in piazza - il manifesto che abbiamo approvato oggi sulla famiglia ha dei richiami espliciti agli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione e la nostra posizione è una posizione laica di ancoraggio alla Costituzione”. Per il presidente del Forum delle associazioni familiari «non si tratta di una manifestazione spettacolare, ma di una occasione per chiedere politiche a sostegno della famiglia».
Giacobbe precisa inoltre che «il family day non è una risposta né alla manifestazione gay di piazza Farnese e nemmeno al ddl sui Dico. La famiglia - ha aggiunto - è una e una soltanto ed è un valore universale». Alla domanda se il family day è stato incoraggiato anche dal Vaticano, Giacobbe ha risposto: «Non c'è nessun intervento diretto ma siamo lieti se la nostra azione incontrerà l'appoggio anche del Papa». Infine il presidente del Forum ha escluso la partecipazione di vescovi e in questo ha sottolineato che si tratta di una «manifestazione diversa da quella avvenuta in Spagna» perché «non è una questione politica, il Governo non c'entra nulla; la nostra azione - ha concluso - propone la difesa della famiglia».
Ieri, davanti a Benedetto XVI in visita al carcere minorile di Casal del Marmo, il Guardasigilli Clemente Mastella (che nei giorni scorsi aveva annunciato la sua partecipazione ad un eventuale Family day) aveva parlato proprio della famiglia come “pietra angolare della società, niente affatto superata da una malintesa modernità e soprattutto valore comune tra Stato e Chiesa”.
Poi, ritornando più tardi sulla questione Dico, durante il pomeriggio di ‘Domenica In’ Mastella aveva addirittura rilanciato l’ultimatum: “Se il Governo dovesse porre la fiducia sul disegno di legge sulle coppie di fatto, ma mi pare non lo faccia, io voterei contro e mi dimetterei per motivi di coerenza”.

12 marzo 2007

Gli assassini di Careggi

Ciao a tutti,

dobbiamo chiarire bene la questione del bimbo sopravvissuto all'aborto all'ospedale di Careggi, a Firenze, e spiegare perchè ci sono gli estremi per un'azione penale.

1. Leggiamo sui giornali che il piccolo è stato assistito solo dopo venti minuti dalla nascita. E' omissione di soccorso? Spieghiamo.
Come avviene un aborto dopo i primi 90 giorni? Come un parto indotto. Vengono provocate le contrazioni, c'è il travaglio e la donna partorisce. Il feto, immaturo, non sopravvive al parto, e nasce morto, oppure muore subito dopo la nascita. Sì, perchè se viene espulso vivo, non si può più parlare di aborto, ma di nascita. Di grande prematuro.
Cosa succede quando nasce un grande prematuro? Succede che il medico non può perdere tempo a cercare il battito o a vedere se respira. Quando i grandi prematuri nascono sono ovviamente piccolissimi, i loro polmoni sono chiusi, il battito cardiaco può essere molto lento e difficile da trovare. Si potrebbero perdere minuti preziosi: intanto che cerchi il battito, il cervello non si ossigena e si danneggiano irreparabilmente centinaia di migliaia di neuroni. Allora il neonatologo dovrebbe rianimare di prassi, in questi casi. Se la rianimazione non dà effetti, allora non c'è niente da fare, e si lascia che muoia, o si verifica che sia già morto.
Nel caso del Careggi, invece il piccolo non solo non è stato rianimato, ma non ha avuto assistenza per venti, lunghissimi e decisivi minuti dopo la nascita: se lo avessero assistito, visto che si è dimostrato tanto forte da sopravvivere per altri sei giorni, sarebbe sopravvissuto?
"Siamo stati chiamati dall'ostetrica 20 minuti dopo la nascita del bambino e solo allora siamo intervenuti. Il piccolo fino a quel momento è rimasto senza assistenza. Forse se non avessimo tardato sarebbe potuto sopravvivere". Lo dichiara Firmino Rubaltelli, che dirige il reparto di terapia intensiva neonatale del Careggi, lo ha detto al Corriere e al Foglio. "Fino a quando il piccolo è rimasto fra noi, prima del trasporto al Meyer dovuto alla mancanza di posto nel nostro reparto, ha ricevuto cure normali, non straordinarie. Solo farmaci per aprire i polmoni e facilitare la respirazione. Non so per quale motivo hanno aspettato prima di chiamarci". (dal Corriere di oggi).
Si dice che non si vuole che nascano bambini handicappati. Cioè noi abbiamo deciso che gli handicappati è meglio che non ci siano, che non vivano. Allora decidiamo di non rianimare più chiunque abbia un ictus, un'ischemia o un infarto. Ma anche i sopravvissuti ad incidenti stradali, per esempio. Lasciamo crepare tutti quelli che stanno in coma (chissà come staranno quando si risveglieranno), e via dicendo.
Noi vogliamo sapere cosa succede nei reparti di neonatologia degli ospedali italiani. E vogliamo sapere come viene applicata la 194. Perchè da tempo si dice che i sopravvissuti agli aborti tardivi (non chiamiamoli terapeutici, per favore) vengono lasciati morire senza assistenza. Sono voci, racconti, che nessuno si è preso la briga di andare a verificare. Ma che sono trapelati anche dagli articoli di questi giorni, per esempio dall'iniziativa del San Camillo a Roma, in cui la ginecologa Scassellati ha dichiarato che nel suo reparto chi fa un aborto tardivo firma un "consenso informato" per non far rianimare il piccolo, qualora sopravvivesse. Sia chiaro: qua non c'entra l'autodeterminazione della donna o la 194. Questa è storia da codice penale.
In questo modo, con un "consenso informato" di questo tipo, si scarica tutto il peso sulla donna, senza darle il tempo di essere informata come potrebbe. E infatti leggiamo oggi sul Corriere che l'iniziativa della Scassellati non era stata approvata da nessun comitato etico dell'ospedale, e che "E' un infanticidio. Staccare la spina a un neonato malformato che sopravvive a un aborto terapeutico non è altro: un infanticidio.", lo dichiara Claudio Donadio, direttore del dipartimento materno-infantile del San Camillo. Leggiamo sul Corriere che la direzione dell'ospedale definisce l'iniziativa della Scassellati "di particolare gravità" e annuncia l'apertura di un'inchiesta interna.

2. Bisogna verificare se c'è stata una violazione della 194. Vediamo perchè.
Per la legge nei primi 90 giorni di gravidanza non è reato abortire se lo si fa per motivi di salute della donna, motivi economici, sociali, etc. Dopo i primi 90 giorni lo si può fare in caso di pericolo per la vita della madre, oppure se il feto ha malformazioni tali da mettere in pericolo la salute fisica o psichica della madre (non si fa se il feto è malformato, ma se la malformazione del feto mette in pericolo la salute della madre. Può sembrare un giro di parole, ma non lo è. La legge non è eugenetica). Ma se il feto ha possibilità di vita autonoma, allora la donna può abortire solo se c'è pericolo per la sua vita, e non per la sua salute.
Ad esempio: se la donna ha un'ipertensione che le fa rischiare la vita (pericolo di vita) , allora può abortire, ma se scopre che il figlio è handicappato e va in depressione (pericolo per la salute) non può abortire. Non solo: in questi casi si ha il dovere di rianimare il feto, se sopravvive. Nel caso del bambino del Careggi c'era possibilità di vita autonoma (22 settimane di gravidanza, la possibilità c'è, lo si sa a priori) e secondo la 194 si poteva procedere con l'aborto solo se fosse stata in pericolo di vita la madre.
Quando il feto ha possibilità di vita autonoma? Questo la legge non lo dice. Perchè non c'è un termine che si possa stabilire per legge, anche se è ovvio che a tredici settimane non sopravvive, mentre a 30 si. Di fatto, adesso il 40% dei nati a 23 settimane sopravvive. E sopravvivono anche a 22, chiaramente in percentuale minore.
Possibilità di vita autonoma significa che la gravidanza è a un punto tale che il feto può nascere vivo. La 194, in pratica, dice che a una donna che rischia la vita si può indurre il parto a qualsiasi settimana di gestazione, per salvarla, e si deve far di tutto per salvare anche il bambino.
Su Il Foglio troverete tutto. Entro domani manderemo i links agli articoli illustrativi.
Faremo a stretto giro una "e-campagna". Vogliamo che siano rispettate le leggi dello stato (la 194 in particolare e il codice penale in genere), e vogliamo sapere cosa succede negli ospedali italiani.

Buona giornata

Assuntina Morresi
http://www.stranau.it

08 febbraio 2007

STORIA DI TERESA BENEDETTA

Ringrazio Assuntina Morresi per avermi segnalato questa storia nella sua newsletter. Difficile descrivere le emozioni che mi ha lasciato, quello che posso dire è che dopo averla letta tutta fino in fondo griderete forte con gli occhi lucidi: “Grazie a Dio”.

STORIA DI TERESA BENEDETTA

Mi chiamo Elisabetta, sono sposata da quindici anni con Goffredo ed insieme abbiamo avuto nove figli, di cui quattro in cielo e cinque viventi.
Posso dire che il Signore in quindici anni di matrimonio ci ha sempre sostenuti, protetti ed affiancati, ma nell’ultima gravidanza si è manifestato a noi e ai nostri figli veramente con “braccio potente”.
A luglio del 2002 ci trovavamo in vacanza al mare, quando trascorsa la prima settimana ho incominciato ad avere il sospetto di essere di nuovo incinta.
Velocemente ho fatto il test di gravidanza, ed ho potuto verificare che non mi ero sbagliata.
L’idea di poter abbracciare di nuovo un altro bambino mi riempiva di gioia, ma quella di dover aspettare nove mesi mi rattristava, perché nelle precedenti gravidanze avevo avuto sempre minacce di aborto; pensare di dover di nuovo mettermi in poltrona non mi piaceva affatto.
Dato che stavo al mare, ho incominciato a star ferma sotto l’ombrellone. Mio marito, che ama leggere i libri dei santi, presso la biblioteca comunale aveva preso un libro che raccontava la storia di Edith Stein, un’ebrea convertita al cristianesimo che è morta nei campi di concentramento ad Auschwitz.
Come potete immaginare, storia molto “allegra” e “divertente” che avrei voluto tranquillamente evitare di conoscere, ma mio marito ogni tanto mi riferiva qualche fatto accaduto nella vita di questa santa.
Per cui mi è rimata impressa in mente la foto della stessa vestita da suora che stava sulla copertina del libro. [leggi tutto]

16 novembre 2006

Vergonosa la Rai Uno contro tutti

L’uno contro tutti messo in atto ieri sera a “porta a porta” è quanto di più falso e lontano dalla realtà abbia mai visto in tv. L’argomento erano i PACS ai quali si è dichiarato contrario solo Rocco Buttiglione con una Prestigiacomo molto disinvolta nel tenere il piede in due staffe e una Rosi Bindi arrampicata sugli specchi nel tentativo disperato di trovarsi d’accordo sia con il Papa sia con Grillini. Tutti gli altri ospiti invece favorevoli ai PACS, pubblico compreso, un Buttiglione contro tutti che non rispecchia affatto la realtà italiana dove l’ottanta per cento la pensa grosso modo come il presidente dell’UDC. Apriamo e chiudiamo subito la parentesi religiosa: il Papa e la Chiesa non discriminano nessuno ma dicono no ai comportamenti omosessuali come dicono no ad una serie di altri comportamenti e altre cose, ma ripeto senza mai discriminare nessuno. Chiuso il discorso religioso resta il fatto che l’ottanta per cento degli italiani, cattolici e no, sono contrari al riconoscimento delle coppie omosessuali da parte dello Stato, e sottolineo anche qui, solo da parte dello Stato, senza nessuna discriminazione. L’ottanta per cento degli italiani non ha nessun problema ad avere coppie omosessuali come amici e vicini di casa, il problema nasce quando si vuole dar loro gli stessi diritti della famiglia. Dove sta scritto che una coppia di amici che si vogliono bene e convivono, ma non fanno sesso, debbano essere considerati dallo Stato in modo diverso da una coppia omosessuale? Fare sesso vuole forse dire avere più diritti? Ovviamente no, solo iniziare un progetto di famiglia tra uomo e donna da più diritti da parte dello Stato ed è giusto che sia così. Ma insomma stiamo qui inebetiti da Lino Banfi a parlare di PACS e intanto chi ci pensa alle nostre famiglie? Chi ci pensa ai nostri figli? Chi ci pensa a chi non li fa per paura di non poterli mantenere? Chi ci pensa al crollo demografico della nostra Italia e della nostra Europa? Senza fare figli la nostra civiltà muore!

Questi sono i veri problemi delle coppie che lo Stato deve tutelare, non l’omofobia inesistente a cui si aggrappa Costanzo. Durante la trasmissione vengono presentati due casi tra il pubblico, il primo è quello di una madre che ha avuto il “coraggio” di accettare un figlio gay, come se l’omosessualità fosse l’unica cosa che i genitori non accettano. Diciamo le cose come stanno, oggi è più facile che un genitore accetti una figlia lesbica piuttosto che un figlia suora di clausura o peggio ancora un figlio down. Tra le varie diversità di vivere la vita non mi sembra che quella gay sia la meno accettata in famiglia. Il secondo caso preso tra il pubblico di “porta a porta” e decisamente più grave, si tratta di una ragazza lesbica che ha subito violenze da un fanatico nazista. Non capisco però cosa centri il fatto di essere lesbica, i mostri che in ogni modo usano violenza sulle donne indifese purtroppo lo fanno anche con l’ebrea e l’extracomunitaria di colore, come con la propria madre e la moglie se queste non gli preparano e servono la colazione. Quando una donna viene picchiata e stuprata in famiglia non fa scalpore, non fa audience, se invece è lesbica cambia tutto, si parla subito di omofobia e chi ci specula sopra l’applaude e le va a stringere la mano come ha fatto Maurizio Costanzo.

09 luglio 2006

La famiglia è fondata sul matrimonio indissolubile tra uomo e donna

Nella cultura attuale si esalta molto spesso la libertà dell'individuo inteso come soggetto autonomo, come se egli si facesse da solo e bastasse a sé stesso, al di fuori della sua relazione con gli altri come anche della sua responsabilità nei confronti degli altri. Si cerca di organizzare la vita sociale solo a partire da desideri soggettivi e mutevoli, senza riferimento alcuno ad una verità oggettiva previa come sono la dignità di ogni essere umano e i suoi doveri e diritti inalienabili al cui servizio deve mettersi ogni gruppo sociale.

La Chiesa non cessa di ricordare che la vera libertà dell'essere umano proviene dall’essere stato creato ad immagine e somiglianza di Dio. Perciò, l'educazione cristiana è educazione alla libertà e per la libertà. "Noi facciamo il bene non come schiavi che non sono liberi di fare diversamente, ma lo facciamo perché portiamo personalmente la responsabilità per il mondo; perché amiamo la verità e il bene, perché amiamo Dio stesso e quindi anche le sue creature. È questa la libertà vera, alla quale lo Spirito Santo vuole condurci" [Leggi tutto]

04 giugno 2006

L'Italia finanzierà sperimenti su embrioni all'estero














Il Ministro dell'Università Mussi ha ritirato, come sappiamo, l'adesione dell'Italia ad una "dichiarazione etica" sulle cellule staminali embrionali. E' stata un'azione politica sciagurata, cinica e vigliaccamente autoritaria, con gravi conseguenze concrete immediate.
Il testo della dichiarazione lo potete trovare qui, [i paragrafi da leggere sono il 5 e il 6 dell'allegato], a pag. 14 e 15.

Essenzialmente viene detto che Italia, Germania, Austria, Slovacchia, Polonia, Malta:

1. "Non possono tuttavia accettare che attività comportanti la distruzione di embrioni umani possano beneficiare di un finanziamento a titolo del settimo programma quadro di ricerca. Le suddette delegazioni invitano pertanto la Commissione ad abbandonare i progetti relativi all'ammissibilità al finanziamento di attività di ricerca che prevedano la distruzione di embrioni umani."

2. "ritengono inoltre che l'approccio previsto dal settimo programma quadro di ricerca e dai programmi specifici non tenga sufficientemente conto del potenziale terapeutico delle cellule staminali umane adulte e chiedono, di conseguenza, che si assuma a livello comunitario l'impegno di rafforzare la ricerca sulle tali cellule."

3. "ritengono che si dovrebbe lasciare ai singoli Stati membri la facoltà di decidere se sostenere o meno le azioni di ricerca comportanti la distruzione di embrioni umani."

Questi paesi, insieme al Lussemburgo, raccolgono 105 voti nel Consiglio d'Europa, 15 in più del limite per la minoranza di blocco. Senza l'Italia i voti sono 76, al di sotto del limite di blocco, per cui di fatto si apre alla possibilità di finanziamento alla ricerca delle cellule staminali embrionali nell'ambito del settimo programma quadro, cioè un programma di ricerca con 54 miliardi di euro, deciso dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dell'Unione Europea. (i programmi quadro vengono approvati con maggioranze qualificate, che richiedono più voti del 50%+1: i voti necessari arrivano fino a due terzi dei votanti. Quindi una minoranza, pur restando minoranza, può impedire il raggiungimento della maggioranza qualificata, bloccandola).

Con questa dichiarazione l'Italia e gli altri paesi della dichiarazione dicevano: uno stato vuole fare ricerca distruggendo embrioni? Faccia pure, usando solo i suoi soldi, però, e non i nostri, che questa ricerca non la vogliamo finanziare. Mussi quindi, di sua spontanea volontà, ha dichiarato quello che il popolo italiano ha rifiutato, e cioè di finanziare, anche con soldi italiani, ricerche che distruggano embrioni.

Altro che esternazione! E' un atto politico, arrogante e violento, perchè non tiene conto minimamente dell'esito del referendum sulla fecondazione artificiale, ed è un contributo fondamentale ad indirizzare i fondi europei a questo tipo di ricerche.

Il ministro di sinistra fa la felicità delle multinazionali delle biotecnologie, in difficoltà da tempo, perchè sono stati fatti grandi investimenti sulle cellule staminali embrionali, con nessun risultato. Adesso arriveranno fondi pubblici europei, in quantità, se il Parlamento Europeo, il 15 giugno, non si pronunci diversamente. E non mi si venga a dire che al governo non lo sapevano. Non è possibile che un ministro compia un'azione così importante in totale autonomia, soprattutto se è in un governo guidato da uno come Prodi, che dei meccanismi dell'Unione Europea ne sa qualcosa.

A conferma di questo, oggi (domenica) in un'intervista sul Corriere della Rosa, Fassino difende Mussi, mentendo spudoratamente: "Con una decisione di buon senso ha rimosso il veto italiano che impediva agli altri paesi europei di condurre la ricerca sulle staminali". Ma quale veto? Ogni stato era ed è - ovviamente! - libero di farsi le ricerche che vuole, con i propri soldi!

E sulla legge sulla fecondazione artificiale Fassino ha dichiarato:

"La legge va rivisitata. E' vero che c'è stato un referendum. Ma, a parte il fatto che non essendo stato raggiunto il quorum non è stato possibile conoscere l'effettiva volontà della maggioranza degli italiani, in ogni caso il referendum non ha risolto tutti gli interrogativi e i dubbi che la legge pone. Confrontiamoci con spirito libero tra maggioranza e opposizione, per vedere come migliorarla. Resto convinto che sulle questioni etiche sia meglio non creare spaccature e divisioni, che si debba ricercare il consenso più vasto possibile".

CIOE' PER NON FARE SPACCATURE CAMBIAMO LA LEGGE 40, E CHISSENEFREGA DEL 75% DEGLI ITALIANI CHE NON E' ANDATO A VOTARE!

Ringraziamo innanzitutto i cattolici adulti che votando il loro collega Prodi gli hanno permesso di andare a governare.

Tratto dal sito di Assuntina Morresi