27 marzo 2007

DI.CO.? Lo dice la legge!

>>>L'usciere: "Dica".

>>>

>>> Signora: "Di.Co.".

>>>

>>> "Dica, dica pure!".

>>>

>>> "Gliel'ho detto: Dico!".

>>>

>>> "Che fa, la spiritosa? Io sto 'a lavora' Signora... che deve fa'?".

>>>

>>> "La Dichiarazione di Convivenza".

>>>

>>> "Ah, si, il PACS".

>>>

>>> "... DICO".

>>>

>>> "Dica...".

>>>

>>> "Dico, non Pacs: si chiama DICO!!!".

>>>

>>> "Ah, pensa te... Eccole il modulo.".

>>>

>>> "E dopo che l'ho compilato che devo fa'?".

>>>

>>> "Vediamo un po'... ecco: articolo 3, deve darne comunicazione all'altro convivente".

>>>

>>> "E che cosa gli comunico, scusi? Che conviviamo? Credo lo sappia già..."

>>>

>>> "Signora mia cara, mica l'ho fatta io la Legge. Qui c'è scritto chiaramente che glielo deve comunicare. Legga: 'mediante raccomandata con avviso di ricevimento'. La legge parla chiaro!".

>>>

>>> "Cioè, mi faccia capire bene: io devo andare alla posta e spedire una raccomandata a casa mia?".

>>>

>>> "Si, al suo convivente".

>>>

>>> "E se lui non c'è, quando viene il postino?".

>>>

>>> "Beh, lei è la convivente, no?".

>>>

>>> "Certo!".

>>>

>>> "E allora può firmare lei la ricevuta".

>>>

>>> "Cioè io firmo di ricevere una lettera spedita da me al mio indirizzo. Ma non le pare assurdo?".

>>>

>>> "Signora mia bella, quello che pare a me non conta niente...".

>>>

>>> "E la ricevuta che ho firmato?".

>>>

>>> "Quella se la riprende il postino. Poi gliela rispediscono al suo indirizzo".

>>>

>>> "Così io ricevo una ricevuta firmata da me in cui io dichiaro di aver ricevuto una lettera che mi sono spedita io al mio indirizzo... e se non arriva la ricevuta di ritorno?".

>>>

>>> "Può fare reclamo dichiarando di non aver mai ricevuto la ricevuta che lei ha firmato per una lettera raccomandata che si è spedita al suo indirizzo.......... ma intanto compili il modulo che la fila è lunga...

>>>

>>> Avanti il prossimo!

>>>

>>> Dica, signore.".

>>>

>>> "Dico!".

>>>

>>> "Aridaje...."

22 marzo 2007

Per l’Onu l’aborto selettivo delle femmine non va condannato

E’ ufficiale: per la Commissione sullo status delle donne (Csw), l’organismo delle Nazioni Unite che si occupa dell’“uguaglianza di genere” e della situazione femminile nel mondo, l’aborto selettivo delle bambine, responsabile della sparizione di decine di milioni di femmine dalle statistiche demografiche cinesi, indiane e di altri paesi asiatici, non è cosa da meritare un’esplicita e inequivocabile condanna.
Riunita a New York per la propria sessione annuale dal 26 febbraio al 9 marzo, con all’ordine del giorno l’“eliminazione di tutte le forme di discriminazione e violenza contro giovani donne e bambine”, la Commissione ha bocciato la richiesta avanzata dalla delegazione americana perché fosse inserito nel documento finale un chiaro divieto di infanticidio e di aborto finalizzato alla selezione del sesso del nascituro.

È bastato che alcune delegazioni occidentali manifestassero la preoccupazione che il divieto di aborto per la selezione del sesso potesse introdurre limiti nelle pratiche di fecondazione assistita e nell’interruzione volontaria di gravidanza...[leggi tutto]

19 marzo 2007

12/5 "Più Famiglia" in piazza S. Giovanni a Roma


ROMA - Sabato 12 maggio: è questa la data del Family day, la giornata della mobilitazione cattolica per la famiglia. La scelta del mese di maggio, che a qualcuno potrebbe sembrare troppo lontana, non è affatto casuale: infatti, tra la Pasqua e il ponte del 25 il mese di aprile sembra «inutilizzabile» e così i movimenti, anche per prendersi il tempo necessario a mobilitare più di centomila persone da portare in piazza, hanno scelto maggio. Un appuntamento che sottolineerebbe, nelle intenzioni degli organizzatori del Family day, l'universalità e la laicità dell'iniziativa del cattolicesimo italiano. Al punto che già negli anni scorsi il Forum delle associazioni familiari aveva proposto che venisse istituzionalizzata come festività nazionale. La metà di maggio avrebbe anche il vantaggio di tenere il Family day al riparo dalla concorrenza mediatica (nonché dal rischio di strumentalizzazione politica) delle elezioni amministrative e, in particolare, del ballottaggio. Il 24 e il 25 maggio, inoltre, si svolgerà a Firenze una conferenza promossa dal Governo per varare un piano nazionale per la famiglia.
La notizia, è stata ufficializzata da Daniele Nardi, il portavoce del Forum delle Associazioni Familiari. I rappresentanti delle associazioni cattoliche - da Azione cattolica a Comunione e liberazione, dalle Acli a Rinnovamento nello Spirito, da Sant’Egidio ai Neocatecumenali - hanno anche approvato un manifesto a sostegno della famiglia che comincia con le parole “Il bene della famiglia è il bene del Paese”. Scopo primario della convocazione - arrivata nei giorni scorsi ai vertici dei movimenti - è l'approvazione della bozza del Manifesto stilata da un gruppo ristretto di giuristi capitanati da Giuseppe D'Agostino, il quale ha fatto capire che la macchina organizzativa è pronta per entrare in azione a pieno regime: «Il testo del manifesto è già stato mandato in giro agli altri colleghi - ha spiegato -. Domani (oggi, n.d.r.) si apporteranno, come si prevede, eventuali aggiustamenti e inserimenti. Il Manifesto deve tenere conto delle sensibilità diverse esistenti tra i movimenti». Ma cosa c’è scritto nella bozza del documento? Il testo, particolarmente sobrio, ribadisce che la famiglia è un bene «umano universale», non «specificamente religioso». Va da sé che la difesa della cellula fondamentale della società spetta a tutti «gli uomini di buona volontà». Trasversalmente. Il giurista cattolico non ha mancato di richiamare alla mente la Carta: «I riferimenti alla Costituzione, all'articolo 29, sono di una chiarezza cristallina. La famiglia è una ed è formata da un padre, una madre e dei figli. Ha ragione Cacciari quando dice che dietro ai Dico c'è solo un obiettivo ideologico, vale a dire il riconoscimento del matrimonio omosessuale». E la Cei? Dalle retrovie, i vertici della Conferenza Episcopale Italiana vedono di buon occhio la manifestazione di piazza San Giovanni anche se preferiscono lasciare il campo libero ai laici ai quali spetta l'organizzazione del «Family day». Il neo-presidente dell’Episcopatoa Cei, monsignor Angelo Bagnasco, in una intervista a Famiglia Cristiana aveva messo in luce che le «manifestazioni pacifiche e rispettose, per affermare pacificamente le proprie convinzioni, qualunque esse siano, costituiscono il sale della democrazia. Ma, ripeto, ci si deve comportare in modo assolutamente sereno e non aggressivo, senza portare in piazza uno stile da guerra fredda».
La manifestazione si intitolerà «Più famiglia» e si svolgerà nel pomeriggio del 12 maggio a piazza San Giovanni a Roma. La coreografia ipotizzata è un'allegra invasione di palloncini e passeggini in piazza San Giovanni, a Roma, all'insegna ovviamente della difesa della famiglia.
“Speriamo di riempire piazza San Giovanni”. E’ questo l’auspicio del presidente del Forum delle famiglie Giovanni Giacobbe.
“La nostra sarà una manifestazione laica di promozione della famiglia - ha scandito Giacobbe, auspicando la presenza di almeno centomila persone in piazza - il manifesto che abbiamo approvato oggi sulla famiglia ha dei richiami espliciti agli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione e la nostra posizione è una posizione laica di ancoraggio alla Costituzione”. Per il presidente del Forum delle associazioni familiari «non si tratta di una manifestazione spettacolare, ma di una occasione per chiedere politiche a sostegno della famiglia».
Giacobbe precisa inoltre che «il family day non è una risposta né alla manifestazione gay di piazza Farnese e nemmeno al ddl sui Dico. La famiglia - ha aggiunto - è una e una soltanto ed è un valore universale». Alla domanda se il family day è stato incoraggiato anche dal Vaticano, Giacobbe ha risposto: «Non c'è nessun intervento diretto ma siamo lieti se la nostra azione incontrerà l'appoggio anche del Papa». Infine il presidente del Forum ha escluso la partecipazione di vescovi e in questo ha sottolineato che si tratta di una «manifestazione diversa da quella avvenuta in Spagna» perché «non è una questione politica, il Governo non c'entra nulla; la nostra azione - ha concluso - propone la difesa della famiglia».
Ieri, davanti a Benedetto XVI in visita al carcere minorile di Casal del Marmo, il Guardasigilli Clemente Mastella (che nei giorni scorsi aveva annunciato la sua partecipazione ad un eventuale Family day) aveva parlato proprio della famiglia come “pietra angolare della società, niente affatto superata da una malintesa modernità e soprattutto valore comune tra Stato e Chiesa”.
Poi, ritornando più tardi sulla questione Dico, durante il pomeriggio di ‘Domenica In’ Mastella aveva addirittura rilanciato l’ultimatum: “Se il Governo dovesse porre la fiducia sul disegno di legge sulle coppie di fatto, ma mi pare non lo faccia, io voterei contro e mi dimetterei per motivi di coerenza”.

15 marzo 2007

Le cover di John Lennon per la popolazione del Darfur



Si intitolerà "Instant Karma: The Campaign to Save Darfur", l'album che verrà pubblicato il prossimo 12 giugno e i cui ricavati andranno in favore dei progetti che Amnesty International sta portando avanti a sostegno della popolazione del Darfur (Sudan). La compilation conterrà varie cover di canzoni di John Lennon eseguite da artisti del calibro di REM, Aerosmith, The Cure e Green Day.

Gli U2 saranno presenti con la cover proprio del pezzo che da il titolo all'interno album, Istant Karma.

Lo slogan di questo disco è appunto "compra un disco, salva una vita!". Il sito di riferimento è 'Instantkarma.org'.

12 marzo 2007

Gli assassini di Careggi

Ciao a tutti,

dobbiamo chiarire bene la questione del bimbo sopravvissuto all'aborto all'ospedale di Careggi, a Firenze, e spiegare perchè ci sono gli estremi per un'azione penale.

1. Leggiamo sui giornali che il piccolo è stato assistito solo dopo venti minuti dalla nascita. E' omissione di soccorso? Spieghiamo.
Come avviene un aborto dopo i primi 90 giorni? Come un parto indotto. Vengono provocate le contrazioni, c'è il travaglio e la donna partorisce. Il feto, immaturo, non sopravvive al parto, e nasce morto, oppure muore subito dopo la nascita. Sì, perchè se viene espulso vivo, non si può più parlare di aborto, ma di nascita. Di grande prematuro.
Cosa succede quando nasce un grande prematuro? Succede che il medico non può perdere tempo a cercare il battito o a vedere se respira. Quando i grandi prematuri nascono sono ovviamente piccolissimi, i loro polmoni sono chiusi, il battito cardiaco può essere molto lento e difficile da trovare. Si potrebbero perdere minuti preziosi: intanto che cerchi il battito, il cervello non si ossigena e si danneggiano irreparabilmente centinaia di migliaia di neuroni. Allora il neonatologo dovrebbe rianimare di prassi, in questi casi. Se la rianimazione non dà effetti, allora non c'è niente da fare, e si lascia che muoia, o si verifica che sia già morto.
Nel caso del Careggi, invece il piccolo non solo non è stato rianimato, ma non ha avuto assistenza per venti, lunghissimi e decisivi minuti dopo la nascita: se lo avessero assistito, visto che si è dimostrato tanto forte da sopravvivere per altri sei giorni, sarebbe sopravvissuto?
"Siamo stati chiamati dall'ostetrica 20 minuti dopo la nascita del bambino e solo allora siamo intervenuti. Il piccolo fino a quel momento è rimasto senza assistenza. Forse se non avessimo tardato sarebbe potuto sopravvivere". Lo dichiara Firmino Rubaltelli, che dirige il reparto di terapia intensiva neonatale del Careggi, lo ha detto al Corriere e al Foglio. "Fino a quando il piccolo è rimasto fra noi, prima del trasporto al Meyer dovuto alla mancanza di posto nel nostro reparto, ha ricevuto cure normali, non straordinarie. Solo farmaci per aprire i polmoni e facilitare la respirazione. Non so per quale motivo hanno aspettato prima di chiamarci". (dal Corriere di oggi).
Si dice che non si vuole che nascano bambini handicappati. Cioè noi abbiamo deciso che gli handicappati è meglio che non ci siano, che non vivano. Allora decidiamo di non rianimare più chiunque abbia un ictus, un'ischemia o un infarto. Ma anche i sopravvissuti ad incidenti stradali, per esempio. Lasciamo crepare tutti quelli che stanno in coma (chissà come staranno quando si risveglieranno), e via dicendo.
Noi vogliamo sapere cosa succede nei reparti di neonatologia degli ospedali italiani. E vogliamo sapere come viene applicata la 194. Perchè da tempo si dice che i sopravvissuti agli aborti tardivi (non chiamiamoli terapeutici, per favore) vengono lasciati morire senza assistenza. Sono voci, racconti, che nessuno si è preso la briga di andare a verificare. Ma che sono trapelati anche dagli articoli di questi giorni, per esempio dall'iniziativa del San Camillo a Roma, in cui la ginecologa Scassellati ha dichiarato che nel suo reparto chi fa un aborto tardivo firma un "consenso informato" per non far rianimare il piccolo, qualora sopravvivesse. Sia chiaro: qua non c'entra l'autodeterminazione della donna o la 194. Questa è storia da codice penale.
In questo modo, con un "consenso informato" di questo tipo, si scarica tutto il peso sulla donna, senza darle il tempo di essere informata come potrebbe. E infatti leggiamo oggi sul Corriere che l'iniziativa della Scassellati non era stata approvata da nessun comitato etico dell'ospedale, e che "E' un infanticidio. Staccare la spina a un neonato malformato che sopravvive a un aborto terapeutico non è altro: un infanticidio.", lo dichiara Claudio Donadio, direttore del dipartimento materno-infantile del San Camillo. Leggiamo sul Corriere che la direzione dell'ospedale definisce l'iniziativa della Scassellati "di particolare gravità" e annuncia l'apertura di un'inchiesta interna.

2. Bisogna verificare se c'è stata una violazione della 194. Vediamo perchè.
Per la legge nei primi 90 giorni di gravidanza non è reato abortire se lo si fa per motivi di salute della donna, motivi economici, sociali, etc. Dopo i primi 90 giorni lo si può fare in caso di pericolo per la vita della madre, oppure se il feto ha malformazioni tali da mettere in pericolo la salute fisica o psichica della madre (non si fa se il feto è malformato, ma se la malformazione del feto mette in pericolo la salute della madre. Può sembrare un giro di parole, ma non lo è. La legge non è eugenetica). Ma se il feto ha possibilità di vita autonoma, allora la donna può abortire solo se c'è pericolo per la sua vita, e non per la sua salute.
Ad esempio: se la donna ha un'ipertensione che le fa rischiare la vita (pericolo di vita) , allora può abortire, ma se scopre che il figlio è handicappato e va in depressione (pericolo per la salute) non può abortire. Non solo: in questi casi si ha il dovere di rianimare il feto, se sopravvive. Nel caso del bambino del Careggi c'era possibilità di vita autonoma (22 settimane di gravidanza, la possibilità c'è, lo si sa a priori) e secondo la 194 si poteva procedere con l'aborto solo se fosse stata in pericolo di vita la madre.
Quando il feto ha possibilità di vita autonoma? Questo la legge non lo dice. Perchè non c'è un termine che si possa stabilire per legge, anche se è ovvio che a tredici settimane non sopravvive, mentre a 30 si. Di fatto, adesso il 40% dei nati a 23 settimane sopravvive. E sopravvivono anche a 22, chiaramente in percentuale minore.
Possibilità di vita autonoma significa che la gravidanza è a un punto tale che il feto può nascere vivo. La 194, in pratica, dice che a una donna che rischia la vita si può indurre il parto a qualsiasi settimana di gestazione, per salvarla, e si deve far di tutto per salvare anche il bambino.
Su Il Foglio troverete tutto. Entro domani manderemo i links agli articoli illustrativi.
Faremo a stretto giro una "e-campagna". Vogliamo che siano rispettate le leggi dello stato (la 194 in particolare e il codice penale in genere), e vogliamo sapere cosa succede negli ospedali italiani.

Buona giornata

Assuntina Morresi
http://www.stranau.it

15 febbraio 2007

RAPPORTO SULLE CRISI DIMENTICATE 2006

Mercoledì 14 febbraio a Roma, Medici senza Frontiere ha presentato il rapporto annuale sulle crisi dimenticate, con un interessante analisi dello spazio dedicato da quotidiani, periodici e telegiornali italiani alle crisi umanitarie. Sono intervenuti Gianfranco De Maio (Direttore della comunicazione di MSF), Andrea Pontiroli (Ufficio stampa di MSF) e Mirella Marchese (Osservatorio di Pavia). De Maio ha illustrato una nuova iniziativa di MSF: “Dimmi di più” una newsletter per conoscere chi c'è dietro a guerre e povertà e chiedere ai direttori di quotidiani e TG un'informazione che sia più completa su questi temi. A questo riguardo Andrea Pontiroli e Mirella Marchese hanno illustrato l’attenzione dedicato nel 2006 da giornali e televisioni alle crisi umanitarie.
Per quanto riguarda la stampa gli articoli inerenti a tematiche e contesti geografici relativi a crisi umanitarie sono stati classificati in relazione alla testata di pubblicazione

Osservando le tabelle 2 e 3, salta all’occhio il primato della stampa cattolica, Avvenire e Famiglia Cristiana, quanto ad attenzione alle tematiche umanitarie. Per quanto riguarda i quotidiani, Avvenire ha il maggior numero assoluto di uscite (2035) Tra i periodici, Famiglia Cristiana, Panorama, L’Espresso e Il Venerdì di Repubblica sono i più attenti alle crisi umanitarie. Se si considerano solo gli articoli veri e propri, Famiglia Cristiana (137) è al primo posto, seguita da Panorama (109), L’Espresso (97) e Il Venerdì di Repubblica (62).
Si è poi proceduto a un confronto tra i primi dieci quotidiani, ovvero quelli più attenti alle crisi umanitarie in generale, e tra i tredici periodici pesi in considerazione, in base all’effettiva copertura delle “crisi dimenticate”.

Osservando le tabelle 4 e 5, si può notare come,tra i dieci quotidiani, il più attento alle crisi dimenticate risulta essere Avvenire, seguito, a distanza, da Il Manifesto. Tra i periodici, i più sensibili alle “crisi dimenticate” risultano essere Famiglia Cristiana, L’Espresso e Panorama.

Per quanto riguarda in particolare il Sudan e il Darfur il rapporto evidenzia che una nuova escalation di violenza da parte di tutti i gruppi armati nei confronti della popolazione civile e degli operatori umanitari ha ulteriormente peggiorato la situazione in Darfur. Due milioni di persone sono costrette a vivere nei campi sfollati, in condizioni di vita estremamente precarie, mentre il peggioramento delle condizioni di sicurezza da diversi mesi a questa parte (con numerosi attacchi alle organizzazioni umanitarie) ha reso di fatto impossibile l’accesso ad alcune popolazioni. La stampa italiana ha dedicato al Sudan, in particolare al Darfur, 255 articoli (di cui ben 93 si limitavano a trafiletti o brevi), ma meno della metà analizzano specificamente le condizioni di vita della popolazione, le cause del conflitto e le violenze nei confronti dei civili. Leggermente più numerosi sono gli articoli riconducibili al dibattito internazionale e in particolare al dibattito sull’invio di una forza ONU. Infine, molti articoli (48) analizzano le dinamiche degli aiuti italiani al paese, confermando una certa tendenza da parte dei media nazionali a parlare di contesti di crisi solo laddove riconducibili a eventi e / o personaggi italiani.


Per quanto riguarda i network televisivi nel confronto tra Rai e Mediaset, il network che risulta aver dedicato più notizie a eventi/contesti di crisi nel corso del 2006 è la Rai. I principali notiziari del servizio pubblico hanno dedicato il 13,4% delle loro notizie complessive (titoli esclusi) alle Crisi, così come intese in questo rapporto, mentre Mediaset nel 2006 ha messo in onda il 7,9% di “notizie Crisi”.



Un confronto più articolato ci viene consentito dal dato per rete (Tabella 3). Se consideriamo i dati aggregati per le singole reti, si vede come Rai Tre, con il 16,2% delle notizie, è l’emittente che dedica un maggior numero di servizi a eventi e situazioni di crisi, seguita da Rai Uno con il 13,4% e da Rai Due con l’11,2%.Le reti Mediaset, come già osservato nella distribuzione per network, fanno registrare valori più bassi, con una differenza minima nel dato che riguarda Rete 4 e Canale 5, rispettivamente il 9,5% e il 9,2%, e con Studio Aperto fanalino di coda con il 5,5% di servizi dedicati alle Crisi.
Oltre alla top ten individuata da Médicins Sans Frontières, MSF Italia ha voluto volgere la sua attenzione ad altri contesti di crisi considerati dimenticati, in particolare l’Angola, il Ciad e il Darfur. L’attenzione dei principali tg italiani nel corso del 2006 su questi tre contesti si è così focalizzata: Angola 3 notizie, di cui 1 sul colera, 1 sull'uccisione di un missionario e 1 sullo sminamento.
Ciad 3 notizie, di cui 1 anticipazione di un TG2 Dossier dedicato alla guerra civile, 1 notizia sugli scontri tra ribelli e forze governative e 1 sui disordini e sull'apprensione per gli italiani che risiedono nel paese.
Darfur 12 notizie che vertono sulla malaria (1 sola), la fame, e in buona parte sul genocidio. Si dà anche visibilità alle iniziative dei volontari/delle agenzie che si impegnano per il paese.

A breve pubblicherò anche il video della presentazione.

08 febbraio 2007

STORIA DI TERESA BENEDETTA

Ringrazio Assuntina Morresi per avermi segnalato questa storia nella sua newsletter. Difficile descrivere le emozioni che mi ha lasciato, quello che posso dire è che dopo averla letta tutta fino in fondo griderete forte con gli occhi lucidi: “Grazie a Dio”.

STORIA DI TERESA BENEDETTA

Mi chiamo Elisabetta, sono sposata da quindici anni con Goffredo ed insieme abbiamo avuto nove figli, di cui quattro in cielo e cinque viventi.
Posso dire che il Signore in quindici anni di matrimonio ci ha sempre sostenuti, protetti ed affiancati, ma nell’ultima gravidanza si è manifestato a noi e ai nostri figli veramente con “braccio potente”.
A luglio del 2002 ci trovavamo in vacanza al mare, quando trascorsa la prima settimana ho incominciato ad avere il sospetto di essere di nuovo incinta.
Velocemente ho fatto il test di gravidanza, ed ho potuto verificare che non mi ero sbagliata.
L’idea di poter abbracciare di nuovo un altro bambino mi riempiva di gioia, ma quella di dover aspettare nove mesi mi rattristava, perché nelle precedenti gravidanze avevo avuto sempre minacce di aborto; pensare di dover di nuovo mettermi in poltrona non mi piaceva affatto.
Dato che stavo al mare, ho incominciato a star ferma sotto l’ombrellone. Mio marito, che ama leggere i libri dei santi, presso la biblioteca comunale aveva preso un libro che raccontava la storia di Edith Stein, un’ebrea convertita al cristianesimo che è morta nei campi di concentramento ad Auschwitz.
Come potete immaginare, storia molto “allegra” e “divertente” che avrei voluto tranquillamente evitare di conoscere, ma mio marito ogni tanto mi riferiva qualche fatto accaduto nella vita di questa santa.
Per cui mi è rimata impressa in mente la foto della stessa vestita da suora che stava sulla copertina del libro. [leggi tutto]

30 gennaio 2007

Darfur: il presidente dell'UA non sarà il tiranno Bashir

E iniziato ieri ad Addis Abeba, in Etiopia, il più importante meeting dei paesi aderenti all’Unione Africana che la storia ricordi, non tanto per le adesioni quanto per l’importanza e la drammaticità degli argomenti trattati. Darfur e Somalia gli argomenti principali del meeting, ma anche strategie di sviluppo, rispetto dei diritti fondamentali e uno sguardo alle crisi del medio-oriente. Questa la facciata pubblica del meeting, dietro le quinte però sono state diverse le diatribe tra i vari capi di stato, prima fra tutte quella riguardante il nodo della presidenza dell’Unione Africana che vedeva il Sudan rivendicare tale ruolo ma che, vista la sua partecipazione attiva al conflitto in Darfur, rischiava di spingere all’uscita dall’UA il Ciad e la Repubblica Centro Africana, mentre i ribelli del Darfur avevano minacciato che una tale evenienza gli avrebbe spinti a considerare le truppe dell’Unione presenti nel loro territorio come nemici. Solo in serata si è arrivati al compromesso di eleggere il Ghana evitando così spiacevoli quanto pericolose ripercussioni. [leggi tutto]

27 gennaio 2007

Rai Due cosette contro l'eutanasia


Cinema, televisione, giornali e blogs, tutti parliamo solo di eutanasia ma dei malati che vogliono vivere e che non hanno l’assistenza adatta per farlo non parla mai nessuno, tranne in questo caso Rai Due. Una volta tanto la tv di stato ci sorprende positivamente, nella rubrica del tg2 dieci minuti, Mario Melazzini medico e malato di sclerosi laterale, dice chiaramente che l’eutanasia è abbandono e istigazione al suicidio.

Dossier Melazzini:

Intervista su Famiglia Cristiana

Intervista a Tempi

Intervista Avvenire

Lettera Melazzini

16 gennaio 2007

Piccole dittature crescono

Per ogni dittatura che finisce ne spuntano fuori tante altre nuove. Il Venezuela è pronta a raccogliere l’eredità cubana nel promuovere una nuova dittatura mascherata da socialismo.

Intanto sul fronte africano Elisa Arduini ci illumina sulle vere intenzioni dittatoriali del governo sudanese.

Con la stessa ferocia nel nostro continente, proprio nella capitale dell’Unione Europea, un nuovo tipo di tirannia da parte della dittatura relativista si prepara ad attuare nuove forme di sterminio.

04 gennaio 2007

Il dogma di Welby e il dogma di Saddam

A cavallo di Natale sono state compiute le due esecuzioni più eclatanti del 2006.Welby è stato giustiziato dal noto medico Mario Riccio con il bene placito del vuoto legislativo dello stato italiano. Saddam è stato giustiziato da un anonimo boia, secondo la sentenza di legge della cosiddetta “democrazia irachena”. Chi condanna entrambe le esecuzioni dimostra logica e coerenza a dispetto delle religioni ideologiche, chi invece ne rifiuta una sola e applaude l’altra dimostra tutta l’ipocrisia di chi riesce a piangere da un occhio solo, professando folli dogmi ideologici senza un minimo di razionalità.

Già perché se è ipocrita chi afferma contemporaneamente che l’eutanasia è inumana e invece è giusta la condanna a Saddam, tanto più lo è anche chi afferma l’esatto contrario e cioè che è giusto concedere il diritto all’eutanasia e allo stesso tempo dice no alla pena di morte. Per questi ultimi sembra che esista un dogma contro la morte e quindi a favore della sacralità della vita ma solo finchè non subentra un secondo dogma laicista apparentemente più importante: quello della libertà individuale. Infatti secondo tale comandamento relativista nel caso di eutanasia e aborto la liberta individuale prevale sulla sacralità della propria vita o di quella dell’individuo portato in grembo.

Non pensiate comunque che quello della libertà individuale sia il dogma più importante di questo delirio laicista, infatti per questa nuova religione ideologica anche la libertà individuale passa in secondo piano quando un regime dittatoriale la opprime. A detta di questi nuovi profeti, metà politici e metà new-age, nessuno può intervenire per rovesciare una dittatura, perché in questo caso prevale un altro dogma laicista, quello del pacifismo verso i paesi con cui si fanno affari economici.Cerchiamo quindi di ricapitolare questi nuovi comandamenti con un ragionamento che è a dir poco contorto:

1) non può essere ucciso nessuno anche se feroce dittatore

2) deve essere ucciso qualcuno se la sentenza arriva dalla libertà dell’individuo

3) anche se tale libertà individuale fosse negata con violenza da un feroce dittatore non gli si potrebbe dichiarare guerra e ucciderlo, a meno che non sia lui stesso a decidere di morire oppure sua madre durante i primi mesi del concepimento.

Sembrano le regole di morra cinese, il gioco di forbice, carta e sasso. Invece purtroppo non è uno stupido gioco, ma il nuovo irrazionale codice dogmatico della dittatura relativista.

18 dicembre 2006

Difendiamo la storicità del Natale


Ricostruzioni storiche dimostrano che il 25 dicembre è la data esatta in cui è nato Gesù. In un momento in cui molti vorrebbero far sembrare il Natale tutt'altra festa è giusto che noi cattolici cominciamo a puntare i piedi e dire le cose come stanno realmente. Basta con le scuole che fanno canti natalizi senza citare la nascita di Gesù, basta con il Babbo Natale che rinnega San Nicola, basta con la Befana che sostituisce i Re Magi, basta con il natale consumistico, basta con il pretesto delle altre religioni per togliere il presepe ovunque, Gesù bambino è nato in una stalla e ora c'è anche chi vorrebbe cacciarlo pure da lì. Se il mondo vuole farsi la sua "festa dell'inverno" per laicisti e pagani faccia pure ma si scelga almeno un altro giorno e un altro nome, lasciando in pace le NOSTRE tradizioni cristiane.

08 dicembre 2006

Giorno dell'Immacolata nasce il nuovo pechenito


Benvenuto al secondogenito della famiglia!!!!

Nato in questo giorno per noi così importante, da oggi e per sempre, sotto la protezione dell'Immacolata Vergine Maria

Angelus dell'Immacolata

Angelus del (08 dicembre 2006)
Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Cari fratelli e sorelle!

Quest’oggi celebriamo una delle feste della Beata Vergine più belle e popolari: l’Immacolata Concezione. Maria non solo non ha commesso alcun peccato, ma è stata preservata persino da quella comune eredità del genere umano che è la colpa originale. E ciò a motivo della missione alla quale da sempre Dio l’ha destinata: essere la Madre del Redentore. Tutto questo è contenuto nella verità di fede dell’"Immacolata Concezione". Il fondamento biblico di questo dogma si trova nelle parole che l’Angelo rivolse alla fanciulla di Nazaret: "Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te" (Lc 1,28). "Piena di grazia" – nell’originale greco kecharitoméne – è il nome più bello di Maria, nome che Le ha dato Dio stesso, per indicare che è da sempre e per sempre l’amata, l’eletta, la prescelta per accogliere il dono più prezioso, Gesù, "l’amore incarnato di Dio" (Enc. Deus caritas est, 12).

Possiamo domandarci: perché, tra tutte le donne, Dio ha scelto proprio Maria di Nazaret? La risposta è nascosta nel mistero insondabile della divina volontà. Tuttavia c’è una ragione che il Vangelo pone in evidenza: la sua umiltà. Lo sottolinea bene Dante Alighieri nell’ultimo Canto del Paradiso: "Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, / umile ed alta più che creatura, / termine fisso d’eterno consiglio" (Par. XXXIII, 1-3). La Vergine stessa nel "Magnificat", il suo cantico di lode, questo dice: "L’anima mia magnifica il Signore… perché ha guardato l’umiltà della sua serva" (Lc 1,46.48). Sì, Dio è stato attratto dall’umiltà di Maria, che ha trovato grazia ai suoi occhi (cfr Lc 1,30). E’ diventata così la Madre di Dio, immagine e modello della Chiesa, eletta tra i popoli per ricevere la benedizione del Signore e diffonderla sull’intera famiglia umana. Questa "benedizione" non è altro che Gesù Cristo stesso. E’ Lui la Fonte della grazia, di cui Maria è stata colmata fin dal primo istante della sua esistenza. Ha accolto con fede Gesù e con amore l’ha donato al mondo. Questa è anche la nostra vocazione e la nostra missione, la vocazione e la missione della Chiesa: accogliere Cristo nella nostra vita e donarlo al mondo, "perché il mondo si salvi per mezzo di Lui" (Gv 3,17).

Cari fratelli e sorelle, l’odierna festa dell’Immacolata illumina come un faro il tempo dell’Avvento, che è tempo di vigilante e fiduciosa attesa del Salvatore. Mentre avanziamo incontro a Dio che viene, guardiamo a Maria che "brilla come segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio in cammino" (Lumen gentium, 68). Con questa consapevolezza vi invito a unirvi a me quando, nel pomeriggio, rinnoverò in Piazza di Spagna il tradizionale atto di omaggio a questa dolce Madre per grazia e della grazia. A Lei ci rivolgiamo ora con la preghiera che richiama l’annuncio dell’Angelo.

07 dicembre 2006

IBD4 a "Piu libri più liberi"



Presentazione di Serena S. durante l'incontro "Blog e Informazione" a cura di "Più Blog" e "Piu libri più liberi"

05 dicembre 2006

Darfur: le bugie di Bashir e la carta straccia ONU

KHARTOUM - Il presidente sudanese Omar al Bashir ha sostenuto che il conflitto nel Darfur ha fatto, dal 2003, meno di 9.000 morti, e non i 200.000 di cui si parla. "La cifra di 200.000 morti è falsa, il numero delle vittime non ha raggiunto 9.000", ha detto Bashir rispondendo alle domande di giornalisti.
"Tutte le statistiche sono false" ha aggiunto il presidente sudanese, accusando i mezzi di informazione occidentali di gonfiare le cifre delle perdite umane per giustificare un intervento internazionale nel Paese.
Bashir ha negato di aver accettato il dispiegamento nel Darfur di una forza di pace mista Onu-Unione africana (Ua), ed ha ribadito il suo rifiuto della risoluzione del Consiglio di sicurezza che l'autorizza. "E' chiaro che qualsiasi forza che venga in Sudan in base alla risoluzione 1706 è una forza di colonizzazione", ha detto.
Sfumata ogni possibilità di intervento da parte dell'Onu-solo-chiacchiere-e-pezzi-di-carta qualcosa speriamo si muova da Washington dove il premier britannico Tony Blair sara' accolto il 7 dicembre dal Presidente George W. Bush . I due leader discuteranno su varie questioni internazionali, quali il rafforzamento della democrazia in Iraq ed in Afghanistan, l'avanzamento della pace e sicurezza in medioriente e nel Darfur, ed il problema nucleare iraniano.

29 novembre 2006

Benedetto XVI ad Efeso

[Leggi tutto]
...Cari fratelli e sorelle, con questa visita ho voluto far sentire l’amore e la vicinanza spirituale non solo miei, ma della Chiesa universale alla comunità cristiana che qui, in Turchia, è davvero una piccola minoranza ed affronta ogni giorno non poche sfide e difficoltà. Con salda fiducia cantiamo, insieme a Maria, il "magnificat" della lode e del ringraziamento a Dio, che guarda l’umiltà della sua serva (cfr Lc 1,47-48). Cantiamolo con gioia anche quando siamo provati da difficoltà e pericoli, come attesta la bella testimonianza del sacerdote romano Don Andrea Santoro, che mi piace ricordare anche in questa nostra celebrazione. Maria ci insegna che fonte della nostra gioia ed unico nostro saldo sostegno è Cristo, e ci ripete le sue parole: "Non temete" (Mc 6,50), "Io sono con voi" (Mt 28,20). Al suo braccio potente noi ci affidiamo (cfr Lc 1,51). E tu, Madre della Chiesa, accompagna sempre il nostro cammino! Santa Maria Madre di Dio prega per noi! Aziz Meryem Mesih’in Annesi bizim için Dua et".

Amen.

28 novembre 2006

27 novembre 2006

Darfur e Ciad: ultime notizie

Medici Senza frontiere ci aggiorna sulla situazione in Ciad e la bravissima Elisa Arduini ci spiega che il governo sudanese ha definitivamente bocciato la nuova proposta dell'ONU.
Intanto dalla Libia arrivano due sconcertanti dichiarazioni : Gheddafi giustifica l'ostinazione del governo fondamentalista di Khartoum mentre D'Alema da Tripoli in perfetto stile "visita di cortesia" traccia un profilo del colonello libanese che è completamente lontano dalla realtà. Ma tanto chi potrà contraddire il nostro ministro degli esteri? Non di certo i TG nostrani, a meno che non scoprano qualche filmatino su Google.

17 novembre 2006

Darfur: governo sudanese tra massacri e diplomazia

Un gruppo ribelle sudanese ha accusato i soldati del governo e le milizie alleate di aver attaccato le sue aree di controllo nel Darfur settentrionale, uccidendo oltre 50 persone. Un portavoce dell'esercito ha respinto le accuse. Abdel Wahed al-Nur, capo di una fazione dell'esercito ribelle di Liberazione del Sudan (Sla), ha raccontato che l'esercito, appoggiato dalle milizie filogovernative janjaweed, ha lanciato ieri un'offensiva nell'area di Deir Mazza. "Fra le vittime dell'attacco ci sono circa tre uomini armati del movimento. Fra i cittadini innocenti rimasti uccisi ci sono donne e bambini", ha detto Nur ieri sera, aggiungendo che nel condurre l'operazione il governo ha impiegato caccia da combattimento.Nur ha detto che l'attacco è il segnale di "una escalation massiccia del governo", aggiungendo che gli uomini dello Sla risponderanno all'offensiva.

La via d'uscita al braccio di ferro tra comunità internazionale e Sudan è stata individuata ieri ad Addis Abeba nel corso di un incontro tra il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ed esponenti della Lega Araba e dell'Unione africana
I rappresentanti del Sudan, che hanno preso parte ad un incontro con altri leader africani, arabi e europei e dell'Onu, hanno affermato però che il via libero definito deve arrivare dal governo. La forza di interposizione dovrebbe essere formata da 27mila soldati, inclusi i 7mila dell'Unione africana già dispiegati in Darfur. Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha precisato che il personale supplementare comprenderà 17mila soldati e 3mila poliziotti. I leader non hanno ancora fissato una data per il dispiegamento della nuova forza, in parte perché il Sudan ha espresso le sue riserve.

Annan ha spiegato ai giornalisti che l'allargamento dell'esistente forza di peacekeeping dell'UA in Darfur avrà luogo in tre fasi su un periodo di tempo non specificato. Il primo punto del piano prevede un rafforzamento sostanziale della missione militare dell'Unione Africana (Ua), con l'aggiunta di 4000 soldati ai 7000 già presenti in Darfur. Il nuovo contingente verrà rifornito di equipaggiamento adeguato, visto che la mancanza di mezzi ha impedito finora alle truppe di interposizione di vigilare sulla tregua fra ribelli e governo di Karthoum (che controlla anche le milizie arabe janjaweed).

Il secondo punto del piano Onu prevede un finanziamento della missione pari a un totale di 77 milioni di dollari, diviso in due tranche e la proposta dell'Onu di affiancare alle truppe della missione dell'Unione africana, "diverse centinaia" tra polizziotti e militari delle Nazioni Unite. Un passo che dovrebbe poi portare, in una terza fase, alla creazione di una forza ibrida Onu-Ua, le cui "strutture di comando e controllo saranno affidate all'Onu” e dovrà avere “movimento libero e illimitato in Darfur” si legge nel comunicato reso pubblico dal segretario generale dell'Onu, dopo le lunghe consultazioni di ieri ad Addis Abeba con la stessa Unione Africana (Ua), Lega Araba e governo del Sudan.

L'ambasciatore sudanese in Etiopia Abu-Zaid al-Hassan ha dichiarato stamani all'agenzia statale ‘Suna'che le parti hanno per ora concordato solo due dei tre punti del piano. In particolare, le cosiddette fasi 1 e 2, che prevedono lo stanziamento di una prima trance 22 milioni di dollari a sostegno dell'attuale missione di pace dell'Unione Africana in Darfur (conosciuta con l'acronimo Amis) e di ulteriori 55 milioni, con un maggiore appoggio logistico dell'Onu.

La cosiddetta ‘fase tre' che contempla la creazione della forza ibrida Ua-Onu, che secondo Kofi Annan “avrà carattere prevalentemente africano” non è ancora stata accettata ufficialmente dal governo del Sudan. Tutte le parti – afferma il comunicato – hanno comunque concordato “sull'urgenza di ampliare la capacità” dell'attuale missione dell'Ua, che con i suoi circa 7.700 ‘caschi verdi' non è riuscita in oltre due anni a fermare le violenze in Darfur.

Secondo l’ambasciatore sudanese presso l’ONU Abdulhaleem, la nuova proposta potrebbe essere accettata dal Sudan, di fatto sarebbe un'operazione di pace “molto speciale”, con l'Onu che paga l'Unione Africana per svolgere il lavoro ed ha subito chiarito: "Se c’è una predominanza delle forze africane, allora ci si aspetta che siano coordinate da un responsabile Africano." Egli ha infatti espresso il suo disaccordo sul numero del contingente: "L’ONU dice 17,000 (truppe), ma a noi sembrano un numero molto alto. Noi pensiamo tra 11,000 e 12,000." Ieri in giornata il ministro degli esteri sudanese Lam Akol aveva confermato che il suo governo è disposto ad accettare un sostegno logistico internazionale ma non il comando Onu della missione. Il governo sudanese ha affermato che darà una risposta definitiva su questa proposta prima della riunione del Consiglio di Pace e di Sicurezza delle Unione Africana del 24 novembre, dedicata alla crisi del Darfur.

16 novembre 2006

Vergonosa la Rai Uno contro tutti

L’uno contro tutti messo in atto ieri sera a “porta a porta” è quanto di più falso e lontano dalla realtà abbia mai visto in tv. L’argomento erano i PACS ai quali si è dichiarato contrario solo Rocco Buttiglione con una Prestigiacomo molto disinvolta nel tenere il piede in due staffe e una Rosi Bindi arrampicata sugli specchi nel tentativo disperato di trovarsi d’accordo sia con il Papa sia con Grillini. Tutti gli altri ospiti invece favorevoli ai PACS, pubblico compreso, un Buttiglione contro tutti che non rispecchia affatto la realtà italiana dove l’ottanta per cento la pensa grosso modo come il presidente dell’UDC. Apriamo e chiudiamo subito la parentesi religiosa: il Papa e la Chiesa non discriminano nessuno ma dicono no ai comportamenti omosessuali come dicono no ad una serie di altri comportamenti e altre cose, ma ripeto senza mai discriminare nessuno. Chiuso il discorso religioso resta il fatto che l’ottanta per cento degli italiani, cattolici e no, sono contrari al riconoscimento delle coppie omosessuali da parte dello Stato, e sottolineo anche qui, solo da parte dello Stato, senza nessuna discriminazione. L’ottanta per cento degli italiani non ha nessun problema ad avere coppie omosessuali come amici e vicini di casa, il problema nasce quando si vuole dar loro gli stessi diritti della famiglia. Dove sta scritto che una coppia di amici che si vogliono bene e convivono, ma non fanno sesso, debbano essere considerati dallo Stato in modo diverso da una coppia omosessuale? Fare sesso vuole forse dire avere più diritti? Ovviamente no, solo iniziare un progetto di famiglia tra uomo e donna da più diritti da parte dello Stato ed è giusto che sia così. Ma insomma stiamo qui inebetiti da Lino Banfi a parlare di PACS e intanto chi ci pensa alle nostre famiglie? Chi ci pensa ai nostri figli? Chi ci pensa a chi non li fa per paura di non poterli mantenere? Chi ci pensa al crollo demografico della nostra Italia e della nostra Europa? Senza fare figli la nostra civiltà muore!

Questi sono i veri problemi delle coppie che lo Stato deve tutelare, non l’omofobia inesistente a cui si aggrappa Costanzo. Durante la trasmissione vengono presentati due casi tra il pubblico, il primo è quello di una madre che ha avuto il “coraggio” di accettare un figlio gay, come se l’omosessualità fosse l’unica cosa che i genitori non accettano. Diciamo le cose come stanno, oggi è più facile che un genitore accetti una figlia lesbica piuttosto che un figlia suora di clausura o peggio ancora un figlio down. Tra le varie diversità di vivere la vita non mi sembra che quella gay sia la meno accettata in famiglia. Il secondo caso preso tra il pubblico di “porta a porta” e decisamente più grave, si tratta di una ragazza lesbica che ha subito violenze da un fanatico nazista. Non capisco però cosa centri il fatto di essere lesbica, i mostri che in ogni modo usano violenza sulle donne indifese purtroppo lo fanno anche con l’ebrea e l’extracomunitaria di colore, come con la propria madre e la moglie se queste non gli preparano e servono la colazione. Quando una donna viene picchiata e stuprata in famiglia non fa scalpore, non fa audience, se invece è lesbica cambia tutto, si parla subito di omofobia e chi ci specula sopra l’applaude e le va a stringere la mano come ha fatto Maurizio Costanzo.

14 novembre 2006

Darfur: nuovi attacchi che si estendono in Ciad

Mentre viene denunciato un nuovo massacro della milizia araba "janjaweed", il vicino Ciad ha proclamato lo stato di emergenza in quasi tutto il Paese. Lo stato di emergenza, afferma il comunicato del governo ciadiano, «è stato istituito nelle tre regioni attualmente colpite dalle violenze, Uaddai, Wadi Fira (Biltin) e Salamat», nell'Est del Paese. La misura èstata inoltre estesa "in via preventiva alle regioni di Hadjer Lamis (Shari Baguirmi, a Ovest), di Bet (Borku, Ennedi, Tibesti, a Nord), di Moyen Shari (Sud) e nella città di N'djamena».
Il provvedimento, annunciato da una riunione straordinaria del consiglio dei ministri, è stato preso dopo i violenti scontri dei giorni scorsi fra comunità arabe e non arabe nel Ciad orientale, al confine con il Darfur, nei quali secondo stime provvisorie sono morte oltre 300 persone. Il governo di N'djadema, già impegnato a fronteggiare una ribellione interna che sostiene sia appoggiata dal Sudan, ha accusato una milizia araba sudanese di aver provocato gli scontri etnici con frequenti incursioni nel Ciad a partire dalla regione confinante sudanese del Darfur, a sua volta in preda a un analogo sanguinoso conflitto etnico in cui imperversano le bande a cavallo dei janjaweed. Proprio ieri fonti militari dell'Unione Africana (Ua) hanno denunciato un nuovo attacco della milizia in un villaggio del Darfur, Sirba, 45 chilometri a nord di El Geneina, capitale del Darfur occidentale, nel quale sono stati uccisi almeno 30 civili, e feriti una quarantina. "Hanno saccheggiato il villaggio radendone al suolo la meta'".
Secondo il capo dei ribelli del National Redemption Front, Bahr Idriss Abu Garda, all'attacco di Sirba, durato quattro ore, hanno partecipato anche truppe dell'esercito nazionale di Khartoum, da sempre sospettato di essere mandante delle stragi di civili in Darfur. Fonti del governo hanno subito smentito.

Proprio oggi ad Addis Abeba, sede del quartier generale dell'Ua,l'Unione Africana, si e' svolto un vertice sul Darfur tra Unione africana, governo sudanese e Onu in cui e' stato deciso di finanziare con altri 77 milioni di dollari la missione Ua. I soldi permetteranno alla forza di interposizione africana di concludere il mandato a fine anno con un incremento di truppe e nuove attrezzature.

Da oggi e per tutta la settimana RaiNews24 si occuperà di Darfur. E lo farà mandando in onda il reportage "Darfur Africa. L'ultima ferita" di Riccardo Frugone e una puntata di "Atlante" e mettendo sul sito uno speciale dedicato al Sudan, per raccontare cosa sta succedendo in Darfur e cercare di capire le cause di questa ennesima crisi africana. Il reportage e la puntata di "Atlante" saranno visibili anche online, dalla pagina dello speciale Darfur pubblicata sul sito di RaiNews24. Di seguito, invece, gli orari dei passaggi in video:
REPORTAGE "Darfur Africa. L' ultima ferita"; Mercoledì 15 alle 4,17 in chiaro su raitre . Altri passaggi Lun 13 1.47 e 13.17, Mart 14 8.47 e 23.17, merc 15 4.17 e 15.47, giov 16 9.47 ven 17 12.17 e 17.47, sab 18 8.17 e 21.30
ATLANTE "Darfur Africa. L'ultima emergenza": in chiaro su raitre Giovedì 16 alle ore 4.17. Altri passaggi Lun 13 0.17, 4.47 e 11.47, mart 14 1.47, merc 15 14.17, giovedì 16 14.17 e 17.47, ven 17 8.47, sab 18 7.47 e 21.13, dom 19 11.17

06 novembre 2006

Nadia Cortassa campionessa straordinaria

L’Italia è campione del mondo nella stafetta femminile di Triathlon.
Nadia Cortassa, Beatrice Lanza e Daniela Chmet hanno tagliato il traguardo in 1h5'11", davanti alle statunitensi con 52 secondi di vantaggio. La squadra femminile italiana si è aggiudicata il primo posto al secondo Campionato Mondiale di Triathlon a squadre Elite che si è disputato a Cancun in Messico. Il tracciato di gara si compone di 250 metri a nuoto, 6,6 chilometri in bicicletta e 1.600 metri di corsa a piedi che ognuna delle tre atlete doveva percorrere prima di passare il testimone alla compagna di squadra.

Prima delle italiane a partire è stata Daniela Chmet, che nei 250 metri a nuoto è uscita dall'acqua terza, alle spalle delle canadesi e delle statunitensi. La Chmet ha mantenuto per il resto della sua prestazione la terza posizione, con un distacco minimo di 8" dalla seconda ed ha passato il testimone alla sua compagna di squadra, Beatrice Lanza.

la Lanza, nella conclusione del nuoto era già seconda, attaccata all'avversaria statunitense, proseguendo così per tutta la durata anche della prova di ciclismo. Con la corsa è poi passata in testa raccogliendo vantaggio utile per l'ultima azzurra, l’atleta di punta del nostro Triathlon, la straordinaria Nadia Cortassa.

La Cortassa ha gestito il vantaggio nel nuoto, si è manteneta davanti a tutte nei 6,5 km in bici, per prendere il volo nella corsa verso il traguardo iridato, lasciandosi alle spalle la medaglia d'argento USA e la Spagna, medaglia di bronzo.

Al termine di una gara durissima sotto la pioggia battente Nadia ha dichiarato: “Devo ringraziare Daniela e Beatrice perché mi hanno reso la gara molto facile, hanno lavorato duro prima di me e a quel punto io ho dovuto solo stare attenta a non farmi prendere”. A dir la verità Nadia è stata sin troppo modesta perché riuscire a tenere dietro di se una come la statunitense Michelle Linsey è stata un'impresa straordinaria quanto quella delle sue compagne che l’avevano portata in testa. Nadia Cortassa arriva a questo successo dopo aver sfiorato il podio più volte con tre quinti posti prestigiosi, uno alle olimpiadi di Atene nel 2004 e due ai mondiali 2005 e 2006. La Cortessa si conferma leader mondiale delle multidiscipline vincendo il secondo oro in meno di un mese dopo il successo conquistato insieme a Charlotte Bonin nella staffetta di duathlon durante i campionati mondiali di Rimini all'inizio ottobre.

03 novembre 2006

Darfur: continuano gli attacchi del governo potretto dalla Cina

Attacchi di milizie contro campi di rifugiati nel Darfur, nell'Ovest del Sudan, hanno causato, questa settimana, molte vittime, fra cui 27 bambini di meno di 12 anni. Lo hanno rivelato le Nazioni Unite.
Le milizie hanno attaccato otto campi, fra cui uno grande che ospita circa 3.500 rifugiati. Gli attacchi si sono verificati lunedì e martedì nell'area di Jebel Moon. Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha sollecitato tutte le parti in causa a cessare le azioni ostili e ha lanciato un appello al governo del Sudan perché faccia tutto quanto in suo potere per proteggere i civili. Gli attacchi nel Darfur occidentale hanno ucciso almeno 63 persone, metà delle quali bambini, mentre i ribelli accusano Khartoum di rimobilitare le milizie tribali "arabe" dopo aver subito due sconfitte militari al confine fra Sudan e Chad.
"Il governo ha iniziato a mobilitare ampliamente la Janjaweed, sopratutto nel Darfur occidentale, perché vogliono ripulire l'area e muoversi a nord verso il confine e sconfiggerci", ha detto Bahr Idriss Abu Garda, uno dei leader del Fronte Nazionale di Redenzione (Nrf).
La forza dell'Unione Africana, impegnata a far rispettare un trattato di pace che viene invece ignorato da governo sudanese e ribelli, ha reso noto che fino a 92 persone sarebbero morte nell'attacco dello scorso 29 ottobre condotto contro almeno quattro villaggi nell'area di Jabel Moun area, dove presenti le forze di entrambe le fazioni rivali.
I soldati dell'Ua hanno detto che il governo bombarda regolarmente l'area attorno e a nord della città di Tine, al confine Sudan-Chad. L'ultimo bombardamento era avvenuto il 23 ottobre.
I funzionari sudanesi respingono le accuse, dicendo di non aver mobilitato le milizie tribali "arabe". Dal canto suo l'esercito nega l'utilizzo di aeroplani Antonov, che rappresenterebbe una violazione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
Da Pechino il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir venerdì ha indicato che la questione del Darfur è stata esageratamente distorta, affermando poi che solo 10 mila persone sono morte nella regione, e continua ad opporsi alle forze dell’ONU. "Pensiamo che con un intervento ONU di ventimila uomini che si muovono sul nostro territorio, la situazione diventerebbe simile all’Iraq," ha detto Bashir inventando un paragone totalmente inadeguato tra due situazioni totalmente differenti.

La Cina, che ha stretto rapporti diplomatici ed economici con il Sudan, è uno dei membri che ha posto il veto al Consiglio di Sicurezza ed è stata accusata da vari gruppi umanitari di proteggere il governo del Sudan contro qualsiasi azione della forza internazionale nel Darfur. Amnesty International ha fatto appello al governo cinese affinchè verifichi che i suoi profitti economici dal Sudan non debbano essere sviluppati sulle uccisioni e deportazioni. Human Rights Watch ha detto in una dichiarazione giovedì che la Cina dovrebbe usare la sua crescente influenza economica in Africa per spingere i paesi quali il Sudan e lo Zimbabwe a migliorare i diritti dell'uomo. “La Cina insiste che non interferirà negli affari interni di altri paesi, ma inoltre sostiene di essere grande amica della gente africana” ha detto Sophie Richardson di Human Rights Watch. “Ma questo non quadra col rimanere in silenzio mentre le uccisioni di massa continuano in Darfur” ha aggiunto Richardson. Le politiche della Cina a detta del gruppo hanno sostenuto i governi africani responsabili di alcune delle peggiori violazioni di diritti umani sul continente.

Nel frattempo l’amministrazione statunitense ha rinnovato di un altro anno le sanzioni contro il governo sudanese, sottolineando la possibilità di nuove misure particolari dirette contro coloro che verranno identificati come responsabili delle violenze commesse in Darfur.
Nel rinnovare le misure restrittive imposte a Khartoum nove anni fa, il presidente Usa ha spiegato che la decisione è legata alle politiche e alle azioni del governo sudanese, “contrarie agli interessi Usa, rappresentando una minaccia straordinaria e inusuale alla sicurezza nazionale e alla politica estera del nostro paese”. Il portavoce del dipartimento della sicurezza nazionale ha poi precisato che sanzioni mirate (congelamento di fondi e divieto di ingresso negli Usa) potranno essere introdotte in un secondo momento per gli individui che verranno considerati da Washington “responsabili di nuove violenze in Darfur” o per coloro che “ostacoleranno il processo di pace” nella regione sudanese teatro dal febbraio 2003 di un conflitto interno.
Le sanzioni nei confronti del Sudan, imposte per la prima volta il 3 novembre del 1997, impediscono le importazioni negli Stati Uniti di merci sudanesi e prevedono per ogni cittadino statunitense il divieto di commercio con il governo di Khartoum, limitando così la presenza Usa nel business del petrolio. Dopo alcuni segnali di riavvicinamento, le relazioni tra Washington e Khartoum sono tornate nell’ultimo anno a farsi estremamente tese.

02 novembre 2006

Darfur: dichiarazione di Bush e accuse di Bondi

WASHINGTON - Il presidente statunitense George W. Bush ha sollecitato il governo del Sudan ad agire in fretta per porre termine al conflitto nel Darfur. Il presidente ha detto: "Il governo del Sudan deve capire che siamo seri e sinceri quando parliano della necessità che si diano da fare e collaborino con la comunità internazionale". Per Bush, una forza di pace internazionale "credibile ed efficace" è cruciale: "Gli Stati Uniti lavoreranno insieme alla comunità internazionale - ha concluso - per produrre un piano su come affrontare la questione e salvare vite umane".

Intanto in Italia polemiche sull'articolo pubblicato ieri sul quotidiano L'Unita' sul ruolo dell'Italia nel Darfur. 'E' ignobile e indecente - sottolinea Bondi - il tentativo di strumentalizzare per fini politici interni una situazione drammatica come quella del Darfur, cosi' come e' ignobile e indecente sollevare dubbi e insinuazioni sull'operato del governo Berlusconi e soprattutto nei confronti della dottoressa Barbara Contini, come fa l'Unita' e una trasmissione di Rai 3 in onda questa sera, che dovrebbe essere elevata da tutti a simbolo dell'impegno della comunita' italiana nell'ambito della cooperazione umanitaria internazionale e verso la quale dovremmo esprimere tutti, indistintamente, sentimenti di gratitudine e di ammirazione'.
'Mi rivolgero' percio' immediatamente al presidente e al direttore generale della Rai - conclude Bondi - per chiedere conto di una trasmissione infamante su Raitre e chiedero' nel medesimo tempo al ministro degli esteri di rispondere ad una interrogazione urgente su tale questione'.

Obsession: la guerra dell'islam radicale contro l'occidente

24 ottobre 2006

La storia che si ripete da deumila anni.

Un processo farsa che porta ad un'ingiusta sentenza di morte preceduta da orrende torture, mentre chi si era macchiato di terribili crimini viene incredibilmente liberato.

Tutto questo non è una favola ma è accaduto realmente 1970 anni fa, ed è continuato ad accadere nel corso di due millenni di storia, in modo particolarmente cruento nel secolo scorso.

Ma la lezione del novecento non ci è servita a nulla, la stessa storia accade ancora ai giorni nostri in Indonesia.

"Cristo durante i suoi 33 anni ha vissuto la vita di tutti gli uomini di tutti i tempi" questa frase non è irrazionale, ma verificabile secondo una perfetta logica, per chi provasse per una volta a leggere gli avvenimenti storici con la mente libera da qualsiasi pregiudizio anticattolico.

Janjaweed a cavallo tra film e realtà



Tratto dal film The Constant Gardener - La cospirazione

23 ottobre 2006

Darfur: cacciato l'inviato dell'Onu

(22/10/2006) I ribelli del National Redemption Front hanno accusato le milizie Janjaweed di aver attaccato ieri alcuni villaggi nell'area di Nena, nel Darfur settentrionale, uccidendo numerosi civili e stuprando due ragazze di 16 e 18 anni. Numerose fonti hanno confermato a PeaceReporter l'arrivo nella regione di contingenti armati di Janjaweed e truppe governative, che si teme possano lanciare un'offensiva su larga scala nei confronti dei due gruppi ribelli, unitisi nel Nrf, che lo scorso maggio hanno rifiutato di firmare gli accordi di pace. Secondo l'ultimo rapporto dell'ICG (International Crisis Group) sul Darfur l'ONU, gli Stati Uniti e l'Unione Europea devono, lavorando insieme o separatamente, sanzionare i membri chiave dell'NCP (National Congress Party), partito dominante nel Paese, che sono stati nominati nelle investigazioni promosse dall'ONU per il coinvolgimento nelle atrocità.

La timida ed inefficace missione ONU in Sudan, nata per garantire una pace che è ancora lontana, deve considersi finita. Ne ha sancito la fine oggi il governo sudanese, che non vuole intralci nella sua operazione di pulizia etnica in Darfur. L'inviato ONU Jan Pronk è stato cosi' invitato a fare le valigie e ad andarsene entro 3 giorni.
Pronk ha già avuto problemi con il governo per i suoi commenti sul suo blog. Nell'ultimo aggiornamento, Pronk ha scritto che il morale delle truppe del governo sudanese è basso e i soldati si rifiutano di andare a combattere nel Darfur. Il portavoce del ministero degli Esteri Ali al-Sadig ha detto che Pronk ha tempo fino a mezzogiorno di mercoledì per lasciare il Paese. "La ragione sono le recenti critiche fatte dal signor Pronk sul suo sito internet riguardo alle forze armate sudanesi e al fatto che le autorità del Sudan non starebbero rispettando gli accordi di pace nel Darfur", ha detto al-Sadig. L'annuncio arriva al termine di una visita al ministero di Pronk al quale è stata consegnata una lettera per il Segretario generale delle Nazioni Unite in cui si afferma che la missione Onu in Sudan che si occupa del mantenimento della pace siglata dal governo con l'SPLM (Movimento popolare di liberazione del Sudan) e della questione del Darfur, la regione occidentale del Paese, funestata dai massacri di civili degli scorsi anni) è finita, mentre si sollecita una persona ''più giusta e realista'' quale prossimo inviato speciale del Palazzo di vetro nel paese africano. ''Il governo sudanese sarà pronto a cooperare con qualsiasi rappresentante dell'Onu nominato dal Segretario generale al posto di Pronk'', ha chiarito il portavoce del ministero Ali Sadeq, secondo il quale Pronk è ''andato oltre il suo mandato''. Già nei giorni scorsi lo Stato maggiore sudanese aveva
dichiarato Jan Pronk "persona non grata". Secondo il comando generale dell'esercito del Sudan, il rappresentante del segretario generale dell'Onu Kofi Annan "ha intrapreso una guerra contro le forze armate" e si è "apertamente intromesso negli affari" militari del paese. La presenza di Pronk in Sudan è considerata "una minaccia dal punto di vista militare" dal momento che "influisce negativamente sul lavoro delle forze armate ed è dunque diventato persona non grata".
L'inviato dell'Onu è finito sotto accusa per avere visitato diverse località del Sudan senza il permesso del governo e trattato con i ribelli che combattono l'esercito regolare nella regione occidentale del Darfur. Pronk, inoltre, "avrebbe intrapreso una guerra psicologica" diffondendo "informazioni sbagliate che mettono in dubbio la capacità delle forze armate di mantenere la sicurezza e di difendere il paese". Dietro a tutto questo c'e' pero' l'opposizione di Khartoum alla decisione del Consiglio di sicurezza di inviare i caschi blu in Darfur, dove e' in atto una crisi umanitaria e non si riesce a giungere al cessate il fuoco.
Non ci sono per ora reazioni da parte degli uffici dell'Onu a Khartoum dove si troverebbe Pronk, e non è chiaro se il governo, sotto pressione internazionale perché accetti caschi blù nel Darfur, seguirà l'esercito. Questa misura adottata dal governo sudanese nei confronti dell’inviato dell’Onu, ha generato le reazioni sdegnate da parte della Gran Bretagna, uno dei maggior sostenitori delle risoluzioni ONU contro il governo di Khartoum.

18 ottobre 2006

Darfur: Janjaweed istruiti dal governo

Le milizie Janjaweed in Darfur stanno combattendo con l’aiuto e gli ordini direttamente dal governo sudanese, un uomo che ne ha fatto parte come combattente lo ha detto alla BBC.

Alì ha detto di aver preso parte agli attacchi sui villaggi del Darfur dopo che erano stati bombardati dalla forza aerei sudanese. Egli ha detto di aver visto dei ministri al campo di addestramento per le milizie arabe pro-governative.

Khartoum ha sempre negato ogni collegamento con i Janjaweed che sono stati accusati di crimini di guerra contro i civili in Darfur. Ma un uomo identificato solo con il nome di Alì ha detto ad un programma serale della BBC che ministri sudanesi davano espressamente gli ordini per le attività della sua unità, inclusi stupri e uccisioni di bambini.

“I Janjaweed non prendono decisioni. Gli ordini vengono sempre dal governo” ha detto.“Loro ci davano gli ordini e dicevano che dopo il nostro addestramento ci avrebbero dato armi e munizioni”.

Alì che ora sta chiedendo asilo in Gran Bretagna, ha detto che gli uomini che li addestravano indossavano le uniformi militari sudanesi, aggiungendo che il ministro degli interni Abdul Rahim Muhammad Hussein era un visitatore abituale del campo di addestramento.

Il combattente ha detto che la maggior parte delle vittime erano civili, soprattutto donne ed ha anche parlato di diversi stupri commessi dai Janjaweed. “In qualunque villaggio andavamo e trovavamo resistenza uccidevamo tutti” egli ha detto, ma ha negato di aver personalmente ucciso e stuprato civili.

Hilary Benn, un ministro del governo britannico che ha visitato il Darfur lunedì, ha detto che le prove fornite dall’uomo sono chiaramente molto serie. Khartoum ha sempre negato di dare ordini alle milizie arabe dicendo che il problema in queste regioni ribelli del Darfur è stato esageratamente ingrandito per motivi politici. Dopo una forte pressione internazionale e la minaccia di sanzioni, il governo ha promesso di disarmare i Janjaweed. Ma è ancora lontana la prova che questo disarmo sia stia realmente effettuando.
(BBC)

17 ottobre 2006

Darfur: politici no perditempo

Dopo il cordiale “tè con pasticcini” consumato da Patrizia Sentinelli a Khartoum, finalmente un politico di polso Hilary Benn, alza la voce nella capitale sudanese: “Nel Darfur c'e l'urgente necessita di dislocare una forza Onu” lo ha detto ieri sera a Khartoum il ministro britannico per la cooperazione internazionale, a colloquio con il presidente sudanese Omar el- Beshir. Quest'ultimo oppone resistenza all'ingresso di una forza militare, benche' rientri nelle disposizioni di una risoluzione delle Nazioni Unite, ed e' d'accordo solo su un eventuale rafforzamento delle truppe africane impegnate nella regione teatro della guerra civile.
Inoltre il Sudan ha deplorato oggi la decisione del presidente americano George W. Bush di inasprire le sanzioni contro il governo di Khartoum, definendole "Ingiuste”. In particolare, il decreto firmato da Bush conferma il blocco di tutte le proprietà del governo sudanese negli Stati Uniti imposto il 3 novembre 1997 dall'allora presidente Bill Clinton. Il decreto menziona "le politiche e le azioni del governo del Sudan che violano i diritti dell'uomo, in particolare in Darfur", regione del Sudan devastata dalla guerra civile.Bush ha deciso di aggiungere alle precedenti sanzioni anche l'interdizione di qualsiasi transazione legata all'industria petrolifera e petrolchimica in Sudan, compresi le attività relative ai giacimenti petroliferi, ai gasdotti e agli oleodotti.La decisione sulle sanzioni arriva poche ore dopo che il governo sudanese ha snobbato l'arrivo a Khartoum del nuovo inviato di Bush per il Darfur, Andrew Natsios.
Contemporaneamente, l'International Crisis Group il think-tank con sede a Bruxelles, ha chiesto l'imposizione di un embargo sulle esportazioni di petrolio per il Sudan, a causa del ruolo dell'esercito nella persecuzione delle popolazioni darfurine. Secondo un rapporto dell'International Crisis Group delle Nazioni Unite, incaricato di monitorare la situazione in Darfur, non inviare forze d'interposizione nella regione sudanese equivale a dare 'carta bianca' al governo di Karthum, con il rischio che la crisi umanitaria in atto peggiori irrimediabilmente.

Intanto continuano gli scontri al confine con il Ciad, confine che ormai sembra non esistere più. Sempre più frequenti le accuse vicendevoli di sostegno ai ribelli tra i governi di Sudan e Ciad, che tra aprile e agosto hanno interrotto i rapporti diplomatici.

Per fortuna arriva anche una buona notizia sul fronte orientale del Mar Rosso.

13 ottobre 2006

Darfur: arriva il programma della pupa e il secchione

Peggiora la situazione in Darfur dal punto di vista della guerra e della carestia.
Allarme dal rapporto bimensile della Fao 'Prospettive dei raccolti e situazione alimentare', per il quale "la gia' precaria situazione alimentare in Darfur potrebbe peggiorare ancora se venissero a mancare le condizioni di sicurezza durante il raccolto, previsto per le prossime settimane".
Sul fronte della guerra l’America tuona:"La diplomazia della pazienza e la fiducia nella buona fede di Khartum si sono rivelate un fallimento patente... la comunita' internazionale non puo' fare altro che mettere in atto un piano di sanzioni economiche, legali e di limitate misure militari"
Intanto (la pupa) il vice ministro degli esteri Patrizia Sentinelli è stata a Khartoum, dove ha incassato l’interesse del governo sudanese a un ruolo maggiore dell’Italia nella ricerca di una soluzione negoziale. “Dell’Italia ci fidiamo”, ha detto (il secchione) il ministro degli esteri sudanese Lam Akol, “perché sappiamo che non ha nessuna agenda politica nascosta che la porta qui in Sudan”. Gli interessi economici dell’Italia invece ci sono eccome.

11 ottobre 2006

Darfur: il diavolo è arrivato a cavallo


Brian Steidle, capitano dei marines degli Stati Uniti, ha fatto monitoraggio con l’Unione Africana in Darfur. Egli ha avuto accesso ad aree in cui nessun giornalista poteva penetrare. Questo video è il suo racconto.

Video di George Clooney dal Sudan

08 ottobre 2006

Rue du Bac

Il posto più bello e suggestivo visto a Parigi è sicuramente la Cappella della Medaglia Miracolosa a Rue du Bac. Al numero 140 di questa famosa via parigina vi si trova un luogo sconosciuto a molti ma che racchiude un tesoro spirituale immenso. Qui nel 1830 cominciano le apparizioni mariane dell’epoca moderna, qui come a Lourdes e Fatima si respira un atmosfera di grande spiritualità e devozione, non si tratta solo di suggestione come molti pensano, la vicinanza dell’uomo con Dio in questi posti è palpabilmente forte. Le sensazioni che ho provato non sono facili da descrivere, quindi lascio la parola a Suor Caterina Labouré la veggente che qui ebbe le apparizioni.
"Alle undici e mezzo mi sento chiamare per nome: ‘Suor Labouré! Suor Labouré!’ Svegliatami, guardo dalla parte da dove proveniva la voce, che era dal lato del passaggio del letto. Tiro la tenda e vedo un bambino vestito di bianco, dai quattro ai cinque anni, il quale mi dice: ‘Venite in cappella, la Santa Vergine vi aspetta’. Immediatamente mi viene da pensare: ‘mi sentiranno!’ Ma quel fanciullo mi risponde: ‘State tranquilla: sono le undici e mezzo e tutti dormono profondamente. Venite che vi aspetto’. Mi affrettai a vestirmi e seguii il bambino che era restato in piedi senza spingersi oltre la spalliera del letto.
Il fanciullo mi seguì - o meglio, io seguii lui dovunque passava - tenendosi sempre alla mia sinistra. I lumi erano accesi dappertutto dove noi passavamo, il che mi sorprendeva molto. Rimasi però assai più meravigliata all'ingresso della cappella, quando la porta si aprì, appena il bambino l'ebbe toccata con la punta di un dito. La meraviglia poi fu ancora più completa quando vidi tutte le candele e tutte le torce accese, come alla Messa di mezzanotte. Però non vedevo ancora la Madonna.
Il bambino mi condusse nel presbiterio, accanto alla poltrona del Signor Direttore, dove io mi posi in ginocchio, mentre il bambino rimase tutto il tempo in piedi. Poiché mi sembrava che passasse molto tempo, ogni tanto guardavo per timore che le suore vegliatrici passassero dalla tribuna.
Finalmente giunse il momento. Il fanciullino mi avvertì, dicendomi: ‘Ecco la Santa Vergine, eccola!’. Sentii un rumore, come il fruscio di vesti di seta, venire dalla parte della tribuna, presso il quadro di San Giuseppe, e vidi la Santa Vergine che venne a posarsi sui gradini dell'altare dal lato del Vangelo. Era la Santa Vergine, ma a me sembrava Sant'Anna, solo il volto non era lo stesso. Io non ero certa se si trattasse della Madonna, ma il bambino mi disse ‘Ecco la Madonna!’.
Dire ciò che provai in quel momento e ciò che succedeva in me, mi sarebbe impossibile. Mi sembrava di non riconoscere la Santa Vergine. Fu in quel momento che quel bambino mi parlò, ma non più con voce da bambino, ma come un uomo… Io, guardando la Santissima Vergine, spiccai allora un salto verso di Lei, ed inginocchiatami sui gradini dell'altare, appoggiai le mani sulle ginocchia della Santa Vergine. Quello fu il momento più dolce della mia vita. Dire tutto ciò che provai mi sarebbe impossibile. La Madonna mi spiegò come dovevo comportarmi col mio direttore e parecchie cose che non debbo dire. Mi insegnò il modo di regolarmi nelle mie pene e mostrandomi con la sinistra i piedi dell'altare, mi disse di andarmi a gettare ai piedi dell'altare ad espandervi il mio cuore, aggiungendo che là avrei ricevuto tutti i conforti di cui ho bisogno. La Madonna mi disse: ‘Figlia mia, il Buon Dio vuole incaricarvi di una missione. Essa sarà per voi fonte di molte pene, ma le supererete pensando che sono per la gloria del Buon Dio. Avrete la grazia; dite tutto quanto in voi succede, con semplicità e confidenza. Vedrete certe cose, sarete ispirata nelle vostre preghiere; riferitele a chi è incaricato di guidarvi’.
Io allora chiesi alla Santa Vergine la spiegazione delle cose che mi erano state mostrate (Caterina si riferisce ad alcune visioni avute precedentemente). E la Madonna rispose: ‘I tempi sono cattivi. Gravi sciagure stanno per abbattersi sulla Francia. Il trono sarà rovesciato. Tutto il mondo sarà sconvolto da disgrazie d'ogni specie (la Santa Vergine, dicendo questo aveva l'aspetto molto addolorato). Ma venite ai piedi di questo altare. Qui le grazie saranno sparse sopra tutte le persone che le chiederanno con fiducia e fervore: grandi e piccoli.
Figlia mia, io mi compiaccio di spandere le mie grazie sulla Comunità. Io l'amo molto, ma provo pena. Ci sono degli abusi: la regola non è osservata. Vi è una grande rilassatezza nelle due comunità. Dillo a colui che è incaricato di voi, benché non sia ancora superiore. Egli fra qualche tempo sarà incaricato in modo speciale della Comunità. Egli deve fare tutto il possibile per rimettere la regola in vigore, diteglielo da parte mia. Che egli vegli sulle cattive letture, sulla perdita di tempo e sulle visite. Quando la regola sarà rimessa in vigore, vi sarà una Comunità che verrà ad unirsi alla vostra.
Sopraggiungeranno grandi mali. Il pericolo sarà grande. Ma non temete, la protezione di Dio è sempre là in una maniera particolare e San Vincenzo proteggerà la Comunità. Io stessa sarò con voi, ho sempre vegliato su di voi. Vi accorderò molte grazie. Arriverà un momento in cui il pericolo sarà grande e tutto sembrerà perduto, ma io sarò con voi. Abbiate fiducia. Avrete prove evidenti della mia visita e della protezione di Dio e di quella di San Vincenzo sulle due Comunità.
Ma non sarà lo stesso per le altre comunità. Ci saranno vittime (dicendo questo la Santa Vergine aveva le lacrime agli occhi). Ci saranno vittime nel clero di Parigi: l’Arcivescovo morirà (di nuovo la Madonna versò lacrime). Figlia mia, la Croce sarà disprezzata…Scorrerà il sangue. Apriranno di nuovo il costato di Nostro Signore…(Qui la Santa Vergine non poteva più parlare, un gran dolore le era dipinto sul volto). Figlia Mia,…il mondo intero sarà nell'afflizione’.

Quanto tempo restai con la Madonna, non saprei dirlo. Tutto quello che so è che se ne andò scomparendo come un ombra che svanisce, io mi accorsi solo di qualcosa che si spegneva, e poi solo un’ombra che si dirigeva verso la tribuna, dalla parte da cui era venuta.
Alzatami dai gradini dell'altare, mi accorsi del bambino, là dove l'avevo lasciato, il quale mi disse ‘Se ne è andata!’. Rifacemmo la stessa strada, trovando sempre tutti i lumi accesi e avendo quel bambino sempre alla mia sinistra.
Credo che quel bambino fosse il mio angelo custode, resosi visibile per farmi vedere la Santa Vergine, perché io infatti l'avevo molto pregato di ottenermi un tal favore. Era vestito di bianco e portava con sé una luce miracolosa, ossia era sfolgorante di luce, dell'età dai quattro ai cinque anni.
Tornata a letto, sentii suonare le due e non ripresi più sonno".
La seconda apparizione ebbe luogo nel settembre successivo e la terza, la più importante, il 27 novembre. Suor Caterina era in chiesa e stava meditando quando le apparve la Vergine vestita di bianco. Caterina descrive così la Madonna: "Stava in piedi, la sua veste era di seta e di color bianco aurora... Dal capo le scendeva un velo bianco sino ai piedi. Aveva i capelli spartiti e una specie di cuffia con un merletto di circa tre centimetri di larghezza, leggermente appoggiato sui capelli. Il viso era abbastanza scoperto; i piedi poggiavano sopra un globo, o meglio, sopra un mezzo globo, o almeno io non ne vidi che una metà (in seguito Caterina dirà di aver visto anche un serpente di colore verdastro e chiazzato di giallo, sotto i piedi della Vergine).
Le sue mani, elevate all'altezza della cintura, mantenevano in modo naturale un altro globo più piccolo che rappresentava l'universo. Ella aveva gli occhi rivolti al cielo e il suo volto diventò risplendente, mentre presentava il globo a Nostro Signore.
Tutto ad un tratto le sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di pietre preziose, le une più belle delle altre, le une più grosse e le altre più piccole, le quali gettavano dei raggi gli uni più belli degli altri, questi raggi partivano dalle pietre preziose; le più grosse mandavano raggi più grandi, e le più piccole raggi meno grandi, sicché tutta se ne riempiva la parte inferiore, e io non vedevo più i suoi piedi...Alcune pietre preziose non mandavano raggi…‘Queste pietre che restano in ombra rappresentano le grazie che ci si dimentica di chiedermi’ mi disse la Vergine.
Mentre io ero intenta a contemplarla, la Santissima Vergine abbassò gli occhi verso di me e intesi una voce che mi disse queste parole ‘Questo globo che vedete rappresenta tutto il mondo, in particolare la Francia ed ogni singola persona’... E la Vergine Santissima aggiunse ‘Sono il simbolo delle grazie che io spargo sulle persone che me le domandano’…In quel momento… ecco formarsi intorno alla Santissima Vergine un quadro piuttosto ovale, sul quale in alto, a modo di semicerchio dalla mano destra alla sinistra di Maria, si leggevano queste parole scritte a lettere d'oro ‘O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi’.

Allora si fece sentire una voce che mi disse: ‘Fate coniare una medaglia su questo modello. Tutte le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie, specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia’. All'istante mi parve che il quadro si voltasse e io vidi il rovescio della Medaglia. Vi era la lettera M sormontata da una croce senza crocifisso che aveva come base la lettera I. Più sotto poi vi erano due cuori, uno circondato da spine, l'altro trapassato da una spada. Dodici stelle infine circondavano il tutto. Poi tutto scomparve, come qualcosa che si spegne, ed io sono rimasta ripiena non so di che, di buoni sentimenti, di gioia, di consolazione".
Questi simboli della medaglia hanno ovviamente un significato ben preciso: la lettera M è l’iniziale del nome Maria, la lettera I è l’iniziale del nome Iesus (Gesù). Il cuore circondato da spine è quello di Gesù; l'altro, trapassato da una spada, è quello di Maria.
Caterina obbedendo alla richiesta della Madonna di far coniare la medaglia ne parlò con i suoi superiori, ma questi inizialmente non la presero sul serio.
Nel dicembre successivo, nel corso di un’altra apparizione, Caterina ricevette nuovamente l’ordine di far coniare la medaglia, cosa che avvenne due anni dopo, quando l’arcivescovo di Parigi, Monsignor De Quelen, ne diede l’autorizzazione. I primi 1500 esemplari furono coniati il 30 giugno 1832 e i prodigi ottenuti furono subito così numerosi che la medaglia fu detta "miracolosa".