15 novembre 2007

Zenit presenta Madre Trinidad

Permalink: http://www.zenit.org/article-12519?l=italian
Video in Internet della fondatrice de L’Opera della Chiesa

“Aiutami ad aiutare la Chiesa Santa di Dio”

ROMA, lunedì, 12 novembre 2007 (ZENIT.org).-“Aiutami ad aiutare la Chiesa Santa di Dio”. Con queste parole conclude madre Trinidad della Santa Madre Chiesa il suo appello in un video che si può vedere e scaricare su www.laobradelaiglesia.org.

Il titolo completo della sua testimonianza è “Anima amata, aiutami ad aiutare la Chiesa mostrandola tale qual è e Dio l’ha voluta nel suo pensiero divino” e consiste in un’esposizione teologica sulla bellezza e la ricchezza della Chiesa, sia divina che umana in virtà del suo Capo regale, Cristo.

Madre Trinidad, nata a Dos Hermanas (Siviglia, Spagna) nel 1929, è fondatrice e presidente de L’Opera della Chiesa, istituzione ecclesiale di diritto pontificio. Il suo carisma principale è la diffusione dell’amore per la Chiesa di Cristo.

Madre Trinidad vive da anni a Roma, malata. Il 15 dicembre 1996 Giovanni Paolo II le ha fatto visita e l’ha benedetta nella sua casa, in quello che lei ha definito il giorno più importante della sua vita.

Il video fa parte di un grande patrimonio: più di 300 video, 800 discorsi e 50 volumi.

03 novembre 2007

Dalla parte di chi chiede scusa di esistere

Dal sito di Paolo Rodari

È morto ieri a 82 anni, don Benzi, per un arresto cardiaco che lo ha colto nel cuore della notte. Poche ore prima, come sovente amava fare, era stato in discoteca. Non ci era andato per ballare, ma semplicemente per dire la sua ai giovani, per parlare con loro della propria fede. Poi l’acutizzarsi di quel dolore al petto che da tempo lo tormentava, fino a quelle parole dette ai suoi collaboratori stretti attorno al suo capezzale: «Muoio, muoio».
Don Oreste ha dedicato tutta la sua vita agli ultimi, a chi non ha niente. Lo ha detto anche Benedetto XVI, ieri mattina, in un telegramma inviato al vescovo di Rimini, monsignor Francesco Lambiasi: è stato un «infaticabile apostolo della carità a favore degli ultimi e degli indifesi». Lo ha ricordato, sempre ieri, anche il presidente Napolitano: don Benzi è stato un «testimone della speranza e della volontà di riscatto di tante donne e tanti giovani».Il motivo di una vita consumata per gli ultimi lo si deve ricercare nella sua infanzia: «I miei genitori - scrisse un giorno -, appartenevano a quella categoria di persone che ritiene talmente di non valere nulla, che sembra sempre chiedere scusa di esistere. Quando incontro il povero, l’ultimo, il disperato, il barbone della stazione, la prostituta, in me si rifà presente l’immagine dei miei che pensavano di non valere nulla. Per questo non mi metto mai dalla parte dei potenti, ma dalla parte dei “nessuno”, di quelli che la società non fa esistere».
Erano gli anni ’30. Oreste, settimo di nove figli, viveva a San Clemente, un paesino a 20 chilometri da Rimini. La madre era casalinga mentre il padre si barcamenava con lavori saltuari. Ma l’aria, in famiglia, era sempre allegra: «Non si muove foglia, che Dio non voglia», ripeteva sempre mamma. Sono ricordi che hanno formato la personalità di don Oreste, che lo hanno portato a decidere di darsi a tutti attraverso il sacerdozio. [leggi tutto]

22 ottobre 2007

Festa di Nostra Signora di Valme

Dopo l'emozionante omaggio floreale dei piccoli alla Madonna durante l'offertorio, alla fine della Santa Messa tutti i bambini si preparano per il consueto lancio dei palloncini con attaccato il loro personale messaggio d'amore a Maria, a Cristo ed alla Chiesa.



Contemporaneamente 250.000 persone partecipano alla Romeria de Valme a Dos Hermanas...

11 ottobre 2007

Si scrive Myanmar, si pronuncia Cina

Dal 1990 a oggi la Birmania ha acquistato un potente protettore nella Cina comunista, oggi tornata alla ribalta come grande potenza e bisognosa di avere uno sbocco sull'Oceano indiano. Un testimone oculare un anno fa circa mi scriveva: «I militari stanno costringendo i contadini a coltivare l'oppio per loro e fanno della Birmania il maggior esportatore del mondo... Oggi la Cina rifornisce i militari di armi per ripagare i legni pregiati, i minerali, il gas e il petrolio; costruiscono strade, ci inondano dei loro prodotti».
I cinesi sono già in Birmania, "colonizzano" alcune regioni tribali di confine che sono autonome. Ne ho visitato una nel 2002, con la loro piccola capitale Mong Lar invasa dai cinesi: scritte cinesi, taxi cinesi, moneta cinese, ristoranti cinesi, lavori cinesi che modernizzano la città con palazzi mai visti da quelle parti, canalizzano l'acqua, assicurano elettricità e acqua corrente. È facile capire perché Cina e Russia si oppongono alle sanzioni decretate dall'Onu. Oltre all'interesse economico e strategico di queste due potenze c'è il fatto, di cui assolutamente non si parla, che il colpo di stato che il 2 marzo 1962 ha portato le forze armate al potere assoluto non era fatto solo da "militari", ma da militari "socialisti", cioè in pratica "comunisti", che si ispiravano ai modelli di sviluppo della Russia staliniana e della Cina maoista. L'hanno dimostrato subito quando hanno varato in quell'anno 1962 il Lanzin, cioè "la via birmana al socialismo", un socialismo "ispirato al buddhismo", anche se poi di buddhista non ha assolutamente nulla. Nel "Programma" del Lanzin, tra le idee di base da cui partire per una società nuova, si legge: «Al posto di dio (minuscolo) bisogna mettere l'uomo, che è l'essere supremo... La filosofia del nostro partito è una dottrina puramente mondana e umana. Essa non è una religione... La storia dell'umanità è non solo storia di nazioni e di guerre, ma anche di lotta di classe. Il socialismo intende mettere fine a questo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. L'ideale del socialismo è una società prospera, ricca, fondata sulla giustizia. Non c'è posto per la carità. Noi faremo di tutto, con metodi appropriati, per eliminare atti e opere di falsa carità e assistenza sociale. Lo stato pensa a tutto. Nutrire ed educare i figli dei lavoratori sarà esclusiva responsabilità dello stato, quando ci saranno abbastanza risorse economiche. L'attività di imprese sociali fondate sul diritto di proprietà privata è contro natura e non fa che sfociare in antagonismi sociali. La proprietà dei mezzi di produzione deve essere sociale... Un'azione può essere considerata come retta, morale, solo quando serve agli interessi dei lavoratori. Per un uomo, lavorare tutta la vita per il benessere dei suoi concittadini e per quello dell'umanità in spirito di fratellanza è il "Programma delle Beatitudini" per la Società dell'Unione Birmana». [leggi tutto]

Celebrazioni per un assassino


di Fausto Carioti

Alla voce “Vittime di Che Guevara in Cuba” appaiono oltre duecento esecuzioni. Quattordici nemici, o presunti tali, furono eliminati dal comandante, direttamente o su suo ordine, in Sierra Maestra, durante la guerriglia contro gli uomini di Fulgencio Batista, tra il 1957 e il 1958. Dal 1 al 3 gennaio del 1959, appena catturata la cittadina di Santa Clara, mandò a morte altre 23 persone. Ma il grosso del sangue il futuro idolo dei pacifisti lo versò in qualità di comandante della Cabaña, la fortezza dell’Havana adibita a prigione. Tra il 3 gennaio e il 26 novembre del 1959 sono attribuite a Guevara ben 164 esecuzioni. Vista la metodologia dell’indagine, si tratta di numeri necessariamente approssimati per difetto: altre fonti parlano di almeno quattrocento uccisioni solo nel carcere dell’Havana.

Va da sé che il processo riservato a quei disgraziati era un abominio giuridico.
Lo confermano le parole del giurista José Vilasuso, che all’epoca faceva parte del tribunale di La Cabaña: «Le direttive del Che stabilivano che dovessimo agire nel modo più risoluto, vale a dire che [gli accusati] erano tutti assassini e che il modo rivoluzionario di procedere doveva essere implacabile». Un ex comandante delle truppe di Guevara, Jaime Costa Vázquez, ha raccontato che i suoi ordini erano chiarissimi: «Nel dubbio, fucilare».

Alvaro Vargas Llosa, nel suo libro “Il mito Che Guevara e il futuro della libertà”, appena pubblicato in Italia da Lindau, ha raccolto una piccola antologia di citazioni dai diari e dagli altri scritti del Che. Il quale nel gennaio del 1954, appena arrivato a Cuba, scriveva alla moglie di sentirsi «vivo e assetato di sangue».
Non era per impulso che cedeva all’odio e alla violenza. Guevara teorizzò con lucidità il ricorso a simili strumenti. Nel messaggio che inviò nel 1967 alla Tricontinentale, l’organizzazione rivoluzionaria afro-asiatico-latinoamericana, spiegava così quale dovesse essere il motore degli eserciti rivoluzionari: «L’odio come un elemento del conflitto; un odio implacabile nei confronti del nemico, che spinge l’uomo oltre i suoi limiti naturali e lo trasforma in un’efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere».[leggi tutto]

09 ottobre 2007

L'UNICEF a sostegno di una nuova campagna ONU per l'aborto

Una nuova iniziativa globale, che include un invito a legalizzare l’aborto, è stata lanciata a New York la scorsa settimana da diverse agenzie dell’ONU e Organizzazioni non governative (ONG). Tra i patrocinatori dell’iniziativa – denominata Deliver Now for Women and Children (Agisci ora per donne e bambini) – c’è anche il Fondo delle Nazioni Unite per i bambini (UNICEF), un’agenzia che ufficialmente continua a negare ogni proprio sostegno all’aborto sotto qualsiasi forma esso sia.


Il sito web di Deliver Now presenta questa durissimo slogan: “Oltre 10milioni di morti l’anno. Troppe per poterle ignorare”. Questa enorme cifra è la sintesi di due dati: il numero di bambini morti ogni anno per qualsiasi causa, all’incirca 10 milioni, e il numero di donne morte per cause legate alla maternità, una cifra (altamente sospetta) che diverse agenzie dell’Onu fissano a 500mila.

I sostenitori dell’aborto spesso legano “aborto insicuro” e mortalità materna per spingere alla legalizzazione del cosiddetto aborto “sicuro”. I critici fanno notare che in Polonia, dove l’aborto è stato drasticamente limitato nel 1993, il paese ha mostrato da allora un rapido calo nel tasso di aborto e anche della mortalità materna. In Irlanda, dove l’aborto è tuttora illegale, si registra uno dei più bassi tassi di mortalità materna al mondo. Al contrario, negli Stati Uniti, dove dal 1973 è possibile l’aborto su richiesta, quest’anno c'è stato un aumento della mortalità materna.
[leggi tutto]

21 settembre 2007

La Cina è sempre leader nelle persecuzioni religiose

Il Dipartimento di Stato segnala piccoli progressi in Arabia
Saudita, anche se «le restrizioni sono ancora eccessivamente
rigide». Il Vietnam esce dall'elenco dei «sotto osservazione»
Denunciati «soprusi e arresti immotivati» dei cattolici. Otto i Paesi nella lista nera Usa, entra anche l'Uzbekistan

Si allunga la lista nera di Washington. La libertà religiosa nel
mondo è sempre in pericolo e le persecuzioni contro i credenti di
ogni fede sono fonte di instabilità e di violenze.
Lo attesta l'edizione 2007 del Rapporto sulla libertà religiosa
diffuso ieri nel corso di una conferenza stampa a Washington,
presente anche il segretario di Stato, Condoleezza Rice.
Illustrando il documento, l'ambasciatore e curatore del Rapporto,
John Hanford III, ha voluto spiegare che «l'impegno per la libertà
religiosa nel mondo non è un tentativo di esportare semplicemente un
metodo americano», quanto invece il riconoscimento della «libertà
religiosa come un diritto inviolabile dell'uomo».

Entrando nel dettaglio, Hanford ha sottolineato in particolare la
situazione critica per i cristiani e i cattolici in Cina e per le
minoranze in Iran, due degli otto Paesi che rientrano a pieno titolo
nella lista nera che comprende anche Myanmar, Nord Corea, Sudan,
Eritrea, Arabia Saudita e, dall'edizione 2007, l'Uzbekistan.
Malgrado le pressioni esercitate in più occasioni dallo stesso
presidente Bush su Hu Jintao e l'appello nel novembre del 2006 ad
Hanoi del segretario di Stato Rice, la libertà religiosa a Pechino
continua a essere schiacciata sotto il macigno delle pressioni
politiche e questo nonostante - si legge nel rapporto - «la
Costituzione cinese garantisca libertà di credo e di religione».
Oltre alla questione del Tibet, alla persecuzione dei fedeli del
Falun Gong e degli uiguri, al divieto per i bambini di avere
un'educazione alla fede, e alla repressione delle chiese
protestanti «illegali», il Dipartimento di Stato denuncia i soprusi,
la scia di arresti e di incarcerazioni immotivate riservati ai
cattolici e ai vescovi della Chiesa locale.
Un trend che non accenna a diminuire, è la conclusione amara del
Dipartimento di Stato.

In Iran la comunità ebraica e i gruppi cristiani sono tenuti di
fatto ai margini della società mentre negli ultimi tempi si è
radicalizzato il clima di tensione contro chiunque non faccia parte
dell'universo sciita.
In Eritrea diverse Ong hanno stimato in almeno 1900 i «prigionieri
religiosi» custoditi nelle carceri del Paese.
Mentre Myanmar ha costituito una vera e propria rete sofisticata di
spie per controllare e monitorare dall'interno i raduni e le
attività di tutte le organizzazioni, comprese quelle religiose.
Bacchettate anche per l'Europa, dove Romania e Slovacchia sono sotto
la lente per le leggi discriminatorie contro le minoranze religiose
approvate lo scorso anno.
Ma vi sono anche notizie in controtendenza.

Passi avanti sensibili verso la tolleranza sono stati compiuti in
Vietnam - fino allo scorso anno incluso nella lista nera - dove sono
stati allentati i controlli sui movimenti religiosi. E segnali
positivi vengono anche dal Bangladesh e dal Turkmenistan.
Ottimismo, ma credito ancora limitato, invece per quanto accade in
Arabia Saudita.
L'ambasciatore Hartford ha precisato che il governo ha preso
decisioni importanti per sradicare l'intolleranza e consentire ai
non-musulmani di poter possedere libri e icone religiose.
Piccoli e timidi passi che non hanno permesso al governo di Riad di
essere depennati dalla lista nera visto che, dice il rapporto, «le
restrizioni alla pratica religiosa sono ancora eccessivamente
rigide».

Dal Nostro Inviato A Washington Alberto Simoni – Avvenire 15-09-2007
Notizia del 19/09/2007 stampata dal sito web www.lucisullest.it

14 settembre 2007

Benedetto XVI, Al-Bashir, Prodi e polemiche

Castelgandolfo, 14 set. -In Darfur occorre "porre fine alle sofferenze e all'insicurezza di quelle popolazioni, assicurando loro l'assistenza umanitaria a cui hanno diritto, e si avviino progetti di sviluppo". A chiederlo è Benedetto XVI che questa mattina ha ricevuto a Castelgandolfo Omar Hassan Ahmed Al-Bashir, presidente della Repubblica del Sudan. "Al centro dei colloqui- ha reso noto un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede - e' stata la situazione politica e religiosa del Paese, con particolare riferimento all'Accordo di Pace (Comprehensive Peace Agreement) e alla situazione nel Darfur. A questo riguardo, e' stata commentata molto positivamente la convocazione dei nuovi negoziati di pace per il Darfur il 27 ottobre prossimo in Libia, la cui riuscita e' nei vivi auspici della Santa Sede.
In proposito, la nota vaticana sottolinea la necessita' che si prenda atto "dell'aspetto regionale della crisi". "In un clima molto rispettoso", come sottolineato in un briefing dal portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, sono stati affrontati anche "altri temi di interesse comune, come la difesa della vita e della famiglia, il rispetto e la promozione dei diritti umani, come quello fondamentale della libertà religiosa, l'importanza del dialogo interreligioso e della collaborazione tra i credenti di tutte le religioni, in particolare cristiani e musulmani, per la promozione della pace e del bene comune". "In questo contesto - conclude la nota - si e' ribadito il ruolo e il contributo positivo della Chiesa cattolica e delle sue istituzioni nella vita della societa' sudanese, specialmente nel campo educativo".

Il Vaticano sta facendo tutto il possibile per porre fine alla crisi umanitaria del Darfur, quello che Benedetto XVI ha definito come un «orrore». Ma i rapporti del Vaticano con il Sudan nel recente passato sono stati tesi.
Quando Benedetto XVI ha incontrato i diplomatici musulmani un anno fa allo scopo di disinnescare la polemica sul discorso di Ratisbona, il Sudan era l'unica nazione musulmana che non ha partecipato all’incontro.

Il Papa, che ha citato la “situazione del Darfur” anche nel discorso alle autorità politiche e al corpo diplomatico, lo scorso 7 settembre a Vienna. Lo scorso primo giugno poi, in occasione della presentazione delle lettere credenziali del nuovo ambasciatore del Sudan presso la Santa Sede, Benedetto XVI aveva avuto modo di sollecitare una soluzione del conflitto: “Non è mai troppo tardi – ha detto – per fare con coraggio le scelte necessarie” perché il Paese esca da questa crisi attraverso il dialogo e la cooperazione e nel rispetto delle minoranze, culturali, etniche e religiose.
Nel 35mo anno di rapporti diplomatici tra Santa Sede e Sudan, è la seconda volta che il presidente al-Bashir incontra un Papa ma è la sua prima volta in Vaticano e con Benedetto XVI. Nel 1993 aveva infatti incontrato Giovanni Paolo II nel corso del viaggio apostolico di quest’ultimo in Sudan. Dal 1989 è anche la prima volta che un capo di Stato africano viene in Vaticano
Ad ogni modo questo nuovo incontro con un pontefice non può essere speso dal dittatore come "riconoscimento" ma al massimo come "mediazione" disperata per evitare altri lutti ai cristiani del Sudan.

Durante il successivo colloquio con Prodi, Omar Hassan El Bashir, ha annunciato la "disponibilita'" del suo governo "per un cessate il fuoco dall'inizio dei negoziati", che coinvolga anche i ribelli che finora non hanno accettato le trattative.
Bashir sembra però non ricordare che un cessate il fuoco è stato concordato nell'aprile 2004, ma è stato spesso violato da entrambe le parti.
Il presidente del Sudan, ha spiegato che questo incontro servira' a creare "un clima positivo" in vista della conferenza di Tripoli che ha auspicato poter essere "l'ultima necessaria a portare la pace in Darfur". Bashir ha anche chiesto all'Italia di intervenire presso i paesi europei che ospitano "i ribelli, soprattutto in Francia" perche' si adoperino per convincerli a partecipare ai negoziati. "Il Sudan ha manifestato la sua disponibilita' ad andare a un negoziato con i gruppi ribelli - ha detto il presidente sudanese - ma occorre fare pressione per convincere tutti a partecipare". Il dittatore nella sua falsa veste diplomatica, sembra non ricordare che appena due settimane fa, il 25 agosto, il Governo del Sudan ha ordinato l'espulsione del Capo della delegazione della Ue, Kent Degerfelt, e dell'ambasciatore del Canada. Persone non gradite, ha detto il ministro degli Esteri sudanese per via della loro "partecipazione ad attività di ingerenza negli affari interni del Paese": il rappresentante europeo e l'ambasciatore canadese sono stati cacciati perché cercavano di occuparsi di Diritti dell'uomo
Il presidente della Repubblica del Sudan ha anche chiesto all'Italia di intervenire sui Paesi donatori affinche' mantengano gli impegni assunti ad Oslo, oltre che per sospendere le sanzioni e annullare i debiti del suo Paese. "Questo consentirebbe di avviare progetti di sviluppo nel Sud del Sudan, cosa utile in vista del referendum sull'unita' del Paese". Bashir ha anche riferito che "in Darfur si sono registrati miglioramenti sul terreno sul piano della sicurezza. Ci sono inoltre stati miglioramenti sul piano della situazione umanitaria, gli aiuti alimentari tramite il Wfp raggiungono tutti i profughi ed e' migliorata anche la situazione umanitaria". Questo, ha riferito Bashir, "sta permettendo a molti profughi di rientrare nelle loro terre". La verità però è un po’ diversa, attualmente non sono i profughi che rientrano nelle loro terre, ma nuovi "inquilini graditi al governo" che le occupano, come succede dopo ogni genocidio degno di questo nome.
Il leader sudanese parla con la doppiezza tipica di tutti i rais arabi, ma le false promesse di Bashir sembrano comunque aver convinto Prodi che ha salutato la dichiarazione del dittatore come un segnale forte e importante.

Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, al termine dell'incontro con il presidente sudanese Bashir, riferisce che si e' trattato di un confronto "lungo e approfondito, durante il quale si e' discusso con franchezza ma anche con spirito di cooperazione" sui problemi del Sudan e del Darfur.
Prodi ha riferito di aver discusso "in modo costruttivo sulle possibili soluzioni politiche" a partire dagli sviluppi delle ultime settimane che hanno portato alla decisione Onu di formare una missione ibrida di peace keeping e alla convocazione di una conferenza di pace a Tripoli per il 27 ottobre.
Anche l'Italia, ha assicurato Prodi, fara' la sua parte con "la partecipazione non solo finanziaria alla missione ibrida".
La partecipazione sara' composta di contributi (l'Italia e' tra i maggiori donors) ma anche con una messa a disposizione di mezzi di aerotrasporto e strutture logistiche come richiesto dall'Onu, a cui si aggiungono programmi di addestramento del personale impegnato nel peace keeping. Questo impegno si somma a quello gia' in atto sul piano umanitario nei campi profughi.
Infine si sta lavorando alla partecipazione a un fondo europeo per il mantenimento della pace che coinvolgera' Darfur e Corno d'Africa. Ancora non e' stato deciso quale sara' l'entita' di questo fondo, ma la cifra, decisa insieme al ministero degli Esteri e dell'Economia, dovrebbe essere fissata entro la prossima settimana.

L’incontro tra Prodi e il presidente della Repubblica del Sudan era stato preceduto da reazioni e proteste. Nei giorni scorsi, infatti, venticinque europarlamentari, guidati dalla laburista Gleyns Kinnock, hanno scritto una lettera a Napolitano e Prodi per metterli in guardia sul modo in cui avrebbero accolto Bashir. Nel testo si legge: “come parlamentari europei abbiamo ripetutamente chiesto un intervento d aparte dei nostri governi: il primo ministro Brown e il presidente Sarkozy si sono pubblicamente impegnati per mettere la parola fine alle violenze in Darfur. Nel frattempo il vostro governo è stato decisamente in silenzio”.

l'Italia e' l'unico Paese occidentale che ha accettato negli ultimi anni di incontrare Bashir, capo del governo che, secondo la comunita' internazionale, arma le milizie arabe dei janjaweed, responsabili dei massacri dei civili della regione occidentale sudanese. Secondo l'ufficio europeo di Amnesty International, e' "singolare" che il governo italiano abbia deciso di accogliere il presidente sudanese, nonostante "la crisi umanitaria in Darfur continui a essere una delle piu' drammatiche nel mondo e senza ancora un responsabile effettivo".

La visita in Italia del presidente sudanese - ha ammonito il vicepresidente della commissione Esteri del Senato, Alfredo Mantica (An) - "sia la manifestazione di un impegno forte italiano e un'assunzione di responsabilita' primaria per il processo di pace in Sudan". Mantica ha auspicato che "l'apertura improvvisa" dell'Italia al contestato presidente africano abbia finalita' esclusivamente umanitarie e non commerciali ("Voglio ricordare che il Sudan e' un Paese ricco di petrolio"). Gli ha replicato il sottosegretario agli Esteri, Famiano Crucianelli, il quale ha chiarito che la visita "fa parte della strategia italiana per porre fine al genocidio in Darfur e sostenere una presenza internazionale forte". Perche', ha incalzato Mantica, "il gioco dei sudanesi si protrae da troppo tempo e duecentomila morti pesano sulla coscienza di tutti noi".
Crucianelli ha quindi smentito "che vi possa essere alcun intento di tipo commerciale di fronte a problemi cosi' tragici che si sono consumati in Sudan, e in particolare in Darfur".
Di certo la missione italiana di Bashir e' anche di carattere economico: il presidente sudanese e' accompagnato da una delegazione di nove ministri che incontreranno, tra gli altri, i ministri per lo Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani, e dei Trasporti, Alessandro Bianchi.
Mantica e Crucianelli hanno espresso posizioni opposte anche in merito all'assegnazione al presidente ruandese Paul Kagame del premio 'Abolizionista 2007' di 'Nessuno Tocchi Caino'. Mantica ha detto di essere “rimasto perplesso non solo del riconoscimento ma della ritualita’ e dell’impegno del presidente del Consiglio nel dare il premio. Credo che Nigrizia e soprattutto padre Giulio Albanese abbiano sollevato, piu’ che delle critiche, le attenzioni necessarie. Voglio ricordare che il Ruanda ha ancora truppe nel Congo, che c’e’ un problema legato allo sfruttamento delle miniere di coltan e che ancora e’ difficile immaginare questo paese come allineato agli standard accettabili da parte dell’Occidente quando si parla di democrazia, di diritti civili o stato di diritto. Mi pare che questo premio, soprattutto il modo con cui e’ stato dato, sia leggermente sopra le righe”. Attacchi a Bashir anche da Franco Moretti, coordinatore di Nigrizia, la rivista missionaria che già aveva criticato il premio di Nessuno Tocchi Caino consegnato da Prodi a Kagame. “Bashir sta cercando di farsi vedere all'estero sotto una buona luce. Dipende quindi da cosa Prodi gli dirà. Ma oltre a questo l'Italia dovrebbe impegnarsi per una conferenza internazionale e fare pressioni sulla Cina, grande protettore di Khartoum al Consiglio di sicurezza. Lo chiedessero ai profughi sudanesi cosa va detto a Bashir”. Profughi (rifugiati in Italia) che per altro hanno scritto al premier chiedendo un incontro e un impegno per un “accelerato il dispiegamento delle forze di pace, piena applicazione della nuova risoluzione Onu” e “costituzione di una no-fly zone sul Darfur”. Anche Padre Giulio Albanese non ha dubbi su quello che Roma dovrebbe esigere da Bashir. Con lui, che il fondatore di Misna definisce un “malavitoso golpista, responsabile di crimini indicibili” bisogna comunque trattare. “Nondimeno – aggiunge – se è giusto dialogare, sempre e a 360 gradi, bisogna essere chiari. Khartoum promette e non mantiene mai e se l'accettazione della forza ibrida Onu-Ua è una buona notizia, bisogna esigere garanzie. Le parole non bastano, ci vogliono segnali chiari”.

Stesse perplessita espresse da Sergio D’Elia di Nessuno tocchi Caino. Per il parlamentare della Rosa nel Pugno, il governo sudanese “è il responsabile di quanto è accaduto. Se non in prima persona, magari coprendo i miliziani Janjaweed” le dichiarazioni di Sergio D’Elia sembrano comunque totalmente incoerenti con il riconoscimento da lui stesso attribuito ad un altro tiranno africano quale Kagame. Infine Noury di AI ha accusato al Bashir “di essere il responsabile di centinaia di migliaia di morti e decine di migliaia di stupri in Darfur”. “Non stiamo incontrando un amico ma un uomo arrogante e violento”, ha proseguito l’esponente di Amnesty. Il presidente sudanese ha cercato di “ostacolare in tutti i modi la missione di peacekeeping oltre a negare l’accesso ai campi profughi alle Ong in Sudan, cercando di internazionalizzare la crisi coinvolgendo il confinante Ciad”. Da un lato ha ripetuto nella recente visita di Ban Ki-moon in Sudan il proprio sostegno alla missione Onu-Ua, e dall’altro ha nominato il suo ministro per gli Affari umanitari, Ahmed Haroun, a capo della Commissione d’inchiesta sulle violenze in Darfur. Peccato che Haroun sia stato accusato dal procuratore della Corte penale internazionale di crimini di guerra insieme ad un altro leader delle milizie Janjaweed, Ali Kosheib. “Il governo sudanese continua a rifiutarsi di collaborare con la Corte negando l'estradizione dei due uomini. L’Unione africana – conclude Noury - e il resto della comunità internazionale dovrebbero fare in modo che i mandati di arresto, emessi il 2 maggio nei confronti dei due accusati, possano essere effettivamente eseguiti”.

il governo del Sudan ha recentemente lanciato la più imponente offensiva militare da oltre un anno nel Darfur settentrionale, nella regione stanno avendo luogo bombardamenti su vasta scala, questa offensiva è caratterizzata da gravi violazioni del diritto umanitario, tra cui attacchi indiscriminati e sproporzionati e attacchi diretti contro i civili

12 settembre 2007

Olimpiadi del genocidio

La Cina e i Giochi Olimpici del 2008:

Una lettera aperta agli attivisti ed ai sostenitori del Darfur

Eric Reeves

Cosa succederebbe se 1.000 studenti e sostenitori dimostrassero
davanti all’ambascaita cinese di Washington dichiarando con striscioni, cartelloni e tshirt
che la Cina verrà giudicata responsabile per la sua complicità nel genocidio nel
Darfour? Cosa succederebbe se tali dimostrazioni continuassero e crescessero e
avessero luogo davanti alle ambasciate cinesi di altri paesi? Cosa succederebbe se
ovunque, davvero ovunque, i diplomatici ed i politici cinesi si trovassero a fronteggiare
coloro che denunciano il ruolo della Cina nel genocidio nel Darfur?

Ecco alcuni suggerimenti sulla complicità della Cina nel genocidio nel Darfur
LA CINA, NAZIONE OSPITANTE DEI GIOCHI OLIMPICI DEL 2008, È COMPLICE DEL
GENOCIDIO NEL DARFUR:
HA LASCIATO LA POPOLAZIONE CIVILE NEL DARFUR A RISCHIO
•La Cina si è astenuta dalla risoluzione 1706 (agosto 2006) del Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite compromettendo il sostegno internazionale ad un’operazione di
pace di vitale importanza nel Darfur.
HA SOSTENUTO IL REGIME DI KHARTOUM
•La Cina ha ripetutamente e completamente sostenuto le pretese di sovranità
nazionale di Khartoum, rafforzando il regime nella sua sfida alle Nazioni Unite ed alla
comunità internazionale.
HA IGNORATO LE ATROCITÀ IN TUTTO IL SUDAN
• La Cina per sfruttare le ricchezze petrolifere del Sudan, ha per molti anni ignorato
abusi di massa dei diritti umani e atrocità criminali del regime di Khartoum in tutto il
Sudan
HA FORNITO LE ARMI
•La Cina è stata il maggiore fornitore di armi nell’ultimo decennio ed anche prima;
molte di queste armi sono state usate nel Darfur
HA DATO IL SUO ASSENSO AL GENOCIDIO
•La Cina ha mandato segnali diplomatici che, data la loro tiepida natura, hanno
convinto Karthoum che può completare la sua opera di sterminio dei movimenti
antigovernativi nel Darfur senza subire serie conseguenze. [leggi tutto]

11 settembre 2007

05 settembre 2007

Caino, Kagame e dintorni

...Si farebbe bene a leggere il libro di Pierre Péan, Noires Fureurs, Blancs Menteurs (“Furie nere, bianchi bugiardi”) per capire quello che è successo veramente nel 1994. Molte cose, comunque, rimangono note solo a una ristretta cerchia di amici di Kagame. Appena l’attuale presidente del Rwanda sospetta che qualcuno non mantiene il segreto, lo fa eliminare, in qualunque parte del mondo egli si trovi.

Kagame, inoltre, ha avuto un ruolo importante nella caduta di Mobutu e nella conquista del potere da parte di Laurent-Désiré Kabila, padre dell’attuale presidente dell’Rd Congo. Ricordo solo il campo profughi di Goma (nella regione del Kivu, nell’Rd Congo) dove erano ammassati due milioni di rwandesi fuggiti alle stragi dell’esercito di Kagame. Nel 1997 furono attaccati e inseguiti per tutto il territorio congolese. Solo poche migliaia riuscirono a rifugiarsi nel Congo-Brazzaville e nella Repubblica Centrafricana, attraversando fiumi e foreste... a piedi (mi dicevano i rwandesi rifugiati a Bangui), perché le scarpe si consumavano in fretta.

E oggi il presidente del Rwanda viene in Italia ed è ricevuto con tutti gli onori, come se nulla fosse successo nel suo paese in questi ultimi vent’anni. Come se in quel suo paese ci fosse una vera vita democratica. Sono inorridito ed esterrefatto! Un uomo che ha sulla coscienza milioni di morti, che dirige il suo paese con il pugno di ferro e richiama alla mente i dittatori di storia recente o passata, riceve addirittura un premio da chi si definisce difensore dei diritti umani e della pace.

Sono senza parole.

Padre Tonino Falaguasta Nyabenda [leggi tutto]

28 agosto 2007

Aborto selettivo a Milano

Di Don Paolo Padrini
Il recente caso, drammatico sotto tutti gli aspetti, dell'aborto selettivo praticato a Milano, presso il San Paolo, sta suscitando polemiche e contrasti.

Ieri è giunta, forte e chiarta, la condanna dell'Osservatore Romano, che ha definito il caso in questione (ovviamente tecnicamente parlando) un caso di "eugenetica".

«Nessun uomo ha diritto di sopprimere un’altra vita - scrive appunto l’Osservatore - nessuno uomo ha il diritto di sostituirsi a Dio. Per nessuna motivazione. Eppure innocenti continuano a morire. Le loro parole non dette, i loro sorrisi mai espressi, i loro sguardi mai accolti continuano a non suscitare sdegno o almeno le necessarie, profonde, serie riflessioni». «È così che sono morte due bambine, a Milano. Uccise nelle conseguenze di un aborto selettivo. Una delle due gemelline, arrivate alla trentacinquesima settimana di gestazione, aveva un’alterazione cromosomica. I genitori - ricorda il quotidiano - hanno deciso di effettuare l’aborto per tenere solo la gemella "sana". Un terribile errore ha portato invece a sopprimere quest’ultima bambina. Una scelta radicale ha poi portato a ripetere l’aborto per la sorellina rimasta in vita». [Leggi tutto]

22 agosto 2007

Cadore 2007

Salvare la vita anche se è frutto di violenza

Intervista al cardinale Bertone di Luca Collodi - Radio Vaticana

“Bisogna salvare la vita anche se è frutto di violenza”: così ha detto il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, in una intervista rilasciata in esclusiva alla nostra emittente, a margine del Meeting di Rimini, commentando la svolta di Amnesty International che ha inserito tra i diritti umani l’aborto in caso di stupro. Il porporato ha affrontato questo e altri temi, come la verità, argomento al centro del meeting, l'azione di satana nel mondo e l'immagine della Chiesa, a volte deformata dai mass media. L'intervista è stata realizzata da Luca Collodi.

Qualuno vorrebbe ridurre la Chiesa ad un’Organizzazione non Governativa...
"E’ assurdo. Basta vedere la storia della Chiesa, l’identità originale della Chiesa, lo spessore istituzionale della Chiesa come soggetto di diritto internazionale e basta vedere gli studi anche dei grandi internazionalisti. Ricordo uno studio molto bello di Balladore Pallieri, un grande professore dell’Università Cattolica di Milano, degli anni ’50. La Chiesa ha una consistenza giuridica tale che non può essere declassata ad una semplice organizzazione non governativa".

Amnesty International, dall’altra parte, apre all’aborto come diritto umano per quelle donne che abbiano subito uno stupro ...
"Abbiamo sentito ripresentare in questi giorni questa posizione e abbiamo già ascoltato il netto rifiuto da parte di uomini e donne di Chiesa e da parte anche di altri pensatori. Non si può aggiungere ad omicidi altri omicidi, l’uccisione di altre persone. Anche se sono persone all’inizio del cammino della vita, sono persone, sono soggetti umani, con tutta la loro dignità di esseri umani. Bisogna certamente lottare contro la violenza sulle donne, contro questa forma disumana di violenza che è lo stupro e lottare tutti, e difendere la dignità delle donne, di qualsiasi donna. Ricordo le grandi encicliche, i grandi messaggi, i documenti della Chiesa sulla dignità della donna. Vorrei citare un bel documento che è passato sotto silenzio, il documento della Congregazione per la Dottrina della fede, firmato dal cardinale Ratzinger e dal sottoscritto: “La collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nella società”. Bisogna salvare la vita, anche se è frutto di una violenza. Non si può eliminare la vita come tale, anche se è frutto di una violenza".

La Chiesa fa del bene, lo abbiamo appena detto. Molti missionari lo testimoniano anche con il sacrificio della vita. Ma se noi sfogliamo qualsiasi giornale, italiano ed europeo, abbiamo un’immagine dubbia della Chiesa, spesso legata a fatti di cronaca. Sono i giornalisti che non capiscono la Chiesa o che altro?
"Certamente, questo è un modo falsificante di presentare la Chiesa, come se si presentasse un frammento oscurato nella grande Cappella Sistina restaurata, che è uno splendore e che ha riacquistato i colori originali di Michelangelo, specialmente il grande affresco del Giudizio Universale. Ci sono dei ritagli di affresco che hanno mantenuto il colore rovinato, viziato dalle candele di secoli, dalle celebrazioni. Quindi, ci sono dei ritagli, dei rettangoli oscuri. Se uno puntasse la telecamera per riprendere la Cappella Sistina su questo angolo oscuro e non lo puntasse sullo splendore della Cappella Sistina, sarebbe una falsificazione. Anche quella è Cappella Sistina, certamente, ma non è il grande capolavoro. La Chiesa è un grande capolavoro di Dio e degli uomini e delle donne di Chiesa, dei giovani, di milioni di uomini e donne di Chiesa, nel passato della sua storia gloriosa e nell’attualità di un volume immenso di bene che la Chiesa produce in ogni parte del mondo. Ed io devo dire che nella esperienza che ho come segretario di Stato, ricevo presidenti, capi di governo di tutti gli Stati, anche non a maggioranza cristiana, Stati musulmani che riconoscono il bene che fa la Chiesa, il volume di carità sociale che svolge la Chiesa in ogni nazione. Allora, dico che questo modo di presentare la Chiesa, di chiunque sia, o qualunque sia l’intenzione o la colpa, è un modo mistificatore, non presenta la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica, la vera Chiesa di Cristo".

Secondo lei questo comportamento è casuale o forse c’è un disegno preciso?
"In qualche momento sembra ci sia un disegno, perché ad esempio, mentre ero negli Stati Uniti, mi hanno informato che per una settimana sui giornali italiani è comparso un istituto educativo, che ha una grande tradizione, per un fatto che è tutto da accertare, che è in mano alla magistratura, e appariva come un istituto dove si commettono chissà quali nefandezze. Questa è una falsificazione. Per una settimana, sui giornali o al telegiornale, vedere sempre la facciata di questo istituto è veramente vergognoso e mistificante. E’ da condannare assolutamente". [leggi tutto]

embrioni ibridi citoplasmatici

Pare che i primi a riuscirci siano stati i cinesi. Nel 2003 su Cell Research la descrizione del primo esperimento portato a termine: cellule del prepuzio di due bambini di cinque anni, della faccia di una donna di 60 e di due uomini furono fuse con ovociti di coniglio. Dei 400 embrioni creati, circa 100 sono arrivati allo stadio di blastocisti, cioè capaci di dare cellule staminali embrionali, da cui originare linee cellulari.

La comunità scientifica accolse con un certo scetticismo la notizia, ma questo non ha impedito che nel dicembre 2005, nell’ambito del VI programma quadro, l’Unione Europea finanziasse con 600.000 euro CHIMBRIDS, un intero progetto per “analizzare le problematiche scientifiche, etiche, filosofiche e giuridiche sollevate dall'utilizzo di chimere e ibridi nell'ambito della ricerca europea e internazionale”., a cui partecipano 15 Stati membri dell'Unione europea, insieme a Canada, Cina, Israele, Giappone, Svizzera e Stati Uniti. Nella presentazione del progetto si rassicura la comunità internazionale: gli “horror-scenarios” di possibili creature mostruose uomo/animale non sono reali, anche perché nessuno scienziato è intenzionato a far sviluppare queste creature fino a farle nascere. Lo scopo della ricerca sarebbe sempre quello: lo studio di malattie come l’ Alzheimer, il Parkinson e la Sclerosi Multipla, mediante cellule staminali embrionali.

E adesso hanno chiesto di poterne fabbricare anche loro, gli inglesi. Hanno presentato domanda due gruppi di ricerca, per la creazione di “cibridi”; l’HFEA, l’autorità britannica che ha il compito di regolare le procedure per la fecondazione assistita e la ricerca sugli embrioni, è sempre stata orientata a dare la licenza, ed ha aperto una consultazione pubblica che terminerà il prossimo 20 luglio. Il governo inglese, dal canto suo, in un primo tempo ha cercato di frenare, preoccupato dei numerosi pareri contrari raccolti. Immediata la risposta: cinquanta scienziati, fra cui tre premi Nobel, hanno firmato una lunga lettera, pubblicata dal Times, in cui si motiva la ricerca sugli embrioni umani/animali, e se ne chiede il supporto.

Successivamente la Commissione Scienza e Tecnologia della Camera dei Comuni ha dato parere favorevole alla creazione dei mix uomo/animale, ma soprattutto nell’attuale proposta di revisione di legge che regola fecondazione assistita e ricerca sugli embrioni in Gran Bretagna, si prevede che i laboratori di ricerca possano chiedere di creare tre tipi di questi embrioni: embrioni ibridi citoplasmatici, innanzitutto, e poi embrioni umani transgenici – cioè embrioni umani con geni animali inseriti in un primo stadio di sviluppo – e ancora embrioni chimerici umani, cioè embrioni umani in cui sono inserite cellule animali, sempre nel primissimo sviluppo. Entro quattordici giorni dalla creazione tutti questi embrioni andrebbero distrutti, e per ora rimarrebbe il divieto di creare veri e propri ibridi, cioè creature nate mischiando direttamente i gameti animali con quelli umani. [da leggere tutto]

27 luglio 2007

Funerali religiosi per Nuvoli. Mons. Sgreccia: è stata una scelta giusta

Per mons. Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia Pro Vita, è stata una buona scelta pastorale concederli a Nuvoli. “Quando c'è una esplicita opposizione alla fede cattolica, un dichiarato rifiuto dei Sacramenti, - ha spiegato - è chiaro che non si può dare il funerale religioso anche per rispettare la volontà del paziente stesso, per non imporre una religiosità per forza, dall'esterno”. Al contrario, “quando questo non risulta e ci sono situazioni drammatiche, la Chiesa solitamente interpreta in maniera benigna e concede il funerale religioso”. Conclude mons. Sgreccia: “Io penso che in questo caso sia stato applicato un criterio pastorale comprensivo, andando incontro ad una situazione che è stata di lunga sofferenza. Quindi, noi dobbiamo ritenere che non solo è pienamente legittimo ma giusto accompagnarlo con la nostra preghiera, perché le sofferenze affrontate da questo nostro fratello siano state incontrate dalla misericordia e dalla ricchezza di grazia del nostro Signore Gesù Cristo, Redentore di tutta l'umanità”.

26 luglio 2007

Lo stato di sofferenza della famiglia

Le ultime statistiche confermano tendenze preoccupanti

Attualmente, una madre single che lavora 16 ore a settimana, al netto dei crediti d’imposta, guadagna 487 sterline a settimana (726,6 euro), ha spiegato Field. Per contro, una famiglia con due genitori, a reddito minimo, deve lavorare 116 ore per guadagnare la stessa cifra, in quanto il sistema fiscale non prevede esenzioni per il secondo adulto.

Gli effetti negativi di un simile sistema sulle famiglie sono stati confermati dai dati pubblicati qualche mese fa dal British Office for National Statistics (ONS). Secondo un servizio dell’11 aprile, pubblicato sul quotidiano Independent, il 24% dei bambini in Gran Bretagna ha vissuto, nel 2006, con un solo genitore, rispetto al 22% del 2001.

Questi bambini vivono solitamente in abitazioni in affitto e in condizioni “indecorose”, secondo l’ONS.

Il rapporto dell’ONS ha inoltre rilevato che sin dal 1971 la percentuale delle persone che vivono in famiglie tradizionali, composte da coppie con figli a carico, è crollata dal 52% al 37% della popolazione. Per contro, la percentuale delle persone che vivono insieme, ma senza figli, è aumentata dal 19% al 25%. [leggi tutto]

24 luglio 2007

Obblighi senza reciprocità


I Cus, ipotesi bislacca. Un atto a senso unico

Dai Dico ai Cus (Contratti di Unione Solidale) cambia il nome ma
non la sostanza: proprio mentre si afferma di voler eliminare le
discriminazioni verso i conviventi, in realtà la vera
discriminazione colpisce i coniugi. Infatti essi si assumono dei
doveri inderogabili, la cui trasgressione è sanzionata, talora
anche penalmente.

Per esempio gli obblighi di curarsi reciprocamente, di educare il
figlio anche se è «solo» del coniuge e non è proprio, di
contribuire alle necessità della famiglia, di versare gli
alimenti in caso di separazione o di divorzio, di coabitare.
Per limitarci solo all'obbligo di coabitazione, i coniugi non
possono lasciarsi da un momento all'altro senza conseguenze: se
uno dei due abbandona il tetto coniugale, può essergli addebitata
la separazione, il che può precludere l'assegno di mantenimento.
Invece nei Cus i conviventi non hanno nemmeno l'obbligo della
coabitazione e viene menzionato in modo molto generico solo il
dovere di aiutarsi reciprocamente e di contribuire alle necessità
della vita, ma con la clausola che "il contratto di unione
solidale può prevedere i tempi e i modi dell'attuazione" dei
doveri.

Quindi, non solo i coniugi hanno molti più doveri, ma hanno
inoltre degli obblighi definiti, diversamente dai conviventi che,
nei Cus mantengono un'autonomia molto ampia rispetto ai doveri.
Insomma, i conviventi, coi Cus, hanno diversi diritti, per
esempio il trasferimento di sede per i lavoratori, il diritto di
succedere nel contratto di locazione per l'alloggio comune,
quello di ereditare automaticamente (se sono passati nove anni
dalla registrazione del Cus) e quello di percepire (dopo il
riordino della normativa previdenziale) la pensione di
reversibilità.
Pertanto, se lo Stato istituisse i Cus, attuerebbe un atto
giuridico a senso unico, perché si assumerebbe degli obblighi nei
confronti dei conviventi, quando questi ultimi non se ne assumono
nessuno o quasi. E riconoscerebbe loro i diritti che abbiamo
menzionato, senza esigere in cambio i doveri che invece chiede ai
coniugi di assolvere.

Né si può parlare di discriminazione verso i conviventi in merito
ad alcuni diritti reclamati per i conviventi e contenuti nei Cus
(quello di prendere decisioni di carattere sanitario in favore
del convivente o quello di succedergli nel contratto di
locazione), dato che (Avvenire lo ha documentato varie volte)
essi sono già oggi garantiti dal nostro ordinamento.
Ma con la differenza (rispetto ai Cus) che essi sono attualmente
concessi ai singoli e non alle coppie, perché fino ad oggi lo
Stato ha conferito uno status speciale al matrimonio, laddove
invece i Cus li assegnerebbero alle coppie conviventi,
«avvicinandole» a quelle sposate.

Oltre che per quanto detto finora, contrapporsi ai Cus non
significa discriminare i conviventi: discriminare significa
trattare in modo diverso cose uguali.
Dunque è vero che ogni singolo uomo deve avere gli stessi
diritti; ma ci sono giustamente differenze nei diritti
particolari, legate alle funzioni delle persone (per esempio, un
parlamentare ha il diritto di votare le leggi, un semplice
cittadino no).
Ciò significa che le relazioni interpersonali devono essere
trattate dallo Stato in modo diverso quando sono tra loro
diverse.
Ora, la relazione dei conviventi è diversa da quella dei coniugi,
per lo meno perché i conviventi non si assumono le responsabilità
e gli obblighi a cui i coniugi si impegnano.

di Giacomo Samek Lodovici
(C) Avvenire 15 luglio 2007

18 luglio 2007

In coma, conteso tra Italia e Svizzera

Un altro caso che farà molto discutere.

Antonio Trotta, 39enne italiano di Albizzate (VA), ma domiciliato in Svizzera, due anni fa resta in coma a seguito di un incidente verificatosi in territorio svizzero.
L'ospedale ticinese che lo ospita è orientato ad interrompere le cure parlando di "trattamenti ritenuti futili in medicina intensiva o addirittura atteggiamenti di accanimento terapeutico, senza possibilità reale di guarigione o raggiungimento di una qualità di vita accettabile".
I genitori di Antonio non sono di questa idea e vorrebbero assisterlo con una terapia riabilitativa, consigliati anche da degli esperti italiani, secondo i quali il paziente "è indubbiamente sveglio ed estremamente recettivo nei confronti di stimoli affettivi con importante valenza emotiva". [leggi tutto]